
Questa non è una pubblicità
A giudicare dal fatto che Google ha lanciato una campagna – dopo anni che non ne parlava più – per rilanciare i suoi servizi alle imprese (vedi sopra), verrebbe da dire che anche in casa Google la raccolta pubblicitaria non stia andando poi così bene. Magari mi sbaglio, chissà.
Quaranta: sono quaranta gli ebook che sono stati venduti ieri, tra un bug da correggere e una scheda da completare, nella prima giornata della neonata sezione ebook di IBS.it.
Sento già i nemici dell’ebook darsi di gomito e scambiarsi sorrisi di compatimento, “Quaranta ebook, figurati, lo dicevo io che era un bluff, hahaha”. Li sento perché li ho già sentiti: facevano già così tre anni fa, quando tre anni fa mi vantavo ingenuamente con loro di aver venduto ben 30 ebook reader in un mese.
Sento già anche qualche fan degli ebook dirsi deluso, “ma come, quaranta ebook in tutto?”.
Non possono capire, li capisco. Non capiscono che veder crescere una cosa nuova è bellissimo, ma vederla nascere è davvero impagabile. Ed è questa in fondo la forza dei veri startuppari, il loro sigillo di riconoscimento: godono di più per il primo prodotto venduto che per l’incremento a tre cifre che quel prodotto avrà tra un anno.
Nei precedenti post dedicati ad iPad /1, /2 e /3 ho detto la mia sul totemico gingillo, ma senza averlo mai visto.
Ora ce l’ho, ho iniziato a usarlo, ci ho caricato su un bel po’ di applicazioni, compresa la mitica iBooks, giornali e giornalini, giochi e giochini, e voglio riparlarvene un po’.
Bello è bello, direi più di quanto le immagini lascino sospettare, e più dell’iPhone. Però pesa troppo: psicologicamente, perché l’occhio, a giudicarne forma e spessori, si aspetterebbe assai meno; ma anche materialmente, perché è impossibile usarlo come tutta l’iconografia di casa Apple lascia pensare, ovvero brandendolo con una sola mano per farci qualsiasi cosa, pena la distorsione del polso o la caduta a terra del gingillo (mille distorsioni tutta la vita! grida intanto il drappello di applisti dietro di me).
Diciamo subito una cosa: non può assolutamente sostituire il netbook o il portatile che vi portate nello zaino per lavorare in mobilità. E non si tratta solo della tastiera virtuale (niente scrittura a dieci dita ovviamente, e il piano posteriore è curvo, così che se non vi attrezzate con un piano inclinato è impossibile appoggiarlo in maniera stabile): basta una tastiera bluetooth, e il gioco è fatto. No, il problema è un altro: questo aggeggio si vuole fieramente isolato, solitario, quasi autistico. Vi basti questa: l’applicazione che serve a gestire i fogli elettronici, al di là delle difficoltà di input ecc…, non supporta l’esportazione al formato excel!
La resa di immagini e video è quanto di più sexy ci sia in circolazione. E anche l’audio embedded è di buona qualità, assai meglio che il vivavoce dell’iPhone, decisamente di quello del miglior netbook. Se tanto mi dà tanto appiccicarlo ad un qualche amplificatore con un par di buone casse potrebbe suonare discretamente bene, ma non ho ancora provato. Insomma, si vede che è nato per questo: per far vedere immagini, filmati, animazioni, colori, effetti speciali, dissolvenze, veli e squarci. Prima conseguenza: produttori di film, animazioni, presentazioni, videoclips, comics, videogames, tv show, foto, magazine, ecc… tuffatevi su iPad. Non sostituirà la TV (soprattutto ora che stanno arrivando 3D e connesse a internet) ma poter vedere cose e video-giocare a quel livello in mobilità funziona.
Connesso a quanto sopra: signori della Scuola, e dell’Università, e della Formazione in genere (intellettuale, tecnica, professionale), non potete permettervi di ignorare iPad. Magari per poi prendere in considerazione qualcuno dei tanti tablet alternativi iPad-like che a breve invaderanno il mercato, ma quest’oggetto trova nella formazione il suo campo di applicazione più importante. Forse l’ho già detto altrove, ma lo ripeto: immaginare un testo scolastico di chimica pensato e costruito così apre prospettive immense. E appena mia figlia Matilde (6 anni) si è impossessata di iPad ci ha messo 5 secondi netti ad aprire la prima applicazione, per poi aprirle una ad una fino a fermarsi su quella coi colori e la carta per disegnare, e tutto il resto che potete immaginare.
E infine, i libri. Ma a essere onesto non solo i libri, ma anche i giornali, e le riviste. Non so bene come dirlo senza apparire esagerato, ma insomma, è così: leggere una pagina di testo è letteralmente impossibile. Assai più fastidioso e meno confortevole che da qualsiasi altro monitor LCD. Credo per la stessa ragione per cui le immagini rendono in maniera meravigliosa: luminosità, definizione, contrasto, tutto al massimo. E questo significa radiazioni luminose al massimo. La pagina bianca abbaglia l’occhio, e la lettura dei caratterini neri è davvero molto molto faticosa.
Libri illustrati, e magari animati, riviste fotografiche, fotogiornali, videogiornale: tutto questo troverà in iPad un alleato ed una spinta formidabili. Il testo no: iPad non è amico del testo. Non lo è delle 200 pagine di un romanzo, amici scrittori, amici editori, amici lettori. Ma non lo è neanche delle due pagine di un articolo di giornale, provare per credere.
Sarebbe dunque questo un difetto di iPad? No, non lo è. iPad non nasce per consentire la lettura di testi, ma per far vedere, far sentire, far muovere (ah, non l’ho detto, ovviamente chi non ha già fatto l’esperienza di iPhone o iPod Touch resterà estasiato dalla responsività dell’interfaccia touch di iPad), far giocare i sensi e la fantasia.
Ti interessa, caro amico lettore, autore, scrittore, giornalista, editore, conservare anche al testo un futuro nel mondo digitale? Il tuo alleato in questo non è Steve Jobs, ma Jeff Bezos, non ho dubbi.
Sulla linea della ricerca verso quello che può essere il libro del futuro nasce Quintadicopertina, editore esclusivamente digitale.
Ci lavorano un po’ di amici che l’avventura di Simplicissimus Book Farm mi ha fatto conoscere e apprezzare, e ne sono quindi estremamente felice e anche po’ orgoglioso: in bocca al lupo!
[Fabrizio Venerandi, patron della neonata editrice, ne parla qui: quintadicopertina: un nuovo modo di leggere digitale - Ebook Revolution.]