Odiare FriendFeed (ovvero Maistrello über alles)

Grandioso, illuminante post di Sergio Maistrello, che spiega come meglio non si potrebbe come e perché FriendFeed vada odiato. Oddio, in realtà lui, che è più giovane di me, lascia ancora una porta aperta: Perché non amo (ancora) FriendFeed, dice lui. Io che sono più vecchio, tendo a pensare che se una cosa nasce così, nel 99% dei casi così resta, e dunque posso permettermi un più definitivo odiare FriendFeed.

Cosa fa di così grandioso Sergio? Riesce a dare un nome a ciò che fa la differenza, ovvero a distinguere tra un servizio e un ambiente web:

FriendFeed crea una zona altra dove avvengono cose (repliche di cose, a essere precisi). Per seguire quelle cose devi andare lì. Devi andare in piazza, devi scendere fino in centro. Un centro, di nuovo, dentro un mondo di periferie. Sì, puoi integrare il livefeed di FriendFeed nel blog, come gli altri servizi citati, ma è solo una frazione del servizio nel suo complesso. Che vive invece della presenza frequente e collettiva degli iscritti all’interno di uno stesso spazio sociale, e del rimescolamento in quello spazio di canali e protocolli. Twitter è un servizio, FriendFeed è un ambiente. I servizi li usi e li adegui alle tue esigenze, gli ambienti li devi frequentare, nella misura in cui hai interesse o motivo di farlo.

Insomma, mentre i servizi web sono cose che tu usi e te le porti in rete dove vuoi, gli ambienti web sono invece luoghi ben precisi, che – come fa FriendFeed – rubano, replicandone i contenuti, ciò che viene prodotto grazie ai servizi, e li mettono lì, nella loro piazza, a disposizione solo di chi ci va. Mentre un servizio web lo usi e ne fai quel che vuoi, e così ne sei partecipe (classicamente, ormai, Twitter, o i tool di Google), un ambiente web o ci sei o non ci sei, e tutte le sue belle cose o vai lì o ne sei escluso.
E questo non mi piace.

Non a caso Sergio coglie anche il nesso tra questo ordine di ragioni e Facebook: come si sa odio anche Facebook, e in fondo per lo stesso motivo.

Ecco come la vedo io:

  • voglio e apprezzo i servizi web ben fatti, dotati di API che mi consentano di usarli e portarmerli a spasso ovunque mi aggradi, in giro per la rete;
  • non voglio siti che pretendano di diventare la piazza totale e globalizzante: c’è già, ed è la rete, il web, non ho bisogno di una replica della rete ad uso e consumo degli inserzionisti presenti (Facebook) o futuri (FriendFeed, c’è da scommetterci);
  • voglio invece sì delle piazze piccole, specifiche, da poter creare per me e per i miei amici, che non abbiano la pretesa di imporsi come piazza globale, per tutto e per tutti: ecco perché mi piace Google Reader, e mi piacciono i forum (roba vintage, si direbbe ormai, ma quanta roba buona continuate a trovare lì dentro, vero o no?), e mi piace pure l’approccio di Ning.com.

Augh!

9 risposte a “Odiare FriendFeed (ovvero Maistrello über alles)”

  1. In effetti non hai tutti i torti.
    Sto “testando” da poco sia Facebook che FriendFeed ed in realtà sono delle “viste” su un mondo in movimento.
    Non sono ancora in grado di esprimere un giudizio definitivo – come nel tuo caso – ma al momento sono più sbilanciato sulle tue affermazioni.

  2. Mi piace moltissimo questo tuo post, ho capito diverse nuove cose che – ignorandole – avevo sottovalutato.

    Altrove ho più e più volte dichiarato il mio favore a FF, come prima mi è capitato per l’universo Google e per la suite Office. Dico per far capire subito quanto io sia.. a mio modo, una “centralizzatrice”!
    Poi, capisco bene quanto limitante e limitativo possa essere questo modo..! Però: ho come il senso che sia, in qualche modo, il (giusto) prezzo da pagare per avere utenti, prima ed oltre che consumatori.
    Una cosa che mi sono domandata sempre è quanto il super-frazionamento da piazze piccole, magari anche perfette, è realmente alla portata dei non addetti ai lavori. Quanto è pensabile chiedere a gente, che non abbia nella rete la propria attività, di sfruttare tutto il bello e l’utile di tanti dei servizi oggi disponibili? Per giunta nella maniera intelligentissima ed elastica che ad esempio prospetti tu? Quando non ci siano dietro le stesse conoscenze tecniche indispensabili o il tempo/la voglia di maturarle?

    Io parto dal presupposto che la rete debba essere utile, prima che interessante. Che strumento forte e straordinario ci ritroviamo in mano?
    Il modo di comunicare e di operare negli ultimi 10 anni è stato stravolto.
    Ora: è “morale” che una fetta così grande di utenti internet (consumatori, manovrabili?) si avvalga di quel che capita e tante volte solo se capita, senza sapere come si interroga un motore di ricerca/come si manda una mail/come si formatta un testo o che significa formattare un testo/come chi-più-ne-ha-più-ne-metta?

    Non voglio farne un discorso paternalistico! Però il dubbio che la centralizzazione possa aiutare lo sviluppo di una cultura digitale consapevole e più consapevole, sono sincera, lo porto da sempre con me.

    Passare da Microsoft+Google+FF a tutto il resto è solo una questione di scelta. Lo dico perché lo vivo 🙂 Ma passare da MSN e YouTube a usare il web per aggiornarsi sullo studio o sul lavoro? Lo è in ugual misura?

    Sul fatto che poi sia “un male” la centralizzazione, tu hai ragione. Sappiamo tutti quali logiche e problemi porti con sé e, di fatto, non riesco a trovare mezzo punto debole nelle tue argomentazioni.
    Ma ti domando – e guardo alla questione da un punto di vistra strettamente pra-ti-co -: adesso come adesso, non credi ci sia bisogno innanzitutto di ambienti completi e “semplificati”, dove il monte di conoscenze e competenze che voi andate maturando (via infinite letture, iscrizioni, meetings, extensions, prove hardware e software, etc.) possa essere *in concreto* alla portata dell’utente “normale”? dici che puntare su una sfilza di micro-servizi iperspecialistici non impoverisca un po’ la possibilità che persone, in effettivo, imparino ad avvalersi dello strumento nella sua complessità? pensi che questa possibilità vada coltivata? o pensi sia presuntuoso (e ingenuo!) ambire a formare utenti prima ed oltre che consumatori?

  3. Valentina, mi stai chiedendo se passare una domenica intera in un megacentrocommerciale possa essere utile per rendersi conto di quante cose si perdono a stare sempre e solo lì dentro?
    La risposta è: sì! 😀

    Resta il fatto che molti (la maggior parte) non si porrà mai il problema di cosa c’è là fuori e resterà per sempre prigioniera lì dentro, certo. La risposta è: peggio per loro.

    Parafrasando il libro del Maestro Maistrello (La parte abitata della rete, non l’avete ancora letto?!?), la parte sveglia della rete è quella che non si fa rinchiudere, che adora andare in giro, apprezza i percorsi serendipitosi, governa la sua vita online invece di appaltarla al portale o al megasocialnetwork di turno.

    E non sono pochi, qui non vale il gioco “massa contro élite”: la parte sveglia della rete è quella su cui scommette, tanto per dire, Google, con i suoi servizi, che servono proprio a questo. E pare che almeno per ora gli vada abbastanza bene 😉

  4. Ti sto chiedendo: mi fai vedere come posso prendermi il massimo utile col minimo sforzo? 😀 Eh oh 🙂

    Devo far spesa e la farò.. ma giuro che se mi liberi più tempo per andare a correre, stare coi miei, studiare, giocare, creare: è nel tuo megacentrocommerciale che vengo!
    La mia idea assolutamente non è quella di appaltare a chiunque la mia vita online, solo di gestirla nella maniera più economica e fruttuosa possibile per e pro la mia vita (offline).

    Ho capito benissimo il tuo punto, e ti ringrazio! 🙂 Mi farà bene tener presente questa tua leggerissima e radiosa.. “serendipitosità” 🙂

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