Ho deciso, avevo ragione: l’ebook è il futuro del libro, e non è affatto male

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Ho sempre prestato il massimo rispetto alla Legge Universale dei Contenuti Digitali (il contenuto è gratis, quel che si paga è il packaging). Che detta in altre parole significa che un contenuto digitale che si può smembrare (se ne può distruggere il packaging) non riuscirà mai a monetizzare abbastanza, a meno che qualcuno non si preoccupi di riaggregarlo e ripachettizzarlo piazzandoci sopra e di nuovo un prezzo.
Per un attimo però ho dubitato, e mi sono chiesto (era il luglio scorso) se non potesse aver senso un approccio alla Spotify, anche per gli ebook. Da allora non passa settimana che io non riceva segnalazioni e sollecitazioni da almeno un paio di sedicenti “Spotify dei libri“, nuove piattaforme per l’accesso a interi cataloghi contro il pagamento di un importo fisso mensile.
Questa inflazione di iniziative tutte affannate a competere attorno al buzzword del momento mi era già bastato per concludere che no, coi libri la cosa non funziona e non funzionerà: l’unica area in cui avrà senso è quella della manualistica tecnico-scientifica in cui nessuno in realtà è interessato al “libro“, ma a specifiche nozioni per risolvere specifici problemi o apprendere specifiche conoscenze.

Questo articolo apparso su New Republic però contribuisce a spazzar via ogni mio residuo dubbio e a ricondurmi sulla retta via. Il libro, con un prezzo da pagare per il suo essere impacchettato in una unità non smembrabile senza perderne il senso e l’utilità, c’è e ci sarà. E il fatto che diventi ebook significherà una cosa fondamentale: se ne venderanno sempre di più (con effetto di allargamento del mercato potenziale rispetto al libro di carta), a prezzi più bassi della carta, e a margini più alti per chi lo pubblica (autori e/o editori).

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