Il dito di Mantellini e la luna di Heidegger

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Massimo Mantellini prende spunto da un paio di battute sugli ebook per arrivare ad una riflessione assai profonda (link alternativo qui). Forse la più profonda ed essenziale cui varrebbe la pena di dedicare il pensiero umano nella nostra epoca: il pensiero della tecnica.
La tecnica: quella cosa che ci divide in tecno-fan e tecno-fobi, o in net-entusiasti e net-delusi, come proposto da Mantellini. Ma quella tecnica che – aldilà al di là delle tifoserie – costituisce di fatto l’essenza della nostra epoca, ovvero, come avrebbe detto Heidegger, il manifestarsi dell’essere dell’esserci: l’essere, nella nostra epoca, si manifesta essenzialmente come Tecnica.
Questo ben aldilà oltre delle facili ma fasulle sistemazioni che non sistemano proprio niente, come quella classica cui si ricorre consolatoriamente: la tecnica non è né buona né cattiva, si dice, la tecnica è uno strumento, e dipende da come la si usa. Balle, ci dice Heidegger dai primi del novecento; balle, ci dice oggi Mantellini, arrivandoci per altre vie. Certo, la tecnica non è né buona né cattiva, ma solo perché è aldilà al di là del bene e del male, è il modo d’essere inevitabile e irrinunciabile che ci tocca in sorte a vivere di questi tempi.

La questione dovrebbe dunque essere “ma cos’è allora questa Tecnica così intesa, cosa vuol dire che non è uno strumento, ma il modo in cui siamo, intimamente ed essenzialmente, con tutti i pericoli che questo comporta?“. Heidegger ci lavorò per decenni, indicando con la parola “Gestell” (letteralmente “scaffale”, “impianto”, in italiano, ma più seriamente qualcosa come “framing” in inglese) l’essenza della Tecnica. Chi volesse cominciare a farsene un’idea potrebbe cominciare da Wikipedia.

Peccato che la maggior parte dei commenti al post sembra finora concentrarsi sul dito di Mantellini, quello con cui parla degli ebook, anziché guardare alla luna di Heidegger, la questione della tecnica, cui quel dito, sia detto heideggerianamente, ad-dita.