Curriculum Vitae

Attenzione: questo curriculum è in realtà un pretesto per raccontare a me stesso tutta la mia vita. Per questo sarà lunghissimo e, credo, noiosissimo per i più. Se, leggendolo, a qualcuno venisse voglia di fare qualcosa con me, o di usarmi in qualche modo, può mandarmi due righe.

Sono nato il 4 aprile 1960, in Via Trieste 3 a Loreto, alle 7.30 del mattino di un lunedi: giusto in tempo per andare a lavorare. Sono nato a casa, e non in ospedale: a quel tempo usava ancora, e andò bene, a quanto pare. Appena conquistato l’uso della ragione, mi ritrovavo già circondato di fratelli: i miei primi ricordi ne prevedono tre. Poi sono diventati sei. Li elenco in ordine di età: Antonio (io), Daniele, Ester, Elena, Massimo, Fabiola, Paolo.

Nell’autunno del 1965 mi iscrivono all’asilo delle suore. All’ora di pranzo, in mensa, arrivavano anche quelli delle annesse scuole elementari. Incuriosito dai loro elegantissimi grembiuli neri e fiocchi bianchi, un pomeriggio mi infilo di nascosto tra le fila della prima elementare che – finito il pranzo – rientrava in classe. Una volta in classe la maestra, grande donna, invece di rimproverarmi scoppia a ridere e mi tiene lì. La faccio breve: va a finire che mi adottano e frequento la prima elementare con un anno di anticipo.

A scuola vado subito bene, e mi guadagno la stima e la riconoscenza dei compagni prestandomi volentieri, e anzi con orgoglio, a far copiare i compiti e anche a correggere quelli altrui. Cosa che non ho smesso di fare per tutta la mia carriera scolastica. C’è una sola materia che preoccupa i miei, e che resterà il mio cruccio perenne: la condotta. Vado straordinariamente bene in tutto, ma rimedio costantemente brutti voti in condotta.

Gran bei tempi, allora: una scuola divertente, e 3mesi3 di mare a Porto Recanati. Passo alla scuola media: la musica non cambia. Vado benissimo in tutte le materie, tranne che in condotta.
In seconda media, traviato dall’eccessivo ascolto dei telegiornali (siamo nel 1972), organizzo il primo sciopero totale degli studenti: volevano cambiarci a metà dell’anno l’insegnante di lettere. La preside e i professori, increduli, assistono per 3 giorni alla presenza urlante di 2-300 mocciosi nel piazzale sottostante, con tanto di slogan, anche non elegantissimi: non era colpa nostra se la nuova insegnante si chiamava Panzavuota. Al terzo giorno escono perfino articoli sui giornali locali, e la preside si decide a negoziare con noi. Io sono alla guida della delegazione studentesca. Quando la preside lo scopre (“ma come, proprio tu, Antonio, così bravo!“) mi piazza un tiro mancino: telefona a mio padre, cui naturalmente mi ero ben guardato dal raccontare le mie gesta. Il seguito lo immaginate già. Ah, per correttezza di cronaca: la nuova professoressa, la signora Panzavuota, fu senz’altro una delle migliori insegnanti che io abbia mai avuto, molto meglio della precedente che il nostro sciopero voleva “difendere”.

Frequento fin dall’infanzia l’oratorio parrocchiale e il campetto di Via Trieste. Gioco a calcio, facendo il portiere. Finisco le scuole medie con un bel “ottimo” agli esami, cosa che tacita le ire paterne per il mio rendimento in condotta.

Mi iscrivo al Liceo Scientifico di Osimo. E’ il 1974. Una vitaccia: all’epoca il collegamento migliore, in pullman, prevedeva la partenza da Loreto alle 6.45 del mattino, e quindi sveglia alle 6 in punto. Così per cinque lunghi anni, tutti i giorni: mi ritengo un eroe. La mia classe non è un granché: non li ho mai amati. Mi trovavo meglio con quelli dell’altra sezione, che arrivavano a scuola come me in pullman da Castelfidardo. In quegli anni – come capita a tutti – accadono un sacco di cose: mi innamoro di Patrizia (che sposerò poi nel 1987, dopo 10 anni di fidanzamento); frequento i gruppi ACR (Azione Cattolica Ragazzi), su cui riverso la mia “voglia di impegno”; continuo ad andare molto bene a scuola e – questa è la novità – comincio a studiare sul serio. Anna Ricci, straordinaria docente di lettere oggi in pensione, mi fa innamorare della grammatica e della poesia (e, udite udite, mi dà 10 in condotta perché amava i tipi vivaci! WOW!). E un’altra meravigliosa professoressa (di cui non ricordo il nome, e me ne vergogno: ricordo solo che è nata ad Ascoli Satriano) mi fa innamorare della filosofia, assegnandomi come primo compito un commento alla Vita di Galileo di Brecht.

Arrivo all’esame di maturità, 1978, portando (come si diceva all’epoca) filosofia e fisica (su Antonio Gramsci la tesina di filosofia, sulla appena comparsa teoria dei buchi neri quella di fisica). Tutto ok, supero l’esame con 60/60. Per un paio di settimane dopo l’esame continuo a studiare per fare l’esame di ammissione alla Normale di Pisa (il sito va una volta su tre UPDATE 05/12/2008: un’amica che alla Normale ci lavora mi fa osservare che – ehm – il sito adesso funziona, l’informazione precedente in effetti risaliva al 2000…), dove avrei voluto frequentare il corso di laurea in Informatica. Ma l’attrazione del mare è troppo forte, e mollo tutto.

Così mi ritrovo iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata (sito penoso, con tanto di flash e bella collegiale in homepage… UPDATE 10/04/2010: anche questo sito adesso è un po’ meglio, vivaddio). Vado bene anche lì, anzi benissimo. Alla fine di maggio del 1981 (a metà del terzo anno) avevo già dato ventuno esami su ventisei, e nel libretto avevo ventuno 30/30, gran parte dei quali con la lode. Nel frattempo continuavo a darmi da fare con l’Azione Cattolica.

Dino Boffo, oggi direttore del quotidiano Avvenire [UPDATE 10/04/2010: beh, oggi non lo è più, come tutti sanno…] e all’epoca Segretario Generale dell’Azione Cattolica Italiana, mi propone di andare a Roma, a guidare uno dei tre settori dell’associazione, quello dei Ragazzi (ACR). E’ così che nel giugno 1981 mi trasferisco a Roma, dove resterò fino al gennaio 1986, con la carica elettiva di Responsabile Nazionale dell’ACR e come tale Vicepresidente nazionale dell’associazione. A quell’epoca Presidente nazionale era Alberto Monticone, oggi senatore della repubblica (un bel tomo, ve lo raccomando), mentre Responsabile del settore adulti, e vicepresidente come me, era Rosy Bindi, oggi Deputato della Repubblica. Non mi piacque nessuno dei due. [Segue nota aggiunta l’8 giugno 2005:] Ma vi dirò che sto grandemente rivalutando Rosy Bindi, e con le ultime uscite televisive mi sta perfino simpatica. Per lo meno, nella vicenda dei referendum sulla legge 40, ha mantenuto il coraggio di prendere una sua posizione autonoma. Coraggio che Monticone non ha: due giorni dopo aver annunciato che sarebbe andato a votare, me lo sono ritrovato tra i fondatori del Comitato per l’astensione, mah… [Ulteriore nota del 10/04/2010]: su Rosy Bindi mi ero di nuovo illuso, resta una tipa molto furba ma assai poco intelligente, secondo me.

A Roma vivevo nella stanza di un palazzo all’inizio della via Aurelia, vicino a Piazza San Pietro, e avevo il mio ufficio nel palazzone di Via della Conciliazione 1. Una meraviglia, la città intendo: in quegli anni ho imparato ad amare anche i romani, il popolo più cinico del mondo, costretto a tanto cinismo per autodifesa, e capace di volgerlo in una forma di umorismo quotidiano straordinaria. E mi sono innamorato della città, di Roma, senza dubbio la città più bella del mondo. E’ a Roma che vivo le emozioni dei mondiali di Spagna, con l’Italia campione del mondo: è il 1982.

In quegli anni mi do da fare un casino. E l’ACR conquista sempre maggior peso all’interno dell’associazione. Un’associazione dalla storia gloriosa, l’Azione Cattolica, ma già allora ridotta (anche se non volevo crederci) a trampolino di lancio per la carriera para-giornalistica in RAI o, in alternativa, per quella politica nella Democrazia Cristiana (Rosy Bindi fu l’ultima a fare in tempo a salire sul carro). A me non fregava niente né dell’una né dell’altra, e anzi mi misi a osteggiare (appoggiato dalla “base”, come spesso avviene) tale modo di fare che uccideva l’associazione e la asserviva a malcelati scopi tutt’altro che ideali. Fu così che mi guadagnai le ire di quasi tutti gli altri dirigenti. In compenso ebbi l’opportunità di incontrare e conoscere più volte, e privatamente, Giovanni Paolo II: un grande uomo che negli anni successivi la Curia romana e la CEI hanno ridotto al silenzio e all’insignificanza.

Obiettore di coscienza all’uso delle armi, come usava dire allora, negli anni romani svolgo il servizio civile sostitutivo di quello militare presso l’Associazione Carcere e Comunità, di don Germano Greganti. Alcune scene rilevanti: io che scrivo lettere d’amore per conto di un carcerato alla sua amata (immaginaria, naturalmente); uno dei carcerati sniffa, la suora (tale suor Gervasia) lo vede e gli chiede Marco, cos’è quella cosa lì? E lui serafico Prova suora, te apre er respiro, se fa ccosì… e la suora si fa una bella sniffata pure lei; scoppia una rissa tra due carcerati, io cerco di dividerli rimediandoci un paio di calci al posto giusto, ma per fortuna arriva un altro collega obiettore nonviolento che – munito di spranga di ferro – inizia a correre dietro a uno dei due belligeranti urlandogli appresso Fermete che t’ammazzo, te vojo ammazzà!

A gennaio del 1986 torno a casa. Ero partito cinque anni prima con soli cinque esami da fare. Ritornavo cinque anni dopo con ancora tre esami da fare, e la tesi. In realtà già cinque anni prima sapevo che avrei fatto una tesi di laurea in filosofia del diritto su Martin Heidegger, di cui nel frattempo mi ero innamorato, e per il quale avevo anche studiato per essere in grado di leggere in tedesco. E in effetti così avviene: in nove mesi completo gli ultimi tre esami e la tesi di laurea su “Diritto e tempo in Martin Heidegger“, un malloppone di 600 pagine che abbiamo letto in due: il relatore della mia tesi e me. Peccato, perché ci sono cose lì dentro che risolvono aspetti su cui il pensiero su Heidegger è ancora incagliato. Chissà, magari un giorno riesco a metterla online [Edit 26 giugno 2012] Ci sono riuscito, la tesi è online: per ora come sola scansione, spero di poterne cavare un ebook ben fatto. Discuto la tesi nel novembre 1986, presentandomi con ventisei esami sostenuti tra i quali due 28/30 e un 27/30. 30/30, e diverse lodi qua e là, per tutti gli altri. La soddisfazione più grande è stata sentire il relatore, professor Pierfranco Ventura, esordire dicendo “Questa tesi è una delle punte più avanzate negli studi e nella interpretazione del pensiero di Martin Heidegger, e meriterebbe di essere discussa non qui, ma a Tübingen“. Mi laureo in Giurisprudenza il 5 novembre 1986 con 110/110 e lode.

Era ora di sposare Patrizia. Fidanzati fin dal 1977: per certe cose arriva un momento in cui o si decide, o si rovina tutto, e non mi andava di rovinare tutto. Con un problema: non avevo la più pallida idea di quali sarebbero state le mie entrate, una cosa di cui non mi ero mai preoccupato. Fare l’avvocato? Già, per cominciare a portare a casa un po’ di soldi dopo tre-quattro anni di “pratica”. E nel frattempo? Mi metto a fare il venditore di fondi di investimento e polizze vita con Programma Italia spa, la società appena creata, all’epoca, da Ennio Doris (oggi presidente di Banca Mediolanum) e Silvio Berlusconi. Imparo cosa significa vendere “porta a porta”. E imparo anche il potere dell’ipocrisia: nessuno dei miei colleghi voleva chiamarsi “venditore”, e sarebbe rabbrividito alla sola idea di fare quel mestiere: chi era “consulente globale”, chi “consulente finanziario”, chi “finance advisor”… duro poco anche lì. Mi promettono un avanzamento di carriera al raggiungimento di un certo risultato. Lo raggiungo, niente avanzamento: via.

A forza di fare selezioni a destra e a manca, incappo in Poltrona Frau (non linko il sito, è ancora oggi – aprile 2010 – inguardabile e inusabile), famosa e bellissima azienda marchigiana: è il 1987, vengo assunto e per due anni guadagno due lire. Ma imparo un sacco di cose. Lascio Poltrona Frau nel 1990 per guadagnare un po’ di più (ne avevo bisogno, avevo già due figli e un mutuo sulla casa!) in un’azienda piccola, di Tolentino, che faceva lo stesso mestiere di Poltrona Frau: Valdichienti.

Stabiliamo un patto: al raggiungimento di una certa soglia di fatturato, diventerò dirigente. Dopo due anni raggiungo il risultato. Ma il padrone cambia idea (un vizio ricorrente, ho notato, nei padroni). Litigo, e lascio l’azienda. E’ il 1993.

Nel frattempo un ex collega di Poltrona Frau stava litigando anche lui. Ci troviamo, e costituiamo insieme una società di progettazione e ingegnerizzazione di prodotti per l’arredamento. Cerco un nome per la società, e lo trovo: Link srl. Di internet – almeno in Italia – non si parlava ancora, ma evidentemente era destino 🙂

Dopo due anni lascio Link al mio socio – che si becca la commessa per la realizzazione degli arredi della nuova sede del Parlamento Europeo a Strasburgo – e raggiungo una piccola ma divertente azienda di produzione di antenne. Nata con la produzione di antenne per autoradio, l’azienda, Dynaflex, si sta spostando (prima in Italia) sulla produzione di antenne per telefonia mobile, che in quegli anni (siamo nel 1995) comincia ad affermarsi. Passo lì altri due anni di grandi soddisfazioni, trattando con clienti di tutta Europa, girando come un matto, e facendo del marchio aziendale un leader riconosciuto nel settore specifico. Indovinate come andò a finire? Non fate lo sforzo, ve lo dico io: andò a finire che avrei dovuto ricevere, a un certo punto, una piccola quota delle azioni aziendali. Ma il padrone, anche stavolta, cambiò idea. Era il giugno 1997, e me ne andavo.

Avevo incontrato internet, nel frattempo, e me ne ero appassionato. Non del “mezzo”, ché internet non è un mezzo, ma del luogo, perché internet è un luogo, un posto che prima non c’era, dove puoi incontrare persone che prima non avresti potuto incontrare, e fare cose che prima non avresti potuto fare. Appassionato com’ero di gastronomia, mi misi in testa di creare un sito-bottega, per vendere i prodotti che io avrei selezionato in giro per l’Italia. Lavoro all’idea per un anno e mezzo, coinvolgendo Paolo, l’ultimo dei miei fratelli, e Lorenzo Giuggiolini, un mio amico d’infanzia.

A febbraio 1998 nasce Esperya snc, e a settembre il sito, Esperya.com, è online. Va subito bene, e viene notato da esperti e giornalisti. Non cercavamo nessuno, ma ci cercano loro: nel luglio 1999 firmiamo un accordo con Kataweb spa, attraverso il quale cediamo il 70% di Esperya in cambio di un po’ di soldi (ho scoperto dopo che ne chiedemmo pochissimi, rispetto a quello che andava di moda allora…) e della possibilità di gestire una cosa più grande e più importante.

E’ stata un’esperienza bellissima. Ma è finita anche questa: l’8 aprile 2002 scopro che il 4 aprile, giorno del mio 42mo compleanno, qualcuno aveva pensato bene di licenziarmi. Adesso sto mettendo in piedi una piazza, Antoniotombolini.com, dove ci saranno tante bancarelle: vendere con la bancarella in piazza, questa è la vera essenza dell’ecommerce, secondo me. [UPDATE 10/04/2010: ormai la mia bancarella l’ho trovata, ed è una bancarella di libri, elettronici naturalmente, e si chiama Simplicissimus Book Farm].

Data storica: il 12 settembre 2003 nasce Matilde. Stefano ha ormai 15 anni e Caterina 13. L’arrivo di Matilde rivoluziona letteralmente, e felicemente, gli assetti familiari.

[Aggiornamento marzo 2005] La piazza diventa un villaggio, e il progetto si chiama Vyta.com. [Aggiornamento settembre 2005] Vyta.com non decolla: il socio di maggioranza (Retail Group spa) ha deciso che con Vyta si fanno più soldi a vendere coca cola e patatine fritte alla stazione, e le nostre strade si dividono.

Settembre 2005. Sto lavorando alla creazione della Divisione Web della San Lorenzo di Imperia. Nonché alla creazione della Simplicissimus Blog Farm. Travolto dalla campagna referendaria per l’abrogazione della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita, ho ripreso a fare politica, da radicale. Con un amico, Andrea Vecoli, ho fondato, il 28 agosto 2005, un’associazione politica telematica: Lievito Riformatore.

[Aggiornamento dicembre 2006] Lavoro: va avanti molto bene il lavoro su San-lorenzo.com, e credo che il 2007 segnerà per il sito un salto di qualità (e quantità) significativo. In quest’ultimo anno sono riuscito a litigare sia con Pannella che con Capezzone (che adesso per la verità stanno litigando, e di brutto, tra di loro), perché – unico dei membri della Direzione Nazionale di Radicali Italiani – mi sono opposto come potevo a quell’aborto politico che si chiama Rosa nel Pugno, peraltro già in piena fase di sfascio. In questi giorni sto tentando con alcuni amici di Lievito Riformatoredi organizzare un seminario sul linguaggio nella e della politica (credo che per cambiare le cose occorra anche – e forse soprattutto – un cambiamento del linguaggio).
Nel giugno scorso ho costituito con alcuni amici, in forma di società a responsabilità limitata, una casa editrice, la Simplicissimus Book Farm, intravvedendo nella nuova tecnologia di visualizzazione resa possibile da E Ink, e nei lettori dedicati da essa derivati, un probabile rilancio, finalmente significativo, degli ebook e dell’editoria elettronica.
Nel frattempo Stefano si è guadagnato la maturità classica con 100/100 e si è iscritto a Medicina a Bologna: pare che da grande voglia fare il neurologo, almeno così dice per ora. Caterina fa il quarto anno del Liceo Scientifico, e Matilde ha cominciato a frequentare, di gran gusto (anche se a prezzo di frequenti raffreddori e bronchiti) la scuola materna, alla bella età di anni 3.

[Aggiornamento ottobre 2007] Accidenti, continuano a succederne di cose! Lavoro: San Lorenzo avanti tutta, stiamo crescendo in Italia e stiamo investendo molto su Inghilterra e Germania. Per queste aree ho assunto a lavorare con me Sara Maternini e Matthias Metze, really good guys. Nel gennaio 2007 la mia Simplicissimus Book Farm ha siglato l’accordo di distribuzione per l’Italia di iLiad, la Ferrari degli ebook reading (and writing!) devices, e le cose stanno andando molto bene. Mentre scrivo siamo in fase di trattative finali con la francese Bookeen, per ottenere la distribuzione per l’Italia anche del Cybook Gen3. Insomma, pare che i miei sospetti sul fatto che i dispositivi basati su inchiostro elettronico avrebbero sbloccato il mercato della lettura e scrittura digitale non fossero poi così sbagliati. Siccome però a me non bastano mai, mi sono messo a fare anche il cuoco: davvero! Nei fine settimana, il venerdì e il sabato sera, divento Chef de Cuisine nel ristorantino dell’enoteca che nel luglio scorso mia moglie Patrizia ha aperto con sua sorella Fabiola: l’Enoteca Sorelle Dalpiano. Veniteci a trovare!

[Aggiornamento aprile 2010]. Lavoro: la Simplicissimus Book Farm va per ora a gonfie vele. L’intuizione su cui è nata nella mia testa cinque anni fa si sta dimostrando azzeccata (per me lo era fin dall’inizio ovviamente, hehe), e ormai gli ebook sono il tema del giorno nell’editoria: siamo ormai in dieci a lavorarci! Famiglia: Stefano, dopo il primo anno a Medicina e qualche trenta, ha scoperto che tollera male le scene cruente, e si è iscritto a Economia ad Ancona, dove è ormai al terzo anno. Caterina è alla SOAS di Londra a studiare Cinese, e da settembre prossimo sarà per un anno a Pechino. Matilde ha iniziato la scuola: fa la prima elementare, e ha già imparato a leggere e scrivere. Patrizia lavora alla contabilità di Simplicissimus. E il sottoscritto, giusto qualche giorno fa, il giorno di Pasqua, per essere precisi, ha compiuto 50 anni, festeggiandoli così.

[Aggiornamento giugno 2012]. Lavoro: la Simplicissimus Book Farm continua ad andare bene, ora però vorrei cominciare ad avere un po’ di mercato all’estero, questo è il mio nuovo obiettivo. E a questo scopo mi sono messo a fare una cosa che non ho mai fatto, che temevo molto, e che invece mi sta entusiasmando: il fundraising, ovvero la ricerca di nuovi investitori istituzionali (fondi, venture capital, ecc…). Vediamo come va. Famiglia: Stefano ha terminato la laurea triennale in economia l’anno scorso (con 100/100), ora sta facendo il biennio di laurea magistrale, che dovrebbe conseguire nel 2013. Caterina è sempre alla SOAS di Londra a studiare Cinese, ha concluso il terzo anno (di quattro) ed è fluent in Mandarin. Matilde ha completato la terza elementare, ed è sempre di più il sole di tutta la nostra famigliola. Ma c’è un membro in più in famiglia: si chiama Monella, ed è un cane, uno straordinario Bobtail di 15 mesi che ha ancora una volta trasformato la nostra vita. Patrizia (mia moglie) era terrorizzata dai cani, da sempre, e ora è tutta un’effusione con la sua Monella, cui dedica cure e attenzioni da vera mamma. Monella ripaga tutti noi con una dedizione e un affetto inattesi: è buona, brava e affabile con tutti, cani e umani, un vero esempio di vita, lo dico senza alcuna esagerazione. Le cronache fotografiche delle nostre avventure con Monella le trovate, ovviamente, nella Monelliade. Quest’anno, esattamente il 29 agosto, ricorrerà il 25mo anniversario del nostro matrimonio, e abbiamo deciso quale sarà il modo più appropriato di festeggiarlo: pedalare! In compagnia di Matilde e Monella faremo la Passau – Vienna in bici ai primi di settembre.

[Aggiornamento luglio 2014] Lavoro: no, non sono poi così male neanche a fare fundraising. A dicembre 2012 abbiamo perfezionato il contratto di investimento con cui uno dei principali VC funds italiani, Principia SGR, è entrata nel capitale di Simplicissimus Book Farm, con un investimento di 2,5M di Euro. Ora il team comprende colleghi dalla Polonia, Turchia, Cile, Spagna, Messico, US, Germania, oltre che Italia ovviamente. Il business continua a crescere ad un ritmo di parecchio superiore al raddoppio anno su anno, anche se non è ancora profittevole: per raggiungere il break even, ed un livello di profittabilità a quel punto molto interessante perché, come si dice, altamente scalabile, avremo bisogno di arrivare a fine 2015. Considerando però che nel frattempo, il 1 giugno scorso, SBF ha compiuto 8 anni, non resta così tanto 🙂 Famiglia: ricordate quella pedalata sul Danubio che era in programma a settembre 2012 per festeggiare il 25mo anniversario di matrimonio con Patrizia? Niente da fare: mio padre, Paolino, è morto l’11 settembre 2012, e nell’ultimo periodo mi sono alternato coi miei fratelli ad assisterlo. Aveva 79 anni pieni di un sacco di roba, che prima o poi qualcuno dovrà pur raccontare, chissà. Un anno fa, a giugno 2013, Caterina (24 anni) ha completato la sua laurea in Cinese alla SOAS di Londra, e dal settembre scorso lavora a Shanghai per Yoox China. Stefano (26) ha completato la laurea magistrale in Economia e Statistica, e ha fatto un primo stage in Unicredit come “data scientist”: masticare numeri sembra essere la sua specialità e anche la sua passione 🙂 Matilde (10 anni) ha finito la quinta elementare, e non vede l’ora di capire come sono fatte le scuole medie. Matilde e gioia di vivere sono sinonimi, per lei stessa e per tutti noi 🙂 La cosa vale anche per Monella, il bobtail più buffo che si sia mai visto sulla faccia della terra. Ormai è uno di noi, anche nel senso che ci capiamo con lei come tra di noi spesso senza neanche parlarci, con un cenno, un minimo gesto. È sempre con noi, anche adesso, qui in ufficio, dietro la mia scrivania. Ma anche al mare a fare il bagno, o in giro in qualsiasi posto. E per finire la cosa più importante: Patrizia riesce ancora a vivere la sua vita con me, e questo è per me il più bel regalo di tutti.

[Aggiornamento luglio 2016] Lavoro: Simplicissimus Book Farm ha compiuto 10 anni, e per festeggiare… abbiamo cambiato nome 🙂 Ora l’azienda si chiama “StreetLib“. Gli amici americani, che abbiamo cominciato finalmente ad avere come clienti, troveranno più facile pronunciarlo, e io ho cercato un nome che sapesse di hip hop, perché me ne sono convinto: se non sai niente di hip hop, se non sei almeno un po’ dentro l’hip hop, di questi tempi, non puoi combinare nulla in nessun campo, neanche nel business. A proposito di America: abbiamo appena costituito la società operativa per il mercato americano, StreetLib USA, Inc., vediamo cosa siamo capaci di fare là, dove c’è il mercato più grande e più avanzato dell’editoria digitale. Caterina, che di anni adesso ne ha quasi 26, ha lasciato Yoox China a fine 2015, è tornata in Italia, e adesso lavora a Firenze per un altro ecommerce di abbigliamento, Luisaviaroma.com, di cui gestisce il mercato cinese. Stefano è ancora lì che impara in continuazione cose nuove: ha imparato perfettamente il francese in tre mesi, per dire, e l’ha deciso quando ancora non si parlava di Brexit :D. Matilde ha quasi 13 anni, e farà la terza media, e ha il sorriso più contagioso dell’emisfero boreale. Monella, che ha 5 anni, è diventato un cane saggio, senza smettere di essere buffo per farci sorridere quando serve (e serve assai!). Ah, quel tour in bicicletta sul Danubio che non avevamo potuto fare nel 2014, l’abbiamo fatto l’anno scorso, in agosto: è stato bellissimo, e se riusciamo ne facciamo un altro anche quest’anno. L’equipaggio, tre bici e un carrello per cane, è composto da Patrizia, Matilde, Monella e me. Abbiamo fatto quasi 400km in 6 giorni, senza affanni. Aprile scorso, a Pasqua, per non arrugginirci del tutto, abbiamo fatto, sempre in bici, la Spoleto-Assisi, sempre noi con in più Stefano e un paio di amici. Niente da dire: viaggiare in bici è la giusta velocità per me: più veloce (auto, treno, aereo) e ti perdi quel che c’è tra la partenza e la mèta; più lento (camminare a piedi) e ti perdi il senso del partire e dell’arrivare, fai troppo poca strada (tranne certi amici di nome Fabio Brivio che conosco io, camminatori che levati, stanno facendo la Roma-Gerusalemme in questi giorni…). Patrizia negli ultimi due anni è ringiovanita di dieci anni, e noi stiamo sempre insieme. Di cannonate, di varia natura, sparate addosso ne abbiamo avute: ma niente, non ci spostano, siamo sempre lì che non ci scolliamo uno dall’altra, e ci regaliamo ancora il piacere di litigare insieme.

Mi dicono che in un curriculum bisogna mettere quello che uno sa fare. Vediamo un po’:

  • so leggere parlare e scrivere molto bene in Italiano
  • so leggere parlare e scrivere bene in Inglese e Francese
  • so leggere e parlicchiare (ho perso allenamento) in Tedesco
  • so leggere ascoltare e parlicchiare in Spagnolo
  • so usare il computer. Ci so fare tutto, anzi, ormai è il computer a usare me
  • so cos’è internet, e so come si sta in internet
  • so vendere
  • so pensare
  • so viaggiare
  • so cucinare
  • so parlare in pubblico, anzi, mi dicono che:
  • so parlare molto bene in pubblico, per speech, conferenze, seminari, lezioni, trasmissioni radio e TV & affini
  • [Aggiornamento marzo 2005] So leggere poesie, e adoro farlo
  • so scrivere molto bene brevi articoli e lunghi saggi, forse anche racconti
  • so lavorare come una bestia da soma, se necessario
  • so rimanere in ozio senza limiti di tempo, se possibile
  • so conquistare la fiducia di chi si rivolge a me con cuore aperto e sincero
  • so combattere chi si rivolge a me con cuore cattivo e doppio
  • so giocare a scacchi
  • so capire se un vino o un alimento è buono o cattivo, e lo so anche raccontare, e so spiegarne il perché
  • so parlare coi bambini sotto i due anni (quelli che non sanno ancora parlare), e anche coi cani
  • so parlare con le opere d’arte (anzi, capisco che sono vere opere d’arte proprio perché comincio a parlarci)
  • [Aggiornamento marzo 2005] so correre un’ora al giorno recuperando per correre di nuovo il giorno dopo
  • [Aggiornamento aprile 2010] so anche smettere di fare sport, tornare a pesare 90 kg dopo essere riuscito ad arrivare due anni fa a 79. E so fare buoni propositi di rimettermi in riga quest’anno.
  • [Aggiornamento giugno 2012] e invece nel frattempo mi sono invaghito della bicicletta. Faccio un bel po’ di kilometri con la mia specialissima, e uso quotidianamente la mia bici granturismo. Ero tornato a pesare – ehm… – 98 kg! Ripresa la bici, ora sono a quota 90. I buoni propositi mirano sempre a 79. Entro quando però non saprei 🙂
  • [Aggiornamento giugno 2016] e niente, ero sceso sotto i 90, ma sono tornato ai miei 95, uff.

Vi dico anche quello che non so fare:

  • non so eccellere in nessuno sport fisico, [Aggiornamento marzo 2005] anche se dal maggio 2003 ho ripreso a fare sport intensamente (corsa e bodybuilding) e ci ho preso molto gusto
  • non so rimanere inchiodato a compiti di routine, ma di tanto in tanto lo faccio e mi rilassa
  • non so dire sì quando penso no, e viceversa, in nessuna circostanza e nei confronti di nessuno
  • non so rinunciare mai alla libertà di pensare e di dire ciò che penso
  • non so ancora darmi ragione dell’unico vero problema di tutti noi: che di sicuro ci tocca morire

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Una risposta a “Curriculum Vitae”

  1. Ho letto cosa hai scritto. Mi sei molto simpatico. Vorrei parlare con Te al telefono. Ho fatto dei libri, il primo dei quali si chiama “Aprite le Orecchiette” e che è il miglior libro sulla Salute che sia mai stato scritto sulla Salute da che esiste l’umanità. La conferma l’ho avuta quasi subito in due maniere:
    1. Il Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto dei Tumori di Milano se n’è acquistati 200 copie per farlo “girare” nei Corsi che promuove all’interno della sua struttura. Non era mai successo prima che avessero acquistato qualcosa “da fuori”;;
    2. E’ il libro più RUBATO alla libreria Feltrinelli di Bari;
    3. ecc. ecc

    Se vai su “Internet” e clicchi il mio nome puoi trovare un po’ di “roba”, anche su Youtube.

    Sono il presidente dell’Associazione di Promozione Sociale LaSaluteMeLaMangio e sono capo di un progetto che mira (e ci riuscirà) a cambiare in meglio (per chi vorrà) la Salute degli Italiani.
    Normalmente non scrivo tanto, perché a scrivere sono pigro, ma mi sei simpatico e l’ho fatto. Se contraccambi “a pelle” questa simpatia, chiamami quando vuoi. Buona Vita…
    pino africano 340 4004 431

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