Entries from July 2010 ↓

La fuffa del tablet indiano da 25 euro

Una giornalista dell’ANSA mi chiama ieri chiedendomi di commentare la notizia (si fa per dire) del tablet indiano da (udite udite) 25 euro. Credo di averle rilasciato un commento non funzionale al sensazionalismo forzoso di cui il giornalismo non sa fare a meno, e così me lo autopubblico qui:

Gentile XY, le dirò esattamente quello che penso: questo è un settore in cui il 95% dei prodotti che vengono annunciati, e spesso con grande clamore e dispiego di mezzi, non raggiungono gli scaffali dei supermercati. L’annuncio in questione mi ha tutta l’aria di essere uno di quelli che, tra gli addetti ai lavori, vengono definiti vaporware. Ricorda per caso il clamore che – rimandendo agli ebook reader – ha accompagnato per anni tutti gli annunci di Plastic Logic e del suo QUE, un rivoluzionario tablet e-ink flessibile ecc…? Ne sente più parlare? Gli esempi sarebbero tanti, e temo che in questo caso ci troviamo di fronte ad uno di questi. Pronto a ricredermi – speranzoso – di fronte alla realtà, naturalmente :)

Vedo che la cosiddetta notizia è oggi su tutti i giornali e nei siti tech. Ma dico io, ma si può?

Salvatore Sanfilippo, la sua Kiurma, e me

Dovresti conoscere Salvatore, mi disse Ludo un anno fa, o giù di lì. Seguo sempre i consigli delle persone che ho conosciuto e che stimo in rete, e così ho chiesto a Salvatore Sanfilippo, che era già alle prese col suo Redis, di incontrarci.
Era qualche mese fa a Firenze, durante una serata del Linux Group locale dedicata agli ebook, e ci annusammo a vicenda davanti ad un tagliere di affettati e formaggi molto buoni, e ad una bottiglia di Nobile di Montepulciano ancor più buona.
Salvatore è un talento, forse uno dei migliori talenti software che abbiamo in Italia, in assoluto. Abbiamo continuato a parlare, ho incontrato i ragazzi della sua Kiurma, e insomma, sì, ci siamo un po’ fidanzati: Simplicissimus Book Farm ha acquisito il 35% di Kiurma, e ora lavoriamo insieme :)

Gmail non mi basta più

Ma tu guarda stamattina… 7GB e passa di mailbox pieni zeppi di roba, dovrò dedicarmi a fare un po’ di pulizie.

Edigita, se ci sei batti un colpo

Mentre noi di Simplicissimus e gli amici di Book Republic ci diamo da fare sotto il solleone pur di mettere in moto il mercato degli ebook, quelli di Edigita, che sono senz’altro più forti e potenti di noi, nonostante i roboanti annunci, sono ancora a questo stadio. E questo non è un bene: l’effetto combinato di un annuncio che coinvolge gruppi editoriali così importanti e di una stasi di fatto per la quale non è ancora dato sapere quando partiranno le operazioni e a quali condizioni commerciali blocca molti editori, che rischieranno così di bucare la stagione di lancio vero degli ebook, quella del prossimo Natale.

    La situazione allo stato attuale, infatti, è questa, per come la vedo io:

  • STEALTH è la piattaforma di distribuzione SBF che consente agli editori di vendere i propri titoli già ora su IBS.it e SBF Store, e presto su BOL.it e, per l’appunto, anche su BookRepublic.it, così come su tutti gli store che decideranno di vendere ebook.
  • BookRepublic.it, oltre che uno store, sarà presto funzionante anch’esso come piattaforma di distribuzione per gli editori che vi aderiscono, e quindi avremo anche su SBF Store (ma credo anche negli altri store principali come IBS e BOL) i titoli distribuiti da Book Republic.
    Questo è l’esistente, il resto sono annunci:

  • Quello di Mondadori, che in settembre-ottobre renderà disponibili i suoi primi 1.400 titoli su tutti gli store che li vogliono, con una soluzione distributiva diciamo così autarchica
  • Quello di Edigita, ovvero la piattaforma di distribuzione più annunciata di tutti i tempi, di cui però si stenta ancora a definire i contorni: la società che dovrebbe gestirla (promossa da Messaggerie, Feltrinelli e RCS Libri) pare ancora alle prese con l’antitrust, e delle condizioni commerciali che propone agli editori si sa una sola cosa: che vogliono l’esclusiva. Ovvero: se un editore decide di farsi distribuire da Edigita, poi non può aderire ad altre piattaforme di distribuzione.

Su questa cosa dell’esclusiva voglio soffermarmi un po’, perché non è così né su SBF STEALTH né su Book Republic, tanto è vero che ci sono già editori che hanno aderito sia all’una che all’altra piattaforma. Questo è un punto assai importante, che a mio avviso fa subito comprendere chi ha capito le logiche della rete e chi no: quelli di Edigita, per ora, no.

L’esclusiva della distribuzione, infatti, può avere un senso nel mondo della distribuzione di beni fisici, come i libri di carta, dove viene comunque delimitata da una zona geografica: un distributore è più bravo nelle Marche e un altro in Toscana, o magari uno è bravo in tutta Italia e non in Francia, ecc… Ebbene, ciascuno di questi avrà l’esclusiva per la sua zona.

Nel digitale no, nel digitale l’esclusiva non ha alcun senso, soprattutto nella fase nascente del mercato degli ebook l’editore deve poter essere libero di raggiungere tutti i punti vendita possibili, e se una certa piattaforma non lo fa, deve poter aderire anche alla piattaforma che invece lo fa. Se poi trova un distributore che lo soddisfa in tutto e per tutto, e lo porta ovunque vuole essere presente, allora sarà lui, l’editore, a decidere di avvalersi solo di quella: non in quanto obbligato, ma in quanto vantaggioso per lui.

Per questo la domanda che farei agli amici di Edigita (oltre all’invito ad usare il loro sito web, visto che di roba digitale si parla, in maniera un po’ più attiva di questa) è: perché imporre l’esclusiva? Qual è il vantaggio che i vostri editori ne riceverebbero in cambio? O è solo il tentativo, fatto ancora prima che il mercato parta, di uccidere sul nascere iniziative indipendenti? Perché se così fosse, credetemi: non solo non sarebbe una bella cosa, un bel modo di stare sul mercato, ma non funzionerebbe. E’ la rete bellezza, e in rete queste cose non funzionano mai.

Ebook in Italia, ovvero La Coda Lunga all’opera

Stavo sbirciando poco fa il primo report delle vendite ebook da STEALTH al 30 giugno (per ora solo 400 titoli in catalogo, e solo via IBS.it e Simplicissimus), e ho visto letteralmente la coda lunga all’opera, e ho pensato che Chris Anderson a guardarla si commuoverebbe :)
Piccoli numeri, naturalmente, ma un dato su tutti: non c’è un solo titolo che non abbia venduto almeno una copia.

Venice Sessions 5, Design the Future, secondo me

Ecco il breve intervento che ho fatto a Venice Sessions 5, da cui si può desumere anche la mia idea sul tema della giornata che era, lo ricordo, Design the Future (in breve: per me il design oggi, e domani, è soprattutto design di interfacce e interazioni, tutto il resto viene dopo).

[Occasione in più, e assai gradita, per ringraziare dell'invito Salvo Mizzi e dire al mondo che ho scoperto un Luca De Biase, per me, inèdito: perfetto nel ruolo di sobillatore sornione di pareri altrui, a completamento di quello di estensore di ficcanti sentenze mascherate da innocue battute, che già gli conoscevo]

iTunes hackerato, ai ripari!

Intanto andate a cambiare la vostra password iTunes da questa pagina qui, che poi magari ne parliamo con calma.

Google Books, ovvero fischi per fiaschi

Bruno Ruffilli de La Stampa intervista Gino Mattiuzzo di Google Books e gli chiede:

Il vostro è uno standard universale?

Gli non-risponde l’ineffabile Mattiuzzo:

“E’ facilmente accessibile da tutto il mondo tramite internet, conta dodici milioni di titoli in oltre cento lingue, è un patrimonio enorme a disposizione di tutti”.

Uno dei nostri tanti politicanti non avrebbe saputo essere così meravigliosamente elusivo.