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	<title>Comments on: Eindhoven Lunch Theory (con 4 tesi)</title>
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	<description>il blog di Antonio Tombolini</description>
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		<title>By: Antonio Tombolini</title>
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		<dc:creator>Antonio Tombolini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 15:44:29 +0000</pubDate>
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		<description>Alessio, BTW, raccolgo in pieno le tue osservazioni, hai ragione.

A tutti gli altri: trattatelo bene questo post, che potrebbe essermi costato qualche migliaio di euro...
http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/la-maledizione-di-3.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Alessio, BTW, raccolgo in pieno le tue osservazioni, hai ragione.</p>
<p>A tutti gli altri: trattatelo bene questo post, che potrebbe essermi costato qualche migliaio di euro&#8230;<br />
<a href="http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/la-maledizione-di-3.html" rel="nofollow">http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/la-maledizione-di-3.html</a></p>
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		<title>By: Atos</title>
		<link>http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/eindhoven-lunch-theory-con-4-tesi.html/comment-page-1#comment-10291</link>
		<dc:creator>Atos</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 22:35:58 +0000</pubDate>
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		<description>Volevo scrivere &quot; oltre che per i consumatori  di prodotti &quot;

..la fretta...scusate</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo scrivere &#8221; oltre che per i consumatori  di prodotti &#8221;</p>
<p>..la fretta&#8230;scusate</p>
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		<title>By: Atos</title>
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		<dc:creator>Atos</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 22:32:48 +0000</pubDate>
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		<description>Post interessante e stimolante, in stile very DOC A.T.

Pensate ad una comunicazione così chiara e coinvolgente  usata anche i consumatori di prodotti ma anche per i fruitori dei  famosi &quot;servizi&quot;. 

Wow, sarebbe una vera rivoluzione, sopratutto in Italia.

Un saluto ai nostalgici del vecchio forum e dei bellissimi progetti d&#039;allora;  Antonio, rifacci sognare!

Atos</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Post interessante e stimolante, in stile very DOC A.T.</p>
<p>Pensate ad una comunicazione così chiara e coinvolgente  usata anche i consumatori di prodotti ma anche per i fruitori dei  famosi &#8220;servizi&#8221;. </p>
<p>Wow, sarebbe una vera rivoluzione, sopratutto in Italia.</p>
<p>Un saluto ai nostalgici del vecchio forum e dei bellissimi progetti d&#8217;allora;  Antonio, rifacci sognare!</p>
<p>Atos</p>
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		<title>By: Filippo Ronco</title>
		<link>http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/eindhoven-lunch-theory-con-4-tesi.html/comment-page-1#comment-10289</link>
		<dc:creator>Filippo Ronco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 17:53:50 +0000</pubDate>
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		<description>@ Carlo Merolli

Grazie per la domanda. Un esempio mi chiedi.
Qualsiasi cosa che non si limiti ad essere &quot;attinente&quot; con la tua sfera d&#039;interessi ma ne sia parte integrante. Credo che a quel punto il passo lo dovrebbe fare chi guarda, non chi veicola: spesso si continua a qualificare come pubblicità qualcosa solo perché risponde a dei modelli precostituiti di forma, di contesto o di ritmo (per es. quella cosa che sta tra l&#039;interruzione e la ripresa del film alla televisione, quei cosi che si vedono nelle pagine web e che si distinguono per collocazione e contenuto rispetto al resto del sito, ecc.) ma secondo me non si vuol più notare alcuna differenza (mi riferisco ai detrattori) anche quando effettivamente questa c&#039;è.

Faccio quindi un esempio banale.
Se ciò di cui ha parlato Antonio nel post fosse stato reso noto ad altre persone attraverso un veicolo come un banner che lo avesse portato a questo post oppure altrove ma con il solo fine di spiegarne il contenuto e la filosofia o farne conoscere una delle tante conversazioni in proposito, non sarebbe questa info-pubblicità ? Qualcosa di utile ? Non si potrebbe guardare a questo banner come ad un veicolo di sapere e conoscenza oltre che a veicolo di fastidio (quando è il caso) ?

La tesi di Antonio secondo la quale la pubblicità è morta è affascinante e condivisibile ma è nato qualcos&#039;altro, soprattutto in rete, che mira più a informare che a vendere, che mira più a relazionarsi che a sbattere cose in faccia. Credo che queste differenze sostanziali non siano mai tenute nella giusta considerazione e rischino di mal interpretare il lavoro di chi (come per esempio metafora e in un certo qual modo o chissà quanti altri esempi), si sbatte per provare a &quot;veicolare&quot; qualcosa di utile.

Un veicolo in un mondo che si allarga sempre di più a me sembra necessario.

Un caro saluto a tutti.


Fil.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Carlo Merolli</p>
<p>Grazie per la domanda. Un esempio mi chiedi.<br />
Qualsiasi cosa che non si limiti ad essere &#8220;attinente&#8221; con la tua sfera d&#8217;interessi ma ne sia parte integrante. Credo che a quel punto il passo lo dovrebbe fare chi guarda, non chi veicola: spesso si continua a qualificare come pubblicità qualcosa solo perché risponde a dei modelli precostituiti di forma, di contesto o di ritmo (per es. quella cosa che sta tra l&#8217;interruzione e la ripresa del film alla televisione, quei cosi che si vedono nelle pagine web e che si distinguono per collocazione e contenuto rispetto al resto del sito, ecc.) ma secondo me non si vuol più notare alcuna differenza (mi riferisco ai detrattori) anche quando effettivamente questa c&#8217;è.</p>
<p>Faccio quindi un esempio banale.<br />
Se ciò di cui ha parlato Antonio nel post fosse stato reso noto ad altre persone attraverso un veicolo come un banner che lo avesse portato a questo post oppure altrove ma con il solo fine di spiegarne il contenuto e la filosofia o farne conoscere una delle tante conversazioni in proposito, non sarebbe questa info-pubblicità ? Qualcosa di utile ? Non si potrebbe guardare a questo banner come ad un veicolo di sapere e conoscenza oltre che a veicolo di fastidio (quando è il caso) ?</p>
<p>La tesi di Antonio secondo la quale la pubblicità è morta è affascinante e condivisibile ma è nato qualcos&#8217;altro, soprattutto in rete, che mira più a informare che a vendere, che mira più a relazionarsi che a sbattere cose in faccia. Credo che queste differenze sostanziali non siano mai tenute nella giusta considerazione e rischino di mal interpretare il lavoro di chi (come per esempio metafora e in un certo qual modo o chissà quanti altri esempi), si sbatte per provare a &#8220;veicolare&#8221; qualcosa di utile.</p>
<p>Un veicolo in un mondo che si allarga sempre di più a me sembra necessario.</p>
<p>Un caro saluto a tutti.</p>
<p>Fil.</p>
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	<item>
		<title>By: Alessio Gianni</title>
		<link>http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/eindhoven-lunch-theory-con-4-tesi.html/comment-page-1#comment-10287</link>
		<dc:creator>Alessio Gianni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 23:34:42 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo con le tesi dalla 2 alla 4, meno con la 1. O meglio concordo con la prima parte: &quot;senza la rete questi prodotti non esisterebbero&quot;.

Cioè quello che conta è la rete di persone. E questa esisteva già molto prima di internet.

Ci sono molti esempi di aziende che già parecchio prima di internet parlavano direttamente con i propri &quot;clienti&quot;, li coinvolgevano, li trattavano con trasparenza e onestà (e facevano prodotti della madonna).
Patagonia, per citarne uno.

Il web fa da amplificatore, e qui veniamo alle tesi 3 e 4, grazie a Internet questa mentalità si diffonderà; ma non basta dirlo alle aziende, bisogna entrarci e portare là dentro questa cultura.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con le tesi dalla 2 alla 4, meno con la 1. O meglio concordo con la prima parte: &#8220;senza la rete questi prodotti non esisterebbero&#8221;.</p>
<p>Cioè quello che conta è la rete di persone. E questa esisteva già molto prima di internet.</p>
<p>Ci sono molti esempi di aziende che già parecchio prima di internet parlavano direttamente con i propri &#8220;clienti&#8221;, li coinvolgevano, li trattavano con trasparenza e onestà (e facevano prodotti della madonna).<br />
Patagonia, per citarne uno.</p>
<p>Il web fa da amplificatore, e qui veniamo alle tesi 3 e 4, grazie a Internet questa mentalità si diffonderà; ma non basta dirlo alle aziende, bisogna entrarci e portare là dentro questa cultura.</p>
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	<item>
		<title>By: Antonio Tombolini</title>
		<link>http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/eindhoven-lunch-theory-con-4-tesi.html/comment-page-1#comment-10286</link>
		<dc:creator>Antonio Tombolini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 18:46:28 +0000</pubDate>
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		<description>E smettetela, no, che se va avanti così mi viene la lacrimuccia! ;)

Comunque, provando a generalizzare, e andando subito al cuore delle questioni sollevate da Carlo e Michele: ci vuole un riferimento, per così dire, carismatico? Sì, credo di sì, all&#039;inizio ci vuole. Può diventare un &quot;protocollo&quot; generalizzabile? Sì, proprio perché si tratta di comunicazione, dunque di intangibile, sì, può essere &quot;imparato&quot; e &quot;applicato&quot;. Ma è un protocollo particolare: un protocollo che richiede un&#039;adesione reale, personale, se no non lo si impara, non funziona, come ha messo bene in luce Michele, viene male.
Altri &quot;protocolli&quot; di comunicazione, tutti gli &quot;script&quot; scientificamente studiati per gli addetti ai call center, o per i venditori porta a porta, o per gli addetti all&#039;assistenza, ecc..., funzionano su base statistica, e non richiedono alcuna adesione personale, anzi, richiedono distacco, se no diventi scemo e alienato.
Questo no, questo richiede adesione autentica, personale, perché in fondo quello che ti si chiede (l&#039;oggetto del protocollo) è: sii te stesso, dì la cosa vera, butta via la maschera, finalmente anche al lavoro.

Può funzionare per una cosa grande? Sì, credo di sì, a patto di essere rigorosi a questi aspetti nella fase di espansione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E smettetela, no, che se va avanti così mi viene la lacrimuccia! <img src='http://antoniotombolini.simplicissimus.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Comunque, provando a generalizzare, e andando subito al cuore delle questioni sollevate da Carlo e Michele: ci vuole un riferimento, per così dire, carismatico? Sì, credo di sì, all&#8217;inizio ci vuole. Può diventare un &#8220;protocollo&#8221; generalizzabile? Sì, proprio perché si tratta di comunicazione, dunque di intangibile, sì, può essere &#8220;imparato&#8221; e &#8220;applicato&#8221;. Ma è un protocollo particolare: un protocollo che richiede un&#8217;adesione reale, personale, se no non lo si impara, non funziona, come ha messo bene in luce Michele, viene male.<br />
Altri &#8220;protocolli&#8221; di comunicazione, tutti gli &#8220;script&#8221; scientificamente studiati per gli addetti ai call center, o per i venditori porta a porta, o per gli addetti all&#8217;assistenza, ecc&#8230;, funzionano su base statistica, e non richiedono alcuna adesione personale, anzi, richiedono distacco, se no diventi scemo e alienato.<br />
Questo no, questo richiede adesione autentica, personale, perché in fondo quello che ti si chiede (l&#8217;oggetto del protocollo) è: sii te stesso, dì la cosa vera, butta via la maschera, finalmente anche al lavoro.</p>
<p>Può funzionare per una cosa grande? Sì, credo di sì, a patto di essere rigorosi a questi aspetti nella fase di espansione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Michele Isman</title>
		<link>http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/eindhoven-lunch-theory-con-4-tesi.html/comment-page-1#comment-10285</link>
		<dc:creator>Michele Isman</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 18:09:35 +0000</pubDate>
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		<description>Sì Carlo, esatto, nostalgia di quella esperya, no non tanto dei prodotti (che esperya mica inventa, no? Semmai, al massimo, - o almeno lo faceva allora - scopre, scova, e propone), ma - esatto -  per la comunicazione, per il modo di trattare i clienti TUTTE le volte, e anche per la passione, la cura, la qualità complessiva dell&#039;accrocco, dal reperimento dei prodotti al loro immagazzinamento alla loro descrizione e messa in commercio, alla cura e alla vitalità del sito, alle confezioni, alla consegna, alla verifica della consegna...; infine per l&#039;umanità, per l&#039;amore che trasudava da quell&#039;esperienza e che tu percepivi, da semplice cliente, e allora da cliente diventavi amico. 
Il tutto, unito al &#039;superfluo&#039; che e. poteva permettersi di alimentare e di offrire: le ricette, la rivista, il forum... 
Provo a rispondere alla tua domanda, in qualità di uno che orbitava attorno, ma non stava là dentro: 
AT ci ha messo naturalmente del suo: il suo stile, il suo buongusto, la sua cultura, la sua immensa passione, ma ha fatto molto di più: ha fatto di tutto questo un sistema, una filosofia aziendale, circondandosi delle persone giuste e contagiando tutti, dai &#039;capi&#039; agli operai: prendere o lasciare. E le persone si lasciavano contagiare, ché quella sembrava la realizzazione di un  sogno: la parte buona, e nobile, del *lavoro* senza la parte brutta... 
Sì, ritengo che sia un protocollo ripetibile, a patto che ci si creda per davvero, se no non funziona e l&#039;odore di bugia fa presto a spargersi, e la bugia annienta tutto. No, non credo che lo small sia una condizione necessaria. Lo dico da profano ma è quello che penso. Magari se è small è più facile, questo sì. Sì, credo che sia applicabile a dimensioni medio grandi. Sempre a quel patto: o ci credi o vai a lavorare da un&#039;altra parte (bisognerebbe vedere i sindacati, come la pensano a riguardo...). 
Quanto al risparmio sulla pubblicità, non ne ho idea, credo che dipenda da tali e tanti fattori...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì Carlo, esatto, nostalgia di quella esperya, no non tanto dei prodotti (che esperya mica inventa, no? Semmai, al massimo, &#8211; o almeno lo faceva allora &#8211; scopre, scova, e propone), ma &#8211; esatto &#8211;  per la comunicazione, per il modo di trattare i clienti TUTTE le volte, e anche per la passione, la cura, la qualità complessiva dell&#8217;accrocco, dal reperimento dei prodotti al loro immagazzinamento alla loro descrizione e messa in commercio, alla cura e alla vitalità del sito, alle confezioni, alla consegna, alla verifica della consegna&#8230;; infine per l&#8217;umanità, per l&#8217;amore che trasudava da quell&#8217;esperienza e che tu percepivi, da semplice cliente, e allora da cliente diventavi amico.<br />
Il tutto, unito al &#8216;superfluo&#8217; che e. poteva permettersi di alimentare e di offrire: le ricette, la rivista, il forum&#8230;<br />
Provo a rispondere alla tua domanda, in qualità di uno che orbitava attorno, ma non stava là dentro:<br />
AT ci ha messo naturalmente del suo: il suo stile, il suo buongusto, la sua cultura, la sua immensa passione, ma ha fatto molto di più: ha fatto di tutto questo un sistema, una filosofia aziendale, circondandosi delle persone giuste e contagiando tutti, dai &#8216;capi&#8217; agli operai: prendere o lasciare. E le persone si lasciavano contagiare, ché quella sembrava la realizzazione di un  sogno: la parte buona, e nobile, del *lavoro* senza la parte brutta&#8230;<br />
Sì, ritengo che sia un protocollo ripetibile, a patto che ci si creda per davvero, se no non funziona e l&#8217;odore di bugia fa presto a spargersi, e la bugia annienta tutto. No, non credo che lo small sia una condizione necessaria. Lo dico da profano ma è quello che penso. Magari se è small è più facile, questo sì. Sì, credo che sia applicabile a dimensioni medio grandi. Sempre a quel patto: o ci credi o vai a lavorare da un&#8217;altra parte (bisognerebbe vedere i sindacati, come la pensano a riguardo&#8230;).<br />
Quanto al risparmio sulla pubblicità, non ne ho idea, credo che dipenda da tali e tanti fattori&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Sauro</title>
		<link>http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/eindhoven-lunch-theory-con-4-tesi.html/comment-page-1#comment-10284</link>
		<dc:creator>Sauro</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 17:57:05 +0000</pubDate>
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		<description>@Merolli

a Roma una bottiglia di acqua da mezzo litro acquistata al bar, senza servizio,  1,5-2,00 Euro, a Milano non so perchè ci abito, ma non dubito che sia lo stesso,
facendo i debiti confronti, la bottiglia di frutta è a buon mercato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Merolli</p>
<p>a Roma una bottiglia di acqua da mezzo litro acquistata al bar, senza servizio,  1,5-2,00 Euro, a Milano non so perchè ci abito, ma non dubito che sia lo stesso,<br />
facendo i debiti confronti, la bottiglia di frutta è a buon mercato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Carlo Merolli</title>
		<link>http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/eindhoven-lunch-theory-con-4-tesi.html/comment-page-1#comment-10283</link>
		<dc:creator>Carlo Merolli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 14:21:21 +0000</pubDate>
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		<description>ahi ahi ahi @isman: nostalgia di esperyainnocent ?
Ebbene si, anche io come te. Non tanto e non solo per i prodotti,che comunque, ma proprio per la comunicazione e
per il modo di trattare i clienti le poche volte che qualcosa andava di storto. E la domanda é: era una caratteristica legata solo alla persona di AT o é una formula, un protocollo ripetibile ed insegnabile ? Ed un &#039;altra domanda:
é legata solo allo small is beautiful ( lo small is necessary) o e´appicabile anche a dimensioni medio 
grandi ? E quanto un protocollo tale farebbe risparmiare su pubblicitá tradizionale ?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ahi ahi ahi @isman: nostalgia di esperyainnocent ?<br />
Ebbene si, anche io come te. Non tanto e non solo per i prodotti,che comunque, ma proprio per la comunicazione e<br />
per il modo di trattare i clienti le poche volte che qualcosa andava di storto. E la domanda é: era una caratteristica legata solo alla persona di AT o é una formula, un protocollo ripetibile ed insegnabile ? Ed un &#8216;altra domanda:<br />
é legata solo allo small is beautiful ( lo small is necessary) o e´appicabile anche a dimensioni medio<br />
grandi ? E quanto un protocollo tale farebbe risparmiare su pubblicitá tradizionale ?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: lordmax</title>
		<link>http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/11/eindhoven-lunch-theory-con-4-tesi.html/comment-page-1#comment-10282</link>
		<dc:creator>lordmax</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 11:45:51 +0000</pubDate>
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		<description>comunicazione efficace e corretta in itaGlia?
E poi magari vuoi anche dei politici onesti e dei CDA interessati all&#039;azienda?
E poi?
I minipony no?
^___^</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>comunicazione efficace e corretta in itaGlia?<br />
E poi magari vuoi anche dei politici onesti e dei CDA interessati all&#8217;azienda?<br />
E poi?<br />
I minipony no?<br />
^___^</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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