Entries from September 2009 ↓

Merano Enoblog 2009

[Disclosure1: mi accingo a parlare di un evento di cui sono stato ospite, vitto e alloggio a carico dell'organizzatore (Merano Marketing), perché si sappia.]

[Disclosure2: questa è la terza stesura di questo post. Le prime due avevano assunto forma e dimensioni enciclopediche, insostenibili anche per i più pazienti tra i miei venticinque lettori. Opto dunque per un post fatto di sentenze, che come tali mancano di ragionamenti, spiegazioni e giustificazioni. Tenete conto anche di questo.]

il gruppo a vendemmiare

Sentenza no. 1: per fortuna le wine-blogstars de noantri hanno snobbato Merano Enoblog 2009, così tutti i partecipanti erano liberi di meravigliarsi e di stupirsi di fronte alla bellezza dei luoghi, alla competenza dei nostri ospiti e guide, alla bontà dei cibi e dei vini, senza nessuno che si sentisse in dovere di spaccare il capello in quattro pur di mettere in luce la sua Grande Sapienza da Esperto.

Sentenza no. 2: Merano Marketing è un consorzio di promozione che funziona (rara avis) è fatto di sette persone, tutti giovanotti, mi sembra. Ne ho conosciute due (Thomas, il direttore, e Karin, alle PR), e questo mi basta per dire che sono bravissimi.

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Sentenza no. 3: Laimburg è un centro per la sperimentazione agraria e forestale di assoluta eccellenza su scala internazionale, una realtà come poche in Italia e in Europa. Producono in proprio, e soprattutto aiutano gli agricoltori dell’area a produrre, vini straordinari (il loro Pinot Nero riserva è il rosso migliore della ventina che ho assaggiato, e reggerebbe il confronto con tanti blasonatissimi vini della Borgogna). Riflessione: non un giornalista di settore che si prenda la briga di alzare le chiappe e andare a scoprire realtà come questa, per raccontarle agli appassionati, invece di scrivere l’ennesima recensione dell’ennesimo vino scroccato ai produttori, sorseggiato con sufficienza in casa o al ristorante, per assegnargli l’ennesimo punteggio di cui non sappiamo più che fare.

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Sentenza no. 4: anche Laimburg è una società privata sostenuta dal pubblico, ma si finanzia già oggi, e in misura rapidamente crescente, per il 50% grazie alla vendita dei propri vini e ai ricavi derivanti dalla gestione di una cosa straordinaria come il giardino botanico di Castel Trauttmansdorff, una  meraviglia che attira visitatori a non finire, e che tutti, una volta nella vita, dovrebbero visitare, con tutta la famigliola appresso.

Sentenza no. 5: i vini di qui sono mediamente eccellenti, e questo non è accaduto a caso, ma è frutto di ricerca, ricerca, ricerca, e un po’ di innovazione. Che comporta anche una conoscenza profonda e un sacrale rispetto dei caratteri e della vocazione del proprio territorio. Per dire, a Laimburg si fanno circa 200 microvinificazioni all’anno, coi vitigni più vari dalle provenienze più varie, per migliorare continuamente la produzione corrente.

Sentenza no. 6: Merano ha patito negli ultimi quindici anni una sciagurata rincorsa al turismo termale di massa, e ne porta ancora i segni. Da qualche anno si sta riposizionando, e ci sta riuscendo.

Sentenza no. 7: a Laimburg sperimentano anche l’olio. Fanno un olio d’oliva trascurabile (fossi in loro non ci investirei più di tanto a quelle latitudini e altitudini), ma fanno anche un olio di vinaccioli (da pressione a freddo, ovviamente) semplicemente straordinario. E su questo invece punterei grandemente (chi conosce l’olio di noci della Borgogna, o l’olio di semi di zucca della Stiria sa cosa intendo).

Sentenza no. 8: a Laimburg pensano che chiudere la visita guidata (bellissima e istruttivissima!) proponendo ai visitatori l’acquisto dei loro vini sia una cosa troppo poco chic. Sbagliato! Io che sono sfacciato ho dovuto chiederlo espressamente, e a me si sono poi accodati tutti i partecipanti. Perché? Perché la possibilità di acquistare i vini che si sono assaggiati, e che sono il frutto di tutta quella struttura e di quel lavoro, è invece il coronamento della visita, un servizio che viene reso ai visitatori, che altrimenti se ne andrebbero di lì meno felici!

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Sentenza no. 9, dovere di cronaca: i due vini migliori che ho assaggiato, tra i tanti buonissimi, sono il Pinot Nero Selyèt di Laimburg e il Pinot Bianco Helios della Tenuta Kränzel. Di quest’ultimo, in particolare, ho assaggiato in tre momenti diversi l’annata 2007, l’annata 2008 e – a riprova di quel che sospettavo dai primi due assaggi – una stratosferica annata 1999. Credetemi, di bianchi così in Italia se ne fanno davvero pochi.

Sentenza no. 10: il tappo di sughero è fottuto, non ha più motivo di esistere. E anche la balla che sì, vanno bene i tappi alternativi per i vini giovani, ma per i vini da invecchiamento… è per l’appunto una balla. Il tappo a vite è la soluzione migliore, anche e soprattutto per i vini da inveccchiamento. Le trasformazioni che contano sono quelle anaerobiche, e il tappo a vite ha solo un effetto benefico, rispetto al sughero: le rallenta, rendendo più longevo e mantenendo più integro il vino. Full stop.

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Sentenza no. 11: il signor Kränzel merita una nota tutta per sé. Questo signore fino a un po’ di anni fa, come tutti i produttori, si spaccava di lavoro per produrre, portare i vini al Vinitaly, e supplicare importatori, distributori, rappresentanti, giornalisti, ristoratori, enotecari ecc… affinché si prendessero il suo vino e non ne rimanesse di invenduto. Poi, ci ha raccontato, ho deciso che volevo fare quello che volevo, quello che mi piaceva. E quello che mi piaceva era il vino come dico io, non come me lo chiedevano. E quello che mi piaceva era l’arte contemporanea. Et voilà, Herr Kränzel ha messo su un vigneto-cantina-ristorante-enoteca-giardino-esposizione permanente di arte contemporanea. Vende il 70% dei suoi vini direttamente lì, produce la metà e guadagna il doppio, e offre ai suoi ospiti un’esperienza totale e coinvolgente. Come il suo Pinot Bianco del ’99, del resto :) (e chi se lo scorda più!)

Sentenza no. 12: se il prodotto che intendete promuovere (che sia un vino o un aggeggio elettronico, un territorio o un’applicazione web) fa schifo, lasciate stare la comunicazione (rete o non rete non fa differenza), e spendete prima i soldi che avete per metterlo a posto. Poi viene il resto. Avrei un esempio in negativo da citare, una delle tappe delle nostre visite altoatesine, ma non lo farò (chi c’era avrà forse già capito): è comunque una realtà apparentemente identica a quella della Tenuta Kränzel (vendita diretta, posto meraviglioso, ecc…), peccato però che il prodotto sia farlocco, e tutto lo sforzo di comunicazione e marketing ne risulti perciò posticcio.

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Sentenza no. 13, ad uso di enti di promozione ed organizzatori di eventi vari: se avete in mente sempre e solo la famigerata visibilità, lasciate stare la rete e i blogger. A questo scopo la rete non funziona, e i blogger men che meno (dai, davvero, cosa volete che conti un post come questo ai fini della vostra visibilità). Se invece pensate che aprire un dialogo, e intrattenere conversazioni sia la chiave per i mercati d’oggidì, allora la rete, e specialmente i blogger, sono quello che vi serve.
Quali blogger scegliere? Su quali investire? Evitate quelli che vi promettono (più o meno esplicitamente) visibilità (ho tot visitatori unici, ecc…). Puntate su quelli che dimostrano passione per le cose di cui volete parlare, e da cui potete aspettarvi l’avvio di una conversazione sincera, e utile a crescere e a migliorare.

Morale: quest’anno, se riesco, vengo a fare capodanno da quelle parti.

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Grazie Thomas, grazie Karin, grazie Heike, grazie Vincenzo, grazie Tiziano! E un saluto a tutti i miei compari di merende :)

CicloUrbano.it



IMG_0180.JPG, inserito originariamente da mbarulli.

Guardate la Cargobike Long che ha appena ricevuto il mio amico Marco Barulli (altre immagini qui). Capite adesso perché quando mi ha proposto di dargli una mano a lanciare CicloUrbano.it gli ho detto sì?

Merano Enoblog 2009

Il prossimo fine settimana si prospetta niente male: sarò immeritatamente tra i pochi eletti che godranno delle delizie di Merano Enoblog 2009, “evento riservato ai blogger creato per conoscere e valorizzare i vini di montagna altoatesini, in programma dal 25 al 27 settembre 2009“.
Lasciatemi postare dunque, così, tanto per farvi rosicare un po’, il menu (tanto per dirne uno dei millanta con cui dovremo misurarci) di sabato sera, con tutti i suoi vini:

  • Terrina di manzo bollito e verdure salsa senapata e mostarda di kumquat (Prosecco Stocker Marlengo Südtirol)
  • Tartara di trota rapa bianca marinata alle erbe e germogli d’insalata (Riesling Castel Juval 2007 Unterortl Südtirol)
  • Fettuccine d’orzo radicchio, finferli, noci del perigord, asiago, pera (Weissburgunder Helios 2007 Kränzel Südtirol)
  • Lombo di cervo al ginepro salsa Cumberland, purea di mele all’arancio,verza brasata, piccolo tortino di patate (Blauburgunder Donà Noir 2004 Donà Hartmann Südtirol)
  • Canederli di ricotta con chutney d’uva (Passito Sissi 2004 Meran Südtirol)

Di ritorno vi saprò poi dire! :)

Ma sì, ma in fondo certo che va bene…

[Da un recentissimo scambio di mail con l'addetta agli acquisti di una ditta X]

Gentile signor Tombolini.
il mio cliente vorrebbe 1000 e-book reader per un progetto pilota con le seguenti caratteristiche.
Display a 6 o 9 pollici (se non si trovano va bene 8 pollici)
Sistema operativo Win CE
Prezzo molto competitivo e continuità di produzione.

Rispondo prontamente:

Gentile dottoressa,
Nessuno degli ebook readers ad oggi in commercio adotta il sistema operativo Win CE da lei richiesto: sono infatti tutti, senza
eccezioni, basati su Linux. Se pertanto tale requisito dovesse risultare essenziale (anche se francamente non riesco ad immaginarne
la ragione) sarei costretto a dirle che tale fornitura non sarebbe possibile.
Resto a sua disposizione per eventuali ulteriori approfondimenti.
Grazie!
AT

Ricevo oggi l’agognata risposta:

Va bene con Linus
Grazie.

Cerchi un consulente serio? Eccolo (però pagalo!)

Mentre l’AIE ci rivela che se in Italia non c’è ancora un mercato degli ebook è innanzitutto perché “manca l’hardware” (sic!), ricevo una mail da Amazon che mi scrive in quanto cliente che ha comprato un Kindle DX, proponendomi quanto segue:

As a valued Kindle DX customer, we would like to offer you the chance to participate in this study. Please be assured that this project is strictly for market research purposes and does not involve any type of sales or promotions as a result of replying to this e-mail or participating in the research.
Those who are selected to be interviewed will receive a $150 honorarium for 1½ hours of participation.

Insomma, Amazon vuole feedback su Kindle dai suoi clienti, e pensa che 150$ siano una cifra equa per mezz’ora del loro tempo, e un investimento sensato. Dove tuttavia la cosa più rilevante non è tanto nell’importo, quanto nel fatto che venga qualificato come honorarium: ecco finalmente il miglior consulente che un’azienda possa trovare, il suo cliente! Ed è giusto pagarlo.

Punzoni Bodoniani



Punzoni Bodoniani, inserito originariamente da antonio.tombolini.

Ai tanti addetti ai lavori del mondo del libro e dell’editoria, che sistematicamente se ne escono con l’ineffabile “eh, ma vuoi mettere il profumo della carta, il tatto, ecc…“, vorrei dire che a Parma c’è il Museo Bodoniano che ha centinaia di set di punzoni originali bodoniani in precario stato di conservazione da restaurare urgentemente, e che il Museo consente che aziende e privati cittadini possano adottare un set di punzoni, finanziandone il recupero con poche centinaia di euro (e chi viene con noi a Parma domenica prossima potrà vederli di persona!).

Ebook rulez: il sorpasso!

ebook-rulez

Incorniciatelo anche voi lo screenshot che vedete qui sopra, datemi retta. Il punto di non ritorno è ora evidente a tutti: nella libreria più grande del pianeta (Amazon) il libro più venduto in questo momento è un ebook, e precisamente la versione digitale di The Lost Symbol, di Dan Brown. La corrispondente versione cartacea segue al secondo posto.

A fronte di questi fatti, qual è la percezione che ne hanno gli editori italiani?

Tra vent’anni tutto sarà completamente diverso. Ma io lavorerò ancora per 15 anni. E dunque non me ne importa nulla
(Gian Arturo Ferrari, direttore generale divisione libri Mondadori).

Giudicate voi.

RU486: Sgreccia si ritira

pillola RU 486_cancellato

Non mi scuso con nessuno, perché non ho niente di cui scusarmi. A ritirarsi dal dibattito previsto per ieri è stato lui, monsignor Sgreccia: dice che pensava che l’incontro non assumesse tutto questo rilievo pubblico. Dice che in un momento così, in cui “il governo deve decidere se legalizzarla o no” (machestaiaddì?!? Il governo non deve legalizzare un bel niente, la RU486 è stata approvata dall’autorità sanitaria competente, full stop!). Dice che la cosa ha preso una piega troppo politicizzata. Dice che lui essendo esperto di bioetica ha deciso che con me non ci parla, chi sono io per parlare di queste cose, mica esperto di fuffa (ops… bioetica) come lui, lui parla solo con professionisti. Insomma, dice che – come c’era da aspettarsi – costoro trovano il coraggio di parlare solo attraverso comunicati stampa e in rigorosa assenza di contraddittorio. E inoltre con l’assistenza di ortografi, come la sgrammaticata email che ha inviato, e che per pietà cristiana non pubblico, testimonierebbe.

Matilde in prima elementare!

Matilde, primo giorno di scuola, e già in ultima fila a chiacchierare coi maschi! :D

in ultima fila

Viaggiare con noi (nostalgia di Alghero)


Sarà che stavolta è stata molto breve.
Sarà che Patrizia (mia moglie) che ci ha passato l’infanzia, ogni volta che torniamo mi contagia con la sua nostalgia.
Sarà che quando venni per la prima volta, nel 1983, eravamo giovani fidanzati e ci ho trascorso quella che resta la più bella vacanza della mia vita.
Ma sarà anche che il mare qui è il più bello che si possa desiderare, e la città, sebbene molto cresciuta, conserva tutto il suo orgoglio di porto catalano.

Insomma, sono in aeroporto e sto per lasciare Alghero, e quasi quasi mi viene la lacrimuccia. Spero che la nostra Matilde ne conservi un buon ricordo.

[Se venite ad Alghero, noleggiate un'auto e un gommone, e andate a dormire nel B&B d nostri amici Carmen e Pasquale (salutateli per noi!): si chiama La Yucca, è a un km dall'aeroporto, dormirete nella quiete della campagna e vi avanzerà pure qualche soldino da investire in qualche buona cenetta (non perdete il porcetto di Sa Mandra!)]