Il Sole 24ORE su iPad (e gli altri?) secondo Wired.it, e secondo me

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Il Sole 24ORE di oggi su iPad

[Necessario un DISCLAIMER bello grosso: l’applicazione iPad/iPhone de Il Sole 24ORE è stata ideata e sviluppata – in collaborazione con l’ottimo team dell’editore – da Simplicissimus Book Farm, di cui, come i miei venticinque lettori sanno, sono amministratore delegato. Inoltre Simplicissimus Book Farm realizza la conversione a XML che viene utilizzata per alimentare l’applicazione iPad de La Stampa, che però è stata realizzata da altri sviluppatori.]

[Necessario anche un SECONDO DISCLAIMER: le mie considerazioni sono tutte debitrici di un mio personale postulato, secondo il quale i contenuti sono sempre, sono sempre stati, e sempre saranno gratuiti. Ad essere (eventualmente) pagato è il formato, il package, la forma-prodotto in cui vengono resi disponibili. Non sto qui a motivare, mi basti un accenno un po’ semplicistico, ma che rende l’idea: la Divina Commedia costa come l’ultimo dei romanzetti proprio perché a essere pagato è il formato-libro, e non il suo contenuto. Così è anche per i giornali: le news e gli articoli buttati lì nel flusso più o meno informe e automatico di un sito web non possono che essere gratuiti. Ma nulla impedisce di creare forme-prodotto digitali per le quali l’utente è disponibile a pagare un prezzo. Devo anche dichiarare il mio debito nei confronti delle riflessioni condotte a questo riguardo da un amico che risponde al nome di Marco Formento.]

Wired.it ha dedicato una recensione all’applicazione iPad/iPhone de Il Sole 24ORE, onore fino ad ora non concesso alle analoghe applicazioni delle altre testate quotidiane italiane.

Non è difficile arguire, fin dal titolo, che si tratta di una recensione negativa: Il Sole 24 Ore per iPad – Un instabile e debole passo verso il futuro, sentenzia Wired.it.

Còlgo questa occasione per dire la mia, per la prima volta dalla sua uscita, su questo lavoro che abbiamo fatto per Il Sole 24ORE. Discuterò prima le opinioni di Wired.it, per tentare poi una comparazione tra l’app de Il Sole 24ORE e le analoghe applicazioni del Corriere della Sera e di Repubblica (lascio da parte quella de La Stampa per i motivi che accennerò in chiusura). Preparatevi una bella birra, o un bel caffè shakerato amaro, e seguitemi (ma siate pazienti, che un po’ più giù arrivano anche le figure e le tabelle che tanto vi piacciono, eheheh).

Dice Wired.it /1: gli editori italiani investono troppo poco

Il primo appunto critico di Wired.it è in effetti rivolto all’app de Il Sole come esempio di un complessivo atteggiamento sbagliato degli editori italiani:

In Italia molte case editrici si sono rivolte all’iPad, purtroppo con il passo sbagliato. Ne è un esempio l’applicazione de Il Sole 24 Ore. Il giornale esperto di finanza, economia e investimenti, dovrebbe rappresentare l’avanguardia per l’evoluzione verso il futuro. Usando il loro software per iPad, invece, si ha la sensazione che gli investimenti verso il processo digitale sia molto debole o almeno inefficace.

Gli editori italiani investono troppo poco sulle applicazioni iPad, secondo Wired.it.
Può darsi, certo, e nessuno più di me (che anche di sviluppo di applicazioni ce campo) vorrebbe augurarsi che gli editori si buttassero ancor più a investire in quest’area. Epperò… epperò siamo davvero sicuri che ci si trovi già in una situazione così stabile da giustificare investimenti pesanti nello sviluppo dedicato di applicazioni iPad? Dicono niente i numeri su Android che cominciano ad arrivare dagli USA e su scala globale? E il processo di avanzamento di HTML5? Su questo primo punto il mio orientamento – e il consiglio che diamo agli editori, non solo di quotidiani – è questo: iPad/iPhone è una piattaforma che gode già di una base installata imponente, e vale senz’altro la pena di investirci in vario modo. Non tanto però in termini di piano editoriale organico, quanto in termini di sviluppo di poche applicazioni molto importanti, che possano fungere così da test serio e significativo per le scelte da assumere in futuro (dove per futuro qui si intende Q1 2011, mica tanto più in là). Il Sole 24ORE, a differenza di altri editori che hanno rilasciato, spesso più per dire io-l’ho-fatta-prima-di-te che non sulla base di una reale strategia, più applicazioni su vari fronti, ha correttamente deciso di investire, e non poco, la sua testata ammiraglia in un’applicazione unica (è il solo editore che consente ad oggi di comprare e leggere il giornale sia su iPad che su iPhone con la medesima applicazione), di cui stiamo insieme seguendo l’andamento con grande attenzione, al fine di ricavarne dati ed elementi di valutazione per le scelte future.

Dice Wired.it /2: L’applicazione per iPad [de Il Sole] è instabile

Questo appunto è messo giù così, senza ulteriori precisazioni, e come tale diventa difficile discuterne. Ne approfitto però per mettere a fuoco qui una questione che prima o poi qualcuno dovrà pur dire… quindi la dico io 🙂
Allora: tutte, TUTTE, le applicazioni iPad sono instabili, nel senso che crashano. Ivi comprese le applicazioni native Apple. Compreso il browser Safari. Lo sanno tutti quelli che usano intensivamente iPad. Perché? Facile: perché iPad ha una RAM che fa ridere, 256MB. Ne ha meno di iPhone (512MB). Ne ha meno del più scassato PC in commercio, per il quale la RAM da 1GB è ormai il minimo sindacale accettabile. Ma nessuno si è preoccupato di chiedere a Apple “quanta RAM c’è lì dentro?” prima di comprare iPad, e Steve Jobs si è dimenticato di dirlo nella sua sfolgorante presentazione. E così appena ad iPad viene richiesto di fare due conti in più per far funzionare l’applicazione di turno, ma la memoria è già occupata a fare altre (poche) cose, ecco il crash. Certo, ogni sviluppatore cerca di fare salti mortali per migliorare, ottimizzare la gestione della scarsissima memoria disponibile, ma nessuno può fare miracoli: l’utente (e con lui Wired.it) pretende applicazioni ricche che sfruttino le potenzialità di interfaccia di iPad, ma la memoria disponibile per farle funzionare è – lo ripeto – semplicemente ridicola. Soluzione? I tablet non-iPad hanno tutti RAM di almeno 1GB, e prima o poi Apple rilascerà un nuovo iPad con più RAM, e improvvisamente tutte le applicazioni diventeranno più stabili.
Ah, già che ci sono fatemi affrontare un altro argomento spesso sollevato contro la nostra applicazione: i lunghi tempi di download del giornale. Wired.it, bontà sua, non ce lo rimprovera, forse perché la cosa affligge anche l’applicazione Wired (e in che misura, visto che ogni numero pesa 400MB!). Chiariamo il punto: scaricare qualsiasi cosa con iPad, in ambiente 3G, è un vero incubo e una scommessa. Se una qualsiasi applicazione ha un download appena un po’ corposo da fare, per ora, la rete 3G è del tutto insufficiente, e occorre farlo in ambiente wifi, dove il tutto, per quanto riguarda l’app de Il Sole, è in effetti velocissimo.
Piccola notazione sociologica: quando crasha un’applicazione o un programma sul PC ce la prendiamo col PC e/o col suo sistema operativo. Quando crasha un’applicazione su iPad ce la prendiamo con l’applicazione e coi suoi sviluppatori. Ci sarà un perché…

Dice Wired.it /3: Il Sole per iPad incorre in un errore da principianti

Secondo Wired.it l’app de Il Sole 24ORE è troppo legata alle modalità di lettura e di fruizione della carta stampata, e sarebbe proprio questo “errore da principianti” a causare “un bassissimo rating nell’App Store“. Dei rating dirò più avanti. Del legame tra l’app e la carta stampata, invece, dirò che esso è così evidente proprio perché voluto. Questa applicazione – ma da questo punto di vista l’errore da principianti è condiviso con Corriere e Repubblica, e se vogliamo anche con Panorama e l’Espresso, che fanno la stessa cosa (e anche un po’ meno, come si vedrà) – nasce come esperimento teso a verificare una ipotesi: che la forma-giornale non sia affatto morta, ma che possa transitare dalla sua fruizione cartacea alla fruizione digitale, portandosi dietro tutto il buono della carta, e aggiungendovi progressivamente tutte le cose in più che il digitale consente, ma senza stravolgere la forma-giornale e la sua modalità di acquisto/fruizione. Come potrà essere verificata questa ipotesi? Facile, per lo meno per Il Sole 24ORE (in questo più radicale e coerente delle altre testate): il giornale si paga fin dall’inizio, e saranno solo le vendite a giudicarne la bontà (e non i rating, pure importanti, ove ben compresi, come vedremo).

Questo significa che un editore come il gruppo Sole 24ORE non potrà immaginare applicazioni diverse, nativamente digitali? Tutt’altro: ma è un errore da principianti quello di chi, recensendo un’applicazione programmaticamente realizzata per offrire quel prodotto che si chiama giornale, ne coglie un limite proprio nell’essere quel che vuole essere, ovvero un giornale. Se così fosse (basterebbe affacciarsi un attimo fuori dalla finestra) non esisterebbe, tanto per dire, il mercato degli ebook, intesi come pura trasposizione della lettura dei libri dalla carta al digitale: cosa che invece accade, e cresce pure a ritmi assai sostenuti, com’è noto. Se c’è una critica che mi sento di respingere in maniera totale è proprio questa: qui stiamo parlando di giornali. Funzioneranno, non funzioneranno? Lo diranno i numeri, e lo diranno assai presto. [HINT: Il Sole 24ORE sta funzionando].

Dice Wired.it /4: vi do un consiglio…

Dopo aver detto di passaggio che nell’applicazione del Sole 24ORE la modalità di zoom ha un “ingrandimento poco affidabile perchè il rendering non è sempre perfetto” (su questo non posso che dire che non è vero: l’ingrandimento, proprio per non appesantire la RAM, è limitato a due livelli, cosa di cui qualcuno si lamenta, ma che rende tutto più stabile e veloce, e ha come conseguenza anche un rendering sempre perfetto), il recensore di Wired.it passa ai consigli finali:

Il consiglio, prima di proporre un abbonamento a pagamento, è di ripensare all’interfaccia e puntare molto sul multitouch. L’iPad può anche riprodurre video, gallerie di foto, link e altro. Gli ingredienti per migliorare la torta ci sono, manca solo la volontà di prepararla.

Prendo buona nota del consiglio, soprattutto della prima parte (ripensare l’interfaccia, concetto peraltro assai generico, ma tant’è: chi fa questo lavoro non fa altro, in fondo, che continuamente ripensare l’interfaccia). Non mi sento invece di raccoglierne la seconda parte: a me pare di vedere in giro fin troppa enfasi sul multitouch e gli effetti speciali che consente. A me pare di vedere fin troppe torte tutte gonfie e tronfie, troppo pesanti, tutte intente a colpire, a fare effetto, ma che dopo un cucchiaino saziano e danno perfino un po’ di nausea, fino ad essere abbandonate. Penso al contrario che proprio la potenza del mezzo richieda una grande prudenza e saggezza nel guidarlo e nel dosarne le potenzialità, se si vuole evitare all’utente un viaggio scomodo, magari indimenticabile, ma certamente da non ripetere.

Aldilà di Wired.it… come stanno le cose?

Vorrei tentare una comparazione minima, allo stato attuale, delle tre applicazioni iPad analoghe più significative (Il Sole 24ORE, Repubblica, Corriere della Sera), ad esclusione de La Stampa, e dirò il perché: La Stampa ha per ora deciso, caso unico al momento, di andare nella direzione del consiglio di Wired.it: i contenuti sono gli stessi del giornale in edicola, ma l’applicazione non offre al lettore il giornale, bensì una reimpaginazione ad hoc, che sfrutta il multitouch ecc… molto più delle altre. Il risultato secondo me è piuttosto fuorviante: l’usabilità è piuttosto scarsa, i link non sono evidenti, gli articoli difficilmente reperibili. Insomma, mi ripeto: chi va a comprare il giornale (così come un libro) si aspetta un giornale (così come un libro), e non altro. La Stampa ha scelto di offrire altro, dichiarando però – con un’ambiguità che a mio avviso rischia di spaesare il lettore – di essere il giornale, e non un’altra cosa. Per questo temo che – così rimanendo – non riuscirà mai a fare il passo di offrire il giornale su iPad a pagamento.

Vediamo però come stanno le cose tra le tre applicazioni più simili tra loro, partendo proprio dalle somiglianze.
Tutti e tre, Sole, Corriere e Repubblica, sono a pagamento.
Tutti e tre offrono la possibilità di sfogliare il PDF del quotidiano in edicola, e di navigarlo attraverso lo zooming attivato dal multitouch.
Tutti e tre offrono accesso alla lettura in modalità testo del dettaglio di un articolo (ciascuno a modo suo, ma insomma).
Nessuno ha avuto il fegato finora di consentire una cosa – a mio avviso – ovvia utile e necessaria: la possibilità per l’utente che ha comprato il giornale di segnalare un articolo condividendolo via mail e nei social network che frequenta, cosa che non potrebbe che andare a tutto vantaggio della viralità dell’applicazione.

Ma vediamo i prezzi: qui sotto le tre tabelle coi prezzi di Corriere, Repubblica e Sole 24ORE:

Il Corriere non consente l’acquisto di una sola copia del giornale, ma solo abbonamenti a tempo: mensile, semestrale, annuale.

Neanche Repubblica consente l’acquisto del singolo numero, e consente solo abbonamenti a tempo: settimanale o mensile. Il prezzo dell’abbonamento mensile (19,99€) è identico a quello dell’abbonamento mensile del corriere.

Il Sole 24ORE è l’unico a consentire l’acquisto di una singola copia (a 0,79€, il prezzo minimo consentito da Apple per una transazione), e a questo affianca (questa a mio avviso la differenza maggiore!) non degli abbonamenti a tempo, bensì l’acquisto di crediti equivalenti a 7, 30 e 365 copie.

Si tratta a mio avviso di una differenza di valore notevole: acquistando un abbonamento a tempo pago anche le copie del giornale che, per un qualsiasi motivo (perché non posso o perché non voglio in quel giorno) di fatto non leggo. Formula giustificabile, a mio avviso, per gli abbonamenti cartacei, perché la copia cartacea viene comunque consegnata al domicilio, che io la legga o no, ma del tutto ingiustificabile nel mondo digitale: con l’acquisto dei crediti, come nella formula del Sole 24ORE, sarò io a decidere quando spendere i crediti acquistati, che corrisponderanno quindi tutti a numeri del giornale effettivamente scaricati e letti.

Ritengo questo un aspetto ancora sottovalutato dagli editori: gli utenti sono già molto consapevoli e sensibili a cogliere la differenza di valore che c’è tra la proposizione di un abbonamento a tempo e di un acquisto di crediti, e sono pronto a scommettere che questo diverso approccio si traduce già in numeri di vendita più favorevoli per la seconda soluzione (per ora adottata soltanto dal Sole 24ORE).

Altra differenza che a mio avviso dimostrerà presto il suo valore consiste nel fatto che l’applicazione del Sole 24ORE, come accennato, è l’unica disponibile in universal-binary: pur essendo ottimizzata per una resa specificamente diversa su iPad e su iPhone, è un’applicazione unica, e i crediti che compro da iPad posso spenderli da iPhone (e viceversa), così come i quotidiani che ho già comprato su iPad posso scaricarli e leggerli, senza doverli ricomprare, anche da iPhone (e viceversa). Elemento importantissimo nell’ottica di una progressiva transizione alla interoperabilità dei contenuti acquistati, tema che diventerà sempre più rilevante: sono disponibile a pagare un prodotto digitale, quanto più mi viene garantito il fatto di poterne fruire da uno qualsiasi dei diversi device che decido di utilizzare. Su questo terreno Kindle insegna: i libri (e i giornali) in formato Kindle possono essere fruiti (e addirittura sincronizzati!) da Kindle, ma anche da iPhone/iPad, PC, Mac, Linux, Android, ecc…

Una noterella infine circa il bassissimo rating che secondo il nostro critico l’app del Sole avrebbe nell’App Store iTunes.
La prima cosa che va detta è che – bassissimo o no che sia – esso non ha nulla a che fare con la pretesa causa indicata da Wired.it (la famosa questione delle interfacce più o meno nostalgiche della carta ecc…). Esso ha a che fare, piuttosto, con un fenomeno notissimo a tutti gli sviluppatori di applicazioni: l’applicazione che si paga viene perciò stesso esplicitamente penalizzata con l’espressione di voti bassissimi. Prova ne sia che – come mi accingo a dimostrare – il Corriere e Repubblica, applicazioni passate solo recentemente al pagamento, hanno un rating in fase di rapido calo, mentre l’applicazione del Sole, nata dichiaratamente a pagamento, è l’unica ad avere un rating in progressivo lento miglioramento che – al netto dei pareri negativi espressi sul fatto del pagamento in sé, che colpisce anche le altre due – segnala un apprezzamento per i progressivi miglioramenti che stiamo apportando.

Il rating del Corriere, oggi equivalente a quello del Sole, è in fase di rapido calo da quando il giornale non è più gratis.

Ancora più impressionante il calo del rating di Repubblica, che dopo aver capitalizzato il fatto di essere uscita per prima su iPad, sta subendo identica sorte nei pareri dei recensori da quando è a pagamento.

Parte subito e dichiaratamente a pagamento Il Sole, e dunque subito basso, ma è ora l’unico a godere di un rating in fase di profressivo miglioramento.