La ballata del consulente aziendale

| 24 Comments

Esistono solo due tipi di consulenti aziendali.

Il consulente aziendale di tipo 1 è il Consulente Aziendale. Non capisce nulla di business né ha competenze particolari su questo o quel ramo della gestione di un’azienda, checché il suo pomposo gergo voglia far credere.
Egli è, piuttosto, un finissimo psicologo. Egli ha capito che il suo mestiere consiste nel confermare chi lo paga nelle sue opinioni, ovvero nel non cambiare nulla.
L’abilità, ciò che ne fa davvero un Grande Consulente Aziendale, sta nell’arrivare a tale conclusione solo a tempo debito, senza risparmio di riunioni, gruppi di lavoro, sedute di brainstorming, tonnellate di powerpoint, miriadi di circoli della qualità, ecc… Così che al termine della consulenza, rectius: al termine di questa fase della consulenza (ché se fatte bene queste consulenze non finiscono mai), colui che paga sia convinto che davvero aveva ragione, e che ciò è oggettivamente dimostrato da quel popo’ di documenti prodotti dal Grande Consulente Aziendale. Le Big Six (o quante diavolo sono ora) e gli Studi Ambrosetti sono esempi di agglomerati di consulenti aziendali di tipo 1, ovvero di Consulenti Aziendali.

Il consulente aziendale di tipo 2 – semplicemente il consulente – viene tipicamente chiamato solo quando l’azienda è col culo per terra, per salvare la baracca.
Il consulente arriva, e come prima cosa dà un’occhiata alla situazione: se pensa che non ci sia speranza di salvezza, lo dice apertamente, e consiglia di lavorare ad una exit strategy per chiudere la baracca col minor danno possibile: in questo caso viene cacciato immediatamente, spesso senza neanche essere pagato, e il padrone si conferma nel fatto che conviene chiamare il Consulente Aziendale, quello di tipo 1, che invece gli disegnerà un futuro roseo, prosciugando a suon di parcelle quel po’ di risorse che almeno sarebbero bastate a pagare la liquidazione ai dipendenti al momento del fallimento.

Se però, a giudizio del consulente (quello di tipo 2) ci sono davvero possibilità di salvezza, lo dice, e si mette al lavoro.
Da questo momento in poi egli è in tutto e per tutto simile ad un bagnino.
Trasferite per un attimo la figura dell’imprenditore con l’acqua alla gola a quella del giovanotto atletico con codazzo di belle ragazze che si tuffa dagli scogli con fare spavaldo. E trasferite per un attimo la figura del consulente aziendale di tipo 2 a quella del bagnino addetto al salvataggio.
Il mare si alza improvvisamente, e il giovanotto si trova in difficoltà, sbattuto sugli scogli. Invoca aiuto. Vuole ardentemente aiuto, vuole salvare la pelle e prega dentro di sé che il bagnino accorra al più presto in suo soccorso. Il bagnino si tuffa, lo salva, lo riporta a riva, il tutto sotto gli occhi delle ragazze che abitualmente scortano il giovanotto, che per un attimo vengono perfino sfiorate dal sospetto che un bagnino possa essere più fico del giovanotto.
Ora, non appena costui si sarà ripreso un po’, non avrà che un pensiero in mente: cacciare via il bagnino che lo ha salvato, convincere se stesso che probabilmente poteva farne anche a meno, cancellarne nome e memoria, e riassumere al più presto quell’aria baldanzosa di chi non ha bisogno di nessuno, tanto meno di un bagnino.
E convocherà, giusto il giorno dopo, il Grande Consulente Aziendale per affidargli un nuovo incarico.

Tu, che consulente sei?

Pro e contro del consulente di tipo 2: dovrai sbatterti moltissimo per avere clienti, e il più delle volte non potrai nemmeno raccontare le tue gesta per bullarti un po’, proprio perché il più delle volte, e proprio quando l’esito del tuo lavoro sarà più positivo, il rapporto si concluderà in maniera conflittuale. D’altra parte non è affatto detto che tu debba guadagnare meno del consulente di tipo 1, tutt’altro, e soprattutto sarai un uomo libero.

Pro e contro del consulente di tipo 1: hai trovato un bel modo di far finta di essere un libero professionista, mantenendo, accentuati, i privilegi del cosiddetto posto fisso, ricorrendo all’arma da sempre più efficace a questo scopo, ovvero dare ragione a chi ti dà la pagnotta. La controindicazione principale è tutta e solo sul piano personale-esistenziale: sulle prime, la mattina, davanti allo specchio, ti verrà da ridere pensando a quanto sono scemi quelli che ti pagano; dopo qualche tempo comincerai a sentirti di merda; dopo ancora un po’ di tempo (ma questo accade soltanto ai Veri Grandi Consulenti Aziendali™) DIVENTERAI una merda.

[PS Il video in testa a questo post non c'entra niente, forse. Però è talmente bello e - come segnala giustamente Mantellini - talmente commovente, che insomma, mi sembrava comunque appropriato proporvelo qui.]