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Quando la civiltà fa scandalo

Trovo inquietante il fatto che un gesto di civiltà (rendere pubbliche le dichiarazioni dei redditi dei cittadini) venga messo in discussione con le motivazioni più ridicole (difesa della privacy e dintorni) e più pretestuose (alla Beppegrillo qui).

Compleanno in Sardegna, ovvero ognuno festeggia a modo suo

Ebbene sì, il 4 aprile, venerdì prossimo, il vostro blogger di riferimento compirà la bellezza di 48 anni. E come ha pensato bene di festeggiare? Ma in compagnia di fior fior di blogger, naturalmente!

Parteciperò infatti al seminario sull’Editoria Digitale organizzato da Sardegna Ricerche.

A farmi gli auguri in quel di Pula (sì, al mare!) ci saranno, tra gli altri, Antonio Sofi e Luca De Biase [Locandina PDF].

Se siete da quelle parti fatevi vivi, la torta la offro io :)

Secondo me Prodi ci è

Romano Prodi

La lotta contro la piccola criminalità è indispensabile anche per fermare la grande criminalità, ma non avrei cominciato dai lavavetri, avrei cominciato con quelli che fanno le scritte sui muri, con i posteggiatori abusivi
Romano Prodi, Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.

Il rosario digitale PREX®, ovvero: schiatta Malvì!

Il Rosario Digitale PREX®

[Disclosure no. 1, a vantaggio dei non-partenopeofoni: lo schiattare di cui si fa cenno nel titolo non integra in alcun modo un augurio di accidenti letali, ma è da intendersi quale sinonimo della locuzione crepa d'invidia].

[Disclosure no. 2, a vantaggio dei pochissimi che non ne fossero ancora edotti: Malvino a.k.a. Luigi Castaldi è l'autore dell'omonimo imperdibile blog].

“Dall’amore per la preghiera, dalla necessità di poter pregare quando si vuole e dove si vuole, dalla necessità di essere accompagnati nel quotidiano dalla nostra Madre Celeste, è nato il Rosario Digitale Prex”

Come tutti sapete, qui, nella mia Loreto, ci si accinge ad accogliere per due giorni, sabato e domenica prossimi, nientepopodimenoché che lui, il Papa, Benedetto XVI, Joseph Ratzinger per l’Agorà dei Giovani 2007 (metto tutto, è per Google, sapete com’è…).
Come tutti immaginate qui è un fervere di simpatiche iniziative: spianata acconciata all’uopo con palco sobrio quanto la scenografia dei concerti dei Pink Floyd ai tempi d’oro, elicotteri che sorvolano la zona da fine giugno, aree transennate nel raggio di 2km, preannuncio di totale divieto di accesso e transito sull’intero territorio di Loreto e Porto Recanati per i giorni di sabato e domenica, chiusura coatta di circa 50 stabilimenti balneari (c’è da immaginare con adeguato indennizzo a nostro carico, stanti le mancate proteste da parte di detti operatori), installazione di tre tendopoli super-attrezzate a cura della Protezione Civile a beneficio di organizzatori, volontari, addetti alla sicurezza ecc… ed altre amenità.

Non faccio di tutto ciò argomento di propaganda anticlericale stricto sensu soltanto perché a mio parere si tratta dello stesso ambaradan che viene messo in piedi, a spese di tutti noi, per ogni genere di evento clericale in questo sfortunato paese: dal concerto sindacale del primo maggio, alle partite di seria A, B, C, D, … Z di ogni domenica. Che ci volete fare? Siamo fatti così: in questo cazzo di paese il concetto che chi si vuole organizzare una manifestazione debba preoccuparsi di coprirne le spese è pura fantascienza.

C’è però una cosa che mi pare sovra ogni altra degna di nota: accanto ad ogni manifesto con l’effigie del Papa benedicente (e i muri, com’è prevedibile, ne sono tappezzati in questi giorni, in spregio ad ogni regolamento, ça va sans dire) ce n’è sempre un altro che lo accompagna, c’è da arguire col beneplacito degli organizzatori: è il manifesto che annuncia e pubblicizza il Rosario Digitale PREX®, una specie di iPod ridotto e ottimizzato alla bisogna, contenente un file vocale che recita il Santo Rosario insieme a te.

L’idea è della P.R.E.X. Company (company profile, don’t miss it!), il cui claim è innovazioni ad alta tecnologia, che si presenta online con questa bella pagina.

Il Rosario Digitale PREX®, che per l’occasione viene lanciato nella versione Madonna di Loreto, è disponibile ad oggi, tra santi e madonne, in quasi 20 versioni personalizzabili, e acquistando la confezione mista di 12 rosari assortiti a scelta si può avere uno sconto. Naturalmente contattando l’azienda è possibile realizzare il Rosario Digitale PREX con l’effige del santo che vuoi tu.

Emma Duse

EB – Basta, me ne vado.

RP – No, Emma, no, orsù: abbiam bisogno di te!

EB – Ok.

(Sipario)

Il megarisarcimento, ok… ma il resto?

La diocesi cattolica di Los Angeles chiede scusa e si accorda con le oltre 500 vittime di 40 anni di abusi sessuali perpetrati da membri del clero diocesano risarcendole per 660 milioni di dollari.

Le riflessioni che la notizia suscita sono diverse, e tutte degne di riflessione:

  • se la diocesi (conciliarmente: la Chiesa locale, cioè il tutto della Chiesa nella sua pienezza) risarcisce le vittime, evidentemente è perché si riconosce responsabile come tale di quei delitti
  • la repressione sessuale condotta in nome del voto di castità fa danni devastanti
  • la giustizia americana, che noi in Italia vituperiamo con grande sufficienza, è in grado di arrivare a risultati come questo, in Italia semplicemente impensabili

Ma c’è una cosa che mi ha lasciato esterrefatto: si apprende collateralmente che i 660 milioni di dollari di risarcimento intaccheranno il patrimonio della diocesi di Los Angeles, che ammonta a 4 miliardi di dollari. Giusto per dare un’idea, ricordo che in Italia si sta litigando sul famigerato tesoretto, che pare ammonti a 6 miliardi di Euro. Non sarebbe male se qualche giornalista si peritasse di informarci su quanto segue:

  • a quanto ammontano i patrimoni delle singole diocesi cattoliche in giro per il mondo, magari a cominciare da quelle italiane?
  • come sono stati formati quei patrimoni e come vengono gestiti?

Una storia schifosa di codici e di libri


Una storia deprimente. Non una storia così imponente, così drammatica. Macché una storia (schifosa) da niente, da qualche miliardo di Euro, probabilmente. Una storia da tutti i giorni, di quelle che ti deprimono di più perché quando ne scopri una ti viene da pensare che di storie schifose come quella chissà quante ce n’è.

È l’appassionante (ma schifosa) storia della conversione del codice ISBN da 10 a 13 cifre.

Fioroni si deve dimettere, questo è chiaro

fioroni.gifDante Alighieri

Ha ragione mia moglie: Fioroni si deve dimettere, e subito. Lì per lì ho sorriso, ma dai, ma non l’ha mica fatto lui il titolo di quel tema… [per chi non lo sapesse, all'esame di maturità, prova di italiano, nel titolo del tema su Dante c'era uno svarione pauroso: si attribuiva a San Tommaso l'elogio di San Domenico, elogio che invece Dante mette in bocca a San Bonaventura].

Ragioniamo: chi avrà ideato quel titolo? Una commissione? Per carità di patria diciamo che no, che è il misfatto di un singolo passato inosservato a chi di dovere. Ma chi sarà costui? Chi incarichereste voi di ideare il tema scritto di letteratura per la prova della maturità? Un letterato esimio, c’è da pensare. E se costui pensa di proporre un tema su Dante, sarà senz’altro un dantista esimio, c’è da pensare.

Invece no: costui è – ora lo sappiamo – un clientucolo di qualche notabile del Ministero. Uno che per prestare un servizio così importante e delicato avrà anche incassato un bel po’ di soldini, ché – si sa – i ministri, quando si tratta di qualità, non badano a spese…
Chi porta tutta intera la responsabilità di tale nomina, di tale conferimento di incarico? Ovviamente lui, Fioroni, il Ministro della Pubblica Istruzione. Che si dimetta, e subito, è proprio il minimo.

Il caso San Lorenzo: legge? No, mercato delle vacche

[UPDATE: su Pandemia la risposta di Angela Cardinale, direttore generale San Lorenzo].

Allora, il fatto è noto, e sta girando in rete: Ah!, si stracciano le vesti i più, guarda quegli affamatori di San Lorenzo! Hanno sfruttato per anni i poveri lavoratori dei loro call center, hanno evaso 10 milioni di Euro (10 milioni, mica centesimi!) di contributi previdenziali, e alla fine li hanno pure licenziati e hanno aperto in Romania! Dàlli all’untore!
Base documentale di tutto ciò, un articolo pubblicato dal Secolo XIX qui.

[Disclaimer: se sei uno di quei finti progressisti per i quali essere progressista significa semplificare e sposare il mainstream perbenista de sinistra, non proseguire la lettura, lascia perdere. Se sei disponibile a lasciare che il cervello almeno provi a elaborare un suo pensiero in maniera aperta, benvenuto].

Si tratta di una brutta storia, come commenta Luca Conti nel Social Club San Lorenzo, certo. Una brutta storia, ma non per San Lorenzo: per l’Italia.

Cominciamo, una volta di più, col dire che io non rappresento altri che me stesso, men che meno rappresento la posizione ufficiale dell’azienda. Però ci lavoro, e dunque diciamo che è un’opinione dal di dentro.

Potrei farla lunga, ma preferisco richiamare l’attenzione su un passaggio che, pur nel complessivo tono demagogico, emerge con chiarezza proprio dall’articolo del Secolo XIX, che personalmente ritengo centrale e scandaloso. Ma ci arriverò per gradi.

Dall’articolo si evince che l’INPS, a un certo punto, decide che tutti i contratti che negli anni hanno regolato legalmente il rapporto di lavoro tra l’azienda e gli addetti ai call center erano da considerarsi (chissà perché) contratti a tempo indeterminato. Su questa base ricalcola i contributi "come se" tutti quei contratti per tutto quel tempo non fossero stati regolari (e con regolare versamento di contributi, quindi niente evasione). Risultato: la notifica del conto, 10 milioni di Euro per mancato versamento contributivo.

San Lorenzo prende atto, ovviamente prepara i suoi ricorsi, e decide che così in Italia non si può fare questo lavoro. Non si possono stipulare contratti legali, con la spada di Damocle di un funzionario che un giorno si alza e ti dice "no no no, tutto da rifare, ecco il conto", e decide (si badi bene!) non di chiedere casse integrazioni o mobilità o altri oneri a carico dello stato, non di licenziare e chiudere, ma di licenziare dove non si può lavorare per portare lavoro altrove: sposta i call center in Romania, paese dell’Unione Europea, dove lo schiavismo non è consentito, e dove, BTW, le persone, specie i giovani, conoscono 3 lingue "di default", tanto per dire. Lo fa a malincuore: non sarà facile formare personale non italiano a vendere prodotti della gastronomia artigianale italiana, e richiederà altri investimenti, ma lo fa.

Cosa succede? La CGIL ci rimane male! E sapete perché? Perché in Italia la legge non è legge, ma mercato delle vacche. Leggete bene questo passo che traggo dall’articolo citato:

Stando alla Cgil, la San Lorenzo aveva una possibilità di evitare sanzioni e complicazioni con i collaboratori dei suoi centralini, una trentina sparsi in Italia. «Il caso call center a livello nazionale risale a circa un anno fa – spiegano i sindacalisti – La legge Finanziaria ha dato la possibilità di regolarizzare le posizioni a tutte le aziende che entro il 30 aprile avrebbero stipulato accordi con le organizzazioni sindacali evitando le sanzioni. Sessantamila “collaboratori” sono diventati dipendenti grazie alla “sanatoria”. La San Lorenzo non ha però inteso seguire questa opzione, non ha siglato alcun accordo, e poi ha delocalizzato in Romania l’attività e di fatto chiude in Italia. Non comprendiamo la scelta. O meglio siamo in attesa di comprenderla appieno».

E già, non comprende la scelta la CGIL. Dicono Ma come! Mica i 10 milioni di Euro erano una cosa seria! Ti bastava stipulare un accordo con noi entro il 30 aprile, e la pretesa evasione, come per magia, sarebbe stata cancellata! Ti avremmo chiesto di assumere stabilmente un po’ di quelle persone, ci saremmo messi d’accordo su quali tenere e quali buttare via, e avremmo sistemato tutto! I 10 milioni erano per dire, tanto per costringerti alla italianissima sanatoria! Un’impresa italiana che non aderisce a una sanatoria, ma come!

Ecco il vero scandalo: lo Stato ti commina un’ammenda da 10 milioni di Euro. Poi ti dice: hey, però se ti metti d’accordo col sindacato, cancelliamo tutto, come se niente fosse, ok?

Sì, questa è proprio una triste e brutta storia. Triste e molto pericolosa: facilissimo sposare (come molti blogger dalla tastiera troppo leggera) le tesi più semplicistiche e demagogiche. Non sarebbe male che le persone, almeno in rete, provassero a far funzionare un po’ di più il cervello, invece di darsi corpo e anima al mainstream demagogico dei politicanti. Sarebbe proprio bello.

Per parte mia, auguro ai ragazzi e alle ragazze che hanno iniziato a lavorare per San Lorenzo in Romania (che per un ultimo residuo di protezionismo non possono ancora venire a lavorare direttamente in Italia, cosa che potranno fare tra un paio d’anni, se non sbaglio) di fare un’esperienza bella e di successo, contribuendo così, come hanno fatto i loro colleghi italiani in questi anni, a far conoscere, acquistare e mangiare i prodotti dell’artigianato alimentare italiano.
Così come spero che chi ha lavorato nei call center San Lorenzo in Italia trovi il coraggio e l’onestà intellettuale di chiedere il conto ai signori del sindacato, che gli hanno confezionato questo bel servizietto (tutto organizzato ovviamente per i call center, quelli sì davvero terrorizzanti, delle megacorporations delle telecomunicazioni, che, guarda un po’, si sono affrettati ad aderire a tutte le sanatorie possibili e immaginabili).

Un Ratzinger d’annata

Beh, questa è curiosa, no?