Ebook e DRM: evviva Mondadori (ovvero: chiariamo un po’ di cose)

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Curioso tutto il rumore e lo scandalo suscitato in rete dalla notizia del lancio dell’ebook store di Telecom alimentato, per ora, dai soli titoli Mondadori. Curioso e confuso, direi.

Il primo elemento di confusione è stato introdotto dalla bufala di Affaritaliani.it (a proposito, succede, ma almeno dirlo dopo no, eh?), secondo cui Mondadori avrebbe venduto i suoi ebook solo dal sito Telecom, e neanche su Bol.it (ebook store della stessa Mondadori). Tutto falso. Quelli di Book Republic, che nella corsa un po’ patetica al tutti primi si stanno dimostrando non secondi a nessuno, si affrettano a far sapere che i titoli Mondadori sono in già in vendita anche da loro (salvo sbertucciare Mondadori per l’uso dei DRM nel ridotto meno frequentato dai manager Mondadori dei circuiti underground dell’intellighentsia internettara), e lo stesso Cavallero, boss di Mondadori Libri, fa sapere in conferenza stampa che gli ebook Mondadori saranno in vendita su tutte le librerie che li vorranno (tra una settimana anche su Simplicissimus e – insieme agli ebook da Simplicissimus distribuiti – perfino su Mediaworld.it, ecc…).

Chiarito il primo punto, veniamo alla storia dei DRM: Mondadori rilascia per ora i suoi ebook con protezione DRM di Adobe, cosa che crea problemi agli utenti che comprano, e non ne crea affatto ai crakkatori che crakkano. Di qui il grido che si leva dalla rete: “Ma a Mondadori non capiscono niente? Così i loro ebook non sono leggibili né su Kindle né su iPad, e saranno ugualmente piratati, ecc…”.

Ora, che tale grido si levi dagli utenti più consapevoli e appassionati è cosa buona e giusta. Che venga però surrettiziamente utilizzato in chiave anti-Mondadori da chi sa esattamente come stanno le cose (per esempio da chi quei vituperati ebook già li vende, senza che nessuno ve l’abbia costretto) va un po’ meno bene.

E le cose stanno così: i DRM saranno adottati, al pari di Mondadori, anche dagli editori della scuderia Edigita, non appena saranno pronti: da RCS a Messaggerie a Feltrinelli, e la loro offerta non differirà in nulla da quella Mondadori.

Ci sono solo un paio di eccezioni nel panorama degli editori più grossi: Giunti e De Agostini, guarda caso entrambi distribuiti da Simplicissimus attraverso Stealth. E poi il folto e per fortuna crescente stuolo degli editori medi e piccoli che prima degli altri comprendono il problema e fanno volentieri a meno di quella pseudo protezione.

Ma non accontentiamoci, e andiamo più a fondo: perché prendersela con gli editori che usano i DRM di Adobe, cosa che non ne consente la lettura su Kindle e iPad, e non prendersela piuttosto con Amazon e Apple? Costoro infatti sono diversi solo per un aspetto: ciascuno dei due ha i suoi propri DRM, e si comporta allo stesso modo.

Non solo: siamo sicuri che la colpa sia sempre e solo degli editori più grandi e dunque necessariamente “cattivi”? Come la mettiamo con autori e agenti letterari? Crediamo davvero che il management Mondadori, o quello Feltrinelli, non sappia nulla di questi temi e sia così ignaro dei problemi legati alla scelta DRM? Io, per quel po’ che li conosco, dico di no.

E crediamo davvero che i grossi autori, e i grossi agenti letterari, conoscano queste cose in misura sufficiente a farli ragionare? Per quel po’ che ne so e li conosco, e salve eccezioni (vedi la prossima operazione Tamaro-Giunti-Simplicissimus), no.

E allora?

E allora deve essere chiaro che tutte le librerie venderanno tutti gli ebook disponibili, DRMmati o no, come è giusto che sia. Ed è altrettanto chiaro che un sacco di utenti, nell’acquistare ebook DRMmati vivranno frustrazioni ed esprimeranno malcontento e rabbia, come è sacrosanto che sia. E le librerie online, che oggi pateticamente gareggiano per lo più su chi arriva prima o su chi ha 2000 titoli invece di 1500 (come se in panorama di 250mila titoli come minimo questo contasse qualcosa), farebbero bene invece a comprendere che la vera gara si farà tra chi sarà in grado di offrire assistenza e risposte adeguate a quella rabbia e a quel malcontento che inevitabilmente si riverseranno non sugli autori, non sugli editori, ma su chi quegli ebook gli avrà venduto, assumendosene per questo la responsabilità. E se le cose andranno per il giusto verso, i DRM, intesi come invasiva limitazione d’uso imposta all’acquirente, verranno progressivamente abbandonati.

Ecco perché – mentre continueremo come stiamo facendo da anni a spiegare con caparbietà e pazienza come funziona e potrebbe funzionare questo mercato, e a spiegare che formati proprietari e meccanismi proprietari di protezione uccidono il mercato anziché favorirlo – venderemo anche dallo store Simpicissimus anche i libri Mondadori, e i libri Edigita, e i libri di tutti quelli che vorranno, senza turarci il naso, come sembra fare qualcuno: non per dire alla ristretta cerchia degli addetti ai lavori “noi ne abbiamo più di te”, ma per offrire agli utenti tutto quel che c’è, preparandoci però ad assisterli, ad affiancarli, a risolvere i problemi che in questa fase di transizione inevitabilmente ci saranno. E anche per trasmettere a editori e autori il feedback diretto dei lettori, perché aldilà di ogni retorica e ideologia, comprendano che porre lucchetti ai propri contenuti può forse funzionare per un paio di colossi o tre su scala globale (e ho dubbi alla lunga anche su questo) ma è letteralmente suicida per chiunque altro.

Troppi, in questa improvvisa conversione al verbo degli ebook, si fregiano di difendere la Cultura, o l’Autore, o l’Editore-Di-Qualità (come spesso sento dire da chi evidentemente possiede la cartina al tornasole della qualità). Troppo pochi, mi pare, intendono prendersi cura di scrittori e lettori, cercando di usare il digitale e la rete in ciò che hanno di più proprio: la capacità di infrangere barriere, di avvicinare persone, di attivare relazioni e conversazioni dirette. Questa è, per come la vedo io, la vera rivoluzione degli ebook, se mai ce ne sarà davvero una, e per questa, non per altro, intendo spendermi e lavorare.