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Abbasso le banche, viva PayPal!

Ho aspettato a lungo prima di postare il lieto fine del mio PayPal Nightmare, ma adesso è ora di farlo. Ho aspettato perché fosse tutto a posto, perché la soluzione fosse definitiva, e per capire meglio cosa fosse successo. Adesso ci siamo: il nostro giro d’affari nel frattempo è aumentato, e gli importi in ballo sono ancora più importanti di quelli che avevo indicato a suo tempo, ma i rimborsi avvengono regolarmente nei termini previsti dal contratto: PayPal ha risolto il mio problema, e si è dimostrata totalmente affidabile.

Quelli di PayPal (hanno seguito il mio caso dal quartier generale di PayPal Europe a Dublino) hanno alla fine sistemato tutto e risolto un problema che sembrava irrisolvibile.

Ed ecco cosa è successo: il sistema bancario (di cui PayPal deve ancora servirsi per i trasferimenti, non potendo assurgere al rango di banca in prima battuta) non risultava l’esistenza della mia banca. Il baco era dunque non in PayPal ma nel sistema bancario tradizionale.

PayPal: la tregua

PayPal pagaCome potete verificare qui sopra, dal ritaglio dei movimenti bancari che ho potuto visualizzare, quelli di PayPal sono finalmente riusciti a farmi entrare in possesso di una parte dei miei (rectius, della SBF) soldi: 12.500€ ci sono stati accreditati sul conto aziendale, come richiesto il… 6 luglio scorso!

“La prego di contattare direttamente me o la mia manager qualora necessitasse trasferire i suoi fondi dal saldo del suo conto PayPal al suo conto bancario”

Non si tratta di una soluzione, perché la soluzione non è stata ancora trovata, a quanto pare, e la famosa primaria banca (ma quale sarà? Riusciremo a scoprirlo?) attraverso cui PayPal Europe effettua i versamenti ai conti correnti dei suoi clienti pare trovi enormi difficoltà a far risultare esistente la mia Banca della Provincia di Macerata. Tanto che alla mia domanda su come fare per disporre ulteriori prelievi, evitando tutto questo casino, mi è stato risposto così:

Gentile sig. Antonio Tombolini,
Come da conversazione telefonica intercorsa, le comunico i nostri
recapiti telefonici:
Xxxxxxxxx Yyyyyyy: 00353 1 …….8
Zzzzzz Ttttttttttt: 00353 1 …….9
L’indirizzo email del dipartimento di Executive Escalaltions e’ il
seguente:
xxxxx@paypal.it.
La prego di contattare direttamente me o la mia manager qualora
necessitasse trasferire i suoi fondi dal saldo del suo conto PayPal al
suo conto bancario. Ad ogni modo le confermo che a tal fine provvedero’
giornalmente alla revisione del suo conto PayPal registrato
all’indirizzo email info@simplicissimus.it.
La ringrazio per la sua disponibilita’ e comprensione,
Distinti saluti,
Xxxxx Yyyyyyy
Executive Escalations
PayPal, an eBay Company

Insomma da oggi dispongo di una vera e propria hotline diretta e personale per l’incasso dei miei soldi: che ve ne pare?

PayPal: è casino totale

PayPal skilled experts at work

Nuovo aggiornamento sulla mia PayPal Odissey (sto ormai esaurendo la vena creativa per dare titoli alla faccenda, chi ha suggerimenti è pregato di metterli nei commenti, grazie).

“Grazie per aver scelto PayPal, il servizio di pagamento online migliore al mondo!”.
Figuratevi gli altri.

Non granché di nuovo, nel senso che i miei soldi sono sempre lì, sequestrati da PayPal contro la mia volontà. Nel frattempo però ho ricevuto altre 3 o 4 telefonate, sia da Dublino che da Milano, tutte vòlte ad assicurarmi che stiamo facendo il possibile, e che certamente in mattinata (telefonata di questa mattina) riusciamo a sistemare tutto e la richiamo (ovviamente non mi ha più richiamato) eccetera.

Pare ormai ufficiale che il problema non siano i presunti limiti all’importo del prelievo (tanto che stamattina una delle zelanti funzionarie che si stanno dando da fare al mio caso mi ha chiesto se volevo fare il prelievo per 12.500€, al di sopra quindi della millantata soglia dei 10.000,00$). Il problema, ormai lo ammettono, è che PayPal per mandare i soldi al legittimo proprietario usa una banca (quale? Sto cercando di scoprirlo!). Certo una primaria banca, roba internazionale, mica una banchetta di provincia come quella che uso io. La loro primaria banca non ha i database aggiornati, e non gli risulta l’esistenza della mia banca di provincia, tanto che qualche tempo fa mi avevano addirittura invitato a risolvere il problema… aprendo un conto presso una banca più grande!

L’altra rilevante novità è che PayPal sta letteralmente spammando la mia mailbox, con l’invio continuo e incontrollato (oggi ne ho ricevute 5) della seguente email (da notare: in risposta evidentemente ai loro stessi tentativi di prelievo per mio conto, visto che io non ne ho più fatti):

Gentile Simplicissimus Book Farm SRL,
In data odierna un bonifico elettronico di fondi dal conto PayPal al tuo conto bancario è stato rifiutato per il seguente motivo:

Informazioni sul conto bancario non valide

Il nostro sistema non è stato in grado di gestire la transazione con le informazioni bancarie presenti sul tuo conto. Prova a contattare la banca per le informazioni sul conto bancario necessarie per i trasferimenti elettronici di fondi. Per ulteriore assistenza, non esitare a inviarci un messaggio email tramite il nostro server sicuro all’indirizzo https://www.paypal.com/wf/f=act_verifyba
Grazie per aver scelto PayPal, il servizio di pagamento online migliore al mondo!
Cordiali saluti,
PayPal

Naturalmente, in corrispondenza di tali messaggi, continuano a fioccare addebiti a titolo di penale a suon di 6$ ognuno per ogni tentativo di prelievo non andato a buon fine.

A tirarci su il morale (si fa per dire), la vignetta che vedete su in alto sopra, di cui potrete godere cliccandoci sopra (segnalataci da Angelo: grazie!).

Odiare PayPal: adesso è ufficialmente un incubo

A questo punto esigo anche che mi vengano corrisposti gli interessi sulla somma che avrei avuto diritto di prelevare quando avevo deciso di prelevarla, ovvero gli interessi su € 12.500,00, a decorrere dal 6 luglio scorso, data della mia prima disposizione di prelievo.

Per puro scrupolo avevo usato condizionali e punti interrogativi per comunicarvi, tre giorni fa, quella che mi veniva comunicata con ben 4 telefonate dirette dei vertici di PayPal Europe come la soluzione definitiva al mio problema di prelievo, con tanto di scuse ecc. ecc…

Bene: i due trasferimenti da 5.000 € ognuno disposti direttamente da PayPal sul mio conto per risolvere il problema sono stati rifiutati da PayPal, analogamente a tutti quelli disposti prima. Non solo: anche il prelievo di 100 € che avevo personalmente disposto, per controllare che effettivamente si trattasse di un problema relativo a presunti limiti di prelievo stabiliti da authorities europee , limiti peraltro contrattualmente insussistenti, è stato rifiutato.

Morale: ho nel mio account PayPal circa 20.000 € e non riesco, dal 6 luglio scorso, a disporne in alcun modo (per chi si fosse sintonizzato solo ora su queste frequenze, la storia comincia qui). Vi ricordo che si tratta di un account aziendale, e che dunque quella disponibilità mi serve per la normale gestione della società: pagamenti ai fornitori, tasse, bollette, compensi a collaboratori ecc…

A questo punto vorrei chiedervi un piccolo aiuto, se siete d’accordo, che potrebbe essere anche un aiuto a quelli di PayPal, ove lo sapessero interpretare: nella corrispondenza che fin qui vi sono andato esponendo (e di cui vi appiccicherò qui sotto l’ultimo scambio email di oggi) ho utilizzato un indirizzo email diretto utilizzato per la gestione delle situazioni di crisi. Ecco, vorrei rendere noto quell’indirizzo a tutti coloro che, chiedendolo qui sotto nei commenti, si rendessero disponibili a mandargli due righe sulla vicenda. Chissà, magari serve anche quello. Grazie fin d’ora.

Ecco l’ultima mail che ho inviato:

Gentile Marilu’,
Come può vedere dalla mail qui sotto, i 2 trasferimenti da voi direttamente disposti e comunicatimi come soluzione del problema la settimana scorsa sono stati di nuovo rifiutati… da voi stessi!
Ma c’è di più: mi è giunta notifica del rifiuto anche di un trasferimento di 100 Euro, da me personalmente disposto online, per verificare la vostra tesi relativa al fatto che si trattava di questioni di “limiti” agli importi del prelievo.
Mi pare ormai evidente che così non è, e la soluzione da voi prospettata non è quella reale.
Sono ormai certo che il problema è esattamente quello da me comunicato fin dall’inizio, ma che non so per quale motivo vi siete ostinati a trascurare: la banca di cui vi servite per i trasferimenti non ha nel suo database i dati della nostra banca, una banca locale, ma ovviamente in regola con tutte le normative e debitamente autorizzata da Banca d’Italia, che è nata più di un anno fa.
Vedo dal mio account che avete disposto di nuovo altri 2 trasferimenti da 5.000 Euro, ma temo che se non verrà risolto il problema la storia sia destinata a ripetersi all’infinito.
A questo punto esigo che troviate una soluzione immediata, se necessario procedendo con vostri normali bonifici anche al di fuori delle vostre normali procedure, questo non mi riguarda.
Ma a questo punto esigo anche che mi vengano corrisposti gli interessi sulla somma che avrei avuto diritto di prelevare quando avevo deciso di prelevarla, ovvero gli interessi su € 12.500,00, a decorrere dal 6 luglio scorso, data della mia prima disposizione di prelievo.
Attendo sconcertato un qualche esito definitivo di questa storia che mi sta francamente nauseando.
Grazie.
Antonio Tombolini

PayPal-story: happy end?

[UPDATE 05/09/2007: il presente post era stato scritto in un momento di evidente eccesso di ottimismo, del tutto fuori luogo, come verrà messo in chiaro dal prosieguo della vicenda].

Ci metto il punto interrogativo, e il perché ve lo dico dopo, ma sembra che la saga dei miei prelievi da PayPal, iniziata il 6 luglio scorso, stia volgendo al lieto fine. Ho appena ricevuto la seguente email, di cui vi metto a parte:

Gentile sig. Antonio Tombolini,
Come da accordi telefonici intercorsi, le confermo che in data 23 agosto
2007 abbiamo trasferito la somma di 10.000 EUR (frazionata in due
prelievi di 5.000 EUR ciascuno) al suo conto bancario le cui ultime
quattro cifre sono XXXX. La prego di considerare che la tempistica per
l’accredito puo’ portare fino a 7 giorni lavorativi.
La informo altresì che le abbiamo accreditato al saldo del suo conto
PayPal la somma di 6.00 EUR, addebitata a seguito del prelievo
infruttuoso di 10.000 EUR.
La prego di non esitare a contattarmi direttamente all’indirizzo
xxxxxxxx@paypal.it per qualsivoglia ulteriore chiarimento.

Distinti saluti,
Xxxxx Yyyyyy
PayPal, an eBay Company

Alcune osservazioni:

  1. L’intervento del sales manager italiano che mi aveva scritto settimana scorsa mi è parso tutt’altro che ininfluente, e voglio ringraziarlo da qui.
  2. Ci metto il punto interrogativo perché l’operazione mi è stata comunicata ma, visti i precedenti, aspetto l’effettivo accredito sul mio conto bancario.
  3. Ci metto il punto interrogativo perché il prelievo è andato in porto ma solo grazie ad un intervento diretto dei funzionari PayPal. A tutt’oggi non ho ricevuto, se non telefonicamente e in maniera ancora provvisoria, chiarimenti sui motivi del disguido, e dunque non sono sicuro che non ricapiti alla prossima occasione.
  4. Senza questo blog non avrei mobilitato le truppe di PayPal alla soluzione del problema come è invece accaduto: nella sola giornata di oggi ho ricevuto ben 3 telefonate da altrettanti funzionari (dal quartier generale di PayPal Europe e dall’Italia) tutti ansiosi di comunicarmi la soluzione del problema, e prodighi di scuse per l’accaduto.

Piccola morale sull’eterna questione blog&business: il blog può anche, a volte e raramente, servire direttamente a fare business, ovvero a vendere. La cosa che conta è che però il blog serve sempre, sia pure indirettamente, a fare business: senza questo blog avrei probabilmente dovuto spendere un bel po’ di soldi e tempo in più per gestire la cosa in telefonate, raccomandate, atti legali internazionali ecc… Stiamo parlando di qualche migliaio di Euro e di un bel po’ di ore risparmiate, grazie ad un paio di post.

E invece di correre ad aprirvi un blog, magari gratis nella nostra farm, siete ancora lì davanti al monitor a leggere i miei post, pussa via! ;-)

[Tranquilli però: nel frattempo sta prendendo corpo un nuovo incubo. Ho attivato mesi fa il servizio Bolletta@nline di Enel, disponendo l'addebito che avviene regolarmente. Altrettanto regolarmente, da quando l'ho attivato, mi arriva una raccomandata che minaccia di ridurmi la potenza erogata se non pago la bolletta che ho già pagato, o se non mando la ricevuta di pagamento via fax, ad un fax che la mia macchina di fax virtuale non riesce a contattare. Quel che è peggio è che costoro sembrano essere del tutto irraggiungibili: non c'è un indirizzo email per contattarli, solo una form, e nessun numero telefonico, né verde né nero]

Odiare PayPal, la saga continua

“Siamo lieti di soddisfare la tua richiesta di informazioni riguardo alle difficoltà che incontri nel prelevare fondi dal tuo conto PayPal”. Già, peccato che non è vero.

A quindici giorni dall’invio della mia mail, di cui vi ho resi edotti qui, e ad un mese e mezzo dalla mia prima richiesta di prelievo fondi da PayPal, non solo il problema non è stato risolto, ma non ho ricevuto neanche una riga di risposta, foss’anche soltanto per accusare ricevuta del messaggio.

Nel frattempo sono capitate due o tre cose simpatiche (si fa per dire), che vado a raccontarvi.

La prima è che mi ha scritto oggi un funzionario di PayPal Italia, qualificatosi come Large Merchants Sales Manager, il quale, dopo avermi ricordato che

Banca PayPal è la società leader nel settore dei pagamenti on-line che vanta circa 155 milioni di conti nel mondo di cui 2,2 milioni in Italia e gestisce pagamenti in 17 differenti divise. Presente con i propri uffici in 14 paesi, è disponibile per i pagamenti in 190 differenti nazioni

si è detto desideroso di entrare in contatto con me per verificare le possibilità di collaborazione con SL.

Non mi è parso vero, e gli ho risposto così:

Gentile Xxxxxxx, sarebbe un piacere collaborare con lei, ma – mi perdoni la franchezza – ad una condizione. Ovvero che lei mi aiuti a risolvere questo problema (relativo ad un’altra mia società che utilizza già PayPal), con un movimento di circa 10-15 mila euro mensili di incasso

indicandogli il link al mio post precedente perché possa farsi un’idea del problema. C’è da dire che mi ha appena scritto dicendomi che sta interessando i suoi colleghi della questione e mi farà sapere. Vi terrò aggiornati.

Il secondo fatto l’ho provocato io: poiché una delle scuse accampate telefonicamente, e mai per iscritto guarda caso, da PayPal è stata quella di blaterare di presunti limiti di prelievo sul nostro conto – e ben sapendo che trattandosi di un conto pluriverificato tali limiti, come da contratto, non sussistono -, ho inviato un messaggio all’assistenza PayPal facendo lo gnorri, del tipo Per favore mi dite quali sono i limiti di prelievo sul mio conto, visto che i prelievi che ordino non vanno a buon fine? Ho ricevuto risposta pochi minuti fa, e la cosa si fa interessante:

  1. Finalmente ho la prova scritta che, per loro stessa ammissione, sul mio conto non esistono limiti di sorta al prelievo di fondi, cosa che già sapevo, ma soprattutto ho la prova scritta che loro ne sono consapevoli.
  2. Nella mail di risposta appena ricevuta mi si comunica con tono autoritativo che

    Il problema è il seguente:
    Se il conto bancario xxxxyyyy é intestato a tuo nome, per poterlo aggiungere al tuo conto PayPal, sarà necessario prima declassare il conto PayPal da Business a Premier. A differenza dei conti Business, che consentono di svolgere attività a nome di un’azienda o gruppo, i conti Premier richiedono l’utilizzo del nome personale degli utenti.

Anche questa scusa mi era stata già avanzata telefonicamente con grande sicumèra, per scoprire che, ahiloro (o piuttosto ahimé?), il conto bancario abbinato al conto PayPal, trattandosi di una società a responsabilità limitata, ovviamente non è intestato a me, ma alla società, esattamente come richiesto: alla stessa ragione sociale cui è intestato il conto PayPal. Per questo ho inviato un nuovo messaggio all’assistenza PayPal, di questo tenore:

No, il problema non è quello che voi qui affermate. Infatti il conto bancario inserito non è intestato a mio nome, ma è intestato esattamente alla stessa società cui è intestato il conto PayPal, ovvero alla Simplicissimus Book Farm SRL, di cui sono Amministratore unico. Attendo ulteriori chiarimenti molto urgenti.

Ho inviato questo messaggio non più di mezz’ora fa, e ricevo mentre scrivo un’ulteriore risposta, dal tono soddisfatto di chi dice haha, abbiamo scoperto l’inghippo! Ecco cosa dice quest’ultima email di PayPal:

Gentile Antonio Tombolini, Siamo lieti di soddisfare la tua richiesta di informazioni riguardo alle difficolta’ che incontri nel prelevatre fondi dal tuo conto PayPal. Da una verifica effettuata all’interno del tuo conto PayPal, mi risulta che il tuo conto PayPal e’ intestato ad Antonio Tombolini, mentre invece il conto bancario xxx0535, registrato all’interno del conto PayPal, e’ intestato a Simplicissimus Book Farm SRL. Se pertanto vorrai trasferire fondi dal tuo conto payPal al tuo conto bancario, quest’ultimo dovra’essere intestato a Antonio Tombolini.

Beh, non sono deliziosi? Prima mi dicono che il conto PayPal è intestato alla società e quello bancario a me personalmente, e che per questo non va bene. Gli faccio osservare che non è così e cosa ti rispondono? Che allora è il contrario: è il conto PayPal che è intestato a te e il conto bancario all’azienda, e questo anche non va bene, ovvio no?

Ovvio è semmai che non è vero neanche questo: ho anche un conto personale con PayPal, ma qui si sta parlando del conto aziendale, intestato ad una srl, la Simplicissimus Book Farm, cui è intestato anche il conto bancario, e ovviamente il mio conto personale non c’entra assolutamente niente! Di conseguenza la mia ennesima risposta:

Gentile Xxxxxxxx,
Prima di essere “lieti di soddisfare la mia richiesta”, sarebbe meglio verificare se questa sia stata soddisfatta davvero.
Purtroppo non è così: infatti non è vera neanche questa spiegazione. Gestisco diversi conti su PayPal, uno dei quali è personale, e dunque intestato personalmente ad Antonio Tombolini. Ma questo conto non ha nulla a che fare col conto da cui sto tentando invano di fare un prelievo, ed è un diverso conto, il conto *aziendale* intestato alla società di cui sono amministratore, ovvero la “Simplicissimus Book Farm srl”. Il conto PayPal, come potete facilmente verificare, ha dunque la stessa intestazione del conto bancario segnalato, abbinato a detto conto.
La mia richiesta di ulteriori spiegazioni si fa sempre più urgente, e a questo punto carica d’ansia e di preoccupazione.

C’è infine un terzo fatto: ho inoltrato questa mattina online una richiesta di prelievo minima, di 100 Euro. Così, tanto per vedere cos’altro succede.

Odiare PayPal

Per vendere iLiad dal nostro sito usiamo PayPal (o il bonifico bancario). Lo sappiamo tutti, è pratico, è sicuro, si integra facilmente al sito di ecommerce eccetera. MA. C’è un grosso, enorme, GIGANTESCO MA.

Non voglio farla lunga, mi limito a riportare qui sotto la mail che ho appena inviato, nella mia qualità di Amministratore Unico della Simplicissimus Book Farm SRL, ai signori di PayPal. Leggetela e comprenderete. E fate sapere in giro, possibilmente.

Gentili Signori,

Per l’ennesima volta, e nonostante tutte le vostre rassicurazioni, ho appena ricevuto, per l’ennesima volta, comunicazione del vostro “rifiuto” di accreditare al nostro conto bancario la somma da me indicata seguendo scrupolosamente e in maniera precisa tutte le indicazioni di sistema, e perfino quelle “informali” e non scritte in alcun regolamento, relative ad un presunto “tetto” di 10.000,00€ per i prelievi.

Questa volta metto in copia, oltre al funzionario della nostra banca dottor Xxxxxx Yyyyyyy e al nostro consulente amministrativo e finanziario dottor Xxxxxx Yyyyyyy, anche il nostro legale avvocato Xxxxxx Yyyyyyy.

A lui invierò tutte le carte relative a questa vicenda, che data ormai da oltre un mese, con l’incarico di procedere nei vostri confronti con ogni mezzo legale per la tutela dei nostri diritti e per il risarcimento degli ingenti danni da voi provocati. Nel frattempo sarà mia cura mettere in guardia ogni operatore di un certo rilievo dal ricorrere ai vostri servizi, raccontando pubblicamente i fatti, come è giusto che sia. Vicenda che per l’intanto riassumo qui per sommi capi:

* Per l’espletamento delle proprie attività commerciali la nostra società, la Simplicissimus Book Farm srl, utilizza i servizi di pagamento e di incasso messi a disposizione da PayPal, sottoscrivendo a questo fine tutte le condizioni richieste attraverso l’apposito sito web.

* La nostra società ha provveduto a più riprese a rispondere, pur non essendovi obbligata, alle vostre richieste circa la propria attività, stante, come veniva asserito, l’ingente ammontare delle transazioni.

* La nostra società ha nel proprio conto PayPal una disponibilità (derivante da tali incassi) dell’ordine di diverse migliaia di Euro (ad oggi oltre 20.000,00).

* La nostra società ha proceduto per la prima volta ad una richiesta di prelievo fondi a conto corrente bancario in data 6 luglio, per € 12.500,00, vostro ID XXXXXXXXX.

* In data 11 luglio ci veniva notificato rifiuto di detta operazione con la identica motivazione ricevuta oggi nel messaggio sottostante: “Informazioni sul conto bancario non valide”. In conseguenza di ciò ci venivano inoltre addebitati 6,00€ a titolo di penale.

* Effettuato per puro scrupolo un nuovo controllo dei dati bancari da noi inseriti, ne appuravamo l’esattezza, e protestando per l’accaduto questa veniva da voi riconosciuta, tanto da riaccreditarci i 6,00€ di penale.

* Inizia a questo punto una estenuante sequela di telefonate vòlte, ci accorgiamo oggi, semplicemente a temporaggiare nella vostra incapacità di risolvere il problema. In una di queste il vostro operatore riconosceva che i dati relativi alla nostra banca, pur forniti del tutto correttamente, non risultavano nel database della banca vostra partner (che non ci è dato di conoscere). Alla mia richiesta che provvedeste immediatamente ad aggiornare i vostri database, mi veniva risposto che se volevo i miei fondi dovevo “aprire un nuovo conto bancario presso banca più grande”, cosa che ovviamente mi sono rifiutato di fare.

* E’ seguita una nuova richiesta di trasferimento fondi, sempre per € 12.500,00, questa volta direttamente a cura di vostri funzionari, come da me autorizzato, perché facessero in modo che l’operazione andasse in porto. Il tutto veniva disposto in data 19 luglio, vostro ID XXXXXXXXXXXXX. In data 25 luglio ricevevo, a firma della vostra Xxxxxx Yyyyyyy la seguente sconcertante comunicazione:
Ho verificato che il trasferimento della somma di 12.500 EUR che noi
abbiamo inziato e’ purtroppo fallito. Ho provveduto a rieffettuare in
data odierna due trasferimenti per l importo di 6.000 EUR. e di 6.500
EUR.

* Naturalmente di tali ulteriori due trasferimenti da voi per vie brevi disposti non abbiamo avuto più alcuna notizia.

* Ho infine inserito personalmente, il 2 agosto scorso, una nuova richiesta di prelievo fondi, questa volta per 10.000,00€, attenendomi al presunto “tetto” che nel frattempo mi veniva da voi telefonicamente e informalmente comunicato (tetto di cui ovviamente non si fa alcuna menzione in alcuna clausola contrattuale). Il tutto per ricevere la comunicazione odierna, e di nuovo tornando al punto di partenza, con la motivazione di oltre un mese fa, già verificata come insussistente e fallace: “Informazioni sul conto bancario non valide”. Con conseguente addebito (la beffa che segue al danno!) ancora una volta della “penale” a nostro carico di 6,00€.

A questo punto, a meno di vostre *immediate ed efficaci azioni volte a metterci immediatamente nella disponibilità dei nostri fondi*, darò mandato al nostro legale, che ci legge in copia, di procedere con ogni mezzo per la risoluzione contrattuale per vostro inadempimento e per il risarcimento dei danni subiti, che a puro titolo esemplificativo, e fatti salvi quelli che in dettaglio verranno rilevati e contestati, consistono almeno nei seguenti:

1. costi di gestione della operazione (disposizioni impartite a più riprese, telefonate, gestione della pratica)
2. indisponibilità dei fondi necessari a far fronte ai normali obblighi societari nei confronti dei nostri fornitori e creditori, con conseguenti danni finanziari (multe, ammende, importi di mora per ritardati pagamenti) e di immagine (relativamente alla reputazione commerciale della nostra società).
Tutto ciò, lo ripeto, fatta salva la individuazione nel dettaglio di ogni ulteriore pregiudizio a noi causato dal vostro incredibile comportamento.

Mi attendo, come già detto, a questo punto *non* vostre ulteriori comunicazioni via mail, né vostre ulteriori telefonate (che francamente ad oggi sono servite soltanto a farci perdere tempo prezioso), ma *la soluzione al nostro problema*, ovvero la disponibilità immediata dei nostri fondi, nella misura di almeno 10.000,00€, nel nostro conto bancario, di cui possedete le coordinate che come sapete, e contariamente a quanto il vosto sistema continua a notificarci, vi sono stati fin dall’inizio esattissimamente comunicati.

Distinti saluti.

Antonio Tombolini