Entries from April 2009 ↓
April 26th, 2009 — Miscellaneous

Vogliamo dirlo? Da tempo tutti quelli che fanno un mestiere che ha a che fare con il mercato non ne possono più. Del business model, intendo.
Non c’è manager che sfugga alla tentazione di rifugiarsi dietro questa abusata espressione, nell’intento di nascondere il proprio disorientamento, il proprio non-saper-che-fare: è un problema di business model, dobbiamo definire il business model, ci serve qualcuno che progetti un nuovo business model, non possiamo andare avanti senza un business model…
Basta! No, signori miei: il problema non è affatto il business model! Il problema è che in una fase di trasformazioni radicali, strutturali, rivoluzionarie in pressoché tutti i settori, il business model, nuovo o vecchio che sia, non serve a niente.
E allora che facciamo?
Facile: rinunciamo alla ricerca del business model che risolva tutti i nostri guai, e prendiamo il coraggio a due mani per dar vita a Hopeful Monsters, a prodotti nuovi, a servizi mai immaginati.
E facciamolo, naturalmente, cambiando radicalmente lo stile di gestione del business dominante: il manager non sia più un pianificatore (di che?), ma un esploratore, uno scienziato, uno sperimentatore.
[Disclosure: le riflessioni qui contenute sono frutto dell'illuminazione provocata dalla lettura di questo post di Marco Formento, grazie!]
April 26th, 2009 — Miscellaneous

[DISCLAIMER: il titolo del post l'ho rubato a pié pari dal blog del mio sommelier di riferimento.]
April 24th, 2009 — Miscellaneous

Partiamo dall’aspetto autoreferenziale, così l’ego si acquieta e poi passiamo ad altro: quello che vedete qui sopra è un ritaglio dell’infografica che accompagna il servizione (pagine 37-39, con lancio in prima pagina) dedicato agli ebook su Repubblica di oggi. Per una startup come Simplicissimus non è poi così male vedere il proprio marchio listato in quella compagnia…
Bene: allora, compratevi Repubblica di oggi. C’è un servizione sugli ebook, come già detto, e c’è un articolo sul tema del mitico Bartezzaghi (ah… come vorrei portare La Settimana Enigmistica, quella vera, su ePaper…).
[UPDATE: niente, ho letto tutta l'articolessa, e non riesco a trattenere una postilla cattivella su Repubblica. Non è perché ci siamo coinvolti noi, però ditemi voi se è possibile parlare di tutto, perfino della fantomatica (perché mai avviata!) sperimentazione di Repubblica ePaper su iLiad (che fu solo annunciata), nonché della futura sperimentazione di Repubblica in versione Kindle per gli Stati Uniti, e parlare poi delle esperienze ePaper del francese Les Echos e di non so chi altri; come si possa dunque dire e approfondire tutto ciò, e al contempo riuscire a tacere, senza manco un cenno, del fatto che c'è un quotidiano italiano non irrilevantissimo, come La Stampa, che ha già annunciato la versione ePaper e il suo lancio sul mercato tra meno di un mese. Ora a me tutto ciò sembra un po' provinciale, ecco.]
April 17th, 2009 — Miscellaneous

C’eravamo sentiti via mail qualche settimana fa, stava lavorando ad un servizio sugli ebook per il mensile economico de Il Giornale, Espansione. Non avevo mai polemizzato direttamente con lui, faceva parte di quella schiera di (poche) persone che – pur sentendo di non condividere – mi danno da pensare, e non mi viene di ribattere direttamente, preferisco sospendere il giudizio su quel che dicono e meditare. Ora, così, d’improvviso, non c’è più, e mi rendo conto di come persone così, persone contro, ma in definitiva aperte e inermi, comunque capaci di farti pensare, siano sempre di meno.
Stavolta Ciao Fabio te lo dico io.
April 2nd, 2009 — Miscellaneous

Sei solo, il libro di Ann Bises appena pubblicato da Simplicissimus in edizione digitale (€3,00) ed in edizione cartacea da Aquilegia (€8,00), verrà presentato oggi a Milano alla Casa di Vetro da Arturo Schwarz e dall’autrice (qui il programma dell’evento).
Ann Bises, psicoterapeuta, ha raccolto, meditato e raccontato alcune storie di vita e di dolore, storie di enigmi esistenziali, anzi, fondamentalmente, dell’unico enigma esistenziale di fondo. Con le sue parole:
L’enigma è sempre lo stesso. E’ il dubbio di essere stati amati. Per le persone di cui parlo c’è una sfumatura: magari sono state amate. Però si pongono la domanda: quest’amore era indirizzato a me? A me come persona, o a me come dovevo essere, come i miei genitori avrebbero voluto che fossi, cioè sostanzialmente a un fantasma? La soluzione dell’enigma e la consapevolezza che porta con sé sanciscono il diritto ad essere amati bene, per quello che si è.