Slow Reading Manifesto

[Disclaimer: Questa cosa riguarda me, è una mia iniziativa personale, anche se ovviamente ha molto, moltissimo a che fare con la mia attività professionale. Che per fortuna a sua volta ha molto a che fare con le mie idee e con quel che credo e mi appassiona, e via di questo passo in un loop felicemente inestricabile 🙂]

Ho deciso che sarebbe bello attivare una sorta di (si può dire?) movimento. Le direzioni che il fenomeno ebook va prendendo sono da un lato entusiasmanti, dall’altro, e per alcuni versi che non c’entrano col business, mi preoccupano un po’.
Per questo ho messo mano ad una primissima versione di uno Slow Reading Manifesto, con l’idea di cavarne poi un po’ di cose da fare insieme a quelli che vorranno.

Per ora sarò grato a tutti quelli che vorranno depositare un commento nella pagina, poi si vedrà.

NB La URL è provvisoria, ho già registrato SlowReading.org, e appena saremo ad uno stadio più avanzato andrà a finire tutto lì, sia in inglese che in italiano, e poi man mano altre lingue.
NB2 Anche il logo con la chiocciolina è del tutto provvisorio: spero che i miei amici di Slow Food non si arrabbino, sto studiando un logo diverso, ma quello è il primo che mi è venuto in mente, e va a loro onore.

This post is also available in: Inglese

14 risposte a “Slow Reading Manifesto”

  1. Letto. Sottoscrivo. Sono uno slow reader.
    Non sono mai stato un lettore compulsivo e dichiaro ufficialmente che una delle causa del fast reading è proprio la smodata sete di letture. Non è soltanto questione legata alla tecnologia, ma alla pazienza di “mettersi a leggere”. E questa pazienza non si scontra necessariamente con connessioni, schermi a colori o altro. La curiosità è il motore della conoscenza, ma non deve esserne la tomba: questo è quello che penso. Sono assolutamente d’accordo sul fatto che leggere carta non equivalga a difendere lo slow reading (così come sono convinto che mangiare la pera rossa del basso Lazio, ma spostato verso sinistra, non equivalga affatto a salvaguardare il cibo sano). Si mangia sano, così come si legge sano, sia godendosi un panino con la nutella o un Topolino in assoluta pace, sia mangiando le alici sott’olio di Cetara o leggendo Kundera in originale. Peraltro io associo, per vecchia abitudine e deformazione professionale, la lettura alla conoscenza, allo studio e ho letto Cent’anni di solitudine nel 1977 con la stessa pazienza e passione con cui leggevo la Critica del giudizio di Kant. Strano? Già, ma vero. E ciò mi ha consentito di imparare una cosa, che credo quasi saggia: la varietà, l’immensa ricchezza che giace nelle biblioteche (ciò vale anche per la musica e per i viaggi) serve per soddisfare tutti, non uno solo: non c’è affatto bisogno che un singolo legga tutto, ascolti tutti, viaggi dappertutto, perché la varietà è opportunità offerta ai molti. Allora, una volta considerato che la Passione secondo Matteo è per me la più grande musica che si sia mai scritta; che Kant è il più grande filosofo di tutti i tempi per me (ma condivide il posto con Bruno e Vico); che Palermo e la Sicilia sono i posti più intensi per me, che bisogno c’è di una completezza, per soddisfare la quale dovrei “frettolosamente” saltare da un libro all’altro, da un cibo all’altro, da un brano all’altro, da un posto all’altro. Slow reading, “slow living”.
    Bravo Antonio, se vuoi, sono dei tuoi (con l’aggiunta di qualcosina)

  2. Mi piace molto questa iniziativa! Sono una donna di molte letture ma di sintetiche parole, quindi: che si deve fare per aderire al manifesto?

  3. Grazie Carla, grazie Giuseppe per il vostro entusiasmo, che è anche il mio.

    Che fare ora, Carla? Beh, tanto per rimanere in tema… aspettare un po’ 🙂 Non moltissimo, giusto ancora una settimana, per darmi tempo di raccogliere i commenti nel sito, fare un po’ di revisione a questa prima versione del manifesto, e lanciarlo in quella che diventerà la sua casa ufficiale: SlowReading.org

    Da lì, vedremo di inventarci un primo passo da fare con tutti quelli che vorranno, un passo che magari vada al di là della canonica “adesione” formale… Mi piacerebbe un primo incontro “de visu” con un primo nucleo di Slow Readers, per gettare le basi di un mini-programma di attività per i mesi a venire… Come vedi non ho ancora idee chiare e distinte, e chiedo aiuto e suggerimenti anche su questo 🙂

  4. Lo slow reading non dovrebbe limitarsi a definire una modalità di lettura ma estendersi anche ciò che si legge. Se nessuno si prende la responsabilita di dire che certe cose non vale la pena leggerle, o semplicemente Di farne una critica, sembra che tutto sia imperdibile. Tempo fa, discutendo dell’ennesima iniziativa per giovani autori, proposi di istituire un premio per giovani lettori, per giovani critici. Potremmo dire che uno slow reader condivide

  5. Lo slow reading non dovrebbe limitarsi a definire una modalità di lettura ma estendersi anche ciò che si legge. Se nessuno si prende la responsabilita di dire che certe cose non vale la pena leggerle, o semplicemente Di farne una critica, sembra che tutto sia imperdibile. Tempo fa, discutendo dell’ennesima iniziativa per giovani autori, proposi di istituire un premio per giovani lettori, per giovani critici. Potremmo dire che uno slow reader condivide le impressioni di lettura, critica e talvolta stronca. Anche i libri che ho trovato irritanti o brutti hanno contribuito alla mia formazione.

  6. Aderisco convinto al manifesto. Credo che non si debbano confondere certi “corti” tipo Zoom di Feltrinelli, che mi pare un’operazione meramente commerciale, con il ritorno di forme narrrative brevi evidenziato da Bartezzaghi oggi su Repubblica. Certo l’ebook favorisce il mordi e fuggi, ma consente anche di leggere o rileggere opere monumentali in piu’ breve tempo rispetto al cartaceo senza perdere in profondita’. Anzi. La lettura digitale crea un rapoorto piu’ diretto col testo, bandendo le distrazioni olfattive e tattili indotte dalla carta.

  7. Bene, allora in attesa che il manifesto venga lanciato ufficialmente, penso alle varie iniziative possibili. Che coinvolgano tutti, però, giovani e non giovani. Perchè se è vero che occorre fare rinascere nelle ultime generazioni l’amore per la lettura e la capacità critica, c’è da lavorare un bel po’ anche sugli adulti 🙂

  8. La lettura e tutto ciò che riguarda le attività di conoscenza e approfondimento stanno perdendo da anni, nella nostra società contemporanea, quella caratteristica del ripensamento e non sempre credo accada per ragioni di infatuazione tecnologica. Se penso alle dinamiche attuali dell’insegnamento scolastico, nel quale vengono quasi banditi o visti come qualcosa di arcaico i compiti da svolgere a casa, sono portato a pensare che le radici di questo fast reading siano disseminate nel nostro modo di vivere e di lavorare compulsivo. Ricalibrare i tempi e i mezzi per riportare tutto alla propria “velocità”, anche la lettura e la condivisione letteraria, è un’autentica boccata d’ossigeno che questo manifesto dello Slow Reading dona ai lettori ma anche agli operatori professionali del settore. Attendo fiducioso i prossimi “passi lenti :-)” del movimento al quale aderisco senza se e senza ma :-).

  9. SÌ, ALZIAMO LA TESTA!

    «Non vi è mai capitato, leggendo un libro, di interrompere continuamente la vostra lettura, non per disinteresse ma al contrario per afflusso di idee, stimoli, associazioni? Insomma, non vi è mai capitato di leggere alzando la testa?» (Roland Barthes)

    Che dire: i miei tempi di lettura possono essere lunghissimi. Prova ne sia il tempo che ho impiegato per leggere e assimilare lo Slow Reading Manifesto di Tombolini: un paio di giorni. Il fatto è che lentezza fa rima con lunghezza, ma evidentemente i due significati sono fondamentalmente diversi se posti in relazione alla l e t t u r a. “Nella colonia penale” di Franz Kafka – quanto poche erano le pagine dell’edizione del 1919 http://bit.ly/MkHECc – richiede una modalità di lettura decisamente più lenta rispetto a un qualsiasi polpettone fantasy di 1000 pagine. Sono sincero: per leggere Terry Brooks (per esempio, le quasi 500 pagine de’ “Il primo re di Shannara” http://bit.ly/M2RnyN ) mi parte in automatico la modalità di lettura veloce. È più forte di me. Forse è solo una questione di gusti, d’accordo. Fatto sta che posso leggere una pagina del “Frankenstein” di Mary Shelley in 30 secondi, mentre la lettura di una pagina “Della Grammatologia” di Jacques Derrida può impegnarmi per giorni interi.
    Per non parlare de’ “Il porto sepolto” di Giuseppe Ungaretti, il piccolo volume di poesie pubblicato per la prima volta in piena guerra a Udine nel 1916. Non supera le 50 pagine. L’ultima poesia della raccolta s’intitola “Commiato (Locvizza, 2 ottobre 1916)”, di cui mi paiono interessanti questi versi:

    “Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso.”

    Non un libro, ma “una parola”. Anche una sola parola può richiedere molto tempo prima di essere afferrata. Un intervallo di tempo “abissale”, lungo quanto una vita. (Non a caso l’opera omnia di Ungaretti edita da Mondadori si chiama “Vita d’un uomo”).
    Ecco, la prima questione allora è: cosa s’intende per “slow”? Personalmente, credo che la risposta vada cercata nei paraggi della qualità piuttosto che della quantità. Per fare un parallelismo con il cibo, si può dire che un bicchiere di Brunello è molto più “slow” di 5 litri di Ta****ello ( anche Brunello e Ta****ello fanno rima :))

    La seconda questione, ad essa collegata: la lentezza della lettura è determinata dal supporto del testo o piuttosto dal suo contenuto?
    La contrapposizione tra Slow Reading Digitale (SRD) e Fast Reading Digitale (FRD) ricalca, in realtà, lo scontro già in essere – come dimostrano gli esempi fatti sopra – tra Slow Reading Cartaceo (SRC) e Fast Reading Cartaceo (FRC).
    Credo sia molto importante insistere sullo Slow Reading Digitale, come fa Antonio Tombolini, ma non tanto per demonizzare il Fast Reading Digitale – che è un fenomeno anche questo “inevitabile e inarrestabile”, a mio modesto modo di vedere – quanto per vincere le resistenze di tutti quelli (editori/scrittori/lettori) ancora conviti che lo Slow Reading appartenga in toto e in modo esclusivo al mondo del libro cartaceo.
    L’ebook non è solo Snack Information: concordo in pieno.
    E non è nemmeno un enhanced book, ok (anche se non mi priverei mai della possibilità di inserire in un testo contributi multimediali: perché soffocare a priori le magnifiche potenzialità dell’ebook?).

    A questo punto, lo Slow Reading Digitale pone un altro problema, cruciale direi: se la “lentezza” è determinata dalla qualità/profondità/complessità del testo, come la mettiamo con il self-publishing?
    Lo Slow Reading Digitale implica, anzi reclama un lavoro editoriale a monte che sappia discernere tra ciò che è slow e ciò che è fast? Un lavoro che può essere svolto nelle retrovie da un editore oppure – mi sembra di capire che questo è o potrebbe essere il trend – da un libraio online?
    Non conosco la risposta. Nessuna retorica. La mia è una vera domanda.

  10. Ciao Antonio,
    sono un’appassionata lettrice da quando avevo pochi anni e una soddisfatta fruitrice di e-book (sono già al mio seocndo Kindle, dopo che il primo morì a causa di un’ondata di acqua di mare mentre ero in barca con il tuo amico Michele).
    Dunque sottoscrivo e diffondo (già fatto su Facebook) molto volentieri il tuo Manifesto.
    Se posso permettermi, vorrei farti notare solo una piccola incongruenza nella prima frase “Lo scopo del Manifesto è di valorizzare una modalità di lettura – che chiameremo per l’appunto Slow Reading – che con l’avvento del digitale (ebook, enhanced books, applicazioni varie, ecc…) rischia l’estinzione.” Leggendola, sembra che anche gli ebook siano tra le cause dell’estinzione dello slow reading, il che ovviamente non è vero, come viene ben argomentato in seguito.
    In ogni caso, complimenti per l’iniziativa!

  11. Aderisco molto volentieri, caro Antonio, anzi, oserei addirittura di provare a coniare il termine “Slow Book”, ancora più conciso e incisivo… che ne dici ?
    Complimenti per la tua sempre spumeggiante attività.

  12. Giusto una considerazione buttata là: rimango sempre allibito quando sento parlare di libri in termini di “numero di pagine”, come se non esistesse una “densità” specifica di ogni pagina o come se la possibilità di accedere o meno ad un libro dipendesse dal tempo necessario a sfogliarlo.
    Anche se il richiamo allo “Slow”(food/reading) per contrapposizione al “Fast”(food/reading) ha una sua ragion d’essere, i termini sembrano focalizzare l’attenzione sulla “velocità”, mentre quello che mi sembra più essenziale è la natura/struttura del cibo/testo “consumato”.
    Il web, nelle sue varie forme, sia per la natura intrinsecamente ipertestuale, sia per l’interesse allo sfruttamento a scopo promozionale/pubblicitario, tende a soffrire del “problema della ricerca di consenso” che naturalmente porta a sfruttare i meccanismi piu’ istintivi di stimolazione del consumo per ottenere la massimizzazione delle quantità.
    Ne consegue che appare piu’ agevole la fruizione di “frammenti” o “sintesi” in rapida successione, se non sovrapposizione, piuttosto che la prolungata “assimilazione” di un cibo/testo piu’ corposo e/o impegnativo.
    Se poi anche gli e-book siano destinati a ripercorrere le modalità di lettura tipiche dei libri cartacei o dei fumetti o dei quotidiani o piuttosto la “navigazione” un po’ caotica di internet o magari qualcosa di totalmente diverso ancora da scoprire…. chi lo puo’ dire?

I commenti sono chiusi