Sostiene Bernabè (con due consigli pratici pratici)

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Così ieri ho assistito a Rovereto all’incontro di Franco Bernabè, amministratore delegato Telecom Italia, con la blogosfera (e non viceversa, La blogosfera incontra Franco Bernabè, come un po’ supinamente recitava il titolo dell’evento.

Chiariamo subito un punto: Franco Bernabè appare non solo persona assai per bene, ma anche un tipo molto simpatico, e questo non è poco, promette bene.

Dice Bernabè che lui lasciò 8 anni fa l’incarico di AD di Telecom Italia perché non era per niente d’accordo sull’OPA che regalò la società a Colaninno e soci prima, a Tronchetti Provera e soci poi, indebitandola e tarpandone dunque le potenzialità di sviluppo. Bene.

Dice Bernabè che 8 anni dopo ha accettato di nuovo l’incarico di AD di Telecom Italia perché ora la società è indirizzata sulla retta via, verso un futuro che è quello che lui vuole, fatto di investimenti importanti che facciano di Telecom quello che secondo lui è: un soggetto di enorme importanza per l’innovazione e la modernizzazione dell’Italia. Bene.

Dice Bernabè che non è accettabile che una società così grande e così importante abbia un padrone, ovvero un azionista, o un piccolo gruppo di azionisti, che con un minimo impegno finanziario (ovvero una quota di minoranza) ha il controllo di fatto della società stessa. Dice Bernabè che questo non succede altrove, men che meno in America, dove per questo tali società diventano public, pubbliche: non nel senso di appartenenti allo Stato, ma nel senso di appartenenti al pubblico, alla generalità degli investitori e degli utenti. Bene.

Dice Bernabè che ha accettato l’incarico perché ha avuto assicurazioni da parte del gruppo di controllo (minoritario) che stavolta non sarà così, giurin giurella. Meno bene: su che basi ci sarebbe stavolta da fidarsi? Perché allora non rinunciare al controllo?

Dice Bernabè che il fatto che ha deciso di incontrare oggi così, in diretta, senza filtri, i bloggers italiani, esponendosi e anzi auspicando le loro domande cattive, è un importante segno di apertura nei confronti della rete. Meno bene: secondo me il fatto che un certo numero di blogger sia lì a fargli domande più o meno intelligenti, ma tutt’altro che stupidamente, folkloristicamente cattive, è un importante segno del fatto che i blogger non sono affatto leoni pronti ad azzannare, ma sono semmai animali da conversazione, cui mai si sottraggono, neanche quando coinvolge Telecom Italia, pensa te.

Dice Bernabè che se siamo in coda alle statistiche di penetrazione di internet in Europa è perché c’è un gap culturale, è perché siamo analfabeti informatici, come un tempo eravamo analfabeti tout-court, e che il problema è che ci vorrebbe un cambiamento di tutto il sistema paese, della scuola, della cultura, ecc… Male. L’alfabetizzazione informatica non serve, il web è così semplice che chi ce l’ha, e può usarne appieno (leggasi banda larga) impara tutto da solo, e quel che non impara da solo lo impara con quelli che incontra in rete. Non è questione di cultura ma di infrastruttura: Telecom Italia, se vuole essere quell’attore di modernizzazione che dice di voler essere, pensi a fare il suo mestiere, ovvero a modernizzare la rete, a rendere disponibile l’ADSL dove non c’è. E si badi che non c’è, curiosamente, a macchia di leopardo: c’è nel centro storico del paesello di provincia, dove è facile estorcere tariffe da privati a gente che poi ne fa un uso assai limitato, e non protesta per la scarsa qualità della connessione. Non c’è spesso e volentieri nella zona industriale dello stesso paesino, dove le aziende, che una connessione devono averla per forza, sono ancora oggi costretti a contratti per linee dedicate dai costi incredibili.

Dice Bernabè che l’infrastruttura in Italia non è poi così male. Che ad esempio se chiami col telefonino in Inghilterra o in America ti accorgi che la qualità delle nostre trasmissioni in rete mobile è migliore. Male. Io non so se la nostra qualità è migliore. Io so che ho chiamato un telefono Seattle (USA) usando SkypeOut, una settimana fa, ho parlato per più di 32 minuti, e ho speso in tutto 2,10€, parlando benissimo, senza interruzioni, latenze ecc… Dico io ma allora perché non usare tutta ‘sta qualità della rete mobile per portare subito la banda larga a tutti a costi accessibilissimi, invece che continuare a spremerla solo per la telefonia e gli SMS?
Dico io che per diventare uno dei paesi con la più alta penetrazione di telefonini non vi siete mica posti un problema di alfabetizzazione cellulare, avete fatto le reti mobili e basta. Ecco, fatelo anche per Internet, se no mi tocca pensare al perché l’avete per i telefonini e non volete farlo per Internet, e poi mi viene da pensare che è perché di quest’ultima cosa avete paura.

Dice Bernabè che sì, vabbè, certo, la net neutrality è una bella cosa, però, insomma, un provider dovrà pure andarci a vedere dentro a quei dati se vogliamo evitare che ci arrivi tutto quello spam nella mailbox. Male, anzi malissimissimo. Il provider non si azzardi proprio ad andarci a vedere dentro a quei dati, e lasci che a filtrare lo spam siano i miei firewall, da me scelti e da me impostati, e i miei client di posta elettronica, da me scelti e da me impostati, e non se ne faccia un cruccio. Se, come ha detto, il sistema di posta elettronica aziendale di Telecom Italia fa acqua da tutte le parti, nonostante i millanta firewall installati, non ne concluda che allora tocca a Telecom andare a leggere i messaggi prima di farli passare, che non si azzardi proprio. Magari faccia una telefonata a qualcuno dei blogger che aveva davanti e che si occupano di sicurezza delle reti (disclaimer, io non me ne occupo, e anzi, com’è noto, sono un estimatore dello spam come moderna forma di espressione letteraria, e mai me ne priverei), e sono sicuro che con un investimento contenutissimo risolverebbe il problema spam in un attimo.

Dice Bernabè che ora Telecom Italia vuole avere a che fare col mondo della rete e dei blog, e che questo si vede dal fatto che ha lanciato il blog A voi comunicare, attraverso cui Telecom partecipa alla rete. Male. Male e balle, dico io, dottor Bernabè. Quello è un blog in cui Telecom dà un po’ di soldi a chi ci scrive, per farlo scrivere su argomenti genericissimi, allo scopo, si legge nel blog stesso, di creare “uno spazio speciale per dare una nuova possibilità di confrontarsi liberamente, ascoltare le idee degli altri, controbattere, conoscere nuove opinioni. In una parola, comunicare.” Come se per, in una parola, comunicare, ci fosse bisogno di quel blog, e non ci fossero già gli spazi vasti della rete.

Due consigli pratici pratici al dottor Bernabè:

  1. Lasci perdere A voi comunicare: non è così che si partecipa, pagando un po’ di grossi nomi che parlino di grossi temi, non c’è bisogno di Telecom per questo. Un blog di Telecom Italia sarebbe interessante proprio se e solo se parlasse (in maniera autentica) di Telecom Italia.
  2. L’incontro di Rovereto potrà essere giudicato positivamente o negativamente solo in riferimento al suo possibile futuro: tutto dipende dal fatto se avrà o non avrà un seguito in rete. Se non lo avrà, si sarà trattato dell’ennesima operazioncina di PR di corto respiro. Se invece il dottor Bernabè saprà far leva sulla cosa più importante emersa dall’incontro, ovvero la sua simpatia, la sua umanità, l’autenticità della sua voce, dando un seguito in rete all’incontro stesso, allora sì che sarà stata una bella cosa. Come fare? A volte la soluzione è così chiara e vicina e luminosa che perfino abbaglia: si apra un blog, dottor Bernabè, si apra un blog e continui così la conversazione tra pari in rete.