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Sono molto felice e orgoglioso di annunciare che ieri, martedì 26 marzo, si è costituita a Varsavia la nostra prima società operativa su un mercato non italiano: Simplicissimus Book Farm Poland Sp. z.o.o., come recita l’atto notarile ufficiale.
L’azionista unico della società è Simplicissimus Book Farm srl (casa madre, per così dire), mentre Beata Szilf-Nitka è stata già nominata CEO della nuova società di diritto polacco.

Perché proprio in Polonia?, si chiederà qualcuno. E tra qualche settimana potrebbe chiedersi anche Perché proprio in Turchia, o in Brasile?

La risposta è semplice: Simplicissimus ha sposato da tempo la strategia della coda lunga, e intende seguirla anche nella scelta dei mercati su cui operare. C’è un mercato imponente di lingua inglese, per il quale molti competono, ma ci sono anche moltissimi mercati di tante lingue diverse, spesso trascurati dai più, ed è su questi che abbiamo iniziato a investire, e continueremo a farlo.

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Come sempre accade, le cose che contano, quelle che poi determinano i cambiamenti più importanti, amano accadere un po’ di nascosto, in profondità, quasi mai in superficie. Vero per i vulcani, vero per i fiumi e le correnti oceaniche, vero per l’anima delle persone. Vero anche per le trasformazioni in atto nell’editoria. Vi affannate a partecipare a convegni glamour, a eventi oh-così-social, a conferenze costosissime e abitate dai soliti noti, per poi, et voilà, scoprire che delle cose che realmente contano si sta parlando magari (e nell’unica maniera che ha senso, cioè problematicamente) nei commenti di un blog. Di un blog piuttosto famoso, certo, quello di Wu Ming, epperò (non me ne vogliano gli amici di Wu Ming) certo non il prime time della fiera mediatica.

Ecco cosa è accaduto: Wu Ming pubblica un ebookGiap. L’archivio e la strada – (disclaimer: l’editore del loro ebook siamo noi di Simplicissimus), e com’è ovvio lo annunciano nel loro blog, presentandolo (come in effetti è) come esperimento di un paradigma per loro nuovo. Fino ad oggi Wu Ming ha sempre rilasciato gratuitamente la versione digitale dei suoi libri, sull’assunto che essa potesse fungere anche da volano per le vendite dell’edizione cartacea: non funziona più, ed è venuto forse il tempo in cui il libro è innanzitutto digitale, prima che – e solo eventualmente – anche cartaceo.

La parte interessante però sono soprattutto i commenti al blog, che hanno dato vita a una discussione e a una conversazione che tocca tutti i punti critici che l’editoria si trova a dover affrontare, e da molti punti di vista: quello dell’editore, quello del libraio, digitale o no, quello del lettore, quello dell’autore e dell’artista. Dalla produzione al marketing, dal dibattito su gratis o non gratis al rischio della concentrazione dei canali di vendita in poche mani quasi-monopoliste, dalla ripartizione dei ricavi tra i vari attori della filiera alla possibilità di pensare ancora al mestiere di scrivere come a un mestiere di cui si possa vivere. Dal self-publishing ad una nuova concezione del mestiere di editore. E altro ancora.

Insomma, lì dentro c’è tutto, o quasi. E su tutto, o quasi, avrei voglia di intervenire per dire la mia. Cosa che farò, ma… solo dopo che vi sarete letti tutto, ma proprio tutto, nel blog Wu Ming :)

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EbookCamp IV, La scuola diventa digitale

Ormai ci siamo, i tempi per avviare una reale transizione al digitale della scuola sono maturi, lo scenario è piuttosto chiaro. Al di là di ripensamenti dell’ultima ora (sempre benvenuti) ci tocca dare per scontato che per i principali editori della scolastica la transizione al digitale della scuola è un mostro da esorcizzare, e non un fenomeno (ineluttabile) da capire e governare: hanno ottenuto quel che volevano, il rinvio sine die di ogni obbligo alla digitalizzazione dei testi scolastici (come se fosse quello il problema), e sembrano felici così, buon per loro.

C’è un’altra categoria di addetti ai lavori che sembra – per motivi opposti – rassegnata al non cambiamento: quella dei fautori della innovazione per legge (come se le vere innovazioni fossero mai state originate da una legge). Delusi da quel decreto di rinvio, convinti da sempre che tutto si giochi nella capacità di influenzare le pubbliche normative per accedere (come al solito) ai pubblici soldi, sono immobili e disorientati.

Restano tante, tante, TANTE persone in fermento, interessate alla cosa in sé, e tutt’altro che ferme o rassegnate. Magari un po’ confuse, ma vitali. Sono gli studenti e le loro famiglie, sono molti insegnanti (MOLTI di più di quelli che pigramente annoveriamo tra quelli che “figurati se gli insegnanti hanno voglia di complicarsi la vita col digitale di cui non sanno niente“: non è AFFATTO così), sono istituti e scolaresche intere, sono le università e le loro strutture di produzione editoriale che sulla carta non reggono più e sarebbero destinate a soccombere. Ma sono anche i distributori di libri scolastici di carta, che vedono il loro business progressivamente assottigliarsi, e si rifocalizzano sul loro asset principale e di grande valore: la capillare capacità di mantenere un rapporto vitale con gli insegnanti.

E allora EbookCamp IV sarà interamente dedicato alla scuola, con un titolo che ho voluto provocatoriamente assertivo: La scuola DIVENTA digitale. Sottinteso: che lo vogliate o no, che vogliate prendere parte al processo o no, che vi piaccia o no. La scuola diventa digitale, e si tratta di capire se e come orientare questo processo, come esserne attori e come evitare di subirlo passivamente.

Noi di Simplicissimus Book Farm proporremo in quella sede un nostro progetto, con cui ci auguriamo di poter già raggiungere operativamente le prime scuole all’inizio del prossimo anno scolastico. Ma come ogni EbookCamp che si rispetti si tratta di un non-convegno, dove ancora più che proporre ci interessa ascoltare, dove tutti indistintamente sono invitati a prendere la parola, con un unico vincolo: stare al tema. Per farlo basta registrare il proprio intervento al più presto nell’apposita area di EbookCamp.it, e prenotare la partecipazione via EventBrite.

Quando? Sabato 2 e domenica 3 marzo prossimi.
Dove? A Cosenza. E non storcere il naso: sì, a Cosenza. Perché? Perché è una città italiana, come altre città italiane. Perché lì alcune persone che avevano partecipato a EbookCamp 3 a Loreto si sono date da fare per organizzare con noi la cosa, trovando i locali e la collaborazione (non i soldi, la collaborazione) entusiasta del comune. Perché se questo Paese fosse un paese come dovrebbe essere, al perché proprio a Cosenza?, la risposta corretta dovrebbe essere (e per me è): E perché no?

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Ora è ufficiale: Principia SGR, col fondo Principia II, entra in Simplicissimus Book Farm investendo 2 milioni di euro che verranno destinati soprattutto alla internazionalizzazione dell’offerta. [Comunicato Stampa - PDF]

Ne è passato di tempo da quando (era il 1 giugno del 2006) quella che è ormai diventata una vera azienda nasceva.
I ricordi delle cose fatte finora, alla chiusura di questa operazione così importante per il futuro di Simplicissimus e di tutti quelli che ci lavorano (tredici per ora, che diventeranno presto 18), sono tanti. Alcuni mi rendono orgoglioso, di altri potrei perfino vergognarmi, se non fosse per l’alta considerazione in cui tengo lo sprezzo del ridicolo. Ormai ne sono sicuro, l’esperienza si è incaricata di confermarmelo fin troppe volte: le idee chiare e distinte non sono una virtù, almeno per quanto riguarda le startup. Contano soprattutto quattro cose:

  1. La visione di un mercato con un potenziale di crescita talmente alto che forse ancora non c’è. E’ quello che mi accadde con l’ecommerce di quel che poi divenne “lo slow food” nel 1997, e che mi è accaduto ora con gli ebook e l’editoria digitale nel 2006.
  2. La rapidità nella esecuzione delle idee, anche le più strampalate (quando le hai ti sembrano tutte ottime e ragionevoli!), perché quelle più sbagliate possano al più presto rivelarsi tali.
  3. L’eccellenza professionale e prima ancora di questo umana del team che ci si costruisce via via attorno: sia come soci che come collaboratori.
  4. Che il fatturato sia in crescita. Non importa se la cifra assoluta è inizialmente bassa, bassissima, e se il bilancio non mostra utili a breve termine: se il mercato è in forte crescita, e le vendite crescono almeno quanto il mercato, il successo è sicuro.

Ecco, finora per Simplicissimus Book Farm si sono verificate queste quattro condizioni chiave. La cosa più difficile ora è riuscire a mantenersi concentrati su questi parametri pur crescendo in dimensioni e in struttura. Per questo ci siamo fatti una polizza di assicurazione sui generis: in contemporanea con l’operazione Principia, anche tutti i lavoratori SBF hanno sottoscritto quote aziendali, diventandone soci a tutti gli effetti. Ecco: per me, che odio la parola dipendente, è questa la cosa di cui vado più orgoglioso, di essere socio di tutti loro.

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