[Disclosure1: mi accingo a parlare di un evento di cui sono stato ospite, vitto e alloggio a carico dell'organizzatore (Merano Marketing), perché si sappia.]
[Disclosure2: questa è la terza stesura di questo post. Le prime due avevano assunto forma e dimensioni enciclopediche, insostenibili anche per i più pazienti tra i miei venticinque lettori. Opto dunque per un post fatto di sentenze, che come tali mancano di ragionamenti, spiegazioni e giustificazioni. Tenete conto anche di questo.]
Sentenza no. 1: per fortuna le wine-blogstars de noantri hanno snobbato Merano Enoblog 2009, così tutti i partecipanti erano liberi di meravigliarsi e di stupirsi di fronte alla bellezza dei luoghi, alla competenza dei nostri ospiti e guide, alla bontà dei cibi e dei vini, senza nessuno che si sentisse in dovere di spaccare il capello in quattro pur di mettere in luce la sua Grande Sapienza da Esperto.
Sentenza no. 2: Merano Marketing è un consorzio di promozione che funziona (rara avis) è fatto di sette persone, tutti giovanotti, mi sembra. Ne ho conosciute due (Thomas, il direttore, e Karin, alle PR), e questo mi basta per dire che sono bravissimi.
Sentenza no. 3: Laimburg è un centro per la sperimentazione agraria e forestale di assoluta eccellenza su scala internazionale, una realtà come poche in Italia e in Europa. Producono in proprio, e soprattutto aiutano gli agricoltori dell’area a produrre, vini straordinari (il loro Pinot Nero riserva è il rosso migliore della ventina che ho assaggiato, e reggerebbe il confronto con tanti blasonatissimi vini della Borgogna). Riflessione: non un giornalista di settore che si prenda la briga di alzare le chiappe e andare a scoprire realtà come questa, per raccontarle agli appassionati, invece di scrivere l’ennesima recensione dell’ennesimo vino scroccato ai produttori, sorseggiato con sufficienza in casa o al ristorante, per assegnargli l’ennesimo punteggio di cui non sappiamo più che fare.
Sentenza no. 4: anche Laimburg è una società privata sostenuta dal pubblico, ma si finanzia già oggi, e in misura rapidamente crescente, per il 50% grazie alla vendita dei propri vini e ai ricavi derivanti dalla gestione di una cosa straordinaria come il giardino botanico di Castel Trauttmansdorff, una meraviglia che attira visitatori a non finire, e che tutti, una volta nella vita, dovrebbero visitare, con tutta la famigliola appresso.
Sentenza no. 5: i vini di qui sono mediamente eccellenti, e questo non è accaduto a caso, ma è frutto di ricerca, ricerca, ricerca, e un po’ di innovazione. Che comporta anche una conoscenza profonda e un sacrale rispetto dei caratteri e della vocazione del proprio territorio. Per dire, a Laimburg si fanno circa 200 microvinificazioni all’anno, coi vitigni più vari dalle provenienze più varie, per migliorare continuamente la produzione corrente.
Sentenza no. 6: Merano ha patito negli ultimi quindici anni una sciagurata rincorsa al turismo termale di massa, e ne porta ancora i segni. Da qualche anno si sta riposizionando, e ci sta riuscendo.
Sentenza no. 7: a Laimburg sperimentano anche l’olio. Fanno un olio d’oliva trascurabile (fossi in loro non ci investirei più di tanto a quelle latitudini e altitudini), ma fanno anche un olio di vinaccioli (da pressione a freddo, ovviamente) semplicemente straordinario. E su questo invece punterei grandemente (chi conosce l’olio di noci della Borgogna, o l’olio di semi di zucca della Stiria sa cosa intendo).
Sentenza no. 8: a Laimburg pensano che chiudere la visita guidata (bellissima e istruttivissima!) proponendo ai visitatori l’acquisto dei loro vini sia una cosa troppo poco chic. Sbagliato! Io che sono sfacciato ho dovuto chiederlo espressamente, e a me si sono poi accodati tutti i partecipanti. Perché? Perché la possibilità di acquistare i vini che si sono assaggiati, e che sono il frutto di tutta quella struttura e di quel lavoro, è invece il coronamento della visita, un servizio che viene reso ai visitatori, che altrimenti se ne andrebbero di lì meno felici!
Sentenza no. 9, dovere di cronaca: i due vini migliori che ho assaggiato, tra i tanti buonissimi, sono il Pinot Nero Selyèt di Laimburg e il Pinot Bianco Helios della Tenuta Kränzel. Di quest’ultimo, in particolare, ho assaggiato in tre momenti diversi l’annata 2007, l’annata 2008 e – a riprova di quel che sospettavo dai primi due assaggi – una stratosferica annata 1999. Credetemi, di bianchi così in Italia se ne fanno davvero pochi.
Sentenza no. 10: il tappo di sughero è fottuto, non ha più motivo di esistere. E anche la balla che sì, vanno bene i tappi alternativi per i vini giovani, ma per i vini da invecchiamento… è per l’appunto una balla. Il tappo a vite è la soluzione migliore, anche e soprattutto per i vini da inveccchiamento. Le trasformazioni che contano sono quelle anaerobiche, e il tappo a vite ha solo un effetto benefico, rispetto al sughero: le rallenta, rendendo più longevo e mantenendo più integro il vino. Full stop.
Sentenza no. 11: il signor Kränzel merita una nota tutta per sé. Questo signore fino a un po’ di anni fa, come tutti i produttori, si spaccava di lavoro per produrre, portare i vini al Vinitaly, e supplicare importatori, distributori, rappresentanti, giornalisti, ristoratori, enotecari ecc… affinché si prendessero il suo vino e non ne rimanesse di invenduto. Poi, ci ha raccontato, ho deciso che volevo fare quello che volevo, quello che mi piaceva. E quello che mi piaceva era il vino come dico io, non come me lo chiedevano. E quello che mi piaceva era l’arte contemporanea. Et voilà, Herr Kränzel ha messo su un vigneto-cantina-ristorante-enoteca-giardino-esposizione permanente di arte contemporanea. Vende il 70% dei suoi vini direttamente lì, produce la metà e guadagna il doppio, e offre ai suoi ospiti un’esperienza totale e coinvolgente. Come il suo Pinot Bianco del ’99, del resto
(e chi se lo scorda più!)
Sentenza no. 12: se il prodotto che intendete promuovere (che sia un vino o un aggeggio elettronico, un territorio o un’applicazione web) fa schifo, lasciate stare la comunicazione (rete o non rete non fa differenza), e spendete prima i soldi che avete per metterlo a posto. Poi viene il resto. Avrei un esempio in negativo da citare, una delle tappe delle nostre visite altoatesine, ma non lo farò (chi c’era avrà forse già capito): è comunque una realtà apparentemente identica a quella della Tenuta Kränzel (vendita diretta, posto meraviglioso, ecc…), peccato però che il prodotto sia farlocco, e tutto lo sforzo di comunicazione e marketing ne risulti perciò posticcio.
Sentenza no. 13, ad uso di enti di promozione ed organizzatori di eventi vari: se avete in mente sempre e solo la famigerata visibilità, lasciate stare la rete e i blogger. A questo scopo la rete non funziona, e i blogger men che meno (dai, davvero, cosa volete che conti un post come questo ai fini della vostra visibilità). Se invece pensate che aprire un dialogo, e intrattenere conversazioni sia la chiave per i mercati d’oggidì, allora la rete, e specialmente i blogger, sono quello che vi serve.
Quali blogger scegliere? Su quali investire? Evitate quelli che vi promettono (più o meno esplicitamente) visibilità (ho tot visitatori unici, ecc…). Puntate su quelli che dimostrano passione per le cose di cui volete parlare, e da cui potete aspettarvi l’avvio di una conversazione sincera, e utile a crescere e a migliorare.
Morale: quest’anno, se riesco, vengo a fare capodanno da quelle parti.
Grazie Thomas, grazie Karin, grazie Heike, grazie Vincenzo, grazie Tiziano! E un saluto a tutti i miei compari di merende





