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Come va Simplicissimus Book Farm? Un po’ di grafici

Il mercato degli ebook è partito perfino in Italia, quello dei periodici digitali e dei più o meno enhanced books pure, e cominciamo ad avere un po’ di dati significativi da comparare per evidenziare dei trend.
In assenza di dati complessivi attendibili sul mercato italiano, metto a disposizione i dati di Simplicissimus. Anzi, facciamo così: da oggi in poi vi aggiornerò di tanto in tanto sui numeri di Simplicissimus.
Patti chiari e amicizia lunga, però: no, non vi darò le cifre assolute, inutile che le chiediate, provate a indovinarle voi, io non posso darvele. Vi darò però un indice significativo, ponendo a 100 il fatturato di Gennaio 2011, ok?
E no, la risposta è no anche per la domanda che avete adesso in testa: non vi darò più numeri se per caso il trend che abbiamo adesso dovesse inopinatamente cambiare, sono mica scemo! :D

Ecco allora i grafici che vi propinerò qui di seguito:

  1. Il fatturato di Ultima Books (vendita diretta ebook all’end-user) dei primi due mesi 2012, mensile e cumulativo, sul pari periodo 2011
  2. Il fatturato di STEALTHBooks (distribuzione ebook alle librerie online per conto degli editori), stessa logica
  3. Il fatturato di tutto gli altri nostri prodotti su cui sarebbe ancora difficile fare comparazioni più puntuali (Ultima Kiosk, Narcissus, BookMaker, apps, ecc…)
  4. Il fatturato totale di Simplicissimus Book Farm, sempre primi due mesi 2012, sempre sul pari periodo

Perché lo faccio? Perché mi pare bello condividere quel che sta accadendo ad una cosa che – nata nel 2006 e (soprav)vissuta in un contesto di letterale “assenza di mercato” – va finalmente trovando la sua strada. E anche perché mi piace mettere in piazza la mia mercanzia, se no che mercante sarei? E anche perché abbiamo deciso di avviare un Financing Round piuttosto ingente, per reclutare nuovi investitori che ci aiutino – a questo punto – a portare i nostri servizi di produzione, distribuzione e vendita di contenuti digitali editoriali anche fuori dall’Italia: se funzionano e sono convenienti in Italia, come sembra, lo saranno anche all’estero. E gli andamenti che vedrete qui sotto non potranno che giovarsene ulteriormente.

1. Ultima Books


2. STEALTHBooks


3. Tutto il resto


4. Il fatturato totale di Simplicissimus Book Farm


Al prossimo aggiornamento!

[PS chi fosse interessato ad avere maggiori informazioni sull'operazione di fund-raising in corso può mandare una riga di mail, qualificando il suo interesse, a investors@simplicissimus.it. Grazie!]

Giulio Blasi, MLOL, gli ebook, le biblioteche e il… “bullismo tomboliniano”!

Interessante intervento, e chiarificatore assai, di Giulio Blasi, patron di MLOL, che, al (presunto) riparo di un google-group per addetti ai lavori, ritiene di sintetizzare più o meno così la cosa: l’intervento di Tombolini sulle biblioteche (questo) è “bullismo tomboliniano“, magari il modello che lui propone è anche giusto ma lo fa solo “a chiacchiere“, e la verità è che siccome su STEALTH non sono capaci di portare gli editori in biblioteca, andremo all’attacco degli editori per “scavalcare” il loro distributore, così ottuso e poco aperto a questa grande (e “rivoluzionaria”, e “storica”, come si legge dai comunicati stampa) opportunità.

L’intervento (di raro quanto per me sorprendente livore) può ciascuno valutarlo da sé andando qui.

Voglio tranquillizzare Blasi, che evidentemente troppo preso dalle sue (sacrosante) esigenze di gestione del business day-by-day dimentica (oltre che un minimo di fair play, che non fa mai male) quel che da più di un anno vado ripetendo: non solo penso tutto il male possibile del modello Overdrive su cui (DRM o non-DRM, è un falso problema) tutti si stanno appiattendo. Non solo penso che un modello pay-per-rent sia più equo e onesto nei confronti delle biblioteche e degli editori (a proposito di “chiacchiere“, STEALTH, unica tra le piattaforme di distribuzione, è in grado già da un anno di gestire tecnicamente il “noleggio” o “prestito a tempo” degli ebook).
Ma c’è di più: credo che la questione stessa del prestito degli ebook, comunque impostata, sia una questione di retroguardia e del tutto secondaria rispetto ai veri cambiamenti in atto. Questione di cui parlerò, come sempre, nell’agorà della rete, qui, dal mio blog, tra oggi e domani, alla ricerca di un dibattito sulle cose (come mi pare già il mio primo intervento, seguito da altri, abbia positivamente provocato), e non di una, un po’ meschina, riduzione di tutto a piccole tattiche per chiudere un contrattino in più.

Sono certo che anche Blasi ne rimarrà confortato: proverò infatti a teorizzare di come, chi ha davvero a cuore le biblioteche, a ben altro debba invitarle e aiutarle a pensare, che non a “collezionare libri“, di carta o di bit che siano fatti. Lo anticipo qui sinteticamente, usando un’espressione che ho usato nel mio intervento al recente congresso dell’AIB: trasformare la biblioteca da luogo dei libri a luogo delle persone che leggono i libri, scommettendo tutto sul proprio radicamento territoriale e sul legame vitale con la comunità in cui insiste. Lasciando per parte mia campo libero, senza remora alcuna, a chi invece volesse continuare a vedere le biblioteche come facili (per quanto gracili) vacche dalle cui mammelle pubbliche, ahimé peraltro sempre più avvizzite, continuare a mungere purchessia.

Ebook e biblioteche, aridaje… Ecco la mia intemerata

Sento annunciare con grande pompa una novità di livello addirittura “mondiale“: BookRepublic fornirà a MLOL (a pagamento, non saprei di quanto) che a sua volta offrirà alle biblioteche (a pagamento, non saprei di quanto) gli ebook di alcuni editori. Ecco la novità, come da apposito comunicato stampa:

In base all’accordo le oltre 2.300 biblioteche italiane aderenti alla piattaforma MediaLibraryOnLine (MLOL) potranno dare in prestito ai propri utenti gli ebook contrassegnati con watermark (o Social DRM) distribuiti da Bookrepublic. Ed è proprio in questo particolare che sta la rivoluzione. Se la protezione “DRM Adobe” poneva limiti per gli utenti (di tempo e di supporti), il contrassegno chiamato “watermark” questi limiti non li ha più: ogni ebook indicherà al suo interno la biblioteca di origine del prestito e altri dati relativi all’utente e al download, rendendo così tracciabili eventuali usi impropri. Ogni utente accreditato avrà la possibilità di scaricare un ebook ogni 14 giorni. Scaricata la copia, il titolo rimarrà occupato per i 14 giorni successivi e sarà soltanto prenotabile da altri utenti (a meno che la biblioteca non ne abbia acquistate più copie).

La novità, pare di capire, è tutta e solo nel fatto di non fare uso della tecnologia DRM di Adobe. Pessima tecnologia, per inciso, ma l’unica ad oggi in grado di gestire, su un numero sufficiente di device, una limitazione che a me pare essenziale al concetto stesso di prestito: quella temporale, la durata. Senza durata predeterminata, senza un termine posto alla fruizione, di qualsiasi bene si stia parlando, non c’è né può esserci prestito. E chi si occupa di libri dovrebbe aver caro l’uso delle parole.
Forse però sono limitato io, e mi sfugge qualcosa: vi prego dunque, convincetemi del fatto che si possa ottenere un prestito senza limiti di tempo, e mi precipiterò subito in banca a chiederne uno.
La vera mistificazione (parola forte, mi rendo conto, ma è quella che ci vuole), però, è un’altra: si dà fiato alle trombe di una presunta (e fasulla) novità mondiale, nel momento in cui si pone in atto, confermandolo, il modello dominante ovunque, a partire dagli USA, di prestito degli ebook, totalmente insostenibile (e infatti negli USA sta ormai progressivamente crollando, con gli editori che si sfilano giorno dopo giorno). Modello che se poi viene applicato, come accade, alle biblioteche civiche, che spendono denari pubblici (cioè nostri) diviene a mio avviso addirittura moralmente inaccettabile.

Ho provato a spiegarlo mille volte, l’ho spiegato anche al Congresso Nazionale Bibliotecari, apparentemente non contestato e approvato da tutti, eppure niente, si continua su quella strada. OK, rispiego tutto per l’ennesima volta, seguitemi.

Ecco cosa succede oggi negli USA (prima tra tutti Overdrive), ed ecco cosa succede anche in MLOL, compresi i titoli di BookRepublic di cui all’annuncio odierno, compresi i titoli di Edigita, e comprese altre piattaforme come MLOL che si accingono a fornire ebook alle biblioteche:

  • L’editore, o il distributore che rappresenta più editori, o la piattaforma specializzata per le biblioteche che distribuisce i distributori (anche questa poi…), va alla biblioteca e gli dice “guarda quanti bei titoli ho in catalogo, ti piacerebbe averli disponibili come ebook da poter prestare?“.
  • Ma certo!“, risponde la biblioteca, che ovviamente cerca di fare il suo dovere, consistente (anche) nel disporre di libri da dare in prestito.
  • Bene, riprendono gli altri, ecco cosa devi fare: fai finta che siano come i libri di carta, dimmi quali titoli vuoi e quante copie di ciascun titolo vuoi, e mi paghi un prezzo per ogni copia. E già che ci siamo magari mi anticipi anche un tot di prezzo a prestito, facciamo tipo una ventina, che mi pagherai anche se mai nessuno chiederà quel titolo“.

Lo ripeto, vorrei fosse chiaro: stiamo parlando di denaro pubblico!
Ecco, tutto ciò è assurdo, secondo me. Fossi io il bibliotecario risponderei così:
Ma come signor distributore, tu metti a disposizione TUTTO il tuo catalogo, con TUTTI i tuoi titoli presso TUTTE le librerie online, da Amazon in giù, senza che questi debbano pagare nulla, e da me invece vuoi dei soldi subito? E perché mai? E poi per cosa? Per fare in modo che io biblioteca sia costretta, come nel mondo di carta, a fare l’indovino, rischiando sistematicamente di pagare per titoli che nessuno vorrà mai in prestito, o all’inverso non comprando copie sufficienti di libri che molti vorrebbero in prestito anche contemporaneamente? E dove sarebbero i vantaggi del digitale?“.

Ecco allora cosa bisognerebbe fare con le biblioteche:

  • i distributori integrano i loro sistemi con le biblioteche (o con le piattaforme che le rappresentano, ammesso che siano necessarie, e comincio ad avere forti dubbi), così come già fanno con le librerie online, consentendo alle biblioteche il pieno accesso e la piena disponibilità di un numero illimitato e concomitante di licenze su tutti i titoli disponibili
  • la biblioteca, così come la libreria online paga solo l’ebook che ha venduto nel momento in cui ha venduto, paga al distributore SOLO l’importo concordato per ogni prestito nel momento in cui fa il prestito.

Non è difficile, giusto? E consentirebbe una effettiva soluzione ai problemi di insostenibilità economica dell’assetto cartaceo. E taglierebbe tutti gli sprechi consistenti nello spreco di denaro pubblico per cose che nessuno chiederà mai. Ma nessuno lo fa. Anche voi, perdonatemi, amici bibliotecari: tutti lì a battermi le mani al vostro congresso, perché certo che dev’essere così, però poi tutti pronti ad accettare i diktat dei vari distributori e delle varie piattaforme, che vi impongono le loro condizioni, e a cui voi vi assumete la responsabilità di destinare, del tutto innecessariamente, denaro pubblico.
E tutti oggi a gridare urrà perché, udite udite, nientedimeno, l’utente può scaricarsi gratis ogni 14 giorni un ebook e quello manco gli si cancella dall’ereader (sottinteso: chi l’ebook invece se lo compra, evidentemente è scemo).

Ecco perché se con STEALTH ci muoveremo, distribuendo i nostri editori presso le biblioteche, sarà se e solo se qualcuno si deciderà a sposare il modello pay-per-rent, facendo pagare alle biblioteche civiche (coi soldi di tutti noi!) solo ed esclusivamente un importo (molto contenuto) per ogni singolo effettivo prestito che faranno. Così la biblioteca non dovrà spendere soldi (pubblici) per “comprare” ebook che nessuno chiederà mai in prestito, né si troverà a rifiutare il prestito di un titolo perché “non l’abbiamo comprato” o perché (ridicolo!) “è già in prestito” presso un altro utente.
Ma non basta: ci muoveremo così solo ed esclusivamente su un piano di parità. Per essere più chiari: finché le biblioteche daranno spazio alle modalità già attivate, per non fare nomi, da Edigita e da BookRepublic, pagando a costoro un tot a titolo di acquisto “a prescindere” (cosa che a nessuna libreria online con scopo di lucro Edigita e BookRepublic si sognano di chiedere!), e un tot di prestiti “a prescindere“, noi non renderemo disponibili i titoli degli editori da noi distribuiti. O li renderemo disponibili solo a quelle biblioteche che rifiuteranno l’altro modello, cominciando finalmente a far valere sul serio il loro ruolo di civica istituzione.

Ma non basta ancora, cari amici di BookRepublic e cari amici di MLOL: non ho bisogno di dimostrare a nessuno cosa penso io dei DRM di Adobe, ovvero tutto il male possibile. Sono cervellotici, fatti male, e fatti per non far leggere ebook alle persone normali. Lo scrivo dal 2005, quando molti di voi, sugli ebook, avevano idee ben diverse da quelle che per fortuna hanno oggi. Ciò detto però tollero ancora meno ormai la demagogia dei cosiddetti Social DRM spesa a vanvera a ogni pié sospinto: se mai ci decideremo a rendere disponibili, alle condizioni di cui sopra, gli ebook dei nostri editori per il prestito bibliotecario, ebbene quegli ebook (che vendiamo come è noto nella quasi totalità SENZA DRM) per il prestito bibliotecario saranno muniti di DRM a tempo (per ora di Adobe, sono gli unici disponibili, se ce ne saranno di migliori ben vengano) atti a limitare il tempo di fruizione del file alla durata effettiva del prestito. Senza di che non si capisce perché mai gli editori dovrebbero alimentare un canale di prestito accanto ad un canale di vendita vero e proprio.

AUGH! :D

Gli ebook in Italia avanti-Kindle e dopo-Kindle (a.K. e d.K.)

Per la serie io-continuo-a-darvi-dati-mentre-sono-ancora-lì-che-aspetto-di-essere-smentito-da-quelli-degli-altri-sempre-annunciati-ma-mai-rilasciati, voglio oggi condividere coi miei venticinque lettori una superficialissima analisi che ho fatto ieri, guidato da una domanda chiave: che impatto sta avendo l’arrivo di Kindle in Italia sul mercato degli ebook in generale e sulle performance degli ebook store pre-esistenti in particolare?

Prima domanda: qual è a due mesi dal suo lancio l’impatto di Kindle sul mercato italiano degli ebook?
Risposta: il mercato degli ebook sta procedendo al ritmo di un raddoppio rispetto alle vendite del pari periodo dell’anno precedente, al netto di Kindle.
Detto in altre parole: il mercato sta (più o meno) quadruplicando, e Kindle si sta avvicinando al 50% del mercato totale. Detto in altre parole ancora: quello che l’anno scorso (ebook a.K.) era 100 diventa 200, a cui si aggiungono altri 200 rappresentati da Kindle, sicché il mercato totale che l’anno scorso (a.K.) era 100 quest’anno (d.K.) è 400.
Come posso affermare tutto ciò? Ovvio: attraverso una generalizzazione indebita e arbitraria dei dati che posso rilevare da:

  1. le vendite STEALTH (la nostra piattaforma di distribuzione fornisce il 30% circa dei titoli a tutti gli store, Kindle incluso)
  2. le vendite di Ultima Books (la nostra libreria online vende tutti i titoli di tutti gli editori)

OK, questa era facile. Ora passiamo a quella difficile.

Seconda domanda: che cosa sta succedendo agli ebook store italiani dell’era a.K.?
Risposta: munitevi di santa pazienza e seguitemi. Per facilitarvi, vistodi solito leggete solo le figure, inserirò anche qualche grafico, che fa sempre la sua porca figura.
Come posso affermare quel che affermerò? Sempre attraverso una indebita e arbitraria generalizzazione delle performance dei singoli store rilevate dai dati di STEALTH, che li fornisce tutti.

Allora, primo passo, com’era il mondo (rectius: STEALTH) a.K., ovvero a Novembre 2011? Eccolo qua, vai col primo grafico:

Retailers' share on STEALTH Nov2011

Ovviamente non indicherò il nome dei singoli store, a parte il nostro Ultima Books: lascio a voi indovinare. La situazione a novembre 2011 a.K., vedeva uno store leader (lo Store2) con circa un quarto del mercato, e i primi 5 store a dividersi complessivamente l’80% del mercato.

Senonché il primo dicembre debutta Kindle, e l’ebook anche in Italia entra nell’era d.K. Che succede agli store?

Retailers' share on STEALTH Dec2011

BAM! A un mese dal lancio di Kindle, agli store esistenti si aggiunge un non-così-misterioso Store1, che si guadagna subito la fetta più grossa (il 29%) di un mercato assai più grosso di prima. Ma cosa accade agli altri?
Ovviamente tutti perdono quote, per far posto a Store1. Fin qui tutto ovvio e scontato. Ma le cose interessanti sono quelle che si cominciano a vedere col mese di gennaio 2012:

Retailers' share on STEALTH Jan2012

Store1 continua a incrementare la sua quota fino al 35%, e per farlo deve evidentemente comprimere quella altrui. Ma non succede a tutti: alcuni store continuano a perdere quote; altri, pur in presenza di uno Store1 in fortissima crescita, ne recuperano e crescono anche loro. Tra questi, per nostra fortuna, c’è anche Ultima Books :)

Interessante no?

[BONUS HINT: ipotizzando un valore per il mercato 2011, cosa che io, sempre arbitrariamente avevo azzardato qualche tempo fa, non sarà difficile abbinare alle percentuali i valori assoluti...]

BookMaker, il Print On Demand per gli editori

BookMaker logoOrmai non sono più visioni sul futuro, ma numeri che parlano chiaro: le vendite dei libri di carta sono in calo, e il ricorso alla stampa tipografica tradizionale è sempre più insostenibile. Per converso la stampa digitale (il motore del POD, Print On Demand) ha fatto passi da gigante, in termini di qualità e flessibilità, ed è una realtà in fortissima crescita. Una prova? Amazon sta investendo pesantemente anche nel POD.

Abbiamo deciso di farlo anche noi, e lo abbiamo fatto innanzitutto cercando il miglior partner, per qualità ed efficienza, specializzato nella stampa digitale. Lo abbiamo trovato negli amici di Logo srl. Insieme a loro abbiamo messo a punto un servizio di stampa professionale dedicato a tutti gli editori: BookMaker. Andateci e provate a farvi un preventivo. Chi lo ha già fatto ci dice che siamo più convenienti di CreateSpace (l’analogo servizio di Amazon, per capirci).

Ebook, che dite, avrò toppato alla grande?

Mi hanno appena inviato il ritaglio di Metro, quotidiano gratuito distribuito a Milano, dove c’è Marco Ferrario di Bookrepublic.it che dice i suoi, di numeri, sugli ebook in Italia nel 2011.
Io, i numeri, li avevo dati qualche giorno fa qui. Le differenze ci sono, e mica da poco!

Vediamo un po’:

  • Io parlo di 3,7milioni di Euro, Marco Ferrario dice che invece il mercato ebook 2011 in Italia è stato di “6-8 milioni di Euro”: si tiene un po’ largo (e magari io sono un po’ troppo precisino lavorando alla virgola, non so), ma comunque vede doppio rispetto a me.
  • Io parlo di 500mila ebook venduti, Marco Ferrario dice che invece sono “700-800 mila”: anche qui ampi margini di tolleranza, ma soprattutto, anche qui, secondo Ferrario siamo quasi al doppio rispetto a quel che vedo io.

Come stanno realmente le cose? Immagino che i numeri di Ferrario siano tratti dalla ricerca che lui stesso presenterà insieme ad A.T. Kearney il 2 febbraio prossimo. E allora mi chiedo: serve davvero una “autorevole società di ricerche di mercato” per fornire dati che si tengono un margine di oscillazione di 2milioni su 6 (30%), o di 100mila su 700mila (15%)? Mah, resto scettico, e resto in compagnia dei miei dati empirici, meno roboanti, ma a me pare più veri: l’ebook, e chi ci lavora, non ha bisogno di imbellettarsi per adescare clienti, vengono e verranno sempre più, da soli. E imbellettare i dati è sempre, secondo me, un segno di debolezza.

E adesso Marco, a te: sbugiardami per favore, te ne prego, che se se ne vendono di più anche da subito sono più felice anch’io :)

Ebook, ecco cosa sta succedendo in Italia

Ecco cosa sta succedendo in Italia riguardo agli ebook, almeno a giudicare dal mio personale (e interessatissimo) punto di osservazione, salvo errori ed omissioni :)

[AVVERTENZA: sto per dare i numeri, chi ritenesse di usarli (foss'anche solo per deriderli) è pregato di citarne la fonte, non vorrei mai che alcuno fosse coinvolto in valutazioni che, lo ripeto, sono esclusivamente mie.]

Straight to the point, senza troppi giri di parole:

  1. Le vendite di ebook in Italia hanno totalizzato in tutto il 2011 circa 3,7 milioni di Euro, centomila euro più centomila euro meno. Ovvero meno dello 0,3% del mercato totale dei libri trade (fiction e non-fiction). Per circa 500mila ebook venduti nel corso dell’anno. Circa 1400 di media al giorno. Poco o tanto? Tanto, fidatevi: l’argine è rotto, entro il 2015 gli ebook rappresenteranno anche in Italia almeno il 20% del mercato. E dico almeno.
  2. Fino al 30 novembre 2011 Ibs guidava incontrastata la classifica delle librerie che vendono più ebook, anche se tallonata abbastanza da vicino da Feltrinelli, in rimonta. Diciamo che Ibs pesava probabilmente, fino a quella data, almeno il 40% delle vendite ebook totali.
  3. Dal 1 dicembre 2011 non è più così: nel mese di dicembre, al suo primo mese di attività, il Kindle Store di Amazon ha raggiunto e superato le vendite di Ibs.it, praticamente facendo aumentare, in un solo colpo, del 50% il mercato totale degli ebook. Vuol dire che nel 2012 il mercato degli ebook varrà all’incirca il quadruplo del 2011. E forse di più, se gli editori si decideranno ad a) aumentare drasticamente i titoli disponibili; b) abbassare i prezzi sotto la soglia massima dei 7 euro.
  4. Apple non è ancora partita come si deve con iBooks, ma lo sta facendo già in queste prime settimane del 2012, e c’è da attendersi che questo comporti una ulteriore accelerazione per il mercato: un canale in più, e molto importante, per gli ebook standard, e un canale in più, e che canale, per gli enhanced books da produrre col nuovo tool di authoring di Apple, rilasciato due settimane fa, iBooks Author: questo apre il campo a interi settori (illustrati, reference, guide, scuola) che finora, a causa delle limitazioni dell’EPUB, non avevano potuto aggiungersi all’offerta ebook.
  5. Stesso ragionamento vale per il lancio di Kindle Fire anche in Italia, che avverrà probabilmente già in primavera.
  6. La nostra piattaforma di distribuzione STEALTH ha distribuito (all’incirca) il 30% degli ebook venduti in volume (numero di download) e il 20% circa in valore (fatturato: i libri distribuiti da STEALTH costano mediamente molto meno di quelli distribuiti dalle altre piattaforme).
  7. Feltrinelli ha condotto, e sta conducendo (disclosure: col nostro supporto) un esperimento molto interessante di integrazione hardware-ebookstore con l’ultimo modello di ebook reader della francese Bookeen, il Cybook Odyssey Feltrinelli Edition, dal touch finalmente molto performante.
  8. Stesso esperimento stiamo conducendo direttamente anche noi, col Cybook Odyssey Ultima Books Edition.
  9. Ultima Books, la nostra libreria online, ha avuto un’impennata decisa a partire da ottobre 2011, anzi, per la precisione dal 30 settembre 2011, data in cui abbiamo pubblicato online la nuova versione con gli scaffali personalizzabili ecc… Probabilmente è ora, all’incirca, la quarta o quinta libreria online, ed è in rimonta :)
  10. Narcissus sta crescendo: gli ebook autopubblicati con Narcissus (e in vendita in tutti gli store, compreso il Kindle Store) vendono complessivamente quanto un “medio editore”.

Cosa faremo noi di qui in avanti?

  • STEALTH si espanderà all’estero: distribuirà editori stranieri, e venderà quelli italiani in mercati stranieri. Insomma, come usa dire, sarà una piattaforma di distribuzione globale, in competizione con le altre piattaforme globali alla Overdrive, o alla Ingram, per capirci.
  • Ultima Books avrà presto in vendita nello store italiano titoli in altre lingue. E aprirà progressivamente bottega in altri paesi.
  • Narcissus diventerà globale anche lui: una piattaforma di self-publishing multicanale su scala globale, come si merita.
  • Ci mettiamo a fare anche gli editori, con alcune collane tematiche, affidate ciascuna alle cure di un amico esperto. La prima a debuttare, in febbraio, sarà la collana Viaggio d’inverno, diretta da Alessandro Zignani. Altre ne seguiranno. Per vedere se e come si può fare l’editore in maniera diversa ai tempi della rete. Anche per capire meglio i loro problemi quando li abbiamo come clienti.
  • E altre cosette che non sto a dirvi qui :)

[PS Qui parlo di ebook, e quindi trascuro del tutto la situazione del mercato, e le nostre attività, relativamente a quotidiani, riviste, enhanced books. E scuola, settore in cui sta per cominciare il terremoto, estote parati! Magari ne parliamo un'altra volta.]

Ciccio, il libraio del futuro (DRM Tutorial)

Così si fa il libraio ai tempi della rete. E lo dico contro i miei interessi (c’è il caso che mi chieda un aumento di stipendio…). Grande Ciccio, bravissimo, the way to go.

[LEGENDA: Francesco Saverio aka Ciccio Rigoli è il libraio di UltimaBooks.it. Andate a fargli i complimenti qui, se volete.]

Regala Odissey! (se devi spammare, fallo seriamente, e io lo faccio)

Cybook Odissey Ultima Books Edition

La schermata iniziale del Cybook Odissey, Ultima Books Edition

E così non sai che fare per Natale. Non sai cosa regalarti e/o cosa regalare.
Facile:

  1. Vai su UltimaBooks.it e ordina il nuovissimo Cybook Odissey Ultima Books Edition
  2. Aspetta che ti arrivi (un paio di giorni, tre al massimo)
  3. Accendilo e inserisci i dati della tua rete wifi
  4. Aggiorna il software alla prima accensione, come ti viene richiesto dal dispositivo
  5. Inserisci il tuo Adobe ID, per poter leggere anche gli ebook protetti con DRM
  6. Tocca lo spazio “Ultima Books” sulla schermata iniziale del tuo Cybook Odissey (vedi foto in alto) per entrare direttamente da lì nella tua libreria preferita
  7. Compra gli ebook che vuoi, scaricali e leggili quando vuoi
  8. Fai lo stesso ogni volta che viene in mente un libro da cercare, purché ci sia una wifi nei paraggi

Bello no?

Ah, e non starmi a dire “eh, ma vuoi mettere Kindle!“, perché, sappilo:

  1. Il nuovissimo Cybook Odissey costa un po’ di più (129 contro 99) ma è migliore del Kindle (il touch è più veloce, lo schermo è uguale uguale)
  2. Ultima Books, la libreria a cui puoi accedere dal Cybook Odissey, ha tutti gli ebook disponibili in italiano, tanti quanti Kindle, anzi, un po’ di più

Ultima Books, la rivoluzione è compiuta (o quasi…)

Ultima Books custom mobile shelves

L’avevo annunciato qua, avevo detto che ci sarebbero volute un paio di settimane, e invece ci sono voluti un paio di mesi, evabbè, si sa, la rivoluzione non è una cena di gala ecc… ma finalmente ci siamo!

Il risultato però secondo me è semplicemente strepitoso.
Ma andiamo con ordine.

Da che mondo è mondo, se vai in un negozio la mercanzia che vedi è quella che il bottegaio ha preparato per te: la vetrina, gli scaffali alle pareti, quelli sul retro del bancone, la merce piazzata vicino alla cassa, a volte, vedi autogrill, i percorsi obbligati perché tu veda esattamente quelle cose in quella sequenza, se no non te ne puoi andare.

L’ecommerce, nonostante i progressi, non si è mai di molto allontanato da quella impostazione. Certo, nessuno può obbligarmi online a percorrere tutti gli scaffali prima di andarmene, se ci provi, voilà, un clic e via, sono già in un altro sito, in un’altra bottega. Epperò tutti, ma dico tutti, ma dico proprio TUTTI!, compresi i Sacri Numi dell’Ecommerce (da Amazon a Ebay a tutti gli altri) si adeguano alla regola per cui il commercio, ai tempi della rete (al contrario della comunicazione e dell’informazione), è ancora incredibilmente push: voglio spingere quel prodotto, perciò te lo sparo in vetrina; quel produttore mi paga un contributo, perciò lo metto in primo piano; quell’editore fa una promozione, perciò i suoi libri vanno in homepage; voglio spingere quell’autore, e quindi te lo metto nella newsletter, ecc…

Non vedo eccezione alcuna, andate a guardare, e poi tornate qua (rimaniamo ai libri, ma la cosa può essere estesa a tutte le merceologie): Amazon.it, ibs.it, LaFeltrinelli.it, Bol.it, Bookrepublic.it, …

Fatto? Visto? Tutti fanno la stessa cosa: spingere spingere spingere.

Noi no. Noi con Ultima Books da oggi no, non più. Andateci, e poi tornate qua, non senza averci giocato un po’: UltimaBooks.it.

Fatto? Visto? Strepitoso no?

Certo, se arrivo lì che non ci sono mai andato e nessuno mi conosce, il libraio mi fa vedere qualcosa, quello che lui pensa possa essere interessante, soprattutto per lui, ma… cavoli, la prima cosa che fa è che mi dà le chiavi della sua bottega, mi fa mettere le mani sulla vetrina, e sugli scaffali! Posso aprirli e chiuderli a piacimento, posso crearne di nuovi, posso spostarli su e giù come mi pare! E se mi registro, la volta successiva mi riconosce e quando torno su UltimaBooks.it non troverò più (solo) le proposte del libraio, ma anche e soprattutto i miei scaffali, una vera e propria libreria permanente personale, che mi farà trovare automaticamente aggiornato il mio personalissimo scaffale, con tutte le novità su quell’argomento, su quella categoria, su quella chiave di ricerca personalissima che volevo tenere d’occhio (un autore, un luogo, il titolo della mia tesi di laurea, …). WOW! Mai visto prima!

Ecco perché la rivoluzione è compiuta: un piccolo passo per UltimaBooks, un enorme passo per il commercio intero. Il potere non è più in mano al venditore, ma al compratore; e se il venditore vuole vendere dovrà affidarsi al compratore, ai suoi gusti e alle sue scelte, alle sue curiosità e ai suoi stimoli, e mettergli a disposizione il sistema migliore e più piacevole di soddisfarli.

Allora perché quel quasi nel titolo di questo post? Cosa manca ancora alla rivoluzione del commercio perché, grazie all’ecommerce, possa dirsi compiuta e all’altezza dell’era digitale?

Ovvio: manca ancora la possibilità di condividere e scambiarsi gli scaffali personali. Sarà il nostro terzo passo. Spero entro febbraio 2012. Da quel momento i nostri amici bibliofili potranno non solo aprire e chiudere, spostare, creare ed eliminare scaffali, con scelte che restano persistenti ad ogni nuova visita in libreria. Potranno anche decidere se e quali scaffali personali mettere in condivisione, per suggerirli ai loro amici o a tutti indistintamente, e ci sarà una classifica degli scaffali più utili e gettonati, e per creare la mia libreria ideale personale potrò attingere a tutti gli scaffali condivisi dagli utenti che lo vorranno.

Io, per me, lo trovo un percorso affascinante, tanto che sarebbe un peccato tenercelo solo per noi. Per questo, compiuto anche il terzo passo, metteremo la tecnologia che rende possibile tutto questo a disposizione di tutti: di tutti i nostri colleghi librai online, ma anche di tutti i nostri colleghi mercanti online. E quando l’ecommerce avrà compiuto questo passo, chissà, magari ci verrà in mente di fare qualcosa di simile anche nel commercio offline, nelle botteghe “fisiche”, non è mica impossibile…