
Ho deciso di pubblicare una newsletter settimanale, Ebook Trend Weekly, destinata ai professionisti dell’editoria, ma anche agli amateur dell’editoria, e agli amanti dei libri. Il titolo della newsletter dice tutto, inutile chiacchierarci sopra. Si parte da zero, zero iscritti e zero newsletter inviate, la prima la invierò venerdì 28 gennaio, se vi iscrivete subito (questa è la pagina per farlo) potrete raccontarlo ai nipotini. Ah, dimenticavo: per questa cosa, molto molto intima, vi chiederò come vedrete anche nome e cognome, per poterci guardare in faccia, e magari incontrarci, prima o poi, se non ci è già capitato. Diventeremo amici, o forse litigheremo, chissà. Che poi, per quanto mi riguarda, è un po’ la stessa cosa: non riuscirei mai a litigare con chi non amo.
AGGIORNAMENTO: ho deciso che la newsletter non sarà pubblica, ma accessibile (anche gli arretrati, man mano che si accumuleranno) solo ai sottoscrittori. Così mi sentirò più libero e tranquillo di condividere con chi si iscrive anche quello che probabilmente non direi mai in pubblico. Chiaro che poi costoro potrebbero citarmi ecc…, ma io negherò, anche di fronte all’evidenza.
Macché, niente da fare: Mailchimp, che uso per le newsletter, non consente questa possibilità. Accidenti, co’ ‘sta Internet non si può più fare niente di segreto…
Ho deciso di venire a New York per partecipare alla prima edizione di Digital Book World 2011 per una serie di motivi:
- Simplicissimus sta organizzando con Rimini Fiera un evento in qualche modo simile, Ebook Lab Italia, e non fa mai male venire a vedere come se la cavano da questa parte dell’oceano.
- Mike Shatzkin – che di mestiere fa il consulente di molti editori, ma è anche l’ideatore e coordinatore dell’evento – è comunque una delle figure più rilevanti del dibattito in rete su ebook e dintorni.
- A differenza del TOC di O’ Reilly qui il focus è più sul business che sulle tecnologie.
A chiusura della prima giornata eccovi le mie prime impressioni a caldo, così come mi vengono, al netto del jet lag:
- Il setting è pressoché perfetto: sale accoglienti, modulari, organizzate a tavoli (e non come si fa quasi sempre da noi con sedie e basta come al cinema; il caffè abbonda; i maxischermi qua e là consentono a chi è meno vicino al palco di ascoltare bene; lo spazio espositori dedicato agli sponsor è piccolo ma adeguato, e le occasioni di visitarlo non mancano. Nota dolente il lunch, a Rimini faremo senz’altro meglio, almeno su questo
- Shatzkin ha introdotto la giornata, sottolineando i tre argomenti chiave che si sarebbero approfonditi: il futuro degli agenti letterari, il futuro del copyright, il futuro delle librerie fisiche. Sui primi due non saprei (non ne ho seguito le sessioni), sul terzo la cosa è stata estremamente deludente, neanche una mezza idea, sul serio.
- Invitare a parlare i big guys per poi vederli fare il solito spottino senza che aggiungano nulla al tema di cui dovrebbero parlare non si fa. Il tipo di Google Books che doveva parlare di Google Editions… non ne ha parlato, limitandosi al solito blablabla su quanto siamo belli, quanto siamo buoni, quanto siamo grandi. Peccato. Domani dovrebbe esserci qualcuno di Amazon, speriamo meglio.
Mi sto facendo una mia idea su Shatzkin, che però ha bisogno di essere ancora un po’ sottoposta a verifica, perciò… non ve la dico, aspetto ancora domani
Insomma, comparando quel che vedo qui e quello che faremo con ELI a Rimini, voglio dire – a tutto merito di chi ci ha lavorato, e in particolare di Gino Roncaglia (direttore scientifico), di Marco Barulli (project leader Simplicissimus) e di Gaetano Iaccarino (project leader Rimini Fiera): il programma di Ebook Lab Italia è meraviglioso, tagliato su misura per la REALTA’ del mercato italiano, e vale ogni singolo centesimo del costo di partecipazione. Dategli un’occhiata molto attenta, e registratevi, non state lì a cincischiare, che di occasioni di aggiornamento professionale così, di questo livello, in Italia, non ce ne sono.
Qualche nota sul mio primo giorno (giovedì 6 gennaio) a Las Vegas, in visita al CES 2011, la più importante fiera al mondo dedicata all’elettronica di consumo.
App, uffa, è tutta un’App
Mentre Apple, che al CES non viene da due anni, apre proprio in questi giorni l’App Store anche per il Mac, e mentre già si scopre che non è proprio così ben fatto (a quanto pare basta poco per non pagare le applicazioni, guarda qui), perfino l’AUDI – che qui al CES ha presentato con NVIDIA l’auto connessa WiFi con geolocalizzazioni, 3D, realtà aumentata ecc… – ha annunciato che metterà in piedi una struttura per l’approvazione delle applicazioni destinate all’AUDI. L’ennesimo application store, perfino nell’auto. Sarà bene o sarà male? Boh, ditemi voi. Comunque i costruttori d’auto più avveduti qui al CES ci sono, con applicazioni WiFi a servizio della guida e dell’entertainment ci sono: Audi, BMW, Ford, Honda… No, non ho visto FIAT. E neanche Chrysler a dire il vero. Per Marchionne, campione della managerialità d’avanguardia nostrana, l’importante è ridurre di 3 minuti la pausa per competere globalmente, che ci volete fare.
Ebook reader, non se ne parla
Gli ebook reader ci sono, ovviamente ci sono: nuovi modelli con inchiostro elettronico in bianco e nero, ma anche a colori (non disponibili prima di fine anno però), schermi LCD a basso consumo, tutti con connettività wifi e 3G ecc… Finalmente l’attenzione comincia a spostarsi dall’hardware alla ergonomia, al design, alla usabilità, alle interfacce. A chi però come me era qui anche l’anno scorso (non si parlava d’altro) balza agli occhi, anzi alle orecchie, il fatto che di ebook reader non parli più nessuno, o quasi. Cosa vuol dire? Facile: ormai il fenomeno ebook è mainstream, e sta passando rapidissimamente alla fase della maturità. Leggere (che siano libri, quotidiani, riviste) ormai vuol dire, prima di tutto, leggere digitale, e solo residualmente su carta. Qui negli States intendo: vuol dire che sarà così anche da noi entro due anni.
Viva i DRM
Se di ebook reader non si parla, ci sarebbe un sacco da parlare (e se ne legge nella stampa specializzata americana) dei contenuti dell’editoria digitale, e soprattutto del tema centrale con cui prima o poi bisognerà fare i conti: i diritti d’autore. L’economia dello scambio di contenuti digitali in rete se ne frega delle leggi sul copyright. Questo è un dato di fatto. Per questo è vitale affrontare finalmente la questione dei DRM: letteralmente intesa, Digital Rights Management, ovvero la questione della Gestione dei Diritti Digitali, da non confondere coi cosiddetti DRM, laddove impropriamente si intende invece la diversa questione dei meccanismi e delle tecniche di protezione e limitazione d’uso. In rete i contenuti si creano e si scambiano in tempo reale, e danno vita a flussi di microtransazioni continue. Occorre una piattaforma in grado di gestire in maniera precisa ma in tempo reale ed economicamente efficiente questi flussi. Apple lo fa, per se stessa. Amazon lo fa, per se stessa. Eccetera. Manca ancora una piattaforma aperta, non proprietaria, e interoperabile, che consenta all’utente di fruire di quel che compra o di cui acquisisce licenza sui device che più gli aggradano. Per forza che qui a Las Vegas non se ne parla, qui c’è l’hardware. Ne parleremo, e molto, a Ebook Lab Italia. Spero che gli editori soprattutto comprendano quanto è vitale questo per loro: è da lì che passa la possibilità di ridare valore, anche economico, a chi produce, seleziona e organizza contenuti.
Facebook si quota?
Zuckerberg e soci non vorrebbero farlo, almeno non ancora. Ma la legge americana impone che una società debba obbligatoriaente quotarsi quando supera i 500 soci, e Facebook ci è vicina. A quel punto potremmo finalmente conoscere non più soltanto il numero degli utenti, ma anche i ricavi, e da dove escono fuori. L’ennesimo sito che si regge tutto e solo sulla pubblicità? Vedremo.
Skype
A sorpresa, almeno per me, Skype è presente da protagonista qui al CES. Rilascia applicazioni per tutti gli smartphone e tablet, lancia le videochiamate di gruppo fino a 10 persone contemporanee a 8,90$ al mese, mostra l’applicazione creata per la TV dotata di connettività, con alta definizione e perfino BlueRay. Se arrivasse presto in Italia potrei chiacchierare con la mia Caterina dal salotto di casa, mica male!
Tecnologia: la novità è Kinect
Kinect è l’unica vera novità che ho visto all’opera finora: immaginate una wii, ma buttatene via il telecomando. Fate tutto senza strumenti, usando invece il corpo, le braccia, le gambe, le mani, la testa: un sensore lo vede e ne riproduce le gestures. Applicazioni possibili, millanta: da quelle più immediate nei videogame (è già disponibile Kinect per Xbox a 150$), alla gestione delle interfacce con tv e pc, andando oltre lo stesso touch. Niente più telecomando, niente più mouse, niente più touch, non c’è male. A provarla ci si sente ancora un po’ goffi e un po’ ridicoli: segno buono, che trovo sempre in tutte le nuove tecnologie che poi prendono piede e diventano un nuovo paradigma. Bravi quelli di Microsoft, vedremo se sapranno dargli il seguito che merita aldilà dei videogames.
Android 3.0 Honeycomb
Tablet a fiumi, naturalmente, da tutti i produttori. Indistinguibili per lo più: dovrebbe emergere su tutti, Samsung a parte, il nuovo tablet ASUS, sarò tra un paio d’ore alla demo, saprò dirvi di più domani. Quasi tutti basati sulla nuova versione di Android 3.0, detta Honeycomb (qualcosa come il nostro a nido d’ape): è la stessa Google, chiarendo che questa nuova versione è stata pensata proprio per i tablet, a mettere ufficialmente fine ai rumors che la volevano ormai disimpegnata da Android. Android c’è per rimanere. Le eccezioni: Blackberry col suo sistema operativo per il Playbook in uscita a primavera; HP col suo tablet basato su WebOS, il sistema operativo di Palm. Bah. Intanto Nielsen rilascia le ultime rilevazioni sugli smartphone: sul mercato americano ormai 1 utente di telefonino su 3 ha uno smartphone, e la quota è in crescita. Il 28% è ancora in mano a Blackberry, il 26% ad iOS (Apple), il 25%, in forte crescita, ad Android. Con un problema, di cui qui sotto.
La connettività fa schifo
Problema serissimo. Avrei voluto girare qualche video, condividere con voi qualche intervista, magari fare qualche piccola diretta. Faccio fatica invece a postare questo articolo di solo testo dalla scadentissima, benché gratuita, connessione WiFi offerta in hotel. In fiera le reti WiFi gratuite non vanno proprio. Al 3G in roaming come utente italiano meglio non pensarci neanche, anche se di tanto in tanto lo uso per scaricare un po’ di posta, e ne apprezzo l’estrema lentezza. Insomma, la connettività è un disastro. Dovrò approfondire con Quintarelli, questa cosa rischia di diventare una bomba a orologeria su tutta l’economia digitale. Sul serio.