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November 29th, 2007 — Ebook Revolution, eBooks

[Non sarò breve neanche in quest'ultima puntata del mio miniciclo dedicato alla Ebook Revolution]
Siamo partiti dal clamore suscitato in rete dall’uscita ufficiale di Amazon Kindle. Ci siamo chiesti che caratteristiche ha rispetto agli altri lettori di nuova generazione attualmente sul mercato (su questo date un’occhiata all’utilissima sinossi pubblicata da Wired). Ci siamo chiesti se il modello di business di Amazon Kindle e quello dei suoi competitor potesse avere successo oppure no. Ci siamo risposti che in fondo non è questa la vera questione. Ed eccoci al punto: ma allora, qual è la vera questione?
La vera questione non è se Amazon Kindle, o Sony Portable Reader, o iRex iLiad, o Bookeen Cybook Gen3, o qualcuno degli analoghi devices prossimi venturi, ha adottato il modello di business vincente o no. La vera questione non riguarda questo o quel lettore: la vera questione riguarda la tecnologia alla base di tutti i nuovi lettori: è davvero la tecnologia e-Ink un punto di svolta, tale da innescare sul serio una inversione di tendenza, tale da accelerare fortemente e in maniera irreversibile l’adozioni di un nuovo modo di leggere (e di scrivere)?
Chiunque abbia avuto l’opportunità di vederla in azione, su uno qualsiasi dei dispositivi già in commercio, non può che rispondere sì, su questo non si discute: la resa visiva è rivoluzionaria e stupefacente. Anche i più scettici e feticisti adoratori della carta stampata, posti davanti ad un iLiad, hanno dovuto riconoscere che si legge che è una meraviglia.
Questa è la chiave di volta, e questo mi fa dire che sì, la Ebook Revolution stavolta è cominciata sul serio.
Chi vincerà tra i competitors? Falsa questione: in un mercato allo stato nascente come questo, i diversi attori non sono affatto competitor, sono semmai alleati nel dare forza e slancio al mercato di tutti. Guardate all’effetto-Kindle: iLiad è sul mercato ormai da quasi un anno, disponibile anche in Italia da oltre sei mesi, e nessun organo di stampa ne aveva parlato. Esce Kindle con la forza mediatica scatenata da Amazon, e che succede? Succede che perfino la stampa italiana (qui, qui, qui, tanto per rimanere al pomeriggio di oggi) si accorge anche di iLiad e di Cybook ecc…
Dice Ah, ma costano troppo! Già. Ma dico io, guardiamo il dito o guardiamo la luna? Nel 1982 pagai 4.800.000 lire (oltre 6.000 euro a valori attuali) il mio Apple IIe (monitor a fosfori verdi, niente hard disk, 64KB RAM, due drive per altrettanti floppy da 5¼, uno per i dati e uno per il programma, un brutto cassone-tastiera con dentro il motore del pc). Eravamo in pochi giovanotti esaltati a comprarlo, eppure era il segnale della rivoluzione del pc.
Dice Ah, ma non ci sono contenuti, specialmente in italiano, perché sono tutti fissati coi DRM, gli editori sono miopi ecc…
Vero, dico io. Vero, ma passeggero, temporaneo. Il mercato della musica docet. E attenti a dare addosso sempre e solo agli editori. Ho conosciuto editori che hanno capito e sanno benissimo che i DRM non servono a niente (se non a limitare assurdamente le vendite potenziali di un ebook). Ma saranno costretti a pubblicare con i DRM, e io spero vivamente che lo facciano, e li aiuterò a farlo, purché pubblichino contenuti. E sapete costretti da chi e da cosa? Dall’ignoranza degli autori e dei loro agenti, specialmente in Italia.
Ecco il vero fattore critico (ovunque, ma in Italia di più) che potrebbe rallentare fortemente il successo degli ebook: gli autori (salvo le eccezioni ecc. ecc., ok) non capiscono niente di internet, e i loro agenti ancora meno, e sono i più conservatori di tutti, ovviamente contro i loro stessi interessi. A fronte della pubblicazione digitale si chiedono Ma poi non si passeranno le copie del mio libro? Ma poi io come faccio a controllare le vendite? ecc… E l’adozione del DRM è l’unico strumento che gli editori hanno per tappargli la bocca facendola corta, e pubblicare.
Prevedo dunque una prima fase in cui gli ebook saranno pubblicati con DRM, per poi liberarsene dopo un po’. Come diversamente si spiegherebbe, ad esempio, il contraddittorio comportamento proprio di Amazon, che poche settimane dopo la riuscita operazione di lancio del negozio di musica DRM-free lancia invece il suo Kindle Store con ebook tutti rigorosamente DRM-mati?
Vero che sono ancora cari, vero che sono a volte brutti (talmente brutto che ridà in bello avrebbe detto mia nonna di Kindle), vero che ci sono ancora pochi contenuti.
Ma vero anche e soprattutto che il cambio è ormai definitivo, e irreversibile: i device costeranno sempre di meno, saranno sempre più belli ed efficienti, e ci saranno sempre più contenuti disponibili ed accessibili a basso costo.
Quanto tempo ci vorrà perché tutto ciò cominci a diventare un business profittevole per chi decide di investirci del suo? Secondo me un anno, a partire da adesso: rimettete gli orologi, e vediamoci qui, tra un anno.
November 23rd, 2007 — Ebook Revolution, eBooks, Webismi
la questione del modello di business dei 4 device attualmente sul mercato è ‘una’ questione, ma non è ‘la’ questione
Ho iniziato a scrivere questo post ormai quattro volte, cancellando tutto e ricominciando da capo ogni volta, senza capire il perché. Adesso credo di averlo capito: la questione del modello di business dei 4 device attualmente sul mercato (ricordiamoli: Sony Portable Reader, iRex iLiad, Bookeen Cybook Gen3, Amazon Kindle) è ‘una’ questione, ma non è ‘la’ questione.
Si impone dunque per chiarezza un primo intervento, questo, sul modello di business adottato dalle suddette aziende. Ma si imporrà ancora di più un ulteriore intervento (sarà un’altra puntata, abbiate pazienza) sulla questione centrale, ovvero: come l’avvento dei lettori basati su eInk cambierà (se lo cambierà) o sta cambiando (se lo sta cambiando) il modello di business dell’intero mercato dell’editoria digitale?
Per ora dunque limitiamoci a qualche considerazione sulle scelte operate da Sony, Amazon, iRex e Bookeen.
Sony e Amazon tentano entrambi il metodo-iPod, ovvero compra il mio device, grazie al quale potrai comprare i contenuti (in questo caso i libri) protetti da DRM che poi potrai leggere sempre sul mio device. A sorpresa, per quanto mi riguarda, Amazon ha adottato questa politica in termini ancora più restrittivi di Sony, probabilmente pensando di poter fare leva sull’ampiezza dell’offerta di cui dispone in questo settore. Personalmente mi aspettavo, come afferma qui Gaspar Torriero, che Amazon scegliesse di sussidiare, fino a regalare, il device hardware, per avviare una massiccia operazione di vendita dei suoi ebook, sul modello di quanto insegnato dalle compagnie di telefonia mobile. E pensavo (ehm… sì, speravo) che potesse provocare così un generalizzato e immediato abbassamento dei prezzi anche degli altri ebook readers.
Non è stato così, ma la mia impressione è che alle spalle ci siano state (e forse ancora ci sono) parecchie discussioni e diversi pareri dentro casa Amazon. Nel 2005 Amazon compra la francese Mobipocket, formato assai diffuso tra gli ebook e in ulteriore espansione. Nel 2006 Amazon annuncia che sta lavorando a Kindle, che i suoi ebook saranno disponibili solo in Mobipocket e niente più .PDF o altri formati. In questi giorni esce Kindle e si scopre che gli ebook per Kindle (e solo per Kindle!) sono in .AWZ, in pratica un Mobipocket modificato per gestire i DRM (leggi: le proibizioni) di protezione del file.
Risultato: con Kindle puoi comprare e leggere solo gli ebook Amazon in formato .AWZ e i libri in formato Mobipocket libero, ma non puoi leggere né gli ebook in formato .PDF né (e questa mi sembra francamente paradossale!) gli ebook in formato Mobipocket protetto, quelli che tutti i lettori di ebook si sono fino ad oggi comprati da Mobipocket.com, ad esempio.
C’è di più: se non ho Kindle non posso comprare gli ebook in vendita su Amazon. Se ho Kindle e li compro non posso trasportarli su un altro device, neanche su PC, e posso leggerli solo su Kindle.
Insomma, ancora una volta, ha ragione Gaspar: così concepito Kindle è una – bellissima, intelligentissima, comodissima – estensione del negozio di Amazon. Diciamo che è come l’internet banking per il mio conto corrente: non ho più bisogno di andare in banca per gestire i miei soldi, posso farlo dal pc; nel nostro caso: non ho più bisogno di andare al pc per comprare e leggere i libri di Amazon, ma posso farlo direttamente da Kindle ovunque io mi trovi. E se di estensione del negozio si tratta, ciò fa pensare che il modello che aveva, almeno originariamente, alle spalle fosse proprio quello dell’hardware regalato (o quasi) con focus sulla vendita dei contenuti. Ma se è così, chi o che cosa potrebbe aver indotto Amazon a cambiare così radicalmente idea? Appuntiamoci questa domanda per considerazioni future…
Alla luce di quanto evidenziato fin qui possiamo forse sciogliere il dilemma: Kindle è o non è uno walled garden, un bel giardino ma chiuso? Va o non va, in parole povere, contro l’essenza della rete? Su questo credo abbia ragione Ludo (anch’egli intervistato su E-boom): la risposta più corretta è ni. Walled, chiuso, con mura perimetrali ben evidenti e solide, lo è senz’altro. Ma averne in rete di giardini murati così! Voglio dire, prima di arrivare alle mura che chiudono, ce n’è di spazio da percorrere in quel giardino! I contenuti disponibili, e quelli che si aggiungeranno, mettono a disposizione un’offerta che da sola, per quanto chiusa, è già maggiore di tutta quella liberamente e in maniera aperta attingibile – ad esempio – al di fuori di Kindle (per non parlare dell’Italia…): uno walled golden garden.
Al fine di un’analisi dei modelli di business, i gruppi da prendere in considerazione sono perciò tre:
- Sony Portable Reader e Amazon Kindle, gli walled garden
- Bookeen Cybook Gen3 + iRex iLiad e altri newcomers, leggono tutto quello che è possibile leggere (compresi i libri in Mobipocket protetto con DRM), modello open garden, o meglio ancora, modello prateria
- iRex iLiad come gruppo a sé in quanto il suo successo è legato ad altri impieghi e a mercati diversi rispetto al mercato della lettura di consumo, e dunque non è – a rigore – un competitor dei precedenti
Chi vince e chi perde? La risposta, ovviamente, alla prossima puntata!
November 23rd, 2007 — Ebook Revolution, eBooks, Radio Simplicissimus
L’uscita di Kindle, la discussione che sta provocando, i pareri di Gaspar Torriero e Ludovico Magnocavallo: questo e altro nella decima puntata di E-boom (il boom degli ebook). Come sempre, più di sempre, da non perdere!
November 22nd, 2007 — Antonio lo comprerebbe, Ebook Revolution, eBooks

[Dove si parla, a lungo e in maniera alquanto pesante e noiosa, di ebook readers e dintorni. Siete avvisati]
[UPDATE: the English version of the following post is available at Masternewmedia.org thanks to Robin Good]
E dunque il tanto atteso Kindle è infine arrivato. Dopo mesi di rumors e indiscrezioni, Jeff Bezos ha squarciato il velo e avviato la grancassa (organizzata niente male) per il lancio dell’ebook reading device basato su inchiostro elettronico di casa Amazon.
Sul device c’è in realtà abbastanza poco da dire: si sapeva già che avrebbe adottato la tecnologia eInk, al pari di Sony, iLiad e Cybook (gli unici dispositivi, con Kindle, oggi sul mercato: Kindle e Sony solo negli USA, iLiad e Cybook anche in Europa). Si sapeva già che a frenarne l’uscita era la necessità non tanto di mettere a punto l’hardware, quanto di chiudere gli accordi necessari con gli editori per avere da subito un bel pacchetto di ebook da vendere.
Quello che si sapeva meno, e ciò che la presentazione ufficiale ha finalmente reso noto, era semmai il modello di business scelto da Amazon. E a questo proposito confesso che le mie aspettative erano sbagliate.
Pensavo infatti che Bezos avrebbe puntato a sussidiare l’hardware per offrire in bundle un bel pacco di ebook, o un abbonamento al download degli stessi, o una scheda ricaribile per comprarli. Pensavo insomma che avrebbe seguito il modello in cui le compagnie telefoniche cellulari hanno fatto scuola: ti regalo (o giù di lì) il telefonino, in cambio mi firmi questo bel contrattino per tot anni.
Non è così. Amazon vende il suo Kindle a 400$, 50$ in più del Sony Portable Reader (stessa tecnologia di visualizzazione, stesse dimensioni dello schermo, a vantaggio di Kindle la connessione 3G per scaricare i libri Amazon direttamente col device senza passare dal pc; a vantaggio di Sony l’aspetto estetico del device).
Il modello è quindi il modello-iPod: ti compri questo hardware, con cui potrai connetterti a questo negozio, da cui potrai scaricare e leggere questi libri, i quali libri, per chiudere il cerchio, potrai leggere solo usando questo device.
Da notare che per far funzionare il meccanismo gli ebook di Amazon non saranno in normale Mobipocket (il formato della società francese che Amazon, in vista di questa operazione, acquisì già qualche anno fa), ma in un Mobipocket modificato per dar vita ad una Kindle Edition.
La situazione dell’offerta e della competizione sul mercato della lettura digitale si va perciò delineando, sia dal punto di vista delle caratteristiche e delle funzioni dei singoli device, sia dal punto di vista dei modelli di business perseguiti.
Dal punto di vista della caratteristiche tecniche, i quattro device di fatto disponibili sul mercato possono essere divisi in due gruppi, il primo dei quali è costituito da Sony Portable Reader, Cybook Gen3 e Kindle. Tutti e tre adottano la tecnologia eInk di base, con uno schermo di 6 pollici, una risoluzione 600×800 e 4 toni di grigio. Tutti e tre sono lettori puri, servono esclusivamente per leggere. Tutti e tre hanno prezzi simili (350$ per Sony, 400$ per Kindle, 350€ per Cybook, che diventano 339€ grazie a Simplicissimus solo in Italia). La differenza più rilevante semmai riguarda i formati letti: Kindle non legge PDF, Sony non legge Mobipocket, Cybook li legge tutti e due. Quanto al software, pare che Kindle abbia rilasciato il codice sorgente, consentendo così in linea teorica lo sviluppo di qualche applicazione da terze parti (ma cosa si può sviluppare lì sopra? Un viewer PDF? Mi piacerebbe avere pareri su questo); Cybook e Sony no, ma quelli di Cybook (esperienza diretta) sono molto disponibili, almeno in questa fase, nel raccogliere e accogliere suggerimenti e richieste (con Sony ovviamente manco a parlarne).
Il secondo gruppo… non è un gruppo, ed è costituito dal solo iLiad: per iLiad iRex ha scelto una strada tutta sua: sul brevetto di base della eInk ha costruito un dispositivo che va ben al di là della sola lettura. Il suo monitor è considerevolmente più grande degli altri, 8.1 pollici, e la risoluzione è di 768×1024. Con iLiad si può oltre che leggere anche scrivere, sia per annotare un documento (nei file pdf) che per prendere appunti, compilare schede ecc… Con iLiad si dispone inoltre di una vera e propria connessione wi-fi, in grado di connettere il device ad un server remoto o locale su protocollo IP. Infine il punto forse meno vendibile e visibile al momento, ma secondo me anche l’asset maggiore e più promettente di iLiad: il codice sorgente è pubblico, e si è già creata una community di sviluppatori che sta sfornando applicazioni di ogni genere (viewers, giochi, planners, browser…). Quando ho visto qualche giorno fa mio figlio scaricarsi la posta gmail sul suo iLiad grazie a Minimo, la superiorità di iLiad mi è diventata improvvisamente molto chiara. Naturalmente il tutto ha una contropartita nel prezzo: attualmente 650€ al pubblico (630€, grazie a Simplicissimus, solo in Italia).
Quanto al business model… ne parliamo alla prossima puntata
(Kindle, e compagnia bella – Continua…)