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Amare Giacomo, ovvero: Liberismo Leopardiano

Giacomo Leopardi

Chi mi chiedesse quanto e fino a qual segno la filosofia si debba brigare delle cose umane e del regolamento dello spirito, delle passioni, delle opinioni, de’ costumi, della vita umana; risponderei tanto e fino a quel punto che i governi si debbono brigare dell’industria e del commercio nazionale a voler che questi fioriscano, vale a dire non brigarsene nè punto nè poco.
E sotto questo aspetto la filosofia è veramente e pienamente paragonabile alla scienza dell’economia pubblica. La perfezione della quale consiste nel conoscere che bisogna lasciar fare alla natura, che quanto il commercio (interno ed esterno) e l’industria è più libera, tanto più prospera, e tanto meglio camminano gli affari della nazione; che quanto più è regolata tanto più decade e vien meno; che in somma essa scienza è inutile, poichè il suo meglio è fare che le cose vadano come s’ella non esistesse, e come anderebbero da per tutto dov’ella e i governi non s’intrigassero del commercio e dell’industria
(Giacomo Leopardi, Zibaldone, pagina 2668, 2-3 febbraio 1823)

Postilla № 1, ad uso dell’insegnante di lettere della scuola italiana: alla faccia del pessimismo cosmico!

Postilla № 2, ad uso del mio lettore liberale: le adesioni al Movimento Liberista Leopardiano possono essere annunciate nei commenti a questo post. Seguirà LibLeopCamp. E non sto scherzando.

Postilla № 3, ad uso del proprietario dell’immagine, a mo’ di disclaimer: quella utilizzata qui sopra l’ho prelevata da qui. Avrei voluto, e vorrei, poterla correttamente attribuire, ma non ci sono riuscito. Pronto a farlo al primo cenno, naturalmente.

Postilla № 4, ovvero, come usa dire oggidì, credits: debbo questa folgorante scintilla di pura filosofia alla lettura di un curioso e prezioso volume, ovverossia la Presentazione del Bilancio 2006 (invero originale e godibile assai) della Mythos Arké, società di cui mi riservo di parlare in un prossimo futuro.

Una rosa, o un pettirosso, è senza perché

Nane CantatoreLui è Nane Cantatore, uno di quei 10-12 amici cui affiderei le mie ultime 50 lire certo di ritrovarne almeno altrettante in caso di bisogno. Ricercatore e docente di filosofia alla Sapienza di Roma, ha appena avviato un corso di Filosofia dell’Economia, e ha deciso di supportarlo, a beneficio di studenti e fans, con apposito blog, naturalmente hosted by SBF. Il blog si chiama Etwas fehlt (qualcosa manca).

Potessi frequentarlo ci andrei. Non potendo, mi scarico regolarmente le lezioni di Nane dal blog. Per darvene un’idea, ecco come Nane presenta la seconda lezione, che ha appena postato:

La seconda lezione del corso istituzionale parla del principio di ragione, del perché Heidegger fa notare che Leibniz ha inventato l’assicurazione sulla vita, del perché ci si chiede perché e del perché una rosa, o un pettirosso, è senza perché.

Fare la filosofia, ovvero: ascoltare i bambini

Vorrei invitarvi a scaricare e leggere questo breve, intenso, illuminante intervento del mio amico Giuseppe Limone sulla filosofia e i bambini: Piccole righe per una grande idea [file .DOC].

Eccovene un assaggio:

Il bambino può fare una sola domanda, e intere biblioteche di epistemologia vanno al macero. Per sopravvenuta carenza di senso. Per scoperta di viltà. Per inedia di fantasia. Per improvvisa vergogna di fronte a una verità semplice e a una semplice complessità.


[Giuseppe Limone è uno che ama essere prima di tutto, e tendenzialmente solo, Giuseppe Limone. Ma siccome so che là fuori c'è qualcuno che, quando si parla di filosofia, dà peso alle cose solo in base ai titoli, ebbene, costui sappia che il mio amico Giuseppe Limone è ordinario di Filosofia del Diritto e della Politica presso la Seconda Università degli Studi di Napoli.]

Heideggeriana

Un luogo in cui condividere e intrecciare i sentieri interrotti di chi, lungo il cammino del pensiero, ha avuto la ventura di incontrare Heidegger e la sua opera. Questo è Heideggeriana, un forum dedicato a chi pensa di, su, con Heidegger.

Paccottiglia culturale

Guardatevi il programma di questo ciclo di conferenze che si terrà ad Ancona, ma i cui analoghi stanno ammorbando l’Italia intera, nonché giornali e TV, con tanto di patricini e sponsorizzazioni pubbliche. Questa è la paccottiglia pseudofilosofica veicolata da pseuopensatori in salsa giulianferrarriana. Il tutto ammannito con le vesti eleganti del Pensiero Ufficiale. Poveri noi.

Nietzsche, Heidegger, l’Arco e la Freccia

Sempre più mi convinco che nel binomio Nietzsche-Heidegger sia nascosta-rivelata l’essenza della nostra epoca (e che per questo siano i due pensatori più fraintesi, equivocati, rimossi e censurati nella loro autenticità, sostituiti dalle maschere che per essi l’opinione dominante ha predisposto: il Nietzsche decadente e wagneriano del superuomo, lo Heidegger algido e insensibile e nazista del discorso di Rettorato del ’33).

Sottopongo alla vostra attenzione un reperto, rinvenuto nel corso di pensieri condivisi con Ann Bises a proposito del tema di apertura che caratterizzerà il primo numero di Snodi.org ora in lavorazione: l’Arco e la Freccia del tempo. L’ho ritrovato, e ho provato una forte emozione. Si tratta dello Zarathustra di Nietzsche. All’inizio della sua missione tra gli uomini egli deve mettere in guardia gli uomini dal rischio che essi (in quanto "ultimi uomini" della modernità) corrono, e lo esprime così:

"Guai! Si avvicinano i tempi in cui l’uomo non scaglierà più la freccia del suo anelito al di là dell’uomo, e la corda del suo arco avrà disimparato a vibrare!"

Viviamo un tempo in cui le frecce dell’anelito degli uomini vengono scagliate tutte "al di qua" dell’uomo, verso obiettivi tutti umani, troppo umani (per restare a Nietzsche), di piccolo cabotaggio: gli obiettivi del denaro, del potere, del successo, piccoli o grandi che siano. E lanciare frecce a così breve gittata non fa che deteriorare l’arco, che "disimpara a vibrare".

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Eresie papali

Ratzinger

Durante la sua vacanza valdostana, Papa Ratzinger è tornato sul suo invito rivolto – via Pera – ai laici non credenti, circa l’opportunità di vivere quasi Deus daretur, come se Dio esistesse. Lo ha spiegato così:

Ho fatto questa riflessione: nel tempo dell’illuminismo, l’ora dove la
fede era divisa tra cattolici e protestanti, si pensò che occorresse
conservare i valori morali comuni dando loro un fondamento sufficiente.
Si pensò: dobbiamo rendere i valori morali indipendenti dalle
confessioni religiose, così che essi reggano ‘etsi Deus non daretur’
[anche se Dio non ci fosse].
Oggi siamo nella situazione
contraria, si è invertita la situazione. Non c’è più evidenza per i
valori morali. Diventano evidenti solo se Dio esiste. Io pertanto ho
suggerito che i laici, i cosiddetti laici, dovrebbero riflettere se per
loro non valga oggi il contrario: dobbiamo vivere ‘quasi Deus daretur’
[come se Dio ci fosse]. Anche se non abbiamo la forza di credere,
dobbiamo vivere su questa ipotesi, altrimenti il mondo non funziona. E
sarebbe questo, mi sembra, un primo passo per avvicinarsi alla fede. E
vedo in tanti contatti che, grazie a Dio, cresce il dialogo con almeno
parte del laicismo.

La spiegazione peggiora l’affermazione, integrando il doppio risultato di una eresia dal punto di vista della fede cristiana e quello di una topica inescusabile dal punto di vista della filosofia e della storia del pensiero occidentale.

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Dell’Etica Condivisa, ovvero: il cavallo di Troia dei fondamentalismi

Nell’uso comune il termine etica
viene fatto coincidere col termine morale. Entrambi designano
le regole per stabilire ciò che è bene e ciò che
è male. Tutte le definizioni tradizionali e correnti, anche le
più sofisticate, si riportano alla fine a questo significato
comune di morale e di etica, facendone uno il sinonimo
dell’altro. Un comportamento morale, una scelta etica, fino al
commercio, la banca, la finanza, l’impresa…: tutto diviene
invariabilmente etico, in quanto è bene ed è
buono
, da contrapporsi al non-etico, che invece è
male
, che è cattivo

E’ tutto qui.

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Contro i “diritti del concepito”

A parlare troppo e troppo a vanvera di etica si sta uccidendo l’etica. A parlare troppo e troppo a vanvera di diritti va a finire che si uccide il diritto. Così, ho raccolto un po’ di idee contro i cosiddetti diritti del concepito (ma anche contro i diritti degli animali, dell’ambiente, et similia). E’ tutto qui. Attenzione! Pezzo noiosissimo!

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