Entries from March 2010 ↓

Ebook, valore, marchio: segnalazione

Segnalo che su Ebook Revolution è in corso una interessante discussione, Cosa può salvare l’industria degli ebook, che ritengo molto utile per editori, autori e lettori. Rilevo per ora come si stia già parlando di come salvare un settore che sta giusto nascendo adesso, tanto per dare un’idea (se ce ne fosse ancora bisogno) della velocità con cui tutto sta cambiando :)

FIORI a Forlì, con due scoperte

Lawrence Alma-Tadema, A summer offering (1911)

Lawrence Alma-Tadema, A summer offering (1911)

FIORI, Natura e Simbolo dal Seicento a Van Gogh è una mostra bellissima, e ci s’ha da andare.

Belli i Musei San Domenico di Forlì, che la ospitano. Bella l’idea, che prende le mosse a mo’ di pretesto (forse un po’ troppo enfatizzato dai curatori) da una tela, la Fiasca con Fiori, conservata a Forlì (interessante ma francamente non entusiasmante), per costruire un percorso assai interessante sui fiori nella pittura.

Visitando la mostra, per quanto mi riguarda, ho fatto due scoperte. Ho scoperto Sir Lawrence Alma-Tadema, un pittore inglese di origine olandese che non conoscevo proprio, le cui due tele esposte mi hanno letteralmente impressionato (una delle due la vedete raffigurata in testa a questo post).

E ho scoperto di aver capito finalmente la pittura di Hayez, e ho deciso che decisamente mi piace.

Francesco Hayez, Ritratto della contessina Antonietta Negroni Prati Morosini

Francesco Hayez, Ritratto della contessina Antonietta Negroni Prati Morosini

Di quest’ultimo, noto ai più per Il Bacio, è esposta in mostra la tela che vedete qui sopra (l’immagine non rende affatto giustizia al magnifico originale, sorry), un ritratto di bambina con fiori. Pare che, per evitare alla bambina la fatica di posare a lungo, Hayez decise di copiare il suo ritratto da uno scatto fotografico. I critici dell’epoca reagirono scandalizzatissimi, comme il faut. Il pubblico – già all’epoca – apprezzò.
Io, oggi, ne resto folgorato: mai visto raffigurare con tale intensità, partecipazione, tenerezza e compassione il concetto di imbarazzo. E ho – forse – capito che Hayez è bravo proprio in questo, nel cogliere senza imbellettarli quegli attimi in cui dall’anima si fa strada fino al corpo un qualche sentimento che la persona perbene, di solito, nasconde.

[BONUS LINK: per chiudere in bellezza, abbiamo pranzato a Casa Artusi, a Forlimpopoli, dove vi serviranno le pietanze filologicamente tratte dal mitico La Scienza in Cucina e l'Arte di Mangiare Bene.]

Stati Generali a Catania, Telecom o non Telecom, innovazione, One Group srl. E una piccola scoperta: Pompa?

[UPDATE: Anche quelli che si autodefiniscono un po' pomposamente "vecchi blogger cinquantenni" come ho fatto io sbagliano. Dunque pare che la "One Group srl" in questione non sia quella di Pompa di cui parlo qui sotto, ma un'altra società (non meno misteriosa per la verità), con sede in Roma, i cui soci risultano essere tali Sanges e Fazi. Vedremo. NB Grazie Wolly per il rilievo]

La faccio breve, perché la versione lunga la trovate qua.

Il Comune di Catania organizza un barcamp dedicato agli Stati Generali dell’Innovazione (wow). Per dargli un po’ di tono invita e ospita un po’ di blogstars, come a volta usa fare, offrendo viaggio vitto e alloggio (niente di male, è capitato anche a me, poi mi hanno visto mangiare e hanno smesso).

Massimo Cavazzini esprime dubbi e perplessità sulla cosa, adombrando anche un qualche ruolo di Telecom Italia, prontamente smentito da alcune delle blogstars intervenute.

- Macché Telecom, dicono, l’organizzatore è il Comune di Catania!
- Embè?, ribattono gli altri, vi pare normale che il comune più indebitato d’Europa scialacqui così il denaro pubblico?
- Eddai, si risentono le blogstars da Catania, tiè, non sono manco soldi pubblici, perché paga tutto uno sponsor, tale One Group, c’è pure scritto in fondo alla homepage del sito!

Ah bè, allora… Allora niente, perché è qui che viene il bello, per bocca di Lucah:

In breve, il comune di Catania il novembre scorso emette un bando di ricerca sponsor per gli Stati Generali. Cerca qualcuno non che metta denaro ma che fornisca gratuitamente servizi per fare tutto, ma tutto tutto, dell’evento (luci, audio, logisitica, logo, sito, stampa volantini e brochure, stampa atti del convegno, ospitalità, gestione degli ospiti, copywriting, pubblicità, organizzazione: tutto), servizi quantificati per un valore di 230.000 euro.

E in effetti c’è pure il bando, tutto vero: la One Group srl si è aggiudicata il ruolo di sponsor degli Stati Generali di Catania mettendo a disposizione beni e servizi per un valore pari a 230mila euro (compresi viaggi e ospitate dei bloggers, che sono peraltro la minima parte di tutto ciò), in cambio di… beh, in cambio del bannerino ben nascosto a fondo pagina nella home dell’iniziativa, a quanto pare.

Evabbè, comunque, dice Marco Massarotto, e dicono gli altri che c’erano, Telecom non c’entra niente, e lì s’è fatto proprio un bel lavoro, tanto che sembrava Milano (miii… questa non m’è piaciuta Marco: anche perché sempre più spesso Milano a me sembra Catania, e non nelle sue parti migliori).

Ma io sono un tipo curioso, questo si sa. Così non ho resistito, e mi sono comprato una semplice visura camerale, per capire chi fosse ‘sta One Group srl con sede a L’Aquila. Ed ecco cosa ho scoperto: la One Group srl ha un capitale sociale di 15.600 Euro, detenuto in parti uguali, al 50%, da due soci, Pompa Francesca e Chilante Duilio.

Evabbè, direte voi. E aspettate un attimo, dico io. Da chi hanno acquisito le quote i due attuali soci? Entrambi, nel 1995, da Pompa Pio. Sì, proprio lui, Pompa Pio, o Pio Pompa, se preferite, l’ex dipendente Telecom (doh!) poi passato ai servizi segreti, divenuto noto per storie di Betulle e depistaggi vari. E questa è proprio la sua One Group.

Quindi? Morale della favola? Bah: niente di che, tutto un gran casino che non ho voglia neanche di capire. Ma materiale a sufficienza, direi, per starne alla larga. Prendetelo come il consiglio di un vecchio blogger alle soglie dei cinquanta: la prossima volta, prima di accettare al volo, se non conoscete chi vi offre viaggio e ospitalità, fatela una visurina camerale, [UPDATE: ma fatela giusta, non sbagliata come ho fatto io!] undici ventidue euro e passa la paura :)

Oggi vedo Rifkin, serve niente?

Jeremy Rifkin

Jeremy Rifkin

Sto andando a Roma, per un incontro con Jeremy Rifkin, centrato sul suo ultimo libro, appena tradotto in italiano ed edito da Mondadori, La Civiltà dell’Empatia. Lo sfoglio durante il viaggio, e guarda dove mi cade l’occhio (pagina 500):

“L’editoria libraria è un caso esemplare. In un mercato io vendo la mia opera a un editore, che la fa stampare e la consegna a un distributore, il quale la spedisce a un dettagliante, che a sua volta la vende a un cliente, il quale paga un prodotto: il libro. In ogni fase del processo il venditore scarica i propri costi sull’acquirente, inclusi i costi di transazione. Oggi un numero crescente di editori – soprattutto nell’editoria scolastica e universitaria, le cui pubblicazioni richiedono un continuo aggiornamento – sta scavalcando tutte le fasi intermedie della pubblicazione fisica del libro, e i costi di transazione relativi a ogni fase del processo. (…) La società ha compiuto il passaggio dalla vendita di un prodotto fisico a un acquirente alla fornitura a un utente di un accesso a un servizio che dura nel tempo. Come potrà il libro fisico competere con il libro virtuale, visto che quest’ultimo ha ridotto i costi di transazione così drasticamente? E lo stesso sta avvenendo in molti altri settori industriali”.

Dopodiché restano gli attriti propri ad ogni fase di transizione, evidentemente: tant’è che l’edizione italiana di questo stesso libro di Rifkin (consigliatissimo), col cavolo che la trovate in formato ebook. Vi tocca cercarlo in inglese, e solo in formato Kindle. Ma non basta ancora: dovete essere cittadini americani, perché per ora dal Kindle Store è disponibile solo per gli USA, e non per il mercato europeo :)

[Se vi viene in mente qualche domanda per Rifkin, e la pubblicate qui sotto nei commenti o via FriendFeed per tempo, magari gliela faccio e poi vi dico...]

iPad /3: iPad in quanto Apple, ovvero della paranoia

Steve Jobs

Steve Jobs

Avevo annunciato da un po’ un terzo post dedicato ad iPad, poi ne avevo un po’ persa l’ispirazione. Mi soccorre il buon Quintarelli, che, rinviando a sua volta a Gizmodo, racconta di quel che è successo a Bild, il tabloid popolare tedesco, con la sua applicazione iPhone.

Un bel giorno quelli di Bild, che quanto a tette e culi notoriamente non lesinano affatto, pensano bene di inserire nell’applicazione iPhone una mini-applicazione, Bild-Girl, dove un’avvenente ragazza butta via un capo del ridottissimo abbigliamento ad ogni shake del telefonino. Apple non vuole, richiede che alla ragazza venga messo addosso almeno un bikini, minacciando la chiusura dell’applicazione (già, perché se non lo sapevate Apple può in qualsiasi momento spegnere la vostra applicazione, bellezze!). Bild chiede scusa e appiccica il bikini alla Girl. Ma non basta: come chi compra Bild sa bene, qualche donnina nuda qua e là nel giornale ci esce sempre. E l’applicazione iPhone di base non è altro che uno sfogliatore che consente di visualizzare il giornale che va – stampato su carta – liberamente in edicola. Che ti inventa Apple un bel giorno che appaiono un paio di tette nel PDF (ovvero nel giornale cartaceo)? Intimano a Bild di censurare quella foto, rinnovando la minaccia! Non so se mi spiego: intimano all’editore di censurare il PDF del suo giornale. Beh, spero di essermi spiegato.

L’approccio di Apple al mercato è ormai definibile con un solo termine: totalitario. L’architettura dell’Operazione iPad ne è l’emblema: hardware proprietario fin nelle midolla (anche il processore è made in Cupertino), sistema operativo che non è più neanche un sistema operativo, ma un privée, cui si può accedere solo entrando a far parte del club degli sviluppatori (pagando, s’intende, per il kit di sviluppo!) o a quello degli utenti, ma di nuovo, sempre e solo pagando, nella logica delle iPad-App, sulla scorta di quanto già funzionante per le iPhone-App.
Le applicazioni disponibili sono solo quelle che Apple decide di approvare. Funzionano solo se installate nell’hardware che Apple approva, ovvero il suo. E su di esse Apple mantiene un dominio assoluto, verrebbe da dire assolutistico: funzionano finché Apple decide che debbano funzionare. Non solo: i clienti non sono più clienti di chi vende l’applicazione, ma sono tutti e solo clienti di Apple, che si rifiuta di trasmettere i dati degli acquirenti ai venditori. Vi sembra naturale che un giornale, una rivista, possano disporre della lista dei propri abbonati? Sbagliato: chi si abbona ad un contenuto per iPhone o per iPad rende i suoi dati a Apple, e ad Apple solo.

Come ogni totalitarismo esercita una forte attrazione sulle masse. Come ogni totalitarismo sviluppa un progressivo approccio paranoico nei confronti della vita e del resto del mondo. Come ogni totalitarismo, al culmine della paranoia, diviene autodistruttivo.

Ecco la mia diagnosi: iPad rappresenta il culmine del perfezionismo paranoico, che è la cifra, l’impronta che il secondo Steve Jobs ha impresso alla sua Apple. Oltre il culmine, inizia il percorso autodistruttivo. E gli osannatori di oggi diventeranno ben presto i più feroci avversari della mela.

Sto psicologizzando troppo? OK, facciamola breve: vendetevi ‘ste azioni Apple, se ne avete, e sbrigatevi pure, ok? :D

Tipografi digitali

Ora, se noi, in Simplicissimus Book Farm, avessimo davvero coraggio, dopo aver assunto programmatori, sviluppatori, ecc…, con tutto che facciamo solo editoria digitale, dovremmo assumere un grande book designer, uno à la Craig Mod, per capirci.

Il Marketing del Sarcasmo



Il Marketing del Sarcasmo.

Questa piacerà a Gianluca. L’avviso che potete leggere è malamente, si direbbe rabbiosamente appiccicato accanto ad uno dei tavoli di un bar di Ancona. Serve a far capire all’avventore (in quel caso al sottoscritto che stava sorseggiando il suo cappuccino) che aria tira da quelle parti, evidentemente.

[Ma che cazzarola di vita fa un barista che fa il barista tutti i giorni con questo spirito? Non riesco a capacitarmene.]

Ebook e Biblioteche: domani a Cologno Monzese

[UPDATE: live streaming here: http://www.livestream.com/bibliocologno ]

Avviso ai Naviganti

Il mondo delle biblioteche, e dei bibliotecai, è tra i più attivi nell’interrogarsi circa le conseguenze che la transizione al digitale del libro comporterà per questo pezzo importantissimo della circolazione della cultura, ne dovremo parlare per benino assai presto.

Per intanto a Cologno Monzese la locale Biblioteca Civica promuove un corso, Avviso ai Naviganti (programma in PDF), che con una fitta serie di incontri tra marzo e giugno si propone di “fare di Internet un libro aperto”, con lo scopo di costituire “gruppi di navigazione” sul modello dei benemeriti gruppi di lettura.

A me toccherà domani, 2 marzo 2010, il piacere di inaugurare il corso con una chiacchierata che prenderà spunto dal titolo Che ci faccio io con l’ebook?

Info: l’incontro si terrà alle ore 21.00 di martedì 2 marzo presso i locali di Villa Casati, Piazza Mazzini 9, a Cologno Monzese [map].