Il futuro dell’ebook: un dubbio atroce, e sì che Rifkin me l’aveva già detto…

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Alicia Martín, Biografias

Alicia Martín, Biografias

A voler ragionare a mente aperta sul futuro dell’ebook (ironically enough, molti sono fermi a ragionare ancora sul futuro del libro inteso come libro di carta, pensa te), si spalanca un abisso davanti al mio povero intelletto. Siamo tutti lì baldanzosi, gli operatori piccoli e grandi dell’editoria digitale, a gloriarci e bearci di quanto visionari siamo stati a buttarci su una cosa, l’ebook, che solo fino a poco tempo fa sembrava a molti un bluff inconsistente. Tutti lì a rimirare soddisfatti i tassi di crescita (a 3 cifre, di cui la prima è spesso >1!) di cui stanno beneficiando i nostri business. Amazon ed Apple, Smashwords e Narcissus, STEALTH e Ingram e tutti gli ebookstore del mondo, eppure…

Eppure se leviamo per un attimo lo sguardo dal quotidiano, a guardare quel che già un po’ accade al libro, ma soprattutto a quel che sta già investtendo in pieno la musica, come continuare a dormire sonni tranquilli?

Cosa ci sta dicendo quel che accade alla musica? Che il modello basato sulla vendita di un contenuto a fronte del pagamento di un prezzo, ovvero il modello mutuato pari pari – mutatis mutandis – dalla realtà com’era prima, quella fatta di CD di plastica e di pagine di carta stampate con l’inchiostro, funzionerà sempre meno, e rapidamente scomparirà.

Mi ero comprato un anno fa con 25 Euro la possibilità di avere su iClouds tutta la musica comprata su Apple, e quella di poterci caricare (in qualche modo legalizzandola) tutta la musica che avevo già. E mi sembrava una cosa incredibile: tutt’ora mi chiedo che cavolo di proposta Apple possa aver fatto alle major discografiche per farsi dare l’ok a un tale (almeno apparentemente) folle aproccio.

Non faccio in tempo a venirne a capo, che mi butto in Spotify: pago 10 euro al mese (ok, 9.90), e… boh, non so neanche come dirlo: ho accesso a tutta la musica che voglio, quando la voglio, senza limiti. 120 euro all’anno, ben più dei 25 euro di Apple, ma non devo comprare più niente! Il Rifkin più serio e significativo (non quello modaiolo e velleitario delle sue ultime versioni ambientalistiche), quello ficcante e visionario di fine anni ’90, quello dell’Age of Access (naturalmente trattandosi di un libro del 2000 né l’editore inglese originario né Mondadori per la traduzione italiana hanno pensato bene di renderne disponibile la versione digitale) e della cultura dell’Ipercapitalismo, realizzato alla lettera. Qual è il mio desiderio? Possedere file? No, ascoltare musica, la musica che voglio, tutte le volte che voglio, quando e dove la voglio. Spotify lo soddisfa.

Succede per la musica. Qualcuno sarebbe così gentile da suggerirmi un po’ di validi motivi in base ai quali non dovrebbe accadere anche coi libri? Ne sarei felice, visto che ad oggi della distribuzione classica di ebook ce campo, e dormirei un po’ più tranquillo. Ma temo che non ve ne siano, e che mi tocchi concentrarmi e mettermi lì a spaccarmi ancora una volta la testa per venirne a capo e non restarne travolto.

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