iPad /3: iPad in quanto Apple, ovvero della paranoia

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Steve Jobs

Steve Jobs

Avevo annunciato da un po’ un terzo post dedicato ad iPad, poi ne avevo un po’ persa l’ispirazione. Mi soccorre il buon Quintarelli, che, rinviando a sua volta a Gizmodo, racconta di quel che è successo a Bild, il tabloid popolare tedesco, con la sua applicazione iPhone.

Un bel giorno quelli di Bild, che quanto a tette e culi notoriamente non lesinano affatto, pensano bene di inserire nell’applicazione iPhone una mini-applicazione, Bild-Girl, dove un’avvenente ragazza butta via un capo del ridottissimo abbigliamento ad ogni shake del telefonino. Apple non vuole, richiede che alla ragazza venga messo addosso almeno un bikini, minacciando la chiusura dell’applicazione (già, perché se non lo sapevate Apple può in qualsiasi momento spegnere la vostra applicazione, bellezze!). Bild chiede scusa e appiccica il bikini alla Girl. Ma non basta: come chi compra Bild sa bene, qualche donnina nuda qua e là nel giornale ci esce sempre. E l’applicazione iPhone di base non è altro che uno sfogliatore che consente di visualizzare il giornale che va – stampato su carta – liberamente in edicola. Che ti inventa Apple un bel giorno che appaiono un paio di tette nel PDF (ovvero nel giornale cartaceo)? Intimano a Bild di censurare quella foto, rinnovando la minaccia! Non so se mi spiego: intimano all’editore di censurare il PDF del suo giornale. Beh, spero di essermi spiegato.

L’approccio di Apple al mercato è ormai definibile con un solo termine: totalitario. L’architettura dell’Operazione iPad ne è l’emblema: hardware proprietario fin nelle midolla (anche il processore è made in Cupertino), sistema operativo che non è più neanche un sistema operativo, ma un privée, cui si può accedere solo entrando a far parte del club degli sviluppatori (pagando, s’intende, per il kit di sviluppo!) o a quello degli utenti, ma di nuovo, sempre e solo pagando, nella logica delle iPad-App, sulla scorta di quanto già funzionante per le iPhone-App.
Le applicazioni disponibili sono solo quelle che Apple decide di approvare. Funzionano solo se installate nell’hardware che Apple approva, ovvero il suo. E su di esse Apple mantiene un dominio assoluto, verrebbe da dire assolutistico: funzionano finché Apple decide che debbano funzionare. Non solo: i clienti non sono più clienti di chi vende l’applicazione, ma sono tutti e solo clienti di Apple, che si rifiuta di trasmettere i dati degli acquirenti ai venditori. Vi sembra naturale che un giornale, una rivista, possano disporre della lista dei propri abbonati? Sbagliato: chi si abbona ad un contenuto per iPhone o per iPad rende i suoi dati a Apple, e ad Apple solo.

Come ogni totalitarismo esercita una forte attrazione sulle masse. Come ogni totalitarismo sviluppa un progressivo approccio paranoico nei confronti della vita e del resto del mondo. Come ogni totalitarismo, al culmine della paranoia, diviene autodistruttivo.

Ecco la mia diagnosi: iPad rappresenta il culmine del perfezionismo paranoico, che è la cifra, l’impronta che il secondo Steve Jobs ha impresso alla sua Apple. Oltre il culmine, inizia il percorso autodistruttivo. E gli osannatori di oggi diventeranno ben presto i più feroci avversari della mela.

Sto psicologizzando troppo? OK, facciamola breve: vendetevi ‘ste azioni Apple, se ne avete, e sbrigatevi pure, ok? :D