Mondadori, Ultima Books, e il problema della crescita degli ebook

NIente Mondadori su Ultima Books

A questo punto mi tocca dire qualcosa riguardo ad una vicenda che, almeno tra gli addetti ai lavori e agli appassionati di ebook in Italia, sta sollevando un discreto clamore. Partiamo dalla fredda cronaca, come dicevano i giornalisti di un tempo: il 20 dicembre scorso ricevo al mio indirizzo un messaggio email molto formale, e del tutto anonimo, da parte della Direzione Generale Libri Trade:

Da: Direzione Trade
Data: venerdì 20 dicembre 2013
Oggetto: distribuzione di ebook del catalogo Gruppo Mondadori presso il vostro store

La presente per informarvi che a partire dal 1/01/2014 si intenderanno definitivamente cessati i contratti tra le società del Gruppo Mondadori e Simplicissimus Book Farm Srl, stipulati in data 1° febbraio 2011 e successivamente rinnovati fino al 31/12/2013, riguardanti la distribuzione dei cataloghi ebook delle seguenti case editrici:

Edizioni Mondadori
Giulio Einaudi Editore
Sperling & Kupfer
Piemme
Harlequin
Electa Mondadori

Cordiali saluti,
Direzione Generale Libri Trade
Mondadori

In sostanza, con questo messaggio ci viene comunicato che a partire dal 1 gennaio 2014 non possiamo più vendere i libri editi dal Gruppo Mondadori su Ultima Books, la libreria online di Simplicissimus Book Farm. Il tutto senza alcun preavviso e senza alcuna spiegazione successiva, com’è ovviamente nel diritto dell’editore (anche se gli usi commerciali a cui io sono abituato sono ben diversi: la formalizzazione di un rapporto, o della chiusura di un rapporto, arrivano sempre dopo una trattativa, un dialogo, delle spiegazioni. Ma tant’è, io sono un vecchio mercante ed evidentemente non usa più fare così). A fronte di questa improvvisa comunicazione da parte nostra abbiamo ritenuto di fare la cosa più giusta astenendoci da ogni commento, e limitandoci a rendere nota la cosa, come era necessario fare nei confronti dei nostri clienti.

Il tutto sarebbe finito lì, e questo mio intervento non avrebbe visto la luce, se non fosse che lo stesso Gruppo Mondadori che ritiene di non dover dare preavvisi o spiegazioni al suo cliente (tanto da ricorrere ad una mail anonima inviata a ridosso del Natale) ritiene invece, e impegnando in prima persona con nome e cognome (Sandra Furlan) il Responsabile Sviluppo Digital Libri Trade, di dover dare spiegazioni e chiarimenti al primo giornalista a cui viene in mente di far loro un colpo di telefono. Poco ortodosso, per il vecchio mercante di cui sopra, ma di nuovo, tant’è: ora c’è una spiegazione in qualche modo ufficiale, e mi tocca rispondere. Perché in effetti i chiarimenti forniti da Sandra Furlan sono molti, e molto interessanti.
Prima notizia, nel corso dei prossimi mesi Mondadori chiuderà i rapporti con altre realtà, piccole e grandi:

Non c’è alcun problema personale, né con Ultima Books, né con altre realtà, grandi e piccole, con cui chiuderemo i rapporti nei prossimi mesi.

Dunque la dimensione del business non è tra i motivi di chiusura. Lo è invece il tasso di crescita, precisa Furlan:

Se una realtà, grande o piccola che sia, cresce meno, per noi è preferibile concentrarci su altri portali, italiani e non.

Il criterio dunque sembra essere stato il seguente: cara Ultima Books, magari fai un discreto fatturato, (le vendite nette di titoli Mondadori nel corso del 2013 sono state di diverse decine di migliaia di euro, in effetti), ma non mi sei cresciuta abbastanza, quindi basta. Preferisco magari qualcuno che mi fattura meno, ma cresce più velocemente.

Curioso criterio, ma ciascuno a casa sua si regola come vuole, ci mancherebbe altro. Il tema è piuttosto un altro: se le cose stanno come dice Furlan, non dovrebbe passare molto tempo per assistere alla chiusura di tutti gli ebook store italiani. Ponevo il problema quasi un anno fa, ad aprile 2013. Facendo notare come fosse evidente la progressiva concentrazione della vendita di ebook nelle mani dei global players alla Amazon-Google-Apple-Kobo, concludevo già allora:
Sbaglio se dico che i retailer di ebook italiani (e non solo i cosiddetti indipendenti alla Ultima Books o alla Bookrepublic, ma anche quelli dipendenti da grandi gruppi, come Media World, IBS, Feltrinelli) hanno un grosso problema?
Sbaglio se dico che in una situazione in cui gli ebook vengono sempre più comprati, come è ovvio, nello store che l’utente trova già preinstallato sul lettore ebook, o sullo smartphone, o sul tablet che ha comprato, il problema non è risolvibile e il mercato se lo divideranno sempre più i Big Guys (che già oggi hanno una quota di mercato dell’80%)?
E infine (e soprattutto) sbaglio se dico che questo segnala la necessità (e l’opportunità) di individuare creativamente nuove strade e nuovi canali per la promozione degli ebook, che non siano quelli della velleitaria, e in fondo anche un po’ ridicola, competizione contro i Big Guys? In altre parole: siamo proprio sicuri che un ebook debba/possa essere comprato solo in un ebook store a questo dedicato?

Noi, per parte nostra, stiamo già lavorando creativamente a due o tre progetti di vendita ebook in modalità diversa da quella tradizionale, di cui presto daremo notizia. Prendo atto del fatto che il Gruppo Mondadori invece ritiene di risolvere i suoi problemi (suoi, giacché contrariamente a quanto affermava Cavallero non più di un mese fa, il calo del digitale riguarda solo casa Mondadori, e non il mercato) chiudendo canali, come il nostro, che in ogni caso hanno generato, nel corso dell’anno, qualche decina di migliaia di euro. Vorrà dire che avremo così l’opportunità di fare un nuovo esperimento su questo mercato così effervescente e imprevedibile: può sopravvivere una libreria senza vendere i libri dei marchi Mondadori? Chissà, magari nel digitale si potrebbe scoprire che sì, è possibile perfino questo! A voi la risposta.

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12 risposte a “Mondadori, Ultima Books, e il problema della crescita degli ebook”

  1. Da piccolo editore (Lettere Animate), che sta puntando la sua attività principalmente sul digitale, rimango basito dinanzi alla poca conoscenza del mercato digitale, e del suo potenziale, da parte di questi grandi gruppi. Commercialmente non ha senso perdere dei “venditori”, che vendono i tuoi prodotti e comunque ti portano soldi in cassa, mai vista una cosa del genere. Lo stesso ragionamento allora andrebbe applicatao alla piccola libreria fisica di paese che ti vende 30 libri all’anno e non 4000 come la grossa libreria di Milano. Ma lì non viene fatto questo ragionamento perché l’ignoranza e la lentezza delle “grandi menti” italiane preferisce stampare e non vendere 100mila libri invece di avere tanti store on-line che non ti chiedono soldi ma ti creano fatturato. Vogliono imitare Amazon? Ma Amazon è molto di più di quello che loro credono. La cosa ridicola è che pagano delle persone per pensare a queste idee “geniali” invece di pagare persone per pensare : Come posso vendere più ebook? Che, a dirla tutta, sarebbe interesse anche dello Stato visto che l’iva è al 22%… e qui mi fermo. 🙂

  2. io non mi aspetto più che gli editori investano creativamente nel digitale e il mantenimento dell’IVA al 22%, nonostante i soliti piagnistei e promesse di rito, lo dimostra. Credo che il loro ragionamento sia più o meno questo: i big guys -amazon in primis- sono leader di mercato digitale e noi editori italiani non abbiamo nessun interesse a favorirli con l’abbassamento dell’iva. e già che ci siamo, cerchiamo di far fuori chi è nativo digitale (ultima books). la realtà è che digitale o cartaceo non c’è differenza: manca la progettualità.

  3. Penso che il Gruppo Mondadori, e mi dispiace soprattutto per Einaudi, stia proprio sbagliando tutto: non ci si taglia una fetta di mercato, per quanto piccola possa essere.
    Che d’altra parte il Gruppo Mondadori non abbia capito cosa significhi e significherà il digitale, in tutti i suoi aspetti, lo ha dimostrato la polemica di tempo fa sul blog di Urania sulla richiesta di disponibilità dei numeri della rivista anche in formato elettronico: sembrava di parlare tra sordi, ma alla fine, e per fortuna, la cosa si è risolta nell’interesse dei lettori (vedi aprile 2013 EBOOK, IL PUNTO DELLA SITUAZIONE).
    Che un editore rinunci a quote di vendita per tagliare fuori un distributore sembra veramente fuori di senso (a meno che qualcuno di Ultima Book non abbia sputato in un occhio a qualcuno di Mondadori!) e la cosa sembra tanto sciocca da apparire … politica.
    Temo però che le cose siano solo legate all’insipienza di una classe dirigente che nel paese, e quindi non mi meraviglia se anche in Mondadori, viene presa dalla furia di semplificazioni commerciali autodistruttive: la sig.ra Sandra Furlan, citata prima da Tombolini e comunque probabilmente solo una portavoce di decisioni altrui, afferma che Mondadori vuole “controllare la distribuzione”, confondendo quindi il mestiere dell’editore con quello, appunto, del distributore.
    Credendo che tutto ciò che è digitale sia anche facile (il computer lo sanno usare anche i bambini), ritengono che basti aggregare un produttore di hardware, il furbo Kobo, e due programmatori per fare quello che, con tanto successo, sta facendo Amazon.
    Dimenticando che Amazon non è un produttore ma “solo”un distributore e che, proprio grazie al fatto che vende/distribuisce di tutto, può scaricare sui libri elettronici utili economici e di gestione che gli consentono non solo di avere una “lettura proprietaria”, ma anche spesso i prezzi minori e mai quelli maggiori.
    La storia non proprio vincente di B&N con il suo Nook non viene proprio presa in esame, da chi si è da troppo tempo abituato a guardare il mercato dall’alto.
    Probabilmente neppure l’alleanza con Feltrinelli riuscirà ad evitare un brusco ridimensionamento, con il rischio di scaricare sugli utili dell’editore le perdite della distribuzione.
    Per fortuna altri importanti editori italiani stanno seguendo altre strade (Adelphi, Il Saggiatore, Il Mulino, …) e quindi anche i distributori come Ultima Book potranno, spero, continuare a competere, ma se del caso tutto dovesse procedere verso un mondo di soli grandi players (i Big Guys), a questo punto sceglieremo, ma difficilmente ci sarà ancora Mondadori (anche perché, nel frattempo, avremo certamente migliorato il nostro inglese).

  4. Non so che dire, mi sembra che ancora una volta l’Italia sia ottusa e chiusa su qualcosa che invece potrebbe essere una carta vincente. Io stesso ho da poco aperto un distributore di ebook digitali, puntando solo sul fumetto. Mi chiedo se mai potremo vendere Diabolik visto che è di Mondadori e se devono tagliare le gambe veramente a tutti. Mi aspetto tempi bui e grandissimi fracassamenti di scatole! 😉

  5. Trovo che la scelta di Mondadori sia stata una scelta necessaria e forzosa. Mi spiego. E’ estremamente probabile che essa stessa stia organizzando un servizio simile a quello offerto da simplicissimus e che, per questo, abbia deciso come primo passo, di depauperare il suo diretto concorrente.

  6. Fabrizio, sul punto manchi di informazione: Mondadori vendeva già ebook da tempo, nella sua ex-libreria online Bol.it. Poi, un anno fa, ha fatto un accordo con Kobo in seguito al quale: Bol.it non esiste più, e al suo posto c’è inMondadori.it, dove però si possono comprare solo libri di carta, perché gli ebook Mondadori non li vende più, li fa vendere a Kobo. Quindi è successo l’esatto contrario di quel che tu ipotizzi.

  7. Se dovessimo guardare gli introiti e il tempo ‘perso’ a convertire gli ebook dovremmo smettere di produrli domani. Però da cattiva imprenditrice quale sono, penso che certe cose abbiano bisogno di tempo e di cure. Mi rendo conto che in una paese poco lungimirante come questo sia un discorso molto poco sensato.
    Detto questo io compro ebook dal 2010. Di ebook mondadori non ne ho comprato neanche uno. Magari il problema del poco fatturato si poteva risolvere rivedendo la propria strategia. No?

  8. Da piccolo editore (Autodafé Edizioni), provo a guardare il bicchiere mezzo pieno e a sperare che sia vera l’ultima affermazione del post di Antonio: è possibile sopravvivere anche senza vendere i libri Mondadori. Non entro nel merito della scelta di Mondadori, ma da piccola casa editrice con pochi anni di vita alle spalle (2010), ma da subito con tutti i titoli in catalogo anche digitale, ricordo che, del resto, all’inizio la distribuzione indipendente curava molto la micro e media editoria, mentre i grandi editori italiani riluttavano a trasferire il catalogo in ebook e aspettavano di capire cosa avrebbero fatto i colossi globalizzati. Quindi, ben vengano tutte le idee e i tentativi per valorizzare un mercato diffuso, ricco, nient’affatto secondario ma privo dei mezzi promozionali delle grandi case editrici.
    Discorso che, peraltro, varrebbe anche per le librerie tradizionali. Perché ha davvero poco senso che le piccole librerie indipendenti facciano resistenza alle grandi catene mutuandone però la filosofia e le proposte.

  9. Rimango dell’idea, come già dissi qui, che non ci si può aspettare particolare impegno nel digitale da parte di chi gode di una posizione di dominio per quanto riguarda il cartaceo, quindi la diffusione degli eBook in Italia, a mio parere, resta compito soprattutto dei piccoli e di pochi “illuminati”.
    Se poi Mondadori abbia deciso di chiudere con Ultima Books per un discorso di bassa crescita, perché ha intenzione di inaugurare un progetto simile o perché ha deciso di concentrarsi sugli store legati ai dispositivi non saprei, magari nessuna di queste o magari tutte e tre, la M. non è nuova a comunicazioni di questo tono o peggiore (tipo questa).

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