Odiare Pierangelini

“Cucino per esprimermi, il mangiare non mi interessa, non assaggio mai, non mangio mai i miei piatti, non mi interessa, lascio che li mangino gli altri, a me non interessa”

Ci avevo mangiato cinque anni fa, al suo celebrato Gambero Rosso di San Vincenzo. Molto male. E il servizio era stato pessimo, lento, scortese, e con errori marchiani (compreso il tentativo di rifilarmi di soppiatto un vino di annata diversa da quella richiesta ed esposta in carta).
E tuttavia non ne avevo mai parlato: un errore, si sa, una giornata storta, ecc. ecc…, ok.

Sospettavo che il personaggio, lui, Fulvio Pierangelini, fosse un bluff, ma mi sono astenuto dal sostenerlo, per – diciamo così – insufficienza di prove.

Oggi, questa mattina, la rivelazione: ho ascoltato letteralmente rapito la sua delirante intervista a Radio3 (non la trovo ancora disponibile da linkare nel sito, sorry il buon Fabrizio, nei commenti, ha scovato il link all’intervista da cui si desume che quella da me ascoltata domenica scorsa è la replica di un’intervista rilasciata dal Nostro un anno fa)  da cui si apprende, frammisto ad altre perle, quanto segue (cito all’impronta):

  • io ho un rapporto intellettuale col cibo, cucino per esprimermi, il mangiare non mi interessa, non assaggio mai, non mangio mai i miei piatti, non mi interessa, lascio che li mangino gli altri
  • i miei piatti migliori non li metto in carta, devo difenderli, non posso metterli alla mercè del primo che capita
  • quando vado al mercato mi lascio rapire ad esempio da una patata, la tocco, la sento, ne carpisco l’anima, e io gli do la mia, ecc. ecc… (a questo punto mia figlia, che era lì, è scoppiata a ridere, e non sono riuscito a cogliere tutto il resto, sono spiacente)
  • vorrei passare un inverno ad andare nelle case di vorrebbe venire a mangiare da me per guardare nella sua dispensa e nel suo frigorifero, per valutare se è giusto che possa venire a mangiare nel mio ristorante
  • oh, sì, il Sassicaia, noi cerchiamo di bere sempre il Sassicaia
  • lo so, sono un tipo scomodo, dico sempre quello che penso e mi faccio molti nemici. Certo ho anche alcuni amici, ma pochi, come ad esempio Veronelli-Bonilli-Vizzari-Marchi-Paolini-(… segue elenco completo dei critici gastronomici dell’ultimo trentennio), ma per il resto…
  • la musica è tutto per me, non saprei vivere senza ecc. ecc. (il conduttore annuncia il brano scelto dal famoso chef, un brano emblematico di questo suo legame profondo con la musica. Parte un Barry White d’annata)

Ovviamente c’è dell’altro, molto altro, assolutamente da non perdere. Per farsi quattro risate, lì per lì. Per lasciarsi poi prendere da un po’ di amarezza, per come un bluff possa fare tanta strada. Per infine dirsi, sereni, che in fondo, nel mondo della cucina, e della cosiddetta alta ristorazione, non si vede perché dovrebbe andare diversamente che in altri àmbiti della vita: ci sono cose belle, serie, vere, e ci sono i bluff. Pierangelini è un bluff. Pazienza. Tanto basti per non parlare più di Fulvio Pierangelini, e guardare al resto, voltando pagina.

97 risposte a “Odiare Pierangelini”

  1. ma davvero Antonio ha detto tutta quella serie di… sesquipedali scemate? Mostra uno snobismo vagamente razzista che sgomenta. Ma lo conosce il detto latino “pecunia non olet”? Mi sa che quando i suoi clienti pagano fior di profumatissimi conti non gliene può fregare di meno se siano intellettualmente all’altezza della sua arte, oppure no… Tipico esponente dell’ala radical chic snob della cucina italiana di oggi!

  2. …battute a parte, suppongo che l’intervista ti abbia irritato talmente tanto da farti sovrapporre il cuoco col personaggio.

    Personalmente l’unica volta che ci ho mangiato io (un sabato a pranzo, autunno 04) assaggiai cose favolose.

    Il ragazzo al servizio molto gentile.

    Lui un benemerito cafone, e la moglie pure.

    E il fatto che si giustifichi la maleducazione in un grande cuoco – quando la si stigmatizza dal pizzarolo sotto casa – dimostra solo il profondo provincialismo di tant(issim)a critica italiana.

    Casomai è una aggravante, non una giustificazione…

  3. Può darsi Francesco, può darsi. Come ho già detto ci mangiai solo allora, e mi andò male. Ma adesso, francamente, non ho voglia di dargli (a mie spese) nessuna cosiddetta “prova d’appello”. Fa parte dei cuochi che invece di accettare di essere “sotto esame” da parte dei clienti, pretenderebbero di mettere i propri clienti sotto esame. Ne parlerò…

  4. Invece Pierangelini ha ragione, io l’ho sempre detto che la Patata possiede un anima.
    “…mi lascio rapire ad esempio da una patata, la tocco, la sento, ne carpisco l’anima, e io gli do la mia…”
    Parole sante.
    Potrei perfino azzardare un “Viva la Patata”, se mi fosse concesso. Altro che bluff…Invidiosi, maldicenti.

  5. Allora mi sa che non potro’ esimermi dal riportare a mo’ di aneddoto l’esperienza della mia interazione con Pierangelini, quando nell’estate di due anni fa approfittai del mio periodo al mare (vado da sempre in quelle zone) per contattarlo e proporgli il mio olio DOP di cui andavo cosi’ fiero ;-)) Devo dire che servi’ egregiamente a smontarmi ogni tentazione di farne un personaggio mitico (tentazione che comunque non avevo), qualificando il livello di cultura olearia che il Nostro puo’ avere, oltre a quello della sua educazione.
    Anto’, dimmi che posso esimermi, dimmi…;-)

  6. Per Lorenzo: per dovere di cronaca devo far presente che in altro passo dell’intervista il Pierangelini si produceva si dichiarava uso ad effusioni analoghe a quelle descritte per la Patata (sì, la maiuscola mi sembra d’obbligo a questo punto), anche nei confronti del Pomodoro. Un outing davvero rimarchevole.

  7. @Antonio: sì, sul giochino dell’esamino concordo.
    Ordinai un vino di quelli “da intenditori” (ho messo le virgolette e per favore non ridete) e lui praticamente venne da me a congratularsi – a modo suo, of course. C’era da chiedergli: è una carta dei vini o un gioco a premi?

  8. Antonio, vedi di darci altri dettagli, giorno, ora, trasmissione per cercare di recuperare dalla Rete l’audio di questa intervista. Sarebbe troppo interessante, a questao punto, poterla ascoltare integralmente!

  9. E si come dice Ziliani urgono dettagli, non perché non ci si fidi di te, ma perché questa cosa merita di essere rilanciata.
    Marco

  10. Mi par di capire che questo Chef sia amato od odiato. Niente vie di mezzo.
    Io non sono mai andato in quel ristorante, quindi non potrei giudicare. L’intervista però è fortissima. Divertente. Forse lui, lo chef, è molto timido e, come capita spesso ai timidi finisce per essere aggressivo anche nei concetti. Per me, con L’elogio della Patata, è diventato un Mito. 🙂

  11. E comunque Antonio, odiare mi sembra un’espressione decisamente troppo forte, qui ci sta al massimo una grassa risata e un bel tocco di compassione.

  12. …mah…non è stiamo diventando tutti un po’ troppo cattivi? E’ veramente una domanda. Forse anche fare il signor Pierangelini non è poi così facile. Devi essere sempre il primo, tutti a guardare e a dire. Magari questo qui non è nemmeno contento di essere il signor Pierangelini. Alla fine parla con le patate. Io, da quando frequento l’ambientino, sto’ regredendo a livelli neanderthaliani, non ci fosse la musica, finirei veramente in manicomio… ma forse ci finisco lo stesso.
    boh…

  13. Il titolo (odiare XY) è un vezzo che rende omaggio alla categoria (“odi et amo”) di cui il post fa parte. L’ultimo che avevo fatto mi pare s’intitolasse “odiare Beethoven”, per dire. Il sobrio Pierangelini dovrebbe esserne felice, credo.

  14. Sobrio Pierangelini? Dai concetti che impiega sembra che il barocco in confronto sia minimalismo.
    Okok, diritto di cronaca…va be’:

    Scena I: un pomeriggio di agosto di due anni fa in val di Cornia-telefonata- personaggi: sottoscritto, voce femminile

    formule di rito pronto eccetera

    s: sono un piccolo produttore di olio dop chianticlassico, se fosse possibile mi piacerebbe approfittare del fatto che sono in zona per lasciare un campione
    v: guardi, generalmente non compriamo olio perche’ abbiamo il nostro.. si’ insomma.. il figlio..
    s(la cui ultimissima intenzione e’ di fare il piazzista): ah, va be’, come non detto allora, mi scusi e grazie lo stesso
    v: comunque…se vuole lasciare un campione..certo come le ho detto non credo che… in genere non…
    s: ho capito. mah, guardi, lasciare un campione era appunto quello che desideravo fare. se me ne da’ la possibilita’ passerei volentieri, anche domani. quando do’ meno fastidio?
    v: verso le undici domani mattina
    s: d’accordo, la ringrazio, passero’ domattina verso le undici allora.

  15. Scena II: la mattina dopo nei pressi del porticciolo di Senvensan, fuori da una porta verde- personaggi: il sottoscritto, un cameriere, il Nostro

    [drin]

    c: si’?
    s: buongiorno, avevo telefonato ieri per chiedere quando passare per lasciare un campione di olio dop chianticlassico, la signora con cui ho parlato mi ha detto di passare stamani
    c: puo’ aspettare un momento?

    [la porta si richiude e il s. fa anticamera sulla pubblica via]
    [passano almeno quindici lunghi minuti in cui il s., sempre piu’ allibito, continua la sua anticamera sempre sulla pubblica via]
    [nel frattempo suonano ed entrano un paio di persone. durante uno di questi transiti, il s. intravede il N., il N. s’avvede del s. e fa capolino alla porta]
    N.: cercava me?
    s: buongiorno, sono un piccolo produttore di olio dop chianticlassico. avevo telefonato ieri e parlato con una signora..
    N: la signora le ha detto che non compriamo olio?
    s: si’, questo e’ quel che mi aveva detto, e io la stavo salutando. lei stessa pero’ mi ha incoraggiato a passare a lasciare un campione, se lo desideravo. siccome mi avrebbe fatto piacere lasciare il campione, ecco che sono passato, come anticipato alla signora.
    N: guardi non le voglio far perdere tempo..
    [il s., ancora sulla pubblica via, trasecola all’idea che il N. non si stia rendendo conto che il tempo me lo ha GIA’ fatto perdere, anzi me lo sta facendo perdere nel momento stesso in cui NON accetta di prendere un campione, visto che mollata la boccetta saremmo stati tutti e due gli stessi coglioni di prima e bona le’..]
    N:…ma siccome abbiamo gia’ il nostro olio… c’e’ mio figlio che ha quest’olio… ci crediamo molto..
    [il s., sempre tenuto sulla pubblica via, tante volte potesse contaminare la sterilita’ del locale, decide di togliersi il sassolino dalla scarpa]
    s: per carita’, non voglio assolutamente discutere le scelte del locale, e l’ultima cosa che voglio fare sarebbe insistere, ma mi permetta di osservare che difficilmente un singolo olio, per quanto eccezionale, puo’ essere universale, e che ormai il concetto di carta degli oli dovrebbe significare proprio questo. In fondo sarebbe come se un locale tenesse un solo vino in carta: ormai neanche le bettole hanno un solo vino disponibile.
    N.: ….
    [passa un lunghissimo secondo, secondo e mezzo in cui il N. non proferisce verbo guardando il s. con lo sguardo di chi potrebbe guardare un fecaloma su un cuscino di raso. Un secondo e mezzo di troppo, che fa capire al s. di aver colpito al fegato]
    N: .. be’.. per noi si’.
    N & s, all’unisono: arrivederci

    E dire che per una persona dotata di un minimo di cultura olearia, oltre che di non maggiore educazione, sarebbe stato dead easy congelare il s. con un banalissimo “La ringrazio del campione. Temo pero’ che per la cucina che serviamo l’olio del chianticlassico non sia adatto”.
    Forse pero’ avrebbe comportato rendersi conto del fatto che a maggior ragione l’olio del figlio (localmente prodotto) e’ persino meno adatto di quello del chianticlassico.

  16. assieme a quello dell’Ambasciata, il mio modestissimo”parere tecnico” sul Gambero Rosso e, soprattutto, Pierangelini, era stato nascosto per anni in solaio (tra le botti), sia perche’ avevo provato una sola volta, sia perche’ appena lo accennavo venivo tacciato con improperi.
    Finalmente posso! Per me il Gambero Rosso e’ una c…ta pazzesca!! (cito con devozione Fantozzi che esprime il suo garbato dissenso nei confronti della Corazzata Potemkin)

  17. Attenti, state misurati, ché se dipendete in qualche modo da questa o quella guida rischiate grosso a parlare così… lasciatelo fare a me, ché tanto si sa che Antonio è fatto così, le spara grosse ma non capisce niente ecc. ecc… 🙂

  18. Scusa Tombilini ma chi significa che un cuoco deve accettare di essere “sotto esame” da parte dei clienti?
    Tu pensi veramente che basta sedersi a una qualsiasi tavola per avere il patentino per far le pulci a qualsiasi ristorante?
    Spero che tu stia scherzando e poi, anche se ci fosse gente che va al ristorante per mettere sotto esame lo chef di turno, mi spieghi perché uno chef non deve mettere sotto esame un cliente?
    Io lo trovo parecchio divertente frugare nella dispensa delle case degli altri….e ti assicuro che se ne vedono delle belle, altroché gourmet.

    Mucca

    P.s.
    Dell’intervista, ancora non capisco cosa ti abbia scandalizzato….

  19. Non ho pasteggiato in quel ristorante (finora) per cui non esprimo giudizi in merito però, in generale, penso che non si può giudicare un professionista in questi termini. Nel tuo post ravviso parecchia superficialità e molto pregiudizio. Personalmente non parlerei male di un creativo solo perché lo trovo vanitoso o narciso: in questo ambiente è un po’ come fare la scoperta dell’acqua calda. E siccome è un peccatuccio abbastanza diffuso, tutto sommato è perdonabile perché quello che conta alla fine è sempre la sostanza. Per lo stesso motivo, ti assicuro, leggendoti per la prima volta, non sento di odiare il tuo blog né di accostare i tuoi modi a quelli del classico invidioso o del più fastidioso supponente. Ovviamente.

  20. >>mi spieghi perché uno chef non deve mettere sotto esame un cliente?

    Non vorrei essere troppo qualunquista, ma ti faccio notare che il cliente paga e il cuoco viene pagato. Se il cliente si comporta bene è giusto che venga accontentato anche se non capisce una ceppa di cucina e a casa sua mangia that’s amore findus (come me).

  21. ciao Antonio, sono pochi anni che frequento l”alta”ristorazione, intesa sia in qualità che in prezzo, cose che poi non sempre coincidono.
    Debbo dire che in generale, comunque, difronte a spese elevate ho sempre ricevuto, al pari, trattamenti molto soddisfacenti.
    Al Gambero Rosso di San Vincenzo mi è capitato un qualcosa di unico, rispetto alla spesa, ho sicuramente ricevuto molto ma molto di più, in special modo durante la mia prima visita.
    A tutt’oggi se per un qualsiasi motivo dovessi rinunciare alla frequentazione di questi ristoranti, a parte il ristorante di Senigallia, comodo per me anche a livello logistico, l’unico rimarrebbe il ristorante di San Vincenzo che come distanza fa 400 km + 400 km + pernottamento.
    Le filosofie del cuoco e le sue varie teorie mi interessano meno, anche se a volte mi capita di recepirle con una certa tenerezza e simpatia;
    importante è che quando sono suo ospite possa passare qualche ora da poter ricordare.
    Queste mie personali considerazioni derivano da frequentazioni del ristorante fatte in questi ultimi anni,
    e vengono da un semplice cliente che non appartiene al mondo dell’enogastronomia.

    PS non mi sono dimenticato della promessa

  22. Scusate, non è una cosa destinata a qualcuno in particolare, ma mi pare che quelli che mi rimproverano qui – a quelli che mi rimproverano altrove, beh… buon divertimento 🙂 – abbiano frainteso: non mi sognerei mai di rimproverare narcisismo ed egocentrismo a nessuno, figuriamoci ad un (eventuale) genio. Prova ne sia che quanto a narcisismo ed egocentrismo credo di essere io stesso secondo a pochi – per non parlare della genialità, naturalmente 🙂

    Il punto è un altro: da quell’intervista (di cui nulla mi scandalizza) ho solo ricavato una mia personale conclusione, ovverossia che il buon Pierangelini è un bluff, di sicuro in termini di (sedicente) cultura, e fors’anche in termini di cucina. Le perle (ce ne sono altre) che ho riportato dall’intervista sono insomma a mio avviso e semplicemente *sesquipedali idiozie*. Che poi guide e guidaroli lo spaccino come il più “cerebrale” degli chef, non fa che chiudere il cerchio, secondo me (cheppalle però dover scrivere “secondo me” ogni tre per due, per evitare che arrivi qualcuno a farti la ramanzina “ma tu chi sei per dire questo? ma come ti permetti di qua e come ti permetti di là…”, mi sa che uno di questi giorni faccio un voto: non scriverò né dirò mai più “secondo me”, cribbio, avrò pur diritto a che lo si dia per implicito, no?).

  23. @ eleuterio: non dimentico le promesse, non potresti mai azzardarti a dimenticarla, te la ricorderei io 😉
    Nel merito: ci dici che hai avuto “molto di più di quel che ti è costato” andare da Pierangelini, e ovviamente non c’è motivo di non crederlo. A maggior ragione però diventerebbe interessante sapere, conoscere qualche dettaglio, capire in che cosa hai trovato questo “di più”. Io, per me, nel tempo e coi soldi che tu spenderai per andare da Pierangelini, mi ci farò 3 o 4 puntatine dal mio adorato Uliassi 😀

  24. parlo del 2005, eravamo stati in aprile a Canneto dai
    Santini, posto splendido, cibo e servizio ottimi conto adeguato

    un mese dopo,come periodo quello nel quale il Milan prese la batosta in Champions, andammo a San Vincenzo, il mio menù fatto a piacimento dallo chef mi fu messo in conto a 85 euro, comunque in due spendemmo quasi la metà che a Canneto

    intanto il prezzo

    entrammo al ristorante che non erano le tredici, uscimmo dopo le 17

    il tempo dedicatoci

    i piatti, per chi come me quel tipo di cucina l’aveva solamente letta o immaginata, mi conquistarono

    la qualità dei piatti, oltre che nel contenuto nei contenitori

    una esperienza unica e penso irripetibile, siamo ancora tornati sempre con soddisfazione

    di quella prima esperienza ne parliamo ancora, siamo anime semplici

    la mia ultima esperienza risale a settembre scorso, i menù sono tre uno a 100 euro lo stesso con un secondo di carne in aggiunta 125 euro il menù dello chef a 200 euro, comunque anche scegliendo alla carta con 130 euro si può comporre un ottimo pranzo

    un rammarico, non aver iniziato prima la frequentazione

    ed il disagio dei tanti chilometri

  25. @Cintolesi: non mi pare però , leggendo il tuo racconto, che ci sia nulla di male. Gli chef ricevono centinaia di offerte di tutti i tipi, loro ti avevano che non interessava…insomma il fatto che non ti abbia comprato nulla non mi sembra un grande delitto…
    Insomma dal tuo racconto non sembra che emerga nulla di particolarmente detestabile. (anche dal medico si fa anticamera) Quanto al resto io sono sempre dell’opinione che non bisgnerebbe mai esagerare (lo dice un esagerato) nei giudizi. Io non conosco questo chef, l’ho intravisto solo un paio di volte e mi è sembrato un tipo molto timido, riservato. Possibile che alcuni atteggiamenti che raccontate siano frutto di timidezza, che , a volte si trasforma in qualcosa di altro. Sulla qualità dell cucina non metto becco, non ci sono mai stato e non saprei dire, però credo che sia strana questa cosa che alcuni lo considerino un grande ed altri lo detestino. Forse incide anche il carattere dell’uomo ad influenzare il giudizio. Tombolini anche è apprezzato od odiato, nessuna via di mezzo.
    Per me, il signor Pierangelini, resta l’uomo della Patata, tanto mi basta per trovarlo simpatico, un mito.

  26. eleuterio

    credi che se uno spende 100 euro dice poi che ha mangiato male. Lo sai di questi “artisti” quanti ne incontro alla MAAR

  27. Certo che tagliare a micropezzi un’intervista, citando pure in modo approssimativo, non è esattamente un modello di informazione corretta – tanto per cominciare.
    Tanto per continuare dovrò leggere tutti ‘sti interventi, ma adesso non ne ho voglia.

    Comunque…uhmmm…a meno che ogni volta che intervistano Pierangelini non mettano Barry White…Tombolini non avrà mica ascoltato una replica di quell’intervista di più di un anno fa (che ovviamente sarebbe da più di un anno sul sito della rai)?!

  28. Pianogrillo non sono d’accordo quando dici che anche Antonio o lo ami o lo odi. Io Antonio lo amo e lo odio attraverso un sentimento che non è ne amore nè odio ma forse un misto indecifrabile fatto anche di ammirazione e rigetto (dipede dai momenti). Forse Pierangelini, come Antonio, è un uomo che merita di comparire due volte in questa categoria, una sotto “odio” l’altra sotto “amo”, chissà.

    Antonio la tua domanda implicita è : ci fa o ci è ?
    Secondo me ci è, non è un bluff e questa sua corazza metafisica che emergerebbe dall’intervista l’ha messa su per proteggersi, tutelarsi. Io comunque di alta cucina non conosco una mazza quindi me ne torno dalla tana da dove sono venuto. Un caro saluto a tutti, Fil

  29. Appunto; allora è proprio quella che avevo ascoltato a suo tempo.
    Allora: il Tombolini-pensiero a quanto pare funziona così: “ho mangiato nel suo ristorante una volta e non mi è piaciuto; l’ho sentito una volta in radio e le cose che ha detto mi sono sembrate ridicole (leggi anche: non ho capito i concetti che ha espresso. QUINDI Pierangelini è un bluff.” Uhh che logica stringente!
    A ma pare il genere di “ragionamento” da cazzeggio serale con gli amici davanti a un litrozzo di birra (già finita); immagino che questo post abbia la finalità si attirare un po’ di clic sul proprio blog – si sa che che attaccare a casaccio Pierangelini alza l’audience,fa convergere fans e anti-fans, aumenta i link, fa salire il ranking e magari fa guadagnare qualcosa anche dagli sponsor?

    Tra l’altro solo per parlare delle quattro cose già approssimativamente citate, nell’attesa che i curiosi si aggiornino ascoltando l’intervista intera, io mi accodo a Mucca sulla faccenda dei frigo. Non è così difficile da capire cosa significa e non vedo cosa ci sia di ridicolo. Anche perchè è vero che molti che ho incontrato che se la tirano da gran gourmet perchè spendono centinaia di euro in ristoranti e vini di alto livello a casa poi mangiano i surgelati, le insalatine e le carotine già lavate e tagliate e schifezze varie tristi e insapori. Fatto che fa capire molte cose su come sono veramente, dietro la facciata. Qualche argomentazione contro, anyone?

  30. Lorenzo di Pianogrillo, evidentemente credo in valori un po’ troppo sottili per essere colti senza troppe didascalie. L’ultima cosa di cui mi sarei lamentato (e mi pare di averlo specificato espressamente) e’ che “non mi ha comprato niente”. Non sono un venditore, sono un produttore. All’epoca fra l’altro avevo anche il mio lavoro di ricercatore all’universita’ di Oxford e quello che facevo con l’olio (ai tempi non avevo ancora imbottigliato il vino) lo facevo per pura passione della ricerca della verita’ (e la qualita’ e sorella della verita’). Alla signora al telefono dissi immediatamente “come non detto, allora, grazie lo stesso” al primo manifestarsi di un dubbio circa il loro interesse. Fu lei a insistere e a incoraggiarmi a passare per lasciare un campioncino. E quello era tutto cio’ che eventualmente intendevo fare: lasciare un campioncino. Io ho trovato villano ai limiti dell’incivilta’ lasciare chicchessia (fossi stato anche lo stagnaro passato a riparare il tubo del cesso) fuori della porta sulla pubblica via per un quarto d’ora venti minuti, tenuto conto che questo chicchessia aveva previamente telefonato per accertarsi (1) se poteva passare (2) quando poteva farlo senza dare fastidio.
    La cosa che mi ha piu’ urtato e’ stato il fatto che pur avendo io cercato in tutti i modi di non giocare il ruolo del piazzista col piede nella porta, lo staff del Nostro (del quale il N. e’ responsabile) combinato con il Nostro stesso mi hanno letteralmente attirato e infilato di forza un vestito (quello del piazzista, appunto) che non tollero di indossare, figurarsi che mi venga fatto indossare.
    A quel punto il pierangeliniano “non le voglio far perdere tempo” suonava totale sarcasmo visto che tenendomi a distanza e rifiutandosi di prendere quella boccetta (che ero andato a portare su incoraggiamento della signora con cui avevo parlato al telefono) rendeva automaticamente “tempo perso” la mezza mattinata che avevo dedicato alla cosa. Se il Nostro sconfessava in cuor suo l’operato della signora della telefonata, erano cazzoni suoi da regolare all’interno della casa: avrebbe fatto bella figura (semplicemente si sarebbe comportato civilmente) prendendo quel cazzo di bottiglietta, ringraziando, e tanti saluti. Invece non ha rinunciato a voler giocare a tutti i costi la parte della prima donna.
    A parte questo, ritengo che ci sia alquanto di male da un punto di vista tecnico (e non della semplice educazione) se uno chef della sua fama ritiene di essere a posto con un solo tipo di olio, soprattutto se si considera che serve soprattutto pesce e l’olio in cui “crede” e’ un olio della zona (costa della maremma pisana). Questo se ci si vuole considerare un minimo letterati sul tema dell’abbinamento olio-vivande, ritengo.
    A me, solo da questo approccio, e’ sembrato un patetico parvenu con tutti i complessi degli arricchiti (vuoi di denaro vuoi di fama, non cambia molto). Puo’ anche cucinare in modo stellare ma insieme a lui non mi mangerei neanche pane e salame.

  31. Ma…non ho capito bene la prima parte. La storia sarebbe:
    1. Filippo Cintolesi spiega la la sua proposta al telefono.
    2. La persona al telefono (V?) risponde che non è interessata alla proposta.
    3. Filippo Cintolesi dice grazie come non detto, saluta sta per mettere giù ma…
    4. La persona al telefono invece insiste per avere un campione allo stesso tempo riconfermando che però comunque in linea di massima non saranno interessati. (??)

    Sarò pure influenzata dal fatto che io al Gambero Rosso ho sempre incontrato 2 persone gentilissime, molto ospitali e simpatiche e invece il Filippo Cintolesi non lo conosco per niente.
    Però…l’influenza dell’interpretazione…io nel contesto l’accenno a portare un campione di olio mi pare più una forma di cortesia telefonica per non stroncare il discorso in 2 frasi – considerando che il non interesse mi pare sia stato sufficientemente ribadito!

    Così per curiosità mia…con che aspettative sei andato a portare l’olio conqueste premesse?
    Perchè se non era per la speranza di piazzarlo (una volta provato) era già comunque una perdita di tempo o una gita di piacere.

    Poi cavolo mi pare che pochi considerino il fatto che fanno quasi tutto loro; stanno chiusi lì dal mattino alla notte inoltrata, e fanno ben poco altro quasi tutti i giorni dell’anno tranne le ferie. Che magari ogni tanto abbiano cinque minuti di stress mentre hanno il telefono che squilla, il tipo che chiede l’affitto alla porta sul retro, le cose da preparare per il pranzo ecc. ecc………

  32. Cioè scusa, la signora al telefono dice “me lo porti pure” ma Filippo doveva interpretare la cosa come un gesto di gentilezza e non andare? Diabolico…

  33. Mah io so solo che gli equivoci sono sempre in agguato; spesso sento gente che si arrabbia per un’interpretazione errata di ciò che l’altro ha detto o ha fatto – e non sto parlando solo dei Pierangelini.

    Non dico che uno non ci dovesse andare – però il contesto può far cambiare molto il valore delle parole dette; se per caso non ci si è capiti, può succedere che l’altra persona si sia dimenticata di informare del suo eventuale arrivo o che ci si trovi di fronte a qualcuno che semplicemente ribadisce il concetto già espresso per non creare speranze improbabili. Le possibilità sono tante.

    Comunque, se non si è presenti nelle situazioni che raccontano gli altri non si può mai sapere veramente come sono andate le cose. Questo vale anche per me, ovvio.
    E’ solo che ognuno poi legge le cose con i propri filtri e i filtri dipendono dalle proprie esperienze e ahò non ci posso fare niente se io quando leggo certi racconti li trovo veramente strani e pressochè impossibili da sovrapporre a ciò che ricordo io. Quindi a me viene naturale fare un po’ l’avvocato del diavolo in certe circostanze… :-)))

  34. Ops, manca l’ultima frase: invece mi pare normale che Filippo C. si sia un po’ risentito di vedere rifiutato a priori il frutto di tanta fatica; quindi è normale che il suo filtro propenda per una visione negativa degli eventi che sono seguiti. Insomma, punti di vista…come per tutto il resto.

  35. @Tommaso Farina: Andrea Bez, qual è il tuo parere sull’Ambasciata?

    Copio incollo qui sotto il mio post relativo all’Ambasciata.
    Ora ho una missione: tornare in entrambi i ristoranti e ricredermi. O anche no 🙂

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    #2 Andrea Bezzecchi on 10.01.07 at 8:39 pm

    AAA, cercasi opioni e pareri positivi al fine di cambiare la mia idea riguardo all’Ambasciata.
    La mia prima ed ultima volta e’ stato ormai 4 anni fa e quindi e’ ormai caduta in prescrizione, ma grandi interrogativi mi accompagnano da allora. Questi interrogativi sono:
    1- solo a me succede di provare una sensazione come di … ehm … “sporco” quando vedo la sala piu’ addobbata, ornamentalmente pesante, suppellettilmente strabordante, pavimentata da un multistrato di tappeti sui quali volano sbicchierate di vino utilizzato per avvinare bicchieri ecc… che io abbia mai visto?
    2- solo a me succede di trovare estremamente pesante ed indigeribile i piatti (lo so, bisognerebbe specificare i piatti: tortelli di zucca e scaloppa al soutern in primis ad es.)?
    Una nota riguardo al punto 2: NON sono abituato alla cucina mediterranea, dalle mia parti, 40 km da Quistello, lo gnocco fritto si frigge nello strutto e si mangia freddo la mattina dopo nel latte 🙂

    grazie per un eventuale aiuto alla conversione
    andrea b.

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  36. Filippo Cintolesi si e’ risentito di sentirsi incoraggiare ad andare a lasciare un campione del suo olio (pur sapendo che con ogni probabilita’ non l’avrebbero acquistato: se po’ fa’, se po’ fa’, te l’assicuro; farlo conoscere per il gusto di farlo conoscere, che poi vassapere, magari piace e se ne parla, oppure piace e basta e la prossima volta che mi rivedi mi dici “ah, assaggiato sai? buono”, un po’ come mi capito’ col capo della DOP concorrente Terre di Siena, il Bonfio. Almeno un signore..) e poi trovarsi tenuto sul marciapiede. Ma soprattutto s’e’ risentito di essere stato messo in una situazione in cui sembrava che facessi il venditore di scope insistente.

    Che mi comprasse l’olio poteva fregarmene il giusto. Non e’ il rifiuto a priori del frutto delle mie fatiche, ci mancherebbe: mica sono Pierangelini! Per me ciascuno puo’ avere mille ottimi motivi per rifiutare a priori di interagire con me. Ma non mi prendere per il culo. Una volta che sai che qualcuno del tuo staff mi ha fatto arrivare fin la’ apposta, che tu approvi o meno, cosa minchia ti costa prendere la boccetta (senza farmi aspettare ventiminuti, o magari facendomeli aspettare al chiuso.. che aveva paura che fossi il fan isterico e che fossi andato li’ per toccargli il culo o strappargli un lembo della gabbana da chef?) salutarmi con un sorriso e arrivederglielo, dopo di che la puoi pure volare dalla finestra?
    No, te lo dico io com’e’ andata: il Nostro ha dovuto far pagare al sottoscritto l’incredibile arroganza che ha avuto di semplicemente pensare di poter desiderare di entrare in relazione con il Gambero Rosso (ho sempre saputo di questo locale li’ a San Vincenzo, fin dalla prima recensione apparsa sul Manifesto, fine anni ottanta, ma ancora due anni fa non lo associavo a nessun cognome, non essendo io un patito dello star system. Era il Gambero Rosso e basta, per me, un posto dal nome simpatico dove dice che si mangia bene). Ha nasato l’assenza di timore reverenziale e l’ha ritenuta inaccettabile.
    La visione negativa, Gumbo Chicken, l’ho avuta degli eventi che ho riportato, ed e’ interamente confinata agli eventi stessi. Non mi pare di essere stato vittima di bias e di aver sconfinato con le opinioni. Non ho mica recensito negativamente la cucina del GR, che ignoro totalmente.
    La valutazione tecnica (negativa) sul livello di cultura olearia riscontrata prescinde totalmente dal rifiuto: ho pure detto, anzi, che avrebbe fatto bella figura spendendo il giusto se mi avesse rifiutato proprio con la motivazione dell’inappropriatezza del mio olio per la sua cucina (cosa che invece non ha fatto).

    Non la volevo fare cosi’ spessa, e’ che pensavo che si cogliessero al volo le ragioni della mia perplessita’ sull’Uomo…

  37. Alle persone che incontro una sola volta io lascio sempre il beneficio del dubbio che ci sia stata qualche incomprensione come ad esempio in questo caso una comunicazione mancata – del resto non avevate un appuntamento preciso per un incontro per dibattere sul tuo olio, ma solo un accenno a un tuo (eventuale?) passaggio all’ora dell’apertura del locale.

    E poi ribadisco che i punti di vista hanno sempre il loro peso. Pensa un po’ che io chiamo” presa per il culo” uno che prende il prodotto che gli offro fingendo di essere interessato pur sapendo di non esserlo.

    Comunque, come ho già detto io non ero lì quindi, sull’episodio non c’è molto di più che posso dire oltre alle impressioni che già ho espresso; passiamo a un po’ di sano cavillamento in stile gumbo(chi ha la sventura di conoscermi sa cosa intendo)! 😉

    commenti #21 e #42 (Filippo C.): per caso ho sottomano un libro il cui autore è un cuoco e che presenta molte ricette diverse. La parte dedicata ai principi e basi della cucina alle materie prime di base dell’olio di oliva dice: “tra i grassi liquidi più importanti citeremo in primo luogo l’olio di oliva che può venir usato per la cottura e la confezione di libri di varia qualità. Il milgiore tra gli olii di oliva è l’olio vergine che viene pressato a freddo. Possiede un sapore fine e delicato, un colore verdastro e non irrancidisce facilmente. L’olio di oliva lavorato a caldo viene messo in commercio come olio di oliva ordinario; il suo colore è assai più chiaro e si mantiene meno facilmente”. Fine dell’argomento. Dal tuo punto di vista l’autore potrebbe mai essere uno chef di livello oppure è soltanto “un patetico parvenu con tutti i complessi degli arricchiti”?

    commento #31: Come fa Tombolini ad andare 3 o 4 volte da Uliassi con la stessa cifra che si spende in una volta sola da Pierangelini? Sarebbe interessante per tutti, credo, sapere come cenare da Uliassi con 30-40 euro…

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