Ah, già, la monnezza a Napoli…

I fotoromanzi di Luigi De Marchi

Ma qualcuno (che non sia il buon De Marchi), tra tutti quelli che si affannano a parlare dell’ennesima emergenza, a parte tutte le considerazioni sui politici ecc…, qualcuno di costoro, dico, osa anche solo nominare il problema che – come usa dire – è alla radice di tutto ciò, ovverossia che siamo troppi?

[Bonus link (via Diderot): forse non tutti sanno che il professor Luigi De Marchi, negli anni ’70, scriveva sotto pseudonimo fotoromanzi su informazione sessuale e controllo delle nascita, roba cult insomma. Per saperne di più e scaricarli in PDF si può dare un’occhiata qui. Pensatene quello che volete, ma: sarebbero possibili oggi? Troverebbero un editore?]

10 risposte a “Ah, già, la monnezza a Napoli…”

  1. Dài, piuttosto siamo “troppo pochi” per la quantità di monnezza (monnezza indifferenziata) che produciamo.
    Cominciamo a lasciare un’impronta meno profonda a ogni passo che facciamo, pls.

  2. esatto !
    E qualcuno che si domandi: e’ più pericolosa/incivile/vergognosa la monnezza di Napoli o quella di alcune ‘pulite’ città del nord dove la monnezza viene bruciata da società quotate in borsa che hanno fatto utili anche con i CIP6 e che magari buttano fuori disossina a due passi dal centro delle città ?!?
    … eh già !

  3. … ‘esatto’ era riferito al posto di Antonio.
    Concordo sulla necessità di affrontare il problema demografico… anche se io come Antonio, in quanto aprole, sono tra qulli che non dovrebbero parlare…

  4. Antó, e te ne potevi usci´prima: mo¨ció quattro fiji e cinque nipoti….me sembra un po´tardi pe li ripensamenti…..
    Procreazioni private a parte direi anche io che il problema mi sembra piu´centrato da Matteo….

  5. Il problema non è della quantità , ma della qualità. A certi individui sarebbe da applicare il metodo del “filo da pesca”.

  6. Nonostante su di un’isola avesse risorse illimitate una popolazione di cervi, o giu’ di li, comincio’ a morire “inspiegabilmente” quando il numerodi individui divento’ troppo alto. Ovvio che non siamo cervi, ma non e’ solo una questione di “risorse”.
    Vero che un miliardo di individui del cosiddetto primo mondo consuma 32 volte quello che consuma il corrispondente del terzo mondo, ma siamo disposti a ridurre il nostro stile di vita di un fattore 32??? Per quel che mi riguarda non credo proprio, un’impronta cosi’ leggera farei veramente fatica a lasciarla.

  7. @Isacco, iniziamo un percorso, magari. Riusciresti a diminuire la tua impronta di quanto? Per iniziare è sufficiente non aumentare quella che già si ha.

  8. Quale sono le soluzioni del “guru” De Marchi alle sue “geniali” intuizioni: ammazzare tutti dopo i 50 anni per fare posto alle nuove generazioni? Mettere a disposizione di tutti (finalmente ) elisir di lunga vita per arrivare fino a 200 anni e contemporaneamente castrare per sorteggio? O sarebbe meglio riportare in questo Paese un pò di equilibrio elevando il grado di cultura della gente per eliminare guru banali come De Marchi e politicucchi (ormai una maggioranza) come Pecoraio Scanio?

  9. @Matteo, non devi convincermi dell’utilita’ di fare la differenziata o di evitare gli sprchi, la conosco e cerco di fare la mia parte, ma sono bazzecole. 32 e’ un numero molto grande. Guardati intorno e scopri la catena di eventi che ti ha dato cio’ di cui disponi, le mani che hanno costruito il tuo telefonino, gli sforzi che ti hanno dato il televisore al plasma, i bimbi che hanno cucito la suola alle tue (e alle mie ovviamente) nike. Rinunciamo al computer, al cellulare, all’auto, all’armadio pieno di vestiti, alla mozzarella di bufala campana ecc. ecc. perche’ solo tagli di questo tipo possono voler dire ridurre di 32 volte i propri consumi, sprechi e spazzatura, e poi l’economia come la conosciamo implodera’. E con questo non voglio dire che visto che non si puo’ fare molto allora non faccio niente. Ma non mi illudo che il mio piccolo riciclo serva veramente a qualcosa. La cultura puo’ certo fare molto cmq, infatti il primo mondo e’ a crescita zero o quasi, ma sperare che un giorno tutti staranno come noi a meno di non cambiare radicalmente qualcosa e’ pura utopia.

  10. @Isacco ma è assurdo pensare di cambiare radicalmente di colpo. Io mi accontento di rinunciare ai prodotti con kilometraggi incredibili, magari. E poco per volta aggiungo qualcosa alla lista. Certo, una giornata di produzione nella piú scarusa fabbrichetta ha sprechi che vanificano un anno del mio impegno.
    Che dire?
    che non è in mio nome.
    qui nella mia famiglia, con fatica, stiamo iniziando il nostro percorso, semplicemente misurando quanto consumiamo e quanto produciamo di monnezza.

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