Il Sole 24ORE su iPad (e gli altri?) secondo Wired.it, e secondo me

Il Sole 24ORE di oggi su iPad

[Necessario un DISCLAIMER bello grosso: l’applicazione iPad/iPhone de Il Sole 24ORE è stata ideata e sviluppata – in collaborazione con l’ottimo team dell’editore – da Simplicissimus Book Farm, di cui, come i miei venticinque lettori sanno, sono amministratore delegato. Inoltre Simplicissimus Book Farm realizza la conversione a XML che viene utilizzata per alimentare l’applicazione iPad de La Stampa, che però è stata realizzata da altri sviluppatori.]

[Necessario anche un SECONDO DISCLAIMER: le mie considerazioni sono tutte debitrici di un mio personale postulato, secondo il quale i contenuti sono sempre, sono sempre stati, e sempre saranno gratuiti. Ad essere (eventualmente) pagato è il formato, il package, la forma-prodotto in cui vengono resi disponibili. Non sto qui a motivare, mi basti un accenno un po’ semplicistico, ma che rende l’idea: la Divina Commedia costa come l’ultimo dei romanzetti proprio perché a essere pagato è il formato-libro, e non il suo contenuto. Così è anche per i giornali: le news e gli articoli buttati lì nel flusso più o meno informe e automatico di un sito web non possono che essere gratuiti. Ma nulla impedisce di creare forme-prodotto digitali per le quali l’utente è disponibile a pagare un prezzo. Devo anche dichiarare il mio debito nei confronti delle riflessioni condotte a questo riguardo da un amico che risponde al nome di Marco Formento.]

Wired.it ha dedicato una recensione all’applicazione iPad/iPhone de Il Sole 24ORE, onore fino ad ora non concesso alle analoghe applicazioni delle altre testate quotidiane italiane.

Non è difficile arguire, fin dal titolo, che si tratta di una recensione negativa: Il Sole 24 Ore per iPad – Un instabile e debole passo verso il futuro, sentenzia Wired.it.

Còlgo questa occasione per dire la mia, per la prima volta dalla sua uscita, su questo lavoro che abbiamo fatto per Il Sole 24ORE. Discuterò prima le opinioni di Wired.it, per tentare poi una comparazione tra l’app de Il Sole 24ORE e le analoghe applicazioni del Corriere della Sera e di Repubblica (lascio da parte quella de La Stampa per i motivi che accennerò in chiusura). Preparatevi una bella birra, o un bel caffè shakerato amaro, e seguitemi (ma siate pazienti, che un po’ più giù arrivano anche le figure e le tabelle che tanto vi piacciono, eheheh).

Dice Wired.it /1: gli editori italiani investono troppo poco

Il primo appunto critico di Wired.it è in effetti rivolto all’app de Il Sole come esempio di un complessivo atteggiamento sbagliato degli editori italiani:

In Italia molte case editrici si sono rivolte all’iPad, purtroppo con il passo sbagliato. Ne è un esempio l’applicazione de Il Sole 24 Ore. Il giornale esperto di finanza, economia e investimenti, dovrebbe rappresentare l’avanguardia per l’evoluzione verso il futuro. Usando il loro software per iPad, invece, si ha la sensazione che gli investimenti verso il processo digitale sia molto debole o almeno inefficace.

Gli editori italiani investono troppo poco sulle applicazioni iPad, secondo Wired.it.
Può darsi, certo, e nessuno più di me (che anche di sviluppo di applicazioni ce campo) vorrebbe augurarsi che gli editori si buttassero ancor più a investire in quest’area. Epperò… epperò siamo davvero sicuri che ci si trovi già in una situazione così stabile da giustificare investimenti pesanti nello sviluppo dedicato di applicazioni iPad? Dicono niente i numeri su Android che cominciano ad arrivare dagli USA e su scala globale? E il processo di avanzamento di HTML5? Su questo primo punto il mio orientamento – e il consiglio che diamo agli editori, non solo di quotidiani – è questo: iPad/iPhone è una piattaforma che gode già di una base installata imponente, e vale senz’altro la pena di investirci in vario modo. Non tanto però in termini di piano editoriale organico, quanto in termini di sviluppo di poche applicazioni molto importanti, che possano fungere così da test serio e significativo per le scelte da assumere in futuro (dove per futuro qui si intende Q1 2011, mica tanto più in là). Il Sole 24ORE, a differenza di altri editori che hanno rilasciato, spesso più per dire io-l’ho-fatta-prima-di-te che non sulla base di una reale strategia, più applicazioni su vari fronti, ha correttamente deciso di investire, e non poco, la sua testata ammiraglia in un’applicazione unica (è il solo editore che consente ad oggi di comprare e leggere il giornale sia su iPad che su iPhone con la medesima applicazione), di cui stiamo insieme seguendo l’andamento con grande attenzione, al fine di ricavarne dati ed elementi di valutazione per le scelte future.

Dice Wired.it /2: L’applicazione per iPad [de Il Sole] è instabile

Questo appunto è messo giù così, senza ulteriori precisazioni, e come tale diventa difficile discuterne. Ne approfitto però per mettere a fuoco qui una questione che prima o poi qualcuno dovrà pur dire… quindi la dico io 🙂
Allora: tutte, TUTTE, le applicazioni iPad sono instabili, nel senso che crashano. Ivi comprese le applicazioni native Apple. Compreso il browser Safari. Lo sanno tutti quelli che usano intensivamente iPad. Perché? Facile: perché iPad ha una RAM che fa ridere, 256MB. Ne ha meno di iPhone (512MB). Ne ha meno del più scassato PC in commercio, per il quale la RAM da 1GB è ormai il minimo sindacale accettabile. Ma nessuno si è preoccupato di chiedere a Apple “quanta RAM c’è lì dentro?” prima di comprare iPad, e Steve Jobs si è dimenticato di dirlo nella sua sfolgorante presentazione. E così appena ad iPad viene richiesto di fare due conti in più per far funzionare l’applicazione di turno, ma la memoria è già occupata a fare altre (poche) cose, ecco il crash. Certo, ogni sviluppatore cerca di fare salti mortali per migliorare, ottimizzare la gestione della scarsissima memoria disponibile, ma nessuno può fare miracoli: l’utente (e con lui Wired.it) pretende applicazioni ricche che sfruttino le potenzialità di interfaccia di iPad, ma la memoria disponibile per farle funzionare è – lo ripeto – semplicemente ridicola. Soluzione? I tablet non-iPad hanno tutti RAM di almeno 1GB, e prima o poi Apple rilascerà un nuovo iPad con più RAM, e improvvisamente tutte le applicazioni diventeranno più stabili.
Ah, già che ci sono fatemi affrontare un altro argomento spesso sollevato contro la nostra applicazione: i lunghi tempi di download del giornale. Wired.it, bontà sua, non ce lo rimprovera, forse perché la cosa affligge anche l’applicazione Wired (e in che misura, visto che ogni numero pesa 400MB!). Chiariamo il punto: scaricare qualsiasi cosa con iPad, in ambiente 3G, è un vero incubo e una scommessa. Se una qualsiasi applicazione ha un download appena un po’ corposo da fare, per ora, la rete 3G è del tutto insufficiente, e occorre farlo in ambiente wifi, dove il tutto, per quanto riguarda l’app de Il Sole, è in effetti velocissimo.
Piccola notazione sociologica: quando crasha un’applicazione o un programma sul PC ce la prendiamo col PC e/o col suo sistema operativo. Quando crasha un’applicazione su iPad ce la prendiamo con l’applicazione e coi suoi sviluppatori. Ci sarà un perché…

Dice Wired.it /3: Il Sole per iPad incorre in un errore da principianti

Secondo Wired.it l’app de Il Sole 24ORE è troppo legata alle modalità di lettura e di fruizione della carta stampata, e sarebbe proprio questo “errore da principianti” a causare “un bassissimo rating nell’App Store“. Dei rating dirò più avanti. Del legame tra l’app e la carta stampata, invece, dirò che esso è così evidente proprio perché voluto. Questa applicazione – ma da questo punto di vista l’errore da principianti è condiviso con Corriere e Repubblica, e se vogliamo anche con Panorama e l’Espresso, che fanno la stessa cosa (e anche un po’ meno, come si vedrà) – nasce come esperimento teso a verificare una ipotesi: che la forma-giornale non sia affatto morta, ma che possa transitare dalla sua fruizione cartacea alla fruizione digitale, portandosi dietro tutto il buono della carta, e aggiungendovi progressivamente tutte le cose in più che il digitale consente, ma senza stravolgere la forma-giornale e la sua modalità di acquisto/fruizione. Come potrà essere verificata questa ipotesi? Facile, per lo meno per Il Sole 24ORE (in questo più radicale e coerente delle altre testate): il giornale si paga fin dall’inizio, e saranno solo le vendite a giudicarne la bontà (e non i rating, pure importanti, ove ben compresi, come vedremo).

Questo significa che un editore come il gruppo Sole 24ORE non potrà immaginare applicazioni diverse, nativamente digitali? Tutt’altro: ma è un errore da principianti quello di chi, recensendo un’applicazione programmaticamente realizzata per offrire quel prodotto che si chiama giornale, ne coglie un limite proprio nell’essere quel che vuole essere, ovvero un giornale. Se così fosse (basterebbe affacciarsi un attimo fuori dalla finestra) non esisterebbe, tanto per dire, il mercato degli ebook, intesi come pura trasposizione della lettura dei libri dalla carta al digitale: cosa che invece accade, e cresce pure a ritmi assai sostenuti, com’è noto. Se c’è una critica che mi sento di respingere in maniera totale è proprio questa: qui stiamo parlando di giornali. Funzioneranno, non funzioneranno? Lo diranno i numeri, e lo diranno assai presto. [HINT: Il Sole 24ORE sta funzionando].

Dice Wired.it /4: vi do un consiglio…

Dopo aver detto di passaggio che nell’applicazione del Sole 24ORE la modalità di zoom ha un “ingrandimento poco affidabile perchè il rendering non è sempre perfetto” (su questo non posso che dire che non è vero: l’ingrandimento, proprio per non appesantire la RAM, è limitato a due livelli, cosa di cui qualcuno si lamenta, ma che rende tutto più stabile e veloce, e ha come conseguenza anche un rendering sempre perfetto), il recensore di Wired.it passa ai consigli finali:

Il consiglio, prima di proporre un abbonamento a pagamento, è di ripensare all’interfaccia e puntare molto sul multitouch. L’iPad può anche riprodurre video, gallerie di foto, link e altro. Gli ingredienti per migliorare la torta ci sono, manca solo la volontà di prepararla.

Prendo buona nota del consiglio, soprattutto della prima parte (ripensare l’interfaccia, concetto peraltro assai generico, ma tant’è: chi fa questo lavoro non fa altro, in fondo, che continuamente ripensare l’interfaccia). Non mi sento invece di raccoglierne la seconda parte: a me pare di vedere in giro fin troppa enfasi sul multitouch e gli effetti speciali che consente. A me pare di vedere fin troppe torte tutte gonfie e tronfie, troppo pesanti, tutte intente a colpire, a fare effetto, ma che dopo un cucchiaino saziano e danno perfino un po’ di nausea, fino ad essere abbandonate. Penso al contrario che proprio la potenza del mezzo richieda una grande prudenza e saggezza nel guidarlo e nel dosarne le potenzialità, se si vuole evitare all’utente un viaggio scomodo, magari indimenticabile, ma certamente da non ripetere.

Aldilà di Wired.it… come stanno le cose?

Vorrei tentare una comparazione minima, allo stato attuale, delle tre applicazioni iPad analoghe più significative (Il Sole 24ORE, Repubblica, Corriere della Sera), ad esclusione de La Stampa, e dirò il perché: La Stampa ha per ora deciso, caso unico al momento, di andare nella direzione del consiglio di Wired.it: i contenuti sono gli stessi del giornale in edicola, ma l’applicazione non offre al lettore il giornale, bensì una reimpaginazione ad hoc, che sfrutta il multitouch ecc… molto più delle altre. Il risultato secondo me è piuttosto fuorviante: l’usabilità è piuttosto scarsa, i link non sono evidenti, gli articoli difficilmente reperibili. Insomma, mi ripeto: chi va a comprare il giornale (così come un libro) si aspetta un giornale (così come un libro), e non altro. La Stampa ha scelto di offrire altro, dichiarando però – con un’ambiguità che a mio avviso rischia di spaesare il lettore – di essere il giornale, e non un’altra cosa. Per questo temo che – così rimanendo – non riuscirà mai a fare il passo di offrire il giornale su iPad a pagamento.

Vediamo però come stanno le cose tra le tre applicazioni più simili tra loro, partendo proprio dalle somiglianze.
Tutti e tre, Sole, Corriere e Repubblica, sono a pagamento.
Tutti e tre offrono la possibilità di sfogliare il PDF del quotidiano in edicola, e di navigarlo attraverso lo zooming attivato dal multitouch.
Tutti e tre offrono accesso alla lettura in modalità testo del dettaglio di un articolo (ciascuno a modo suo, ma insomma).
Nessuno ha avuto il fegato finora di consentire una cosa – a mio avviso – ovvia utile e necessaria: la possibilità per l’utente che ha comprato il giornale di segnalare un articolo condividendolo via mail e nei social network che frequenta, cosa che non potrebbe che andare a tutto vantaggio della viralità dell’applicazione.

Ma vediamo i prezzi: qui sotto le tre tabelle coi prezzi di Corriere, Repubblica e Sole 24ORE:

Il Corriere non consente l’acquisto di una sola copia del giornale, ma solo abbonamenti a tempo: mensile, semestrale, annuale.

Neanche Repubblica consente l'acquisto del singolo numero, e consente solo abbonamenti a tempo: settimanale o mensile. Il prezzo dell'abbonamento mensile (19,99€) è identico a quello dell'abbonamento mensile del corriere.

Il Sole 24ORE è l'unico a consentire l'acquisto di una singola copia (a 0,79€, il prezzo minimo consentito da Apple per una transazione), e a questo affianca (questa a mio avviso la differenza maggiore!) non degli abbonamenti a tempo, bensì l'acquisto di crediti equivalenti a 7, 30 e 365 copie.

Si tratta a mio avviso di una differenza di valore notevole: acquistando un abbonamento a tempo pago anche le copie del giornale che, per un qualsiasi motivo (perché non posso o perché non voglio in quel giorno) di fatto non leggo. Formula giustificabile, a mio avviso, per gli abbonamenti cartacei, perché la copia cartacea viene comunque consegnata al domicilio, che io la legga o no, ma del tutto ingiustificabile nel mondo digitale: con l’acquisto dei crediti, come nella formula del Sole 24ORE, sarò io a decidere quando spendere i crediti acquistati, che corrisponderanno quindi tutti a numeri del giornale effettivamente scaricati e letti.

Ritengo questo un aspetto ancora sottovalutato dagli editori: gli utenti sono già molto consapevoli e sensibili a cogliere la differenza di valore che c’è tra la proposizione di un abbonamento a tempo e di un acquisto di crediti, e sono pronto a scommettere che questo diverso approccio si traduce già in numeri di vendita più favorevoli per la seconda soluzione (per ora adottata soltanto dal Sole 24ORE).

Altra differenza che a mio avviso dimostrerà presto il suo valore consiste nel fatto che l’applicazione del Sole 24ORE, come accennato, è l’unica disponibile in universal-binary: pur essendo ottimizzata per una resa specificamente diversa su iPad e su iPhone, è un’applicazione unica, e i crediti che compro da iPad posso spenderli da iPhone (e viceversa), così come i quotidiani che ho già comprato su iPad posso scaricarli e leggerli, senza doverli ricomprare, anche da iPhone (e viceversa). Elemento importantissimo nell’ottica di una progressiva transizione alla interoperabilità dei contenuti acquistati, tema che diventerà sempre più rilevante: sono disponibile a pagare un prodotto digitale, quanto più mi viene garantito il fatto di poterne fruire da uno qualsiasi dei diversi device che decido di utilizzare. Su questo terreno Kindle insegna: i libri (e i giornali) in formato Kindle possono essere fruiti (e addirittura sincronizzati!) da Kindle, ma anche da iPhone/iPad, PC, Mac, Linux, Android, ecc…

Una noterella infine circa il bassissimo rating che secondo il nostro critico l’app del Sole avrebbe nell’App Store iTunes.
La prima cosa che va detta è che – bassissimo o no che sia – esso non ha nulla a che fare con la pretesa causa indicata da Wired.it (la famosa questione delle interfacce più o meno nostalgiche della carta ecc…). Esso ha a che fare, piuttosto, con un fenomeno notissimo a tutti gli sviluppatori di applicazioni: l’applicazione che si paga viene perciò stesso esplicitamente penalizzata con l’espressione di voti bassissimi. Prova ne sia che – come mi accingo a dimostrare – il Corriere e Repubblica, applicazioni passate solo recentemente al pagamento, hanno un rating in fase di rapido calo, mentre l’applicazione del Sole, nata dichiaratamente a pagamento, è l’unica ad avere un rating in progressivo lento miglioramento che – al netto dei pareri negativi espressi sul fatto del pagamento in sé, che colpisce anche le altre due – segnala un apprezzamento per i progressivi miglioramenti che stiamo apportando.

Il rating del Corriere, oggi equivalente a quello del Sole, è in fase di rapido calo da quando il giornale non è più gratis.

Ancora più impressionante il calo del rating di Repubblica, che dopo aver capitalizzato il fatto di essere uscita per prima su iPad, sta subendo identica sorte nei pareri dei recensori da quando è a pagamento.

Parte subito e dichiaratamente a pagamento Il Sole, e dunque subito basso, ma è ora l'unico a godere di un rating in fase di profressivo miglioramento.

40 risposte a “Il Sole 24ORE su iPad (e gli altri?) secondo Wired.it, e secondo me”

  1. PERPIACERE!

    Da sviluppatore iPhone/iPad con una decina di applicazioni pubblicate, ti dico di rivedere la tua posizione su “le applicazioni crashano perchè ci sono solo 256mb di ram”.

    Non è vero. Le applicazioni crashano perchè sono scritte male e perchè ottimizzare codice non è facile, è costoso, e porta via tempo. E si, anche Apple sbaglia e rilascia fix. La garbage collection presente su altri sistemi operativi è uno dei principali motivi che porta gli sviluppatori a fregarsene della qualità del software.

    Per fare un esempio, l’iPad ha la stessa memoria ram di XBOX 360 e Playstation 3 eppure ci girano giochi mostruosi. Pensa che la Nintendo WII ha solo 64mb di ram ….

    L’applicazione del Sole 24 Ore è esteticamente piacevole, apprezzabile che non si sia comperato il solito sistema editoriale in scatola come la concorrenza, ma il lettore PDF è realizzato molto male. Andate a vedervi cosa si riesce a fare con un pò di passione e tanto tempo speso sul codice scaricandovi FAST PDF (e no, non è una mia app).

  2. Sempre pronto a migliorare su questo terreno, caro Daniele, grazie dei suggerimenti, e figurati se non sono d’accordo con te: la necessità aguzza l’ingegno, e costringe a migliorare ecc… MA i tuoi esempi non reggono: le piattaforme di videogioco fanno una sola cosa, quella. Pensa che i lettori ebook e-ink hanno processori da 400MHz, e sono più che sufficienti per fargli fare quel che devono fare, se li usi bene. Ma una RAM da 256MB per un tablet che pretende di sostituire un netbook (altrimenti non mi venderebbe tutto quel popo’ di applicazioni, a cominciare da quelle Apple) sono oggettivamente un errore. A riprova, lo ribadisco, TUTTE le applicazioni crashano in maniera tendenzialmente random. E pure Safari su iPad crasha spesso e volentieri. E appena tieni tre finestre aperte, se in una hai un’applicazione a cui ti sei loggato, quando passi all’altra lui alla chetichella, per risparmiare memoria, ti butta fuori senza chiederti il permesso, e quando riapri quella finestra, sorpresa!, ti tocca reinserire user e password!
    Ergo, miglioramento necessario, sì, ma piattaforma hardware assai povera (rispetto alle potenzialità di ciò che incentiva a fare) pure.

  3. Ciao Antonio!

    Non consideri l’Unita’ nella tua comparazione. Anche se la tiratura e’ molto piu’ limitata, secondo me hanno fatto un buon lavoro nella versione per iPad. Che ne dici?

    Marco

  4. Da semplice consumatore (ancorche’ professionista in ambito informatico) mi sento solo di muovere un appunto al tuo ragionamento: la forma giornale lungi dall’essere morta (forse e’ moribonda o semplicemente influenzata), imvho mal si adatta al contenitore ipad/iphone. Un plauso dunque a chi dentro la Stampa ha ben pensato (sempre imvho) di rivedere l’approccio alla presentazione dei contenuti.
    Se voglio leggere qualcosa che sembra un giornale bhe’ comprero un giornale (di carta stampata), se voglio leggere degli articoli ordinati e presentati secondo una impostazione editoriale a me gradita, comprero’ il contenitore degli articoli (lo so sembra ma stessa cosa ma non lo e’).

  5. @Luca, se parliamo di preferenze (de gustibus ecc…) nulla da dire. Io, su La Stampa, mi perdo, e dopo un po’ la chiudo. Ma forse è solo perché ho 50 anni di “giornale” nella mente, e comprando quell’app quello che mi viene detto è che sto comprando “il giornale”. Tutto qua.

    @Marco: hai ragione, quella de L’Unità è un’ottima applicazione, probabilmente la migliore (la penso come te) tra le italiane, ma la colloco in una diversa categoria, quella delle applicazioni “news” gratuite, e non in quella dei “giornali”. Vero che c’è la sezione “Edicola” da cui ci si può abbonare per avere anche “il giornale” da sfogliare, ma il livello di ingresso (la decisione minima vale 60 Euro di spesa per l’abbonamento semestrale!) mi sembra veramente troppo elevata, e credo che l’elevato rating riguardi proprio tutto il resto, e non il giornale a pagamento. Stenterei a credere a numeri di vendita significativi, e mi chiedo: ma perché non consentire l’acquisto a 0,79 anche di una sola copia? Se non altro chi fosse intenzionato ad abbonarsi avrebbe la possibilità di “provarne” una: chiedere 60 Euro al buio mi pare davvero una rischiesta eccessiva.

  6. Antonio, il reload delle pagine in Safari su iPad non è un crash, ma effettivamente un problema di memoria che viene gestito dal SW svuotando le pagine aperte. A me sinceramente Safari non è mai crashato, e credo di esserne un utilizzatore molto pesante …

    Seguendo da un pò Apple, capisco (ma non giustifico, sia chiaro) il perchè di soli 256mb di RAM … e credimi, non è sicuramente un problema economico o di margine.

    Una volta, tanto tempo fa, esistevano delle piattaforme hardware dove gli sviluppatori facevano salti mortali per migliorare anno dopo anno le loro applicazioni. Queste piattaforme prendevano il nome di Comodorre 64, ZX Spectrum, ecc. Hardware proprietario e chiuso che rimaneva sul mercato 4 o 5 anni prima di essere cambiato, proprio come avviene oggi con le console gioco. Il vantaggio di queste piattaforme, per chi le produce, è quello di una certa stabilità evolutiva e meno stress da “update hardware” come avviene invece nel mondo dei PC tradizionali. Lato sviluppatori è soprattutto un investimento sulle proprie conoscenze, potendo strizzare le proprie risorse e migliorarsi invece che cambiare e ricominciare da capo ogni volta.

    Limitare a 256mb di ram l’iPad proprio come l’iPhone 3Gs (il 3g ne ha 128, il 4g 512) ha un significato ben preciso, secondo me, di evitare che gli sviluppatori pretendano troppo dall’hardware e facendo poca fatica sul proprio software. Se si scrive male il codice su iPhone/iPad non importa che tu abbia 128 o 512mb di RAM ma l’applicazione crasherà comunque.

    Ma ribadisco: scaricati FAST PDF e buttaci dentro un file da 100mb e vedrai che non crasha.

  7. Ah, ri-dimenticavo: svuoltare la pagina di Safari per evitare che crashi, sarebbe come svuotare la pagina che stai leggendo nell’app per tenerla su. Se lo facciamo io e te però nessuno ci perdona! 😉

  8. Ti sbagli Antonio, Safari non svuota la pagina corrente, che stai leggendo, per evitare di crashre, ma svuota quelle che tu tieni eventualmente in background. Per analogia svuota la pagina precedente e quella successiva rispetto a quella che stai leggendo.

    Ma il tuo lettore PDF può tenere tranquillamente in memoria la pagina PDF attuale, la precedente e la successiva, e svuotare tutte le altre. Occhio che gli esempi gratuiti di Apple che la maggior parte delle applicazioni italiane utilizzano per implementare il lettore PDF non sono il massimo in termini di performance. Sono degli esempi che vanno ampiamente rimaneggiati.

    Anche Quattroruote utilizza una soluzione sviluppata ad-hoc e non è fatta malissimo. I suoi PDF carichi di immagini pesano anche una 80 di mega (in file unico). Loro tengono in memoria 5 pagine senza tantissimi problemi di performance.

  9. Ah dimenticavo … 🙂 non per fare il bullo sia chiaro … ma per i problemi di performance io tenderei a preferire il file PDF unico invece che un file per ogni pagina. E magari eliminerei anche le anteprime in JPG così si risparmia 1/4 di banda per il download. Si può sempre generare al volo la miniatura delle pagine (1gh di processore serve anche a questo!).

  10. Ottimo articolo, ma è inutile dire che in Italia la situazione è pessima. L’editoria italiana non mette a disposizione nulla di adeguato a quel che può offire l’iPad. Qui si parla di un’app come “La Stampa” nella quale ci si perde, la multimedialità è pessima, le gestures pure. E di altre app come ilSole24ore, ilCorriere e la Repubblica che ci propongono delle specie di pdf impossibili da leggere agevolmente e (permettimi) fatti male.

    Il fatto è che un pdf, un giornale appunto, non starà mai bene su iPad così com’è. Mentre un’impaginazione come la stampa oltre ad esser dispersiva, ricorda più un sito web che un giornale.

    LA SOLUZIONE vera è quella offerta da Wired. Un giornale, vero e proprio, ma disegnato e pensato per iPad. Ovvio poi che Wired è ricco di video, multimedialità e gestures varie e quindi offre numeri da mezzo giga. Ma ripensare i giornali Italiani per ipad, introducendo solo fotogallery e (pochi) video come ora attenuerebbe il problema. Questa è la strada. Punto.

  11. Salve Antonio,
    io negli ultimi mesi sto proprio seguendo dal punto di vista della progettazione dell’esperienza d’uso diversi editori Italiani in questo percorso di trasposizione delle loro testate e contenuti su piattaforme quali l’iPad.

    Per quanto alcuni dei tuoi punti sono sicuramente condivisibili è un dato di fatto (e lo sanno anche gli editori) che lo stato dell’arte da raggiungere è un’altro ma al momento non si possono permettere di fare di più sia per motivi economici, tecnologici e gestionali (che tra l’altro ho appena descritto in un’articolo http://www.lucamascaro.info/blog/business-strategy/publishing-digitale-ipad-futuro-editoria.html ).

    In ogni caso la posizione dell’iPad è sicuramente ragionevole se vediamo gli antagonisti inglesi o americani.

  12. ma stiamo davvero discutendo di applicazioni che hanno 700 valutazioni? Ma davvero qualcuno pensa che all’italiano medio interessi qualcosa? Mi sembra di vedere i powerpoint delle agenzie pubblicitarie che cercano di vendere “servizi sui social network” rifilando account twitter alle aziende, quando gli utenti italiani VERI di twitter sono pochissimi..

    fa bene antonio a difendere la propria realizzazione (anche solo perché qualche cliente si potrebbe chiedere perché lo paga).. ma in Italia il problema secondo me neanche si pone. Quanti sono gli utenti di ipad italiani? Che tipo di persone sono?

    Stiamo “lucidando le maniglie del titanic” e intanto l’iceberg è enorme.. e ci stiamo andando incontro..

  13. Mi complimento per l’articolo e per i relativi commenti.
    Volevo dare il mio contributo, non tecnico, ma di mero utilizzatore.
    IL SOLE 24 ORE
    Rappresenta per me strumento di lavoro professionale. Sono abbonato alla versione cartacea, a quello online e a quella per Ipad. Delle tre, l’ultima sta diventando insostituibile.
    All’inizio effettivamente i crash erano piuttosto frequenti. Le versioni successive hanno migliorato la velocità di download, la stabilità e l’utilizzabilità.
    Confesso di usare poco la versione testo, prediligendo la versione immagine con ingrandimento.
    Unico limite quello già evidenziato dall’autore, ovvero la possibilità di linkare e archiviare gli articoli.
    Un neo, ma legato alle abitudini personali, il fatto che l’edizione sia disponibile solo a partire dalle 6:30-6:45.
    CORRIERE E GAZZETTA
    Ho fatto l’abbonamento alla Gazzetta per Ipad vista la passione del calcio di mio figlio di dieci anni. Questo mi ha condotto a leggere, anche se non assiduamente, il Corriere che nella sua versione per Ipad non mi dispiace affatto.
    Il limite settimanale di archivio che hanno Corriere e Gazzetta non sarebbe sostenibile per il Sole, in relazione alla sua funzione di “strumento di lavoro”.
    LA STAMPA
    Sono abbonato alla versione cartacea del giornale.
    Devo dire che la versione per Ipad è semplicemente penosa. L’impressione da utilizzatore non tecnico è quella di una partenza a sprint del prodotto (ne è testimonianza il notevole spot pubblicitario sulla versione Ipad) arenatasi con il passare del tempo.
    Non si sa esattamente a quale ora sia disponibile l’edizione alla mattina. Nei weekend, spesso le edizioni del giorno non sono disponibili. Non si sa ancora nulla sulle versioni locali del quotidiano, che rappresentano il punto di forza del giornale. Come sostenuto dall’autore, la collocazione degli articoli spesso non ha una logica e rendendo il giornale poco navigabile. L’impossibilità di zoom rende non utilizzabili alcune parti del giornale in formato non testo (rebus, giochi, tabelle, grafici, ecc).
    In costanza di quanto precede non oso pensare quali possano essere i risultati in termini di seguito nel momento in cui vi sarà il passaggio da gratuito a pagamento.

  14. Bell’articolo, mi permetto di fare un riassunto delle cose che condivido:

    -Wired non è una rivista autorevole, almeno nella versione italiana (Luca Sofri ne è guru, capirai).

    -Aldilà dei discorsi di tipo religioso pro/contro Apple, iPad rimane una macchina imperfetta (come tutte, s’intende) esageratamente idolatrata unicamente dai seguaci di Jobs.

    Mia nota personale: premetto che non uso iPhone nè iPad, ma questa cosa delle apps mi sta dando non poca noia comunque. Le trovo inutilmente dispendiose visto che il loro unico scopo è quello di limitare la fruizione gratuita delle informazioni.

    Voglio ricordare a tutti che per navigare in internet, esistono ancora i browser.

  15. Gentile Antonio,

    non condivido buona parte della tua replica all’articolo di wired, e chi ha scritto prima di me ha fatto una serie di osservazioni corrette.
    Secondo me ciò che bisogna comprendere è che oggi abbiamo a disposizione un nuovo “mezzo” per poter leggere sia esso un reader di ebook o un iPad di conseguenza anche “l’impaginazione” dei contenuti deve essere rivista e adattata al mezzo.

    Piccola nota a differenza tua io credo che i contenuti siano essi libri o articoli debbano essere a pagamento e non gratis come spesso invece tu proponi …. e non è il formato che deve essere pagato, ma il contenuto …. in fondo per il tuo lavoro ricevi uno stipendio ….. se vuoi perorare la tua idea del ” contenuto gratis ” incomincia con la tua retribuzione, magari qualche autore ti seguirà … anche se sono un pò scettico.
    Alessandro

  16. Carissimo antonio
    Qui ho parlato di cose su ipad
    http://www.lsdi.it/2010/08/13/giornali-e-ipad-un-matrimonio-in-corso-d%E2%80%99opera/
    con finale così

    “Ora la competizione commerciale sta diventando forte, dato che l’accesso alle applicazioni o alle notizie sta diventando a pagamento per i quotidiani. Prima si scaricava e si teneva sull’Ipad di tutto di più. Ora si tiene quello che serve o quello che si è disposti a pagare. Le altre applicazioni finiscono nel dimenticatoio, spesso con giudizi taglienti di feedback sull’Apple Store.

    Nessuno probabilmente in questo diluvio di pensiero paradossalmente creativo, ma omologato, ha pensato di chiedere ai “portatori di Ipad” che desiderano trovare nella loro dieta informativa”. Varrebbe la pena che degli imprenditori veri, non parliamo di editori, approfondiscano il tema.
    Un consiglio semplice ma efficace dalla rete fa pensare che il futuro sia una via di mezzo fra Twitter e un uso di Instapaper. Quello che hanno in mente molti utilizzatori è una informazione fortemente personalizzata. E per favore non chiamiamola più giornale, quello è il supporto a cui ci siamo abituati da anni.
    L’informazione ad personam era quella che si sognava da tempo. Ma che non si era mai vista nel concreto.
    Ci voleva il catalizzatore Ipad per veder crescere questa presunta chimera.”

    Abbracci
    VP

  17. Antonio,
    articolo splendido, come tuo solito.
    Concordo in parte con Daniele sul fatto che la tua analisi tecnica sui “crash” sia un pochino, passami il termine, ingenua, ma è anche vero che al mondo esistono meno di dieci persone che sanno davvero cosa succede dentro l’iPad (e quindi, probabilmente, tu hai ragione e il mio dirti “ingenuo” è sbagliato!). Quindi, sei perdonato 🙂
    Mi spiace una sola cosa: che a conclusione dell’articolo non scrivi qualcosa del tipo: “So che Wired scrive anche articoletti di riempiticcio, questo sulla App del Sole24Ore era uno di questi, e quindi… Pace!”
    🙂

  18. Attenzione Antonio, nel tuo secondo disclaimer dici una cosa che mi trova abbastanza d’accordo, quello che noi utenti paghiamo non sono le notizie, ma il modo in cui vengono confezionate, io se pesno ad acquistare un giornale, penso proprio a quella confezione cartacea disponibile press quei simpatici baracchini verdi sparsi in tutta la citta’, se penso di acquistare una app, bhe’ penso, credo di acquistare qualcosa di diverso, mica “un giornale”, per questo ritengo cha almeno la Stampa si sia mossa con il piede giusto, peccato poi che non abbiano continuato affinando ed evolvendo lo strumento offerto…

  19. Ciao Antonio. Ho scritto io l’articolo su Wired. Quindi rispondo ai tuoi punti:

    1. Dire che gli investimenti sono deboli perché c’è Android che avanza è una scusa che non relegge. Al momento non esistono tablet con Android. Il Wall street journal e altre testate stanno investendo perché hanno una visione chiara del futuro. Se il Sole24Ore non da farsi un’idea del futuro ne pagherà lo scotto.

    2. Dire che tutte le applicazioni crescano è falso. Ho recensito centinaia di applicazioni. Se l’ho scritto al momento solo per il Sole24Ore significa che l’applicazione è realizzata male.

    Per tutto il resto del discorso mal comune mezzo gaudio, ragionare così non rende la vostra applicazione migliore andate a vedere cosa a cade all’estero nel settore.

    La verità è che non avete innovazione e ragionate per schemi vecchi. L’Italia così ci fa ancora una volta la figura della nazione vecchia e lenta.

    C’è bisogno che ragionate in maniera differente. Per me non avete la volontà di farlo.

  20. @Kiro, cioè tu saresti l’autore della recensione su Wired.it! Wow! Allora:

    > “Al momento non esistono tablet con Android”

    LOL. Ne abbiamo un prototipo noi, che siamo nessuno, in casa, di cui non possiamo dire nulla, che uscirà a settembre. Ne stanno per uscire millanta, e i numeri di Android hanno fatto il giro del mondo. Detto questo, ho argomentato in maniera un po’ più complessa la questione degli investimenti, se non hai voglia-tempo di leggerla è nel tuo diritto, no problem, non devo convincere nessuno, mi interessa solo provare a far capire quali sono i problemi degli editori in questa fase, vivendoli dal di dentro, anche riguardo alle decisioni di investimento.

    > “Se l’ho scritto al momento solo per il Sole24Ore significa che l’applicazione è realizzata male”.

    AUGH, verrebbe da dire, è così perché è così. Se ne deduce che tutte le altre non crashano. Falso. E con l’occasione lo dico anche a Simone: sarò pure ingenuo, ma a me *perfino Safari crasha*, e quando non lo fa è perché Safari (Apple) si permette di svuotare le pagine in background per liberare memoria, così quando riapro la finestra di quella pagina devo reloadare, e se mi trovo (90% dei casi) dentro un sito o un’applicazione loggato, devo riloggarmi da capo ecc… Dopodiché crashano in maniera random le mie applicazioni di scacchi, di news (italiane ed estere), utilities (quickoffice compresa, ottima, goodreader compresa, ottima, ecc…), YouTube ecc…. Si può migliorare e tentare di minimizzare la cosa? Come no, e infatti lo stiamo facendo (e ci siamo già ottimamente riusciti). Dopodiché la RAM quella resta, e resta un problema su una macchina che pretende di voler fare mirabilie (come è giusto che una macchina così faccia. Se Kiro mi risponde che “è falso” dovrò farmene una ragione: sono sfigati solo i 5 iPad che usiamo in giro per l’ufficio.
    @Simone, ancora sull’ingenuità, se comprendo bene il punto, provo a metterla così: è possibile vincere una partita a scacchi concedendo la regina di vantaggio all’avversario? Certamente sì, se a giocare senza regina è Kasparov (le tue “dieci persone al mondo”): applausi. Ma se un “normale” ottimo giocatore senza regina non riesce a vincere te la prendi con lui o con chi organizza la gara e non gli dà la regina che gli spetta? (Ciò detto, nel frattempo abbiamo trovato il nostro Kasparov in Kiurma, hehe…).

    Prosegue Kiro:
    > “andate a vedere cosa a cade all’estero nel settore”

    Già, anche su questo, magari proviamo a farla finita con un luogo comune: cosa accade all’estero nel settore? Personalmente, lavorandoci da un po’, mi sono fatto questa idea: nella transizione dell’editoria al digitale il gap tra USA-UK e resto del mondo (Italia compresa) non è affatto così ampio. Andate a parlare con un po’ di editori/autori/agenti americani, e poi venitemi a dire. Siamo ancora in tempo, perfino in Italia, per fare le cose per bene, e magari evitare anche qualche GROSSO errore che i soliti frettolosi stanno già commettendo. Ma aldilà di queste generiche affermazioni, mi piacerebbe che Kiro mi suggerisse qual è secondo lui “l’applicazione modello” da andare a vedere. Ah, WSJ non vale, ce l’ho, e a parte che “nun me piace” (ma questo è soggettivo)… mi è crashata più volte anche quella 😀

    > “Per me non avete la volontà di farlo”

    E qui siamo al massimo: non si esprime più soltanto un proprio parere, ma si arriva a giudicare le intenzioni: non solo “non avete innovazione” e non solo “C’è bisogno che ragionate in maniera differente” (avrei da ridire un po’ anche sul tuo italiano, ma non è la sede), ma “non avete la volontà di farlo”. Eccheccivuoifà. That’s Wired.it.

    @Luca Giammattei: guarda che sono d’accordo con te. Non penso che la forma-giornale sia l’unica possibile. Penso che abbia comunque un suo spazio nel mondo digitale, come ne avrà anche una forma altra. Per gli ebook mi piace parlare del “futuro dei libri” (gli ebook come futuro dei libri così come li conosciamo nel digitale) e dei “libri del futuro” (le nuove forme che il libro assumerà con l’avvento del digitale). Penso si possa fare un parallelo anche per il mondo news and magazine. Solo che bisogna avere le idee chiare su ciò che si fa: se “vendo” un prodotto con una testata che si chiama “La Stampa”, “la Repubblica”, ecc… sto vendendo il giornale, quella forma-prodotto che nei decenni si è depositata nel mio vissuto in quel modo, e quello mi aspetto. Posso fare altro? Sì, ma deve essere chiaro che di altro si tratta, altrimenti verrò giudicato per ciò che non voglio essere. Infine: posso fare altro, ma questo altro è del tutto nuovo, e dunque sperimentale, e dunque molto più a rischio di errore, e devo metterlo in conto.

    E su questo ha ragionissima @Vittorio: ci va di farlo? Proviamo! Io, con Simplicissimus, sono anche disposto a investirci di mio, se insieme a me decide di investirci anche chi ha competenze editorial-redazionali che io non ho, e però, come Vittorio dice, per favore *smettiamola di chiamarlo giornale!* Vittorio, lo so che mi dirai che ne abbiamo già parlato ecc…, e allora ti dico: proviamo a FARLO? Per cominciare c’è un solo modo: dobbiamo vederci, e possibilmente qui da me, che dalle tue parti c’è troppo casino, qui si è più tranquilli e si discute meglio 🙂

    @Alessandro, stai tranquillo che io non vengo pagato per nessun “contenuto”, quello per cui mi pagano (oddio, una terza persona plurale un po’ impropria nel mio caso in verità)… è tutta forma! 😀

  21. Scrivo programmi da 30 anni, ma la tesi di Daniele per cui apple abbia messo una memoria ridicola nell’ipad per “educare” i programmatori mi fa scompisciare dal ridere.
    E cosa dire della tesi per cui la garbage collection sia l’origine di tutti i mali? Ma davvero l’ios non ha un meccanismo di garbage collection? roba da preistoria.

  22. Sembra un po’ di sentire il bue che da del cornuto all’asino, ma devo dire che la posizione di Tombolini, per quanto non la condivida, è per lo meno quello di un operatore della Rete che ha una sua cultura, una sua visione e delle sue convinzioni ben motivate e maturate con l’esperienza.

    E questo è un aspetto positivo, se contrapposto alla pessima qualità della recensione citata. Che poi magari può avere pure ragione sul facile e banale concetto di fondo, ma non ha nemmeno tutto il diritto di essere chiamata articolo.

    Ammetto che leggendo questo post di Antonio credevo che a monte ci fosse chissà quale recensione… e invece sono giusto quattro paragrafetti di tale Ciro Kiro Barbato (ma chi è?) spacciati per Wired Review”. Una roba in cui ti tocca leggere uno stupro della concordanza come questo:

    “Usando il loro software per iPad, invece, si ha la sensazione che gli investimenti verso il processo digitale sia molto debole o almeno inefficace.”

    Ora, pretendere che a Wired.it abbiano pure degli editor o dei correttori di bozze è oggettivamente troppo, però è pure vero che un minimo di qualità si potrebbe richiedere prima di pubblicare quella roba.

    Antonio, lasciatelo dire, hai dato un risalto eccessivo ad un articolo che era una vera boiata. Poi io non conosco questo Kiro che l’ha scritto, ma dovessi giudicare da questo post la qualità editoriale di Wired.it il mio giudizio sarebbe disastroso.

    Tu giustamente non hai voluto attaccare Wired con questo tuo post. Forse avrebbe anche indebolito le tue tesi, è vero. E allora lo faccio io con questa domanda:

    Come si può accettare una critica come questa da una “testata” che NEL 2009 decide di partire in Italia investendo tutto sul cartaceo e scorpora TOTALMENTE la redazione online da quella della versione stampata, con i risibili risultati che sono sotto gli occhi di tutti?

  23. Ah! Aggiungo…

    Una critica tecnica da parte di una pubblicazione online sul cui sito la sidebar gira “bella liquida” per la pagina. Provate a restringere la pagina del browser e date un’occhiata a cosa succede alla sidebar di Wired.it.

    Non che l’autore abbia a che fare con questo aspetto, ma se una testata decide di pubblicare un articolo in cui si accusa un altro editore di fare “errori da principiante” magari dovrebbe evitare di farne di peggiori nel suo semplice CSS.

  24. Post molto interessante Antonio, fammelo metabolizzare un attimo anche perché la questione su IPad è complessa… Tra l’altro ho appena partecipato ad una demo Adobe (sotto NDA quindi non ne posso parlare) molto istruttiva. Dimenticavo ma non dovevi mandarmi una proposta per la realizzazione della App delle due riviste che dirigo? Fammi un fischio asap 🙂

  25. Antonio credo che meglio di tutti l’abbia sintetizzato McSweeney’s (via paferro) http://www.mcsweeneys.net/2010/8/11flowers.html anche se gioca con i paradossi, personalmente quando vedo colleghi e conoscenti sfregare ed “agitarsi” intorno i loro iqualcosa mi viene da ridere, ma anche gia la possibilita’ di adattare gl’articoli ad una sorta di proprio foglio di stile simil css (non so se possibile con gl’accrocchi in discussione – che poi me la volete spiega’ sta cosa, c’hanno poca memoria, i programmi crashano di continuo, programmarci sopra e’ un delirio causa mancanza feature, ma che ce li compriamo a fare?).
    Spero che gl’editori capiscano prima o poi che quello che hanno da vendere sono le loro redazioni (le capacita’ ed il know-how che contengono) da re-impacchettare in edizioni diverse (per la carta, per il tablet, per la tv, per la radio ecc)

  26. Antonio per me sbagli però capisco che tu voglia difendere il tuo business. Ci sono soldi in ballo, fatturato, quindi sei spinto a fare di tutto per avere ragione e conquistare clienti.

    Però resto per l’idea che l’approccio all’iPad è sbagliato. Prendi per esempio l’applicazione di Wired. E’ quella di Wired USA. Fatta benissimo. Hanno compreso che l’utente ha bisogno di usufruire delle informazioni in maniera diversa. Il PDF arricchito non permette nessuna rivoluzione. A quel punto meglio rimanere alla carta stampata che è già diffusa e funziona ancora molto bene in certi aspetti.

    L’approccio di Wired App è differente e il fatturato parla chiaro.

    No Safari non mi crasha. Se i tuoi iPad hanno problemi chiama l’Apple Care, te li cambieranno.

    @Giulio: io non sono nessuno. Ma visto che io non sono nessuno, figurati se tu sei meglio di me. Abbi l’educazione di rapportarti con le persone. Essere dietro un monitor non esula delle regole di educazione civica.

  27. Ho letto kiro e tombolini. Non c’è possibilità di dialogo tra chi pensa solo a prodotti per il mercato editoriale italiano e chi pensa alla user experience.

    Da una parte chi descrive l’esistente e dall’altra quello che si sta studiando e approfondendo ora nel mondo.

    Vivo di app non italiane e capisco kiro, rifiutandomi di usare app che altro non sono che store di pdf perchè per quelli basta consegnare via email.

    Quanto ai limiti tecnici vorrei umilmente dire che la ram non è mai un problema se si struttura opportunamente, ovviamente al prezzo di sviluppare cose completamente nuove per struttura interna.

    Poi con 15000 euro all’anno si hanno soluzioni quasi pronte e chiavi in mano, con ottimi servizi, già usate da moltissimi editori italiani.

  28. Si esatto. Se si vuole investire poco allora si prende un’applicazione come quella di Antonio e si piazza sul mercato senza troppe pretese.

    Se si vuole cavalcare l’onda della rivoluzione digitale allora si mettono da parte i pacchetti per chi vuole solo apparire nell’App Store, si progetta l’interfaccia utente e si presenta un prodotto qualitativamente più valido.

    La mia critica nell’articolo nasce proprio dal fatto che gli editori italiani vogliono solo apparire nell’App Store perchè hanno sentito dire che si guadagna bene. Non hanno compreso che tra qualche anno, come sta accadendo negli USA, se non passano al digitale perderanno fatturato.

    @Antonio: se vuoi fare il prof di italiano ti indico qualche buona scuola. Così potrai sfogare le tue conoscenze aiutando gli alunni.

  29. Ma pensa te:Kiro hai scritto una frase che non si capiva, ti hanno corretto e hai pure il coraggio di fare il bullo.

  30. Non mi pare di fare il bullo. Ho dato un consiglio. Dimmi Giancarlo tu cosa fai di così importante da poter criticare me?

  31. OK raga, adesso calma e gesso ok? Dai, non fatemi bloccare i commenti, per favore. Nel caso i flame apriteli nel post di Kiro, che i server di Wired.it reggono meglio dei miei 😀

  32. Chiedo scusa a Tombolini, pensavo che si potesse ragionare, evidentemente mi sbagliavo.

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