La scuola digitale, i tempi sono maturi, perfino in Italia

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La notizia in sé è una non-notizia: destra e sinistra unite sono alacremente al lavoro per espungere dall’Agenda Digitale in discussione al Senato ogni elemento che possa realmente spingere la transizione al digitale nella scuola.

Di nuovo e significativo c’è però la motivazione con cui gli editori dominanti della scolastica tentano per l’ennesima volta, in evidentissimo e non più sostenibile conflitto di interessi coi loro stessi clienti (studenti, famiglie, insegnanti) di ostacolare questo processo: e come si fa, ci fanno sapere per interposti parlamentari in perfetta e bipartisan simmetria, ce lo dite così dall’oggi al domani che dovremmo passare al digitale?

La prima reazione è un moto di rabbia, ci si sente letteralmente presi in giro, con una faccia tosta che provocherebbe a reazioni scomposte: CHE COSA?!? È da almeno due lustri che TUTTI, ma proprio TUTTI parlano di scuola e digitale, e adesso venite a raccontarci che non avete tempo abbastanza per prepararvi a questa svolta? Solo voi, che fate questo di mestiere, facevate altro e non ve ne siete occupati? Rispettateci almeno dicendo la verità: state solo tentando di difendere, una volta di più, le rendite di posizione che vi hanno arricchito per decenni. Che c’è di male? Potremmo perfino comprenderlo. Ma perché insultare così grossolanamente le nostre intelligenze?

Non basta. La rabbia cresce al cospetto dell’ennesimo materializzarsi di quella trahison des clercs, che costituisce la condanna apparentemente ineluttabile dei più duri e puri tra gli intellettuali. Che a veicolare una così risibile e squallida e insultante motivazione siano questo o quel senatore, beh, di questi tempi siamo pronti a metterlo nel conto. Che dire però quando a supporto di cotanta raffinata posizione si schiera nientepopodimenoche il Campione del digitale a scuola, quel Professor Paolo Ferri che da anni si dedica a questi temi, e su questi ha costruito la sua carriera accademica, nonché i suoi successi di autore e conferenziere di riferimento per chiunque voglia in Italia cimentarsi sull’argomento? (Se non lo conoscete, googlatelo, e leggetevi qualche suo libro, che ne vale la pena).
Ebbene, sentitelo ora, proprio ora che si viene al dunque:

“ma come sarà possibile per gli editori operare questa rivoluzione nel breve volgere di un inverno, e nello stesso tempo  mantenere un tasso di qualità sufficiente, in un
momento di forte crisi economica?”

Quale professorale eleganza in quel “nel breve volgere di un inverno…“, non è delizioso?

La rabbia però, amici miei, è sempre sbagliata. Lucidità e compassione, ecco cosa ci vuole per creare e costruire.

La lucidità ci suggerisce che se le motivazioni a supporto di ulteriori rinvii e ritardi sono queste vuol dire che sì, ormai ci siamo, è adesso il tempo giusto per accelerare, investire, proporre: e la mia azienda inizierà da oggi a lavorare anche sulla scuola, disponibile come sempre a collaborare con chiunque, grande o piccolo che sia, abbia voglia di investire con noi in questa direzione.

La compassione ci suggerisce che non sarà facile per nessuno: tutti, dagli studenti ai docenti, dalle famiglie agli editori, saranno coinvolti in una processo di innovazione radicale e di lunga durata. Per questo, amici editori, non cadete nella trappola dorata dei vostri intellettuali di riferimento, né in quella del vostro sano (ma qui inusabile) senso degli affari. E mettiamoci al lavoro, insieme.

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