Ecco cosa è il mercato per me. Non c’è ancora in rete, e per questo stiamo lanciando StreetLib.com

Market Stall
(photo credits Burrard-Lucas Photography)

Risparmiatevi un sacco di soldi in corsi e convegni 3.0, e leggetevi questa cosa, che scrissi nel luglio 2002 (una tredicina di anni fa), in cui si spiega cos’è il mercato secondo me. E in cui si spiega il perché di tutto quello che da sempre faccio. E in cui si spiega perché Simplicissimus Book Farm ha creato la prima piattaforma di Ecommerce Ambulante: StreetLib.com (andateci, per ora non funziona niente, ma potete lasciare lì un indirizzo email per ricevere aggiornamenti, funzionerà molto presto). Allora, ecco la mia idea di ecommerce (minor edit version), e di mercato:

Il fruttivendolo ambulante qui da me, a Loreto, viene tutti i venerdi, quando c’è il mercato. Da una vita.
Non fa mailing preventivo per stimolare la domanda. Non targettizza il suo mercato secondo criteri psico-socio-demografici. Non si rivolge a me dicendomi Gentile Cliente, o Cara Amica, caro Amico.
Naturalmente si guarda bene dal fare spot alla televisione, o dall’insozzare tutti i muri della città con manifesti. O dall’appiccicarli su appositi pannelli tirati su davanti ai più bei palazzi della mia città. E non mi manda sms a tradimento. Né tenta di fidelizzarmi.
Non mi vende uno stile di vita con le sue cipolle.
Se le mele che ho comprato la settimana prima non erano buone come al solito (o anche soltanto se secondo me non erano buone come al solito) mi ridà i soldi, o altra frutta in cambio.
Se però capisce che io sono uno stronzo che ci marcia, non mi dà ragione solo perché sono un cliente, ma mi manda affanculo che tutti sentano, dicendomi di non farmi vedere più.

Il mio fruttivendolo non mi fa rispondere a sondaggi idioti.
Non fa ricerche di mercato: la sua vita è una ricerca di sul e col mercato.
Non ha una mission. Non gli interessa niente del posizionamento strategico.

Non ha nessuna privacy policy: mi vende cipolle da una vita, e non mi ha mai chiesto che mestiere faccio. Non mi ha mai chiesto quanti anni ho. Non mi ha mai chiesto il mio titolo di studio. Non mi ha mai chiesto se sono sposato. Non mi ha mai chiesto se ho figli. Non mi ha mai chiesto quanto cazzo guadagno. Non mi ha mai chiesto che macchina ho. Non mi ha mai chiesto se viaggio o non viaggio. Non mi ha mai chiesto il permesso per usare i miei dati ai sensi della legge sulla praivasi. Ma sa che, perdio!, se si dimentica di mettere da parte per me quelle melanzane che ha solo due volte all’anno, mi incazzo come una bestia e non ci vado più per tre mesi.

A me il marketing non piace. Anzi, diciamolo meglio: io odio il marketing. Come tutti voi, del resto, quando non siete al lavoro e dovete far finta che vi interessa, e che vi piace, mentendo anche a voi stessi.
A me piace di più il mercante appassionato di qualcosa che va a cercare, che compra, e che poi porta in piazza raccontando a tutti le meraviglie di ciò che ha trovato.

Il marketing corrisponde alla struttura intrinsecamente invasiva della società di massa: produzione di massa, comunicazione di massa, consumi di massa.
E come ogni realtà invasiva, è tendenzialmente violenta.
Il linguaggio è sempre un buon rivelatore. A me non piace il linguaggio del marketing.

Mi piace invece il linguaggio diretto e autentico, che va al cuore delle cose.
Mi piace la parola ‘venditore‘, mi piace la parola ‘compratore‘, mi piace la parola ‘commerciante‘, mi piace la parola ‘cliente‘, mi piace la parola ‘bottega‘, mi piace la parola ‘bottegaio‘, mi piace la parola ‘bancarella‘, mi piace la parola ‘ambulante‘, mi piace la parola ‘mercato‘, mi piace la parola ‘soldi‘, mi piace la parola ‘sconto‘ quando sono compratore, non mi piace quando sono venditore.
Mi piace la parola ‘prezzo‘, mi piace la parola ‘grazie!‘.

Il mio fruttivendolo ambulante non sa neanche cosa sia la concorrenza. Gli ambulanti che hanno la bancarella attaccata alla sua e vendono le sue stesse cose sono i suoi migliori amici.

Che strano mercato, eh?

Enjoy StreetLib. Cominceremo a usarlo per vendere e far vendere a chi vuole ebook. Ma è una piattaforma di ecommerce ambulante. Chi volesse usarla per vendere e far vendere altri prodotti, mi faccia un fischio.

[PS Avevo promesso al dream-team di sviluppo di Simplicissimus, con in testa il capo-progetto di StreetLib Michele, che non avremmo lanciato pubblicamente StreetLib prima del 1 aprile. Ovviamente, ragazzi, si trattava di un pesce: scusate 😀]

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21 risposte a “Ecco cosa è il mercato per me. Non c’è ancora in rete, e per questo stiamo lanciando StreetLib.com”

  1. Allora, dire che ho capito è troppo, ma visto che sei tu mi fido e mi registro. Ecco.

  2. Lo sai com’è il mercante, lele, a volte fa così: ti propone una cosa che non hai mai visto né assaggiato, e ti dice “provala, fidati”. Proprio come tra te e me adesso 🙂 E grazie per la fiducia!

  3. Sempre pagata puntualmente, e non finisce qui… se ho un problema, un dubbio, per esempio ho cambiato sede legale, Pamela me lo ha prontamente risolto (e non è tenuta a farlo), amministrazione impeccabile mai vista prima, i soldi mi arrivano sul conto senza nemmeno che me ne accorga (rarissimo in Italia) e sempre precisi.
    Così lo stesso vale per il resto del team: Francesco, Luigi, Lucia tutti consigli che mi hanno dato, le spiegazioni sempre velocissime, tutti di una gentilezza ed efficienza mai vista prima prima. Se devo fare una lamentela, ma non è una lamentela piuttosto una richiesta, è sulla pubblicità dei libri , vorrei che tutte e mille le case editrici potessero a turno mettere un loro libro nella home del vostro sito in modo che tutti abbiamo a turno una visibilità. Aspetto la distribuzione in cartaceo bellissima notizia…

  4. Scusate l’intrusione, ma visto che il blog è pubblico, posso consigliare di togliere tutta questa discussione? Non credo possa interessare a molti editori. La mail di Stefania per 16 euro è, a mio modesto avviso fuori luogo, si accusa in questo modo se la gente non ti paga, non se c’è stato un malinteso, anche durato anni. E d’altro canto non si mettono fuori dei dati di vendita privati, anche se è vero che era l’unico modo, per dimostrare pubblicamente l’onestà di Simplicissimus (26mila ero pagati in confronto a 16 euro non pagati è evidente che si tratti di un errore umano senza dolo) .
    Gli editori comunque sanno che Simplicissimus è una delle poche realtà che paga puntualmente e ha uno staff molto qualificato.
    Io consiglio, visto che la “pace” è stata fatta, di toglier tutto, stona nel blog, preferiamo le belle notizie! anche perché a noi arrivano le mail di Ciccio che ci esorta a leggere il blog di Tombolini per saperne di più sulla nuova iniziativa. Poi è un consiglio, ma credo convenga a tutti… Invece un piccolo commento mi viene lecito, complimenti Stefania per le vendite! Un ottimo traguardo che dimostra che anche le piccole case editrici ce la possono fare! Ci da speranza! buon week end e tornando al discorso iniziale… non vedo l’ora di vedere realizzato Streetlib,

  5. Simona ha ragione, per questo raccolgo il suo invito e procedo a cancellare tutto il carteggio, scusandomi con tutti i non direttamente interessati. Grazie Simona. Pace fatta Stefania.

  6. Ciao, sono veramente curiosa, mi piacerebbe avere più informazioni e mi registro : ) A presto.

  7. Felice di averti lanciato un amo (in forma di letterina), tredici anni fa…

  8. mi sono appena iscritto pure io ^_^

    Quello che non ho ben capito è la differenza rispetto a una tradizionale affiliazione come può essere con amazon o bookrepublic… anzi forse l’ho capito (il potenziale cliente non accede al sito esterno, giusto?), ma c’è dell’altro, vero?

    L’idea della bancarella virtuale a me piace moltissimo!

  9. l’ambulante è l’origine del marketing . Il tuo fruttivendolo sa tutto di Te perfino se hai l’amante . L’ ambulante affascina perchè non usa schemi,procedure o tabelle usa la sua intuizione, la sua libera intelligenza senza schemi che adatta ad ogni circostanza addiritura ad ogni umore, Lui quando ti avvicini alla bancarella basta uno sguardo per sapere se è una giornata no o se è positiva ed elabora in tempo reale l’approccio da usare e la frutta da offrirti. Per l’ambulante non esiste target esiste ogni uomo diverso anche se con lo stesso target

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