L’operazione Orto d’Inverno 2007-2008 di Parco dei Buoi è online. Da non perdere.
il blog di Antonio Tombolini
September 20th, 2007 — Antonio lo comprerebbe, Mangiare e bere
L’operazione Orto d’Inverno 2007-2008 di Parco dei Buoi è online. Da non perdere.
September 18th, 2007 — Antonio ci va (o ci andrebbe), Mangiare e bere, Webismi
Marco Baccaglio aka Bacca si è accollato un lavoro straordinario, il cui valore in rete non è ancora stato percepito del tutto, ma che non tarderà ad emergere: il suo blog, I numeri del vino, è probabilmente la più seria e autorevole fonte di dati disponibile in rete per descrivere la realtà del vino e del suo mercato.
Ora Marco ha avuto un’altra idea: affiancare ai numeri del vino anche le opinioni del vino, e a questo scopo propone a chi vuole di segnalarsi come disponibile a far parte del panel cui Marco invierà periodicamente i suoi questionari. Il tutto ovviamente gratis e senza alcun scopo di lucro (perfino la pubblicità che Marco ospita sul blog è totalmente destinata a beneficienza).
Marco dice che tanto non funzionerà, che non ci sarà mai un numero di iscritti sufficienti a dare significatività ai suoi sondaggi sulle opinioni del vino. Volete per favore aiutarmi a dimostrargli il contrario, iscrivendovi? Grazie!
September 13th, 2007 — Antonio ci va (o ci andrebbe), Mangiare e bere, San-lorenzo.com
Sono in partenza per Londra, per la prima di una serie di serate SL: ogni mese una trentina di clienti/non-clienti/bloggers saranno ospiti a cena di SL all’Osteria dell’Arancio in King’s Road, per una cena a tema. Questa sera tocca a riso e porcini, barolo e barbaresco.
September 6th, 2007 — Celebrations, Mangiare e bere

Beh, se lo dice Carla Latini, fino a sbattermi nella sua homepage con tanto di foto accanto ad un mito vero come Pietro Leemann del Joia di Milano, finisce che ci credo sul serio: sì, sono finalmente un cuoco, che soddisfazione!
NB1: grazie a Saverio Paffumi per aver fatto da cavia.
NB2: ovviamente è tutto merito (o colpa?) loro, delle Sorelle Dalpiano.
NB3: del sito di Carla non perdetevi neanche il pezzo su Lorenzo Pianogrillo e il Taste Huile che ha concepito insieme a Kobi Wiesendanger per Alessi.
August 30th, 2007 — Antonio ci va (o ci andrebbe), Mangiare e bere

Il menu di venerdì 31 agosto e sabato 1 settembre della premiata Enoteca Sorelle Dalpiano è online, per la gioia delle vostre papille.
August 28th, 2007 — Mangiare e bere, Webismi
Era il 7 aprile scorso, e leggendo la meritoria lista dei foodblog de Lo Spazio di Staximo, pensai che una lista autogestita e autoaggiornata via wiki dei Foodblog italiani sarebbe stato uno strumento più efficace (e meno pesante per Simona, l’autrice del blog!) per avere sottomano un censimento dell’esistente. Misi così in piedi la Italian Foodblog List, e ne parlai in un post, invitando chi voleva ad iscrivere il suo blog là, poi basta.
Come ciascuno può verificare, la lista non ha fatto molta strada. Ricordo che scrissi pure una mail a Simona per chiederle che ne pensava, e magari per far convergere sul wiki il suo prezioso lavoro, ma non ho mai ricevuto risposta. Magari, giustamente, ci tiene ad avere la lista nel suo blog invece che in un anonimo wiki, giustamente.
Tuttavia di tanto in tanto mi arriva la notifica di un blog che va ad aggiungersi alla lista (l’ultimo, 32 minuti fa). Si tratta di blog che non fanno parte del giro dei foodblog à la page, quelli che si contendono visitatori, link, commenti, manco ne cavassero miliardi. La cosa mi piace, mi pare molto interessante. Forse non ne uscirà una lista esaustiva: di certo ne sta già uscendo una lista curiosa, interessante, un piccolo raggio di luce gettato negli angoli della blogosfera italiana che nessuno illumina. Una vera e propra Slow Foodblog List, insomma! Curiosateci, e provate ad aggiungere quei blog alle vostre letture, ne caverete piacevoli sorprese.
August 7th, 2007 — Mangiare e bere, Odi et amo
[Disclosure: il Michele in questione è Michele Marziani, autore dei testi del sito che qui si stronca, ed egli mi è molto amico a me].
Sorry Michele, ma anche sorry Franco (cosa sarebbe un sito d’autore?!?) e sorry Filippo, (il tocco con flash è fine, echevvordì?!?), ma secondo me qui voi siete tutti o rincoglioniti o c’avete un tornaconto. E siccome so che il tornaconto non ce l’avete e so che il ferragosto è caldo, propendo per la prima ipotesi…
No perché, voglio dire, non è che ci voglia molto a dire che il nuovo sito di Paolo Scavino riesce perfettamente nell’impresa di rendere del tutto inutili i testi, ovvero le informazioni principali che chi visita il sito di un produttore cerca, a tutto vantaggio di una inutile fruizione di “belle foto”, per la gioia narcisistica del fotografo, che si realizza così una propria personale gallery a spese del committente. Enumero:
- la “testata” con la foto occupa *i 3/4 superiori della pagina*, una follia!
- Di conseguenza il menu e i relativi testi sono costretti (e infatti non ci stanno) nel quarto inferiore della pagina: una follia al cubo!
- L’uso sconsiderato di flash – ops, pardon, fine, come dice Filippo… -, a parte i disastrosi effetti inibitori che causa in google (e m’hai detto gnente) costringe il malcapitato visitatore a cliccare, per dire, su vini, per avviare un sensualissimo decadente e snervante gioco di veli ti-vedo-non-ti-vedo, che dopo 30 secondi buoni fa apprire (pensa te) nientepopodimenoche il sottomenu col link ai testi dei singoli vini, cliccando ognuno dei quali si viene finalmente introdotti (previ almeno un’altra dozzina di secondi) ai Sacri (in quanto irraggiungibili e dunque illeggibili) Testi e al link (invisibile, se non si scrolla ancora più giù) all’unica cosa che il povero enotecaro cercava: la scheda di quel vino, che gli tocca pure scaricare in pdf prima di poterci buttare finalmente un’occhiata.
NB Pare che l’utente medio sia disposto ad aspettare al massimo una trentina di secondi per una foto porno, ovvero per una cosa in cui il livello di motivazione è massimo. Figuriamoci.
Morale, mi dispiace per Michele che ci ha lavorato del suo, ma non se ne dovrà avere perché tanto i suoi testi non li vedrà mai nessuno: il sito è semplicemente un disastro, bocciato su tutta la linea.
August 6th, 2007 — Mangiare e bere
Riporto da un lancio dell’ANSA di Genova del 30 luglio scorso, stranamente passato inosservato ai più:
(…) Eataly, la catena di magazzini di prodotti tipici di qualita’ creata a Torino Lingotto dall’imprenditore albese Oscar Farinetti che recentemente ha aperto una sede di rappresentanza al Rockefeller Center di New York.
Dove sia esattamente la sede di rappresentanza, quanto sia grande, in che cosa consista esattamente e a cosa serva non sono riuscito a saperlo, né l’Azienda ha rilasciato notizie e comunicati stampa sull’importante evento, a quanto risulta. Né vi è traccia di sedi USA nel sito aziendale. Né in quello del Rockefeller Center.
“E una nuova sede di Eataly New York, più ampia di quella del Rockfeller Center, potrebbe diventare una grande vetrina per i prodotti agroalimentari liguri e piemontesi”
Ciononostante dallo stesso lancio di agenzia, dedicato alle strategie di sbarco negli USA dell’agroalimentare di Liguria e Piemonte, si parla già di una nuova seconda sede per Eataly, ancora più grande di quella “già aperta”.
July 31st, 2007 — Mangiare e bere
Il 4 luglio scorso la Commissione Europea ha adottato la proposta di riforma dell’OCM (Organizzazione Comune del Mercato) Vino. Si tratta di una riforma che – se riuscirà a battere le solite resistenze corporative – dovrebbe finalmente invertire la tendenza alle contribuzioni a pioggia per impiantare prima, spiantare poi, contribuire alla distillazione del vino invenduto eccetera.
Al di là di tutto ciò, l’Italia enoica esulta perché nella riferma è previsto il divieto dello zuccheraggio (o chaptalization), anche per i Paesi in cui fino ad oggi è stato sempre consentito, Francia prima tra tutti, spacciandola demagogicamente come norma a tutela della qualità del vino.
Balle. Su questo noi siamo in tutto e per tutto con Angelo Gaja, le cui considerazioni (molto interessanti) a proposito del nuovo OCM-Vino potete trovare qui potete trovare qui (PDF).
La pratica dello zuccheraggio è da almeno un secolo il metodo che i francesi hanno adottato per dare stabilità ed equilibrio, dal punto di vista del tasso alcolico, ai loro vini. Certo, come ogni pratica si presta a degli abusi. Ma non ha senso vietare una pratica di per sé corretta in nome degli abusi. Sarebbe come vietare la barrique in nome degli abusi di legnoso che in alcuni casi provoca da parte di alcuni produttori.
Ma c’è di più. Gli italiani si fanno belli perché in Italia lo zuccheraggio è vietato da sempre. E tuttavia sono in pochi a sapere che è però consentita un’altra pratica, assai più invadente e aggressiva nei confronti del vino, che per aumentare il grado alcolico finisce anche con l’alterare il profilo chimico-fisico (e quindi organolettico!) del vino originario: in Italia si può infatti aggiungere al mosto in fermentazione del mosto concentrato di altra origine. In altre parole: zucchero in altra forma.
Perché questa ipocrisia? Occorre sapere che l’Europa dà ancora oggi contributi a chi produce mosto concentrato rettificato. Non aggiungo altro, e grido, coi vignerons francesi, que vive la chaptalization, aridatece lo zucchero!
July 25th, 2007 — Antonio ci va (o ci andrebbe), Mangiare e bere
Nel caso interessi qualcuno, è online la Carta delle Bevande dell’Enoteca Sorelle Dalpiano.
[Disclosure: una delle sorelle Dalpiano, Patrizia, è mia moglie. La carta dei vini, per quanto ancora incompleta, comunque, secondo me è strepitosa.]