Entries from March 2009 ↓

La Tesi di Laurea di Marco Saccenti



Tesi digitale sul digitale, inserito originariamente da vittorio.pasteris.

Dedicare la tesi al Fenomeno Ebook e presentarla ben impaginata su iLiad è il massimo :)
E’ quel che ha fatto il neo-dottore Marco Saccenti (che vedete qui tutt’altro che rilassato prima della discussione), complice il suo relatore, il Chiarissimo Professor Vittorio Pasteris

Grazie Marco, e buona fortuna per la tua vita!

Domattina ospite a Radio3 Scienza, puntata sugli ebook

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radio3logoSarò ospite di Radio3 Scienza domani, 31 marzo, tra le 10.50 e le 11.30, in una puntata tutta dedicata all’editoria digitale:

La carta va in pensione. Dopo anni di tentativi a vuoto, sembra arrivata l’ora del libro elettronico. I nuovi modelli conquistano il mercato statunitense. Leggeri, piccoli e facili da sfogliare. Ma siamo davvero pronti a rinunciare al piacere di avere un libro tra le mani?
Elisabetta Tola ne parla con Antonio Tombolini, blogger.

Si può ascoltare online o alla radio (le frequenze sono qui).

Responsabile tecnico cercasi

La Simplicissimus Book Farm è alla ricerca di un Responsabile Tecnico, i dettagli qui.

Simplicissimus e gli ebook oggi a Radio24, alle 15.30

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enricopagliariniHo registrato giovedì scorso, negli studi di Radio24, la puntata di 2024 condotta dall’ottimo Enrico Pagliarini. Andrà in onda oggi, sabato 28 marzo, alle 15.30. Potete ascoltarla live via web (cliccando sul pulsantone On Air Now in homepage), oppure in radio (le frequenze per la vostra città le trovate qui).

Bene, comunicato ufficiale chiuso. Ora off the records: Enrico Pagliarini è uno di quelli (ma quanti saranno? Temo assai pochi, ahimé) che ti dice “a me piace approfondire i temi in trasmissione. Non sono di quelli che bisogna fare tutto veloce se no l’ascoltatore scappa: se non è interessato a questi temi, l’ascoltatore scappa comunque, dopo 10 secondi. E se fai tutto di fretta, correndo, scontenti anche quelli che invece sono interessati.” Grande Enrico. Non a caso il suo programma settimanale dedicato alle nuove tecnologie va avanti da… sì, dalla nascita stessa di Radio24.

Ignore Everybody, che in italiano sarebbe…

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Successe così dieci anni fa quando uscì negli USA Cluetrain Manifesto: scrissi agli autori e mi offrii di curarne l’edizione italiana (poi pubblicata da Fazi, ora esaurita e ahimé mai più ristampata). Ora succede con Hugh gapingvoid McLeod: appena saputo che stava lavorando al suo primo libro gli ho scritto, e oggi ho ricevuto in anteprima la versione originale di Ignore Everybody che verrà pubblicata da Penguin Books nel giugno prossimo (in prevendita su Amazon). L’ho voluta però in PDF, così da caricarla sul mio fido DR1000S per leggerla e poi avviare la traduzione.
Con una differenza rispetto a Cluetrain Manifesto: stavolta a pubblicarlo, se riuscirò nell’impresa, sarà la Simplicissimus Book Farm.

PS: idee su come tradurre in italiano il titolo? Suggerimenti nei commenti, il suggerimento che verrà scelto verrà citato nei credits del libro, a imperatura memoria, grazie! :)

Il grande accordo GoogleBooks/Sony è piccolopiccolopiccolo

Come sostenevo qualche post fa, il gran clamore suscitato dall’accordo G-Books/Sony (più di 500.000 titoli rilasciati per il reader di Sony, adesso per Kindle sono guai!) mi sapeva tanto di bufala esagerazione (un amico mi ha segnalato che forse ho esagerato, mi sono riletto, e aveva ragione): i libri di cui trattasi sono quelli nel pubblico dominio, rintracciabili in rete in mille modi e siti; i libri verrebbero resi disponibili in formato EPUB, letto sì dal reader Sony, ma entro due mesi letto su qualsiasi altro reader (Kindle escluso, per ora); i testi sottoposti a scansione e digitalizzati da Google Books sono di bassissima qualità, perché si limitano al primo output di OCR automatico, finalizzati come sono ad alimentare le pagine di ricerca, mica ad essere pubblicati in forma di libro, o ancor meno a costituire il testo critico digitale di riferimento in un’ottica di archiviazione a beneficio dei posteri.

Puntuale arriva la conferma, in forma di commento apposto in questo blog dal nostro lettore Alfonso (grazie!).
Alfonso si è preso la briga di scaricarsi l’applicazione Google che consente di leggere la biblioteca di G-Books su Sony, e di scaricarsi un paio di testi. Ecco qui di seguito i testi che ne ha cavato, giudicate voi:

“Oria is fituated upon a hill which feems placed in the midft of the plain, as it were bj enchantment, and commands a moft extenfive profpeft. A recommendatory letter from the worthy Archbifhop of Taranto procured us the moft hofpitable reception at the palace of …” (from: Travels Through Various Provinces of the Kingdom of Naples in 1789 Carl Ulysses von Salis-Marschlin).

E ancora:

“The different strata of which the soil’is composed, sand, clay, chalk, &c. have eic’h their particular vegetables; and from thence1 it is, that in the immense garden of nature, there is no place absolutely barren.- From the smallest dust to the hardest rock, from the torrid to the frigid zone, every soil, every climate, has its peculiar plants. Another ciiTiimstanee is well worthy our admiration; the Oeator’s having So ordained, that, among this great1 number of plants, those used for food or medicine ‘increase much more abundantly than those of less use” (Beauties of Sturm’s Reflections, Christoph Christian Sturm).

Ricordo che a Editech 2008 il responsabile Google Books Europa, Santiago de la Mora, si difendeva dalle accuse di scarsa qualità dei testi offerti ammettendo apertamente e onestamente che il loro scopo non era pubblicare libri, o costituire un riferimento di qualità per edizioni critiche, ma semplicemente di avere più pagine di ricerca da cui ottenere per sé più inserzioni pubblicitarie e per gli editori più vendite dei libri cartacei. Ora però onestà vorrebbe che non ci si rimangiasse tutto, dando vita ad accordi fasulli e (ho esagerato anche qui, l’accordo, checché se ne possa pensare, esiste, e dunque non è fasullo) fuorvianti come quello di cui qui si parla.

Quanto poi al fatto che la quasi totalità dei giornalisti che ne hanno parlato si siano limitati a sparare la notizia (Sony attacca Kindle grazie a Google!, cosa vuoi di più per far scalpore?) senza prendersi la briga di fare una prova come quella che il commentatore Alfonso ha fatto qui, la dice lunga una volta di più sul perché e il percome il giornalismo si senta così in crisi di identità… ma questo è un altro discorso :)

SPAM miratissimo

email

Ho appena ricevuto la mail che vedete qui sopra, e la cosa mi riempie d’orgoglio.

La vera vittima dei giornali su epaper è…

(c)gapingvoid.com

(c)gapingvoid.com

C’è una cosa, una cosa enorme, di cui – a proposito di giornali in versione ePaper (e vale per tutti, compreso il Corriere su Kindle, e La Stampa ePaper, così come le esperienze all’estero) non si parla.

Diciamo subito che il fatto che non se ne parli è già di per sé indicativo: per quanto la cosa sia enorme, evidentemente non è una notizia, la si ritiene una cosa ovvia, naturale. E infatti così è.

Qual è dunque questa cosa enorme ma non notiziabile perché scontata? Facile: la morte della pubblicità. Tutte le versioni ePaper dei quotidiani sono partite senza pubblicità.

Troveranno lungo la via altre forme di veicolare comunicazione commerciale? Io penso di sì. Ma non sarà la solita araba fenice che siamo usi chiamare una nuova forma di pubblicità. Sarà piuttosto un’approssimazione, finalmente, a quella conversazione di cui anche la comunicazione commerciale deve adeguarsi ai tempi della rete.

Corriere su Kindle, La Stampa sugli altri lettori: un confronto

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Ovviamente il Corriere della Sera su Kindle non sarà come vedete qui sopra, in una foto montata per il lancio della notizia (molto onestamente l’autore della notizia confesserà che un Kindle non l’hanno mai avuto per le mani, e avevano ingenuamente pensato che venisse fuori così, a colori). Lettori ebook a colori sul mercato non ce ne sono ancora, anche se arriveranno (stima di Antonio: prima metà del 2011, segnatevi la data).

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Ma il problema non è solo il bianco e nero. Il Corriere della Sera infatti non sarà neanche come vedete qui sopra. Questo a causa del formato Kindle (un formato proprietario chiuso di Amazon, derivato dal Mobipocket), che è un formato reflowable, che costringerà il Corriere versione Kindle a fare a meno delle immagini e di ogni personalizzazione grafica identificativa.

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Il Corriere versione Kindle apparirà così come vedete qui sopra: si tratta di una pagina versione Kindle del New York Times. Non così eccitante, in verità.

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La Stampa ePaper, invece, apparirà così, come qui sopra, a partire da maggio, su iLiad (e su schermo ancora più grande, su DR1000), e sugli altri lettori ebook in grado di leggere PDF. Bianco e nero (16 toni di grigio), ma vera e propria re-impaginazione sul formato ePaper, per mantenere tono e identità della singola testata.

Questa è l’opportunità che si apre, fin da subito, a tutte le testate italiane ed europee, se vogliono.

E-readers, l’ambiente si scalda: qualche puntualizzazione

Chi l’avrebbe detto, quattro anni fa, nel 2005, quando cominciai a parlare di ebook readers a quelli che sarebbero poi diventati miei soci… evabbè, sembra che il mercato degli ebook (che si tratti di libri, di giornali, di scuola) sia ormai destinato al decollo.

Come spesso avviene in questi casi, quando tutti-ma-proprio-tutti cominciano a doverne parlare, le imprecisioni abbondano. Niente male, ma chiarire qualche punto può essere utile. Lo farò di tanto in tanto, e comincio oggi con riferimento alle notizie del giorno sul fronte ebook:

  1. Google Books stringe un accordo con Sony, si dice, e rende disponibili 5-600 mila titoli per la lettura sul Reader della casa giapponese, con una mossa diretta a competere col Kindle di Amazon, che si ferma a quota 250 mila titoli.
  2. Il Corriere della Sera sbarca sugli e-readers e viene reso disponibile in formato Kindle, per Amazon.
  3. Fujitsu annuncia l’ingresso sul mercato (solo in Giappone e solo nella versione con schermo 8 pollici, per il momento) del suo FLEPia, il primo “terminale mobile ePaper a colori del mondo”.

Wow! Ma proviamo a entrare un po’ dentro le notizie.


1. L’accordo GoogleBooks/Sony

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Ottima, eccellente notizia ma… in che cosa consiste esattamente? Si tratta davvero di un attacco dell’accoppiata Google-Sony al Kindle di Amazon?
Io dico di no, e provo a spiegarmi.

L’accordo riguarda esclusivamente libri nel pubblico dominio, fuori diritti, ovvero (ad oggi) libri i cui autori siano morti prima del 1923. Certo, Google ne ha scannerizzati (odio dire scansionati, scusatemi) moltissimi, ma:

  • Precisazione numero 1: come, a che livello di qualità? The big problem is that the formatting of the Google ebooks is terrible and chock full of errors!, osserva uno dei membri dell’autorevolissimo Mobileread.com (a proposito, e di passaggio, quando vi va di verificare ciò che leggete a proposito di ebook, andatelo sempre a verificare su Mobileread.com, o anche nel nostro forum). Siamo proprio sicuri che il testo offerto da Google Books sia davvero migliore di quello che (trattandosi di libri nel pubblico dominio) potremmo trovare anche in altri siti?
  • Precisazione numero 2: i libri nel pubblico dominio sono facilmente reperibili in rete in mille siti e in mille formati, tutti altrettanto facilmente convertibili in formati leggibili con tutti i lettori ebook (PDF, Mobipocket, ecc…). E allora, dove starebbe la notizia? E dove starebbe la minaccia a Kindle, che offre ormai più di 200 mila titoli tutti correntemente in commercio?
  • Problema numero 3 (connesso al numero 2): i libri nel pubblico dominio verranno resi disponibili da Google Books in formato EPUB. Si tratta di un formato standard, per ora letto nativamente, è vero, soltanto dal reader di Sony, ma che verrà supportato, come è stato ufficialmente già annunciato, sia da iRex, che da Cybook e Bebook, ovvero da tutti gli altri lettori disponibili sul mercato. E allora, ancora una volta, qual è il contenuto specifico di questo grande accordo? Probabilmente uno ce n’è, e dice: guardate, che se per caso Google avesse accesso anche ai diritti sui libri ancora sotto copyright allora li userebbe per rilasciare ebook in formato EPUB, per tutti i lettori in competizione con Kindle. Insomma, buone notizie per gli editori, e per i librai.

2. Il Corriere della Sera su Kindle

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Ottima, eccellente notizia. L’edicola del Kindle Store offre ai suoi clienti americani (ché il Kindle, a tutt’oggi, funziona solo negli USA, è bene ribadirlo) anche alcune testate non-americane (Le Monde e Les Echos francesi, il Frankfurter Allgemeine tedesco, il Financial Times e ancora un paio di inglesi), compreso, da oggi, il Corriere. Lo stesso comunicato stampa ufficiale del Corriere ha ingenerato un po’ di confusione, parlando di abbonamento a 9,99 Euro, mentre è evidente che – potendo essere comprato e letto solo negli USA – si tratta di dollari (oh, ci fosse un giornalista che l’abbia corretto nel riprenderlo… macché, manco uno!). E’ un passo importante e significativo, e spero che il Corriere voglia mettere capo anche ad un’offerta fruibile in Italia, e in Europa, come quella che stiamo preparando per La Stampa di Torino. In una versione, peraltro, intrinsecamente migliore del formato Kindle, che per sua natura dovrà fare a meno di tutte le immagini e non può mantenere il look & feel di ogni singola testata, offrendo gli articoli in un flusso piuttosto indifferenziato.


3. Fujitsu Flepia

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Questo è il punto che più mi duole, perché troppe aziende, e non solo piccole, vedi questo caso, si stanno lasciando andare alla tentazione di rincorrere Amazon a tutti i costi, annunciando prototipi futuribili ancora lontani dalla possibilità di essere commercializzati o – peggio ancora – immettendo sul mercato nuovi device del tutto inutilizzabili, che non faranno altro che ritardare l’accettazione di questi nuovi strumenti da parte degli utenti. Dico onestamente che mi sembra questo il caso di Fujitsu: la tecnologia utilizzata per ottenere il colore – Cholesteric LCD Technology – mantiene l’approccio LCD, anziché quello e-ink proprio della Elctrophoretic Technology. Nel primo caso il colore è ottenuto per via di riflessione, ha una resa piuttosto metallica, e peggiora il contrasto della parte in bianco e nero (lo dico ha ragion veduta, ho visto la tecnologia all’opera). Non solo: per rendere i colori la pagina ha bisogno di 5 refresh, e – come la stessa Fujitsu ammette – un cambio pagina richiede la bellezza di 8 secondi (guardatevi il video qui). Per carità, tutto si può vendere, anche uno schermo a colori metallizzati che cambia pagina in 8 secondi: per sostituire un’insegna, o un manifesto, o un avviso in un luogo pubblico, dove la pagina non deve cambiare così spesso, magari va anche bene. Quel che non va bene è vendere un oggetto di questo tipo spacciandolo come lettore di ebook: con queste caratteristiche, almeno per ora, è inutilizzabile.
Certo, il colore arriverà. Ma credo molto di più nelle ricerche in corso sul fronte degli schermi a inchiostro elettronico (che otterranno il colore grazie a particelle colorate, come avviene nella stampa su carta, e non grazie a riflessione di cristalli liquidi), e queste richiederanno ancora qualche tempo, diciamo ancora due anni per essere davvero, e ad uno stadio di fruibilità accettabile.