Amare, ma che dico, adorare Pierangelini

GGG - Grande Giornalista Gastronomico

“I blog stanno al giornalismo come la pedofilia all’amore”

Ma sì, dai, mi pento e ritratto tutto. Fior di commentoni mi hanno convinto, non si fa così, ne va del Movimento (come sarebbe a dire quale Movimento? Ma quello del Buon Nome della Cucina Italiana, cribbio!). Non si fa così, non si può usare il verbo odiare, neanche rifugiandosi, come ho vigliaccamente fatto io, dietro lo schermo dell’ambiguità catulliana: ché mica uno che ti legge il blog deve averci pure la patente da esperto di letteratura latina, ari-cribbio! E poi vuoi mettere come sarebbe migliore il mondo se nessuno usasse il verbo odiare? Se magari venisse cancellata la parola stessa da ogni vocabolario?

“Una volta, prima dell’invenzione di internet, i disperati che vivevano in solitudine venivano definiti sfigati, ora blogger”

I più premurosi e affettuosi mi hanno invitato a cancellare quel mio post, così violento-signora-mia e inopportuno, ma cancellarlo significherebbe cancellare le tracce della mia nequizia: invece no, voglio che restino a imperitura memoria, a onta mia e della mia progenie, in secula seculorum.
Io voglio però fare di più e meglio, voglio che il mondo sappia che io quell’uomo, ma cosa dico, quel cuoco, ma cosa dico, quel filosofo, ma cosa dico, quel poeta, ma cosa dico, quel genio, Fulvio Pierangelini, io lo amo, anzi, lo adoro.

“‘nickname’ va tradotto con ‘delatore’ piuttosto che ’spia’”

E per far capire a tutti voi come non si possa non amarlo, voglio mettervi a parte di alcune sue affettuose considerazioni su blog, bloggers e dintorni, fresche fresche, di poche decine di ore fa. Le riporto con animo grato e commosso:

“I blog stanno al giornalismo come la pedofilia all’amore. (…) Una volta, prima dell’invenzione di internet, i disperati che vivevano in solitudine venivano definiti sfigati, ora blogger, così come ‘nickname’ va tradotto con ‘delatore’ piuttosto che ‘spia’.”

Ma che ometto delizioso, nevvero? Vien proprio voglia di sedersi al suo desco ospitale, già già.

[UPDATE: per Bonilli è ormai tardi per fare marcia indietro. Ma qualcuno avvisi subito Vizzari Rizzari e Gentili, per l’amor di Dio! Debuttare con un blog, per un vero giornalista, pare non sia una cosa così per bene! 😉 Fuor di celia, benvenuti in questo covo di pedof… ops, di liberi pensatori: leggerò con interesse, naturalmente].

Odiare Pierangelini

“Cucino per esprimermi, il mangiare non mi interessa, non assaggio mai, non mangio mai i miei piatti, non mi interessa, lascio che li mangino gli altri, a me non interessa”

Ci avevo mangiato cinque anni fa, al suo celebrato Gambero Rosso di San Vincenzo. Molto male. E il servizio era stato pessimo, lento, scortese, e con errori marchiani (compreso il tentativo di rifilarmi di soppiatto un vino di annata diversa da quella richiesta ed esposta in carta).
E tuttavia non ne avevo mai parlato: un errore, si sa, una giornata storta, ecc. ecc…, ok.

Sospettavo che il personaggio, lui, Fulvio Pierangelini, fosse un bluff, ma mi sono astenuto dal sostenerlo, per – diciamo così – insufficienza di prove.

Oggi, questa mattina, la rivelazione: ho ascoltato letteralmente rapito la sua delirante intervista a Radio3 (non la trovo ancora disponibile da linkare nel sito, sorry il buon Fabrizio, nei commenti, ha scovato il link all’intervista da cui si desume che quella da me ascoltata domenica scorsa è la replica di un’intervista rilasciata dal Nostro un anno fa)  da cui si apprende, frammisto ad altre perle, quanto segue (cito all’impronta):

  • io ho un rapporto intellettuale col cibo, cucino per esprimermi, il mangiare non mi interessa, non assaggio mai, non mangio mai i miei piatti, non mi interessa, lascio che li mangino gli altri
  • i miei piatti migliori non li metto in carta, devo difenderli, non posso metterli alla mercè del primo che capita
  • quando vado al mercato mi lascio rapire ad esempio da una patata, la tocco, la sento, ne carpisco l’anima, e io gli do la mia, ecc. ecc… (a questo punto mia figlia, che era lì, è scoppiata a ridere, e non sono riuscito a cogliere tutto il resto, sono spiacente)
  • vorrei passare un inverno ad andare nelle case di vorrebbe venire a mangiare da me per guardare nella sua dispensa e nel suo frigorifero, per valutare se è giusto che possa venire a mangiare nel mio ristorante
  • oh, sì, il Sassicaia, noi cerchiamo di bere sempre il Sassicaia
  • lo so, sono un tipo scomodo, dico sempre quello che penso e mi faccio molti nemici. Certo ho anche alcuni amici, ma pochi, come ad esempio Veronelli-Bonilli-Vizzari-Marchi-Paolini-(… segue elenco completo dei critici gastronomici dell’ultimo trentennio), ma per il resto…
  • la musica è tutto per me, non saprei vivere senza ecc. ecc. (il conduttore annuncia il brano scelto dal famoso chef, un brano emblematico di questo suo legame profondo con la musica. Parte un Barry White d’annata)

Ovviamente c’è dell’altro, molto altro, assolutamente da non perdere. Per farsi quattro risate, lì per lì. Per lasciarsi poi prendere da un po’ di amarezza, per come un bluff possa fare tanta strada. Per infine dirsi, sereni, che in fondo, nel mondo della cucina, e della cosiddetta alta ristorazione, non si vede perché dovrebbe andare diversamente che in altri àmbiti della vita: ci sono cose belle, serie, vere, e ci sono i bluff. Pierangelini è un bluff. Pazienza. Tanto basti per non parlare più di Fulvio Pierangelini, e guardare al resto, voltando pagina.

Eataly come Ikea

“With Eataly, my intention was to create a universal format that would work equally well in Afghanistan or Peking or New York or Milan. So far, there is only one such enterprise: it’s called Ikea and its furniture is identical throughout the entire world. With Italian food it should be even easier. I believe what we did in Torino could be transplanted anywhere and work just as well.”
(Oscar Farinetti)