Entries Tagged 'Odi et amo' ↓

Amare Stanley Moss

“Avrei preferito essere gli spaghetti alla carbonara del Tempo”

Tobia mi ha incautamente inviato una poesia di Stanley Moss, che tra l’altro è suo padre. Approfittando bassamente della sua amicizia, ve la ripropongo qui, senza chiedermi se ci siano su diritti non diritti ecc… E come se non bastasse, ve ne fornisco sotto una mia traduzione non autorizzata.

Allegory of Time

If I could I’d gorge on Time, twirl hours on my fork
and wipe my plate clean with my daily bread,
but I am Time’s pretzel, his pistachio nut.
I wish I were Time’s spaghetti carbonara.
I’m what Time munches on, kept on the bar
long enough for the waitress to take the order,
for Time to be seated whoever he is –
this godlike No God who little by little
devours me. Eat, eat, my Lord,
you will not swallow me in one gulp.
I will give you such indigestion in Paradise
with my hard head, stiff neck, broken bones,
you will wish you were never born. Eat.
You may think, Wise Guy, you can fart me out,
but what about Mount Etna, Mount St. Helen,
who were those nobodies?
Invisible universal glutton,
you had better let me stay around awhile.
Eat your sheep, not this Jew.

(Traduzione italiana mia, miserere)

Allegoria del Tempo

Se potessi mi abbufferei di Tempo, avvolgerei le ore con la mia forchetta
e pulirei ben bene il piatto col mio pane quotidiano,
ma sono io il salatino del Tempo, la sua nocciolina di pistacchio.
Avrei preferito essere gli spaghetti alla carbonara del Tempo.
Io sono ciò che il Tempo sgranocchia, lasciato sul bancone
giusto il tempo che la cameriera possa prendere la comanda,
che il Tempo possa sedersi, chiunque egli sia -
questo simildio-Non-Dio che poco a poco
mi divora. Mangia, mangia, mio Signore,
non mi ingoierai in un boccone.
Ti farò venire una tale indigestione in Paradiso
con la mia testa dura, il collo rigido, le ossa spezzate,
che ti augurerai di non esser mai nato. Mangia.
Potresti pensare, Sapientone, di scorreggiarmi via,
e a proposito che mi dici dell’Etna, e del Sant’Elena,
chi erano quei nessuno?
Invisibile ingordo universale,
avresti fatto meglio a lasciarmi qua in giro ancora un po’.
Mangia le tue pecore, non quest’ebreo.

Odiare PayPal

Per vendere iLiad dal nostro sito usiamo PayPal (o il bonifico bancario). Lo sappiamo tutti, è pratico, è sicuro, si integra facilmente al sito di ecommerce eccetera. MA. C’è un grosso, enorme, GIGANTESCO MA.

Non voglio farla lunga, mi limito a riportare qui sotto la mail che ho appena inviato, nella mia qualità di Amministratore Unico della Simplicissimus Book Farm SRL, ai signori di PayPal. Leggetela e comprenderete. E fate sapere in giro, possibilmente.

Gentili Signori,

Per l’ennesima volta, e nonostante tutte le vostre rassicurazioni, ho appena ricevuto, per l’ennesima volta, comunicazione del vostro “rifiuto” di accreditare al nostro conto bancario la somma da me indicata seguendo scrupolosamente e in maniera precisa tutte le indicazioni di sistema, e perfino quelle “informali” e non scritte in alcun regolamento, relative ad un presunto “tetto” di 10.000,00€ per i prelievi.

Questa volta metto in copia, oltre al funzionario della nostra banca dottor Xxxxxx Yyyyyyy e al nostro consulente amministrativo e finanziario dottor Xxxxxx Yyyyyyy, anche il nostro legale avvocato Xxxxxx Yyyyyyy.

A lui invierò tutte le carte relative a questa vicenda, che data ormai da oltre un mese, con l’incarico di procedere nei vostri confronti con ogni mezzo legale per la tutela dei nostri diritti e per il risarcimento degli ingenti danni da voi provocati. Nel frattempo sarà mia cura mettere in guardia ogni operatore di un certo rilievo dal ricorrere ai vostri servizi, raccontando pubblicamente i fatti, come è giusto che sia. Vicenda che per l’intanto riassumo qui per sommi capi:

* Per l’espletamento delle proprie attività commerciali la nostra società, la Simplicissimus Book Farm srl, utilizza i servizi di pagamento e di incasso messi a disposizione da PayPal, sottoscrivendo a questo fine tutte le condizioni richieste attraverso l’apposito sito web.

* La nostra società ha provveduto a più riprese a rispondere, pur non essendovi obbligata, alle vostre richieste circa la propria attività, stante, come veniva asserito, l’ingente ammontare delle transazioni.

* La nostra società ha nel proprio conto PayPal una disponibilità (derivante da tali incassi) dell’ordine di diverse migliaia di Euro (ad oggi oltre 20.000,00).

* La nostra società ha proceduto per la prima volta ad una richiesta di prelievo fondi a conto corrente bancario in data 6 luglio, per € 12.500,00, vostro ID XXXXXXXXX.

* In data 11 luglio ci veniva notificato rifiuto di detta operazione con la identica motivazione ricevuta oggi nel messaggio sottostante: “Informazioni sul conto bancario non valide”. In conseguenza di ciò ci venivano inoltre addebitati 6,00€ a titolo di penale.

* Effettuato per puro scrupolo un nuovo controllo dei dati bancari da noi inseriti, ne appuravamo l’esattezza, e protestando per l’accaduto questa veniva da voi riconosciuta, tanto da riaccreditarci i 6,00€ di penale.

* Inizia a questo punto una estenuante sequela di telefonate vòlte, ci accorgiamo oggi, semplicemente a temporaggiare nella vostra incapacità di risolvere il problema. In una di queste il vostro operatore riconosceva che i dati relativi alla nostra banca, pur forniti del tutto correttamente, non risultavano nel database della banca vostra partner (che non ci è dato di conoscere). Alla mia richiesta che provvedeste immediatamente ad aggiornare i vostri database, mi veniva risposto che se volevo i miei fondi dovevo “aprire un nuovo conto bancario presso banca più grande”, cosa che ovviamente mi sono rifiutato di fare.

* E’ seguita una nuova richiesta di trasferimento fondi, sempre per € 12.500,00, questa volta direttamente a cura di vostri funzionari, come da me autorizzato, perché facessero in modo che l’operazione andasse in porto. Il tutto veniva disposto in data 19 luglio, vostro ID XXXXXXXXXXXXX. In data 25 luglio ricevevo, a firma della vostra Xxxxxx Yyyyyyy la seguente sconcertante comunicazione:
Ho verificato che il trasferimento della somma di 12.500 EUR che noi
abbiamo inziato e’ purtroppo fallito. Ho provveduto a rieffettuare in
data odierna due trasferimenti per l importo di 6.000 EUR. e di 6.500
EUR.

* Naturalmente di tali ulteriori due trasferimenti da voi per vie brevi disposti non abbiamo avuto più alcuna notizia.

* Ho infine inserito personalmente, il 2 agosto scorso, una nuova richiesta di prelievo fondi, questa volta per 10.000,00€, attenendomi al presunto “tetto” che nel frattempo mi veniva da voi telefonicamente e informalmente comunicato (tetto di cui ovviamente non si fa alcuna menzione in alcuna clausola contrattuale). Il tutto per ricevere la comunicazione odierna, e di nuovo tornando al punto di partenza, con la motivazione di oltre un mese fa, già verificata come insussistente e fallace: “Informazioni sul conto bancario non valide”. Con conseguente addebito (la beffa che segue al danno!) ancora una volta della “penale” a nostro carico di 6,00€.

A questo punto, a meno di vostre *immediate ed efficaci azioni volte a metterci immediatamente nella disponibilità dei nostri fondi*, darò mandato al nostro legale, che ci legge in copia, di procedere con ogni mezzo per la risoluzione contrattuale per vostro inadempimento e per il risarcimento dei danni subiti, che a puro titolo esemplificativo, e fatti salvi quelli che in dettaglio verranno rilevati e contestati, consistono almeno nei seguenti:

1. costi di gestione della operazione (disposizioni impartite a più riprese, telefonate, gestione della pratica)
2. indisponibilità dei fondi necessari a far fronte ai normali obblighi societari nei confronti dei nostri fornitori e creditori, con conseguenti danni finanziari (multe, ammende, importi di mora per ritardati pagamenti) e di immagine (relativamente alla reputazione commerciale della nostra società).
Tutto ciò, lo ripeto, fatta salva la individuazione nel dettaglio di ogni ulteriore pregiudizio a noi causato dal vostro incredibile comportamento.

Mi attendo, come già detto, a questo punto *non* vostre ulteriori comunicazioni via mail, né vostre ulteriori telefonate (che francamente ad oggi sono servite soltanto a farci perdere tempo prezioso), ma *la soluzione al nostro problema*, ovvero la disponibilità immediata dei nostri fondi, nella misura di almeno 10.000,00€, nel nostro conto bancario, di cui possedete le coordinate che come sapete, e contariamente a quanto il vosto sistema continua a notificarci, vi sono stati fin dall’inizio esattissimamente comunicati.

Distinti saluti.

Antonio Tombolini

Il sito di Paolo Scavino sucks (sorry Michele!)

[Disclosure: il Michele in questione è Michele Marziani, autore dei testi del sito che qui si stronca, ed egli mi è molto amico a me].

Sorry Michele, ma anche sorry Franco (cosa sarebbe un sito d’autore?!?) e sorry Filippo, (il tocco con flash è fine, echevvordì?!?), ma secondo me qui voi siete tutti o rincoglioniti o c’avete un tornaconto. E siccome so che il tornaconto non ce l’avete e so che il ferragosto è caldo, propendo per la prima ipotesi… ;-)

No perché, voglio dire, non è che ci voglia molto a dire che il nuovo sito di Paolo Scavino riesce perfettamente nell’impresa di rendere del tutto inutili i testi, ovvero le informazioni principali che chi visita il sito di un produttore cerca, a tutto vantaggio di una inutile fruizione di “belle foto”, per la gioia narcisistica del fotografo, che si realizza così una propria personale gallery a spese del committente. Enumero:

  1. la “testata” con la foto occupa *i 3/4 superiori della pagina*, una follia!
  2. Di conseguenza il menu e i relativi testi sono costretti (e infatti non ci stanno) nel quarto inferiore della pagina: una follia al cubo!
  3. L’uso sconsiderato di flash – ops, pardon, fine, come dice Filippo… -, a parte i disastrosi effetti inibitori che causa in google (e m’hai detto gnente) costringe il malcapitato visitatore a cliccare, per dire, su vini, per avviare un sensualissimo decadente e snervante gioco di veli ti-vedo-non-ti-vedo, che dopo 30 secondi buoni fa apprire (pensa te) nientepopodimenoche il sottomenu col link ai testi dei singoli vini, cliccando ognuno dei quali si viene finalmente introdotti (previ almeno un’altra dozzina di secondi) ai Sacri (in quanto irraggiungibili e dunque illeggibili) Testi e al link (invisibile, se non si scrolla ancora più giù) all’unica cosa che il povero enotecaro cercava: la scheda di quel vino, che gli tocca pure scaricare in pdf prima di poterci buttare finalmente un’occhiata.

NB Pare che l’utente medio sia disposto ad aspettare al massimo una trentina di secondi per una foto porno, ovvero per una cosa in cui il livello di motivazione è massimo. Figuriamoci.

Morale, mi dispiace per Michele che ci ha lavorato del suo, ma non se ne dovrà avere perché tanto i suoi testi non li vedrà mai nessuno: il sito è semplicemente un disastro, bocciato su tutta la linea.

Amare un architetto (ma pensa te…)

Martino PietropoliEbbene sì: amo Martino Pietropoli, architetto in Rovigo. E credo che chiunque abbia a cuore il bello (qualsiasi cosa intenda per esso) non possa permettersi di perdere il suo nuovissimo blog a più mani: The Design Council.

Matilde’s Friends



La nostra Matilde (3 anni e mezzo, qui in una foto di quasi tre anni fa) ieri sera si è procurata una frattura alla tibia :-(
Matilde, our 3 years old daughter (at 1 in the picture), has broken her leg :-(

Ora è ingessata, e la cosa è molto dolorosa. Sarei felice di mostrare a Matilde che ci sono tanti amici in giro per la rete che la consolano con un pensierino, un commento, un post… se volete. Grazie!
It seems to be really painful: I would appreciate to show her how many people are willing to stay by her with a comment, a post, whatever, as a gift… thank you!


IMG_0148

[UPDATE: qui sopra l'accoglienza di Matilde e del suo gesso appena sono arrivato a casa, e il suo grazie a tutti voi! Enjoy the liveshow]

Royal-Sarkozy… un’idea!

Nicolas ou Ségolène?

Ségolène o Nicolas? Sarkozy o Royal? Il mio amico Frederic ha avuto un’idea geniale: noi, in ogni caso, prendiamoci quello/a che perde!

Don Alfonso 1890, la mia non-recensione

Sarà che per me un buon piatto, e un bel bicchiere, sono prima di tutto un gesto d’amore, che richiede discrezione e pudore, anche nel racconto.
Sarà che ogni volta che vedo una di queste recensioni iper-realistiche, con foto, zoomate, dettagli e protagonisti ritratti insieme a fine orgia mi fanno pensare invariabilmente alla pornografia hardcore, che non mi attira.
Sarà che, chissà, magari solo perché sono pigro, quando voglio godermi una bella cena a tutto penso tranne che a documentarlainsomma, sta di fatto che sono stato ospite al Don Alfonso, e tutto quello che voglio dirvi mi viene da dirvelo in punti, così, secchi secchi:

1. Il servizio è il migliore che a me sia mai capitato di ricevere, in assoluto: più cordiale di quello azzimato che ho ricevuto al George V di Parigi. Più accurato di quello praticamente assente che ho ricevuto al Gambero Rosso. Più vero e sincero di quello finto e recitato che impera nella quasi totalità dei ristoranti di grido. Più discreto di quello saccente e invadente dei  parvenus. Più attento ai dettagli (il trattamento riservato alla mia Matilde, anni 3, e tanti altri piccoli accorgimenti) di quanto io sia mai stato capace con me stesso.

2. L’ambiente è regale, che per me vuol dire: elegante, fresco, rilassante e rilassato.

3. Il personale è felice di lavorare lì, e si vede. Per questo la loro gentilezza non è mai affettazione.

4. La cucina è… felice, come il personale. E – pensa te – perfino abbondante!

5. La cantina è strepitosa. Sui bianchi è imbattibile: non per quantità di bottiglie, ma per qualità e profondità di annate.

6. Il sommelier (Maurizio, menzione speciale) trasmette gioia di vivere. Non è saccente e gode più di te (e insieme a te) scoprendo quella bottiglia (un Riesling tedesco del 1987, nel mio caso) che non si aspettava tu chiedessi.

7. Alfonso Iaccarino sovrintende con calma olimpica e rasserenante alle operazioni, cosciente di essere tra i pochi fortunati ad aver risolto splendidamente (con Mario in sala ed Ernesto in cucina, entrambi suoi figli) il problema della sua successione.

8. I piatti più memorabili non sono tali grazie a fantasiosi virtuosismi abbinatòri: si tratta piuttosto di ricette ordinarie preparate con ingredienti fuori del comune,  eseguite con una perfezione sublime.

9. Aggiungerò due punti per arrivare a dieci, comme il faut. Dirò allora che il servizio è il migliore che mi sia mai capitato di ricevere, e che

10. Il servizio è di gran lunga il migliore che mi sia mai capitato di ricevere.

Amare Napoli: un esperimento in corso

Per ora ho accennato ai termini dell’esperimento qui. Ci torneremo.

Amare Kasparov. A perdere stavolta sarà Putin.



Io per stringere la mano a quest’uomo, a Garry Kasparov, sono partito da casa alla volta di una Roma torrida il 16 agosto di tre anni fa, con moglie e tre figli appresso. Certo, giochicchio a scacchi, e ammiro il numero uno. Ma c’era e c’è di più. Un di più non estraneo al suo modo di giocare, ma che il suo modo di giocare rivela: c’è la tecnica, c’è la creatività, c’è l’impressionante capacità di calcolo. Ma c’è soprattutto, c’è in più rispetto a tutti gli altri campioni di sempre, una tenacia impressionante, invincibile. E’ questa tenacia che gli consente di essere, ancora oggi, a 44 anni, il numero uno del gioco che egli stesso ha definito come a mental torture.

Ieri Kasparov è stato arrestato (liberato su cauzione in serata), insieme ad altri partecipanti ad una manifestazione anti-Putin. Putin è sbottato, davanti a una minaccia come quella di Kasparov non ha retto, e ha mostrato il suo volto di sempre, quello sovietico, quello da dittatore da KGB.

Per chi non lo sapesse Kasparov è molto attivo politicamente nel suo paese, e vorrebbe contrastare il potere illimitato di Putin. E’ la sua partita più pericolosa, visto che da quelle parti i pochi oppositori di tanto in tanto muoiono misteriosamente. Io spero che Gary non molli, e a leggere qualcosa di quel che dice e pensa c’è da contarci. Sono orgoglioso di essere stato un po’ con lui, di averci scambiato qualche parola, di avergli stretto la mano: in bocca al lupo, Garry.

[Nella foto Kasparov stringe la mano a mio figlio Dedo con accanto me e la piccola Matilde]

Odiare Critical Wine

Critical WineOgni volta che ne sento parlare, è più forte di me, mi arrabbio.
Trovo che Critical Wine sia un’aberrazione. Ne accennai già qui, tempo fa.

Ora si appropinqua l’edizione veronese, in chiave anti-vinitaly, di Critical Wine, nientepopodimenoche Terre ribelli, e il formidabile post di Tommaso Farina dice che meglio non si potrebbe quel che io saprei dire solo peggio.
Categoria: must read.