Odiare Pierangelini

“Cucino per esprimermi, il mangiare non mi interessa, non assaggio mai, non mangio mai i miei piatti, non mi interessa, lascio che li mangino gli altri, a me non interessa”

Ci avevo mangiato cinque anni fa, al suo celebrato Gambero Rosso di San Vincenzo. Molto male. E il servizio era stato pessimo, lento, scortese, e con errori marchiani (compreso il tentativo di rifilarmi di soppiatto un vino di annata diversa da quella richiesta ed esposta in carta).
E tuttavia non ne avevo mai parlato: un errore, si sa, una giornata storta, ecc. ecc…, ok.

Sospettavo che il personaggio, lui, Fulvio Pierangelini, fosse un bluff, ma mi sono astenuto dal sostenerlo, per – diciamo così – insufficienza di prove.

Oggi, questa mattina, la rivelazione: ho ascoltato letteralmente rapito la sua delirante intervista a Radio3 (non la trovo ancora disponibile da linkare nel sito, sorry il buon Fabrizio, nei commenti, ha scovato il link all’intervista da cui si desume che quella da me ascoltata domenica scorsa è la replica di un’intervista rilasciata dal Nostro un anno fa)  da cui si apprende, frammisto ad altre perle, quanto segue (cito all’impronta):

  • io ho un rapporto intellettuale col cibo, cucino per esprimermi, il mangiare non mi interessa, non assaggio mai, non mangio mai i miei piatti, non mi interessa, lascio che li mangino gli altri
  • i miei piatti migliori non li metto in carta, devo difenderli, non posso metterli alla mercè del primo che capita
  • quando vado al mercato mi lascio rapire ad esempio da una patata, la tocco, la sento, ne carpisco l’anima, e io gli do la mia, ecc. ecc… (a questo punto mia figlia, che era lì, è scoppiata a ridere, e non sono riuscito a cogliere tutto il resto, sono spiacente)
  • vorrei passare un inverno ad andare nelle case di vorrebbe venire a mangiare da me per guardare nella sua dispensa e nel suo frigorifero, per valutare se è giusto che possa venire a mangiare nel mio ristorante
  • oh, sì, il Sassicaia, noi cerchiamo di bere sempre il Sassicaia
  • lo so, sono un tipo scomodo, dico sempre quello che penso e mi faccio molti nemici. Certo ho anche alcuni amici, ma pochi, come ad esempio Veronelli-Bonilli-Vizzari-Marchi-Paolini-(… segue elenco completo dei critici gastronomici dell’ultimo trentennio), ma per il resto…
  • la musica è tutto per me, non saprei vivere senza ecc. ecc. (il conduttore annuncia il brano scelto dal famoso chef, un brano emblematico di questo suo legame profondo con la musica. Parte un Barry White d’annata)

Ovviamente c’è dell’altro, molto altro, assolutamente da non perdere. Per farsi quattro risate, lì per lì. Per lasciarsi poi prendere da un po’ di amarezza, per come un bluff possa fare tanta strada. Per infine dirsi, sereni, che in fondo, nel mondo della cucina, e della cosiddetta alta ristorazione, non si vede perché dovrebbe andare diversamente che in altri àmbiti della vita: ci sono cose belle, serie, vere, e ci sono i bluff. Pierangelini è un bluff. Pazienza. Tanto basti per non parlare più di Fulvio Pierangelini, e guardare al resto, voltando pagina.

97 risposte a “Odiare Pierangelini”

  1. Ehmmm…scusate non so perchè è uscito “libri” al posto di “cibi” nella citazione sopra: “…nella confezione di cibi di varia qualità…”.

  2. Il mostrare i complessi da parvenu arricchito di notorieta’ deriva dal modo di trattare le persone, non dai commenti tecnici in materia culinaria od olearia..:-)
    L’autore delle note da te citate, Gumbo, potra’ pure essere uno chef di livello, non sta a me valutare il “livello” di chefitudine.. Semplicemente e’ una persona dalle nozioni molto imprecise in merito agli oli di oliva (intesi come oli provenienti dalle olive). La lavorazione a freddo o a caldo notoriamente non c’entra affatto con la classificazione in oli vergini ovvero oli d’oliva. Il colore, notoriamente, non ha a che vedere con la qualita’ di un olio extravergine d’oliva. Ogni olio irrancidisce se messo nelle condizioni di farlo. Se sia “facilmente” o meno..e’ un po’ vago il deciderlo. Il sapore fine e delicato e’ assolutamente relativo (all’area di provenienza, alla cultivar, al metodo di estrazione..) e ci sono eccellenti (nella loro classe) oli evo che definire “fini e delicati” sarebbe un’impresa. Sicuramente il “tuo” chef e’ una persona che parla di cose che non conosce affatto. Probabilmente e’ un(a) presuntuoso/a.

    Il fatto che tu leghi la tua domanda ai commenti 21 e 42 miei mi fa pensare che qualcosa non ti torni delle mie considerazioni sull’abbinamento olio-vivande, in particolare olio maremmano (o del chianti) a pietanze di pesce. E’ cosi’?

  3. Filippo (oh grazie che almeno tu mi rispondi!): noooo, non ho niente in contrario ad abbinare olio del chianti a pietanze di pesce. 🙂
    Ho solo molto in contrario sugli schemi rigidi in assoluto – che siano di abbinamento di olio, di vini, di note musicali o…qualunque cosa.
    E poi se tutti stessero sempre negli schemi previsti e scontati secondo me sarebbe un mondo molto noioso e statico. Fortunatamente c’è chi è capace di andare oltre.
    E per la mia esperienza direi anche…meglio un menu di Pierangelini tutto con lo stesso olio che 100 di altri cuochi con 43 olii diversi. 😉
    Oh bè, per i miei gusti, certo.

    p.s. Comunque la citazione del cuoco della domanda di prima era tratta da “L’arte della cucina moderna” di Henri-Paul Pellaprat. Cioè: va bene degli schemi di base ma è tutto molto relativo. O no? 🙂

  4. Proseguo con sommo gusto a flagellarvi con altri cavilli, man mano che rileggo il post e i commenti: patate e pomodori.

    A parte il fatto che dal mio punto di vista penso sia sempre una buona cosa rammentare che è bene trattare con la massima cura le patate (di qualunque ordine e grado). :-)))
    Poi però mi rendo conto che sarebbe un’ingiustizia privare pomodori, cipolle, zucchine e cavolfiori delle medesime attenzioni. Che hanno fatto di male? Tra l’altro se si sparge la voce che fai preferenze finisce che si arrabbiano e in padella un giorno decidono di cuocere in metà tempo per farti dispetto e zac…te le trovi bruciate senza capire perchè.

    Comunque mi ricordavo che da qualche parte avevo letto una versione forse utile ai tontoloni un po’ rigidi di sinapsi – citazione da un articolo sul Tirreno di quest’estate: “Curo gli ingredienti perché più una cucina è (apparentemente) semplice, più ha bisogno di sensibilità e attenzione. (…) Uso dire che si devono “accarezzare” gli ingredienti: è ovviamente una metafora per sottolineare che anche nel cucinare una patata, bisogna averne grandissima cura, desiderare per quella patata la sua esaltazione massima.”
    (ora basta mi sono stancata persino io, me ne vado)

  5. mi raccomando non toccate e non sognatemi di criticare IL CUOCO favorito dalla critica che sa e che può, tantomeno con un post che, odiossissimo, si chiede paradossalmente se quel cuoco sia da “odiare” (ovviamente in senso metaforico) oppure no! Potrebbe capitarvi di essere messi all’indice come brutti, sporchi e cattivi, come politicamente scorretti, da personaggi che, notoriamente, sono civili ed usano sempre un linguaggio da educande e non si sognerebbero mai di insultare il prossimo… Antonio, suvvia, cosa mi combini: chiedi subito scusa (non a Pierangelini) ma ai suoi lacché più realisti del re

  6. Tutta la discussione ha acceso la mia curiosità e ho ascoltato con attenzione i 3/4 d’ora dell’intervista. Bella! Ciò significa che si possa anche non condividere l’approccio ma che comunque risulti utile a capire una persona, al di là del personaggio, la sua filosofia, il suo rapporto con la materia e molto altro.
    Non sono mai stato al Gambero Rosso ma ho letto anche il libro su Pierangelini, bello anch’esso.
    Sono tornato ieri dal Winefestival di Merano dove ho visto il Fulvio cucinare (e gli ho anche servito il vino perché ero con altri sommelier), l’ho visto infilare le dita nei piatti che 3 cuochi hanno proposto per aggiudicarsi un premio (Godio, ndr), e l’ho sentito rifiutarsi di valutare numericamente i piatti altrui in segno di rispetto.
    Antonio, io credo sia un genio come il Vissani di cui parlavamo a cena da Lucio Pompili. Poi si può odiare, può risultare assolutamente presuntuoso..ma credo che questo competa ad una valutazione sull’uomo e non sulla sua arte (che poi, anch’essa, può pure non piacere..ma sappiamo bene quanto siano spesso “parziali” i giudizi gastronomici.. che, come citato nell’intervista, secondo Kant non possono esistere).
    In fondo, parafrasando il Ligabue di Radiofreccia, i cantanti (e i cuochi) possono anche tradirti ma le canzoni, le tue canzoni (e i tuoi/suoi piatti) no, non ti tradiscono.
    Comunque ho una voglia matta di andare sia da Pierangelini che da Vissani.
    Certo, immagino che tra le prossime cene IVLPN non ci sia in programma il Gambero Rosso.
    Un caro saluto..a presto dalle SDP;-)

    Alessandro

  7. Chi sarebbero i personaggi che solitamente usano linguaggio da educande? Perchè alcuni quando lanciano lo scontro diretto non dicono con chi stanno parlando e fanno i vaghi?

    Perchè quando qualcuno che legge cose che a lui/lei sembrano stupidaggini dovrebbe stare zitto/a?

    Perchè se uno ha un punto di vista diverso non dovrebbe esprimerlo semplicemente perchè gli va di dire quello che pensa?

    Perchè sul web se uno apprezza un cuoco che secondo lui/lei per la propria esperienza diretta merita di essere apprezzato è soltanto un lacchè e non uno che semplicemente vede le cose come stanno?

    Perchè se si buttano lì due critiche manco tanto argomentate si diventa automaticamente eroi?

    Allora solo perchè la critica musicale ha sempre detto che i Beatles o Miles Davis o Mozart avevano talento hanno avuto un ruolo importante nella storia della musica (ognuno nel suo genere per carità) se uno dice che fanno schifo è un genio eroico che ha svelato lo storico bluff?

    No, dico, spiegatemi, non fate i vaghi come al solito. O è che non sapete cosa dire oltre a “oh che caratteraccio questo orco cattivone di Pierangelini”?

  8. p.s. oh ovviamente, per evitare equivoci, non mi sto riferendo a Filippo Cintolesi che comunque ha raccontato una sua esperienza personale. Mi sto riferendo a Franco Ziliani in particolare e a tutti quelli che parlano in modo vago o che non rispondono alle domande precise.

  9. gumbo, sveglia! mi pare di capire che non solo non ha capito a chi mi riferissi (la persona che ha attaccato Antonio per il suo titolo “ottuso, violento e cattivo”) ma non ha colto lo spirito, da assoluto sfottò, del mio intervento.. mi spiace per lei, ma se c’é uno che non parla e non scrive “in modo vago” sono io. E alle sua precisa domanda, come vede, ho risposto

  10. Scusate ma antonio è così, se non vi va di leggere il post, non leggetelo e non fate le verginelle.
    Spesso nei blog si leggono giudizi molto discutibili se non nel merito almeno nella forma.Solo per esempio cito questo del direttore del Gambero Rosso, dove si definisce uno chef “Gran Paraculo”
    “Ormai siamo ai cuochi nudi nei magazine, in questo caso l’ultimo numero di Vanity Fair edizione italiana. Certo, questo è il bello e sfrontato della ristorazione mondiale, medio cuoco, gran paraculo e ottimo comunicatore. La foto è tratta dal volume My last supper di Melanie Dune. Aspettiamo prossimamente un servizio sulle cuoche.” Insomma dare del gran paraculo.. fortino anche questo, o no? Eppure nessuno si straccia le vesti e geme per la lesa maestà. Con questo dico che Bonilli ha pure ragione, almeno per me.E’ capitato anche di leggere giornalisti che prendono per il culo pesantemente altri colleghi, anche con ferocia a volte.Anche quì non entro nel merito, affari loro.Però poi fare le verginelle suona male.
    Quindi tutti abbiamo amici e ci girano se qualcuno parla male di loro e va bene, però se pierangelini è un genio può atteggiarsi e fare quello che vuole, se lo è Tombolini no? Ma dai!

  11. Bene, grazie per la risposta, allora.
    Paolo Marchi era uno di quelli che mi erano venuti in mente. Ma l’avevo subito escluso perchè non si esprime da educanda in giro per il web, anzi!

    Però anche alcune delle altre domande si riferivano in parte al suo intervento – io accetto sempre risposte volentieri. Dato che il tono e ciò che è stato espresso sotto forma di “sfottò” (vuol dire forse che non significano ciò che sembrano? Non mi pare) in tutti i suoi interventi su questo post mi sembrano comunque sulla stessa linea. O sono io che non capisco cosa intende?

  12. Lorenzo, il contesto e il resto del pezzo danno il senso e il peso alle parole pronunciate. A me i toni sembrano molto diversi su questo e su quel post. Comunque che c’entra?
    Uno spara giudizi così pubblicamente e vorrai mica toglierci il gusto di venire a controbattere! A che servono i blog se non a discutere e scambiare opinioni e scannarsi ogni tanto?

    Poi certo io trovo molto di geniale nella cucina di Pierangelini; in questo post niente.
    Del resto a me è Pierangelini mi è sempre sembrato un tipo simpatico anche prima di conoscerlo e scoprire che in effetti lo era.
    Tombolini invece per quel che mi era capitato di leggere in giro, sempre antipatico. Ma sono i casi della vita, non è colpa di nessuno, ognuno ha il suo carattere non si può andare daccordo con tutti….

  13. Gumbo, fai male a mio avviso a non avere nulla in contrario ad abbinare olio del chianticlassico a pietanze di pesce (a parte stoccafisso, baccala’ e simili) 😉 Non e’ questione di schemi, e’ questione se si vuole sopraffare un ingrediente con un condimento oppure no. E ovviamente e’ anche questione di conoscere gli oli in questione, cioe’ il loro profilo sensoriale tipico.

    Circa la citazione da Pellaprat: again non e’ questione di “schemi di base” nel caso del passo da te riportato, ma di NOZIONI, riguardanti cioe’ dati di fatto. Pellaprat sara’ competente quanto vuoi per discettare di cucina antica o moderna, ma e’ veramente molto male informato sull’olio d’oliva (inteso NON come dizione merceologica, bensi’ come nome comune). Tutto qua. Puo’ capitare anche ai migliori di sparare castronerie su qualcosa.

  14. Quello che volevo dire è che dare lezioni di galateo internettiano e morale è difficile se ,a propria volta, non si è impeccabili, almeno dal punto di vista della forma quando si frequenta il web come blogger, ancorchè giornalisti. Ma lo dico sorridendo, senza malignità. Tutti dovremmo darci una calmata e riflettere sull’uso delle parole, che poi rimangono appese alle pagine del web. Insomma Antonio è uno smodato, lo sappiamo, il suo ego è smisurato ma , anche lui, a suo modo, ha sprazzi di vera genialità e non lo si può archiviare solo come un fesso qualunque. Detto ciò farebbe meglio a togliere questo post, non sarebbe un atto di vigliaccheria, ma di buonsenso, sempre secondo me. E pierangelini è un personaggio pubblico e, come tale, deve aspettarsi rose e fiori ma anche pomodori e patate…ops…Capita.
    Mi è venuta voglia di andare da questo pierangelini 🙂

  15. Scusa Filippo, ma…ma…se “faccio male a non avere nulla in contrario ad abbinare pesce e chianticlassico”, vuol dire che farei bene a NON volerli abbinare!! Ci sono troppe negazioni in questa frase, non capisco più niente. O forse hai deciso di dare ragione a Pierangelini? 😉

    Quello che intendevo dire con la frase di Pellaprat è che secondo me forse hai una visione un po’ troppo oliocentrica e chianticentrica! 🙂
    Che è anche comprensibile per il lavoro che fai, magari pure con entusiasmo…però in altri luoghi e tempi si trovano molti esempi di ottima cucina che ne ignora l’esistenza oppure ne ridimensiona l’importanza. Insomma, in generale va bene essere precisi e cercare di diffondere ciò che si conosce nel proprio campo; ma che non diventi una schiavitù. Per me si può mangiare con soddisfazione con un solo olio, solo con il burro, con un solo vino o 10 vini, con o senza carta delle acque minerali. Altri fattori sono più importanti, secondo me.

  16. cavolicchio, non solo un pranzo di 5 anni fa (CINQUE ANNI, non settimane e nemmeno mesi) ma addirittura una intervista di un anno fa ascoltata oggi (reporter in presa diretta il Tombolini, raptus selvaggio alla Veronelli, vedere, pensare e scrivere in minuti due) e uno se ne esce con lo sputtanamento di un cuoco, ironia sia chiaro, meglio precisarlo per chi fatica a capirlo (io ad esempio), uno chef che per tanti è il numero uno in italia, pure laureato e capace di reggere una discussione che vada oltre l’abc dell’olio e del sale, e come tale andrebbe analizzato con un tantino di cura in più altrimenti tutto va in merda (popò per le anime candite delle colline bergamasche, mammolette del bon ton quando sono loro i criticati). boh, io trovo questa “odiata” avvilente, da becerume allo stadio. sono abituato a incazzarmi subito, non anni dopo, da cui la compassione nel mio blog
    ciao ciao serenità del mondo blog, scannatevi con rancore che il movimento cibo/vino crescerà per autorevolezza a usare badile e letame
    oloap marchi

  17. Scusa Paolo ma quando tu, ad esempio, parli di… come si chiama la star televisiva? Ah si raspelli, ecco, come te ne esci? Con pesanti bordate, mi pare. Mica con fiorellini, questo in che modo contribusce a far crescere l’autorevolezza del Movimento, come lo chiami tu? Anche quelle non sono badilate di quella Cosa, forse?
    O, nel tuo caso, esiste una legittimazione particolare?
    Quindi, vedi, tutti ma proprio tutti, dovremmo cominciare a moderarci, automoderarci, un po, non pensi? Possibile che non ci sia un modo di dire la propria senza scannarci e senza partire in quarta nei giudizi? Per questo se Tombolini, che è persona intelligente, togliesse questo post, penso potrebbe essere un inizio per cominciare. Ma Antonio, se lo conosco, non lo toglierà, il gaglioffo… 🙂 E continuiamo a dividerci invece che ad unirci, pazzesco, sbagliato…

  18. La mia impressione, da fuori, è che il mondo dell’alta cucina sia andato completamente fuori giri per quanto si prende sul serio.

  19. Beh, Costa, quì siamo nell’anticucina, il tinello al massimo, mi pare. Che ne dici? 🙂

  20. perché deve toglierlo? se lo ha messo, sarà di certo convinto di essere nel giusto per contenuti e per forma
    io per fare una polemica con Raspelli non aspetto cinque anni e nemmeno uno, se trovo giusto farla la faccio subito e non credo di avere mai titolato usando il verbo odiare, nonostante le bordate (e, cmq, facile sparare ora a Edoardo in fase calante, un coraggio da leoni ci vuole)
    è questo che trovo desolante, che si possa sputtanare non argomentando su qualcosda di preciso ma con il ricordo antico di una cena e con frasi estrapolate da una intervista radio riportata a spanne
    per capirci. se uno pensa che Pierangelini sia un bluff, titola Pierangelini è un bluff, non sarebbe lo stesso efficace? per me odiare, soprattutto in questo momento storico, è violenza becera e gratuita. poi non sono così scemo da non capire il giochetto di amare/odiare ma trovo sbagliato applicarlo come in questo caso. non è come dire amo la nutella (io no) e odio il prezzemolo
    buone cose
    oloap

  21. Bè il livello e i toni della discussione che seguono a un post mi pare ovvio che dipendano molto dal livello e i toni con cui la discussione inizia.Questa non poteva che finire a badilate!

  22. Antonio, non devi proprio eliminare un bel niente. Il tuo post é più che legittimo, anche se si riferisce ad un’intervista datata, lo dimostra il fatto che ha scatenato le reazioni, come al solito scomposte e rivelatrici del suo “stile”, di un personaggio che scrive: “come tale andrebbe analizzato con un tantino di cura in più altrimenti tutto va in merda (popò per le anime candite delle colline bergamasche, mammolette del bon ton quando sono loro i criticati)”. Questa della “merda” o del “letame” o della “popò” é una fissazione del tale, roba che potrebbe costituire materia di studio per uno psichiatra, perché sono i bambini o altro a divertirsi tanto con gli escrementi. Mi sembra che questa fissazione si chiami coprolalia, ma, per favore, non tirate in ballo Mozart, che si divertiva a inserire paroline “escrementizie” nelle sue lettere, perché con il genio, quel tipo, che di me lo scorso anno ebbe a scrivere “certe persone sono come le cacche per strada: se puoi le eviti, altrimenti le schiacci”, non ha proprio nulla a che fare… E’ solo un caso umano

  23. Però dovremmo tutti rifletterci meglio su queste cose, lavoriamo da una vita in mezzo alle cose buone, agli chef, alla cucina di rango, chi ne scrive, chi produce , chi vende quanti siamo veramente? Poche migliaia, credo. Pensate a cosa era Esperya. Al congresso di MArchi, alla fatica del signor Pierangelini e di altri per fare cose diverse da quelle che ci propina il mondo dei consumi di massa…Non voglio fare del buonismo a buon mercato, ma non sarebbe meglio andare daccordo e remare nella stessa direzione, seppure con le proprie diversità? Diamo una scorciata ai nostri ego esuberanti e strabordanti, tutti, e impariamo a collaborare, perchè intanto che litighiamo i Mcdonalds ci fottono.
    Amen.
    Mi raccomando, mirate al cuore, salvate il volto… 🙂

  24. Mi è capitato di ascoltare un’intervista a David Lynch, che dice: “Ora tutti vogliono parlare di cinema, mentre il cinema usa un linguaggio proprio. Un film passa dalla sceneggiatura – in forma di parole – per arrivare dove deve stare: sullo schermo. E a quel punto ti chiedono di tradurlo di nuovo in parole! Mi piacciono le storie sul cinema, ma non mi piace parlare dei film perchè rovina l’ opera. Si dovrebbe lasciare così e che si spieghi da sola”

    Secondo me vale anche per la cucina. Stando in silenzio ascoltando di più i piatti, probabilmente si capirebbe anche di più; forse tutti diremmo meno cazzate inutili e ci si scannerebbe di meno.

    E anche Lorenzo che sta cercando invano di guidare le orde inferocite verso la Summer of Love dell’enogastronomia sarebbe più contento! 😉

  25. Perdonatemi, ma dopo tanti interventi da sciampiste (Paolo Marchi docet), tornare a parlare seriamente di cucina, no?

  26. E’ un po’ difficile parlare seriamente se si parte da citazioni sbrindellate, tagliate in modo da rendere più credibili le proprie sparate su un individuo – manco sulla sua cucina poi.

    Come minimo si dovrebbe ripartire da ciò che è stato veramente detto e poi magari riflettere sui contenuti, sarebbe anche interessante – ma non mi pare ci fosse quest’intenzione a monte, nè pare ci sia tutta questa voglia a valle…

  27. Giusto, Luca.
    inizia tu, dai, che a me scappa da ridere.
    Complimenti per nomina!
    🙂

  28. realmente odiatevi tutti..inutilemente come sempre… per poi non capire un cazzo della cucina e soprattutto della Cucina di Pierangelini. Imparate a “lavarvi le mutande” prima di criticare le persone che realmente fanno qualcosa per la causa Italia e che portano avanti un progetto che con le vostre mutande nn ha niente a che fare…indisponibile sempre e per sempre con gli idioti.

  29. e tu ziliani mi sei caduto veramente…sempre e comunque alla ricerca che venga fuori il tuo nome in ogni scandalo da idiot tv….o blog come dir si voglia…

  30. Ziliani, ognuno ha le proprie fissazioni , Marchi le sue, ma a te non mancano, ho letto da un’altra parte che sei fissato con la polizia postale. 1 a 1 e palla al centro

  31. Beh, mi pare che il meglio e il peggio di ciò che si poteva spremere dalle meningi dei miei ospiti commentatori sia stato ormai spremuto. Mi accingo perciò a chiudere i commenti su questo post: ancora 24 ore poi basta, quindi, come dicevano gli ambulanti di una volta, affrettatevi! 🙂

  32. [se ancora in tempo]
    Gumbo, se rileggi quel che dico nei commenti precedenti non dovrebbe essere difficile capire il mio punto. Sbagli a non avere nulla in contrario eccetera perche’ si’, e’ cosi’, l’olio del chianti classico e il pesce non sono affatto fatti l’uno per l’altro, al contrario. Lo chef in questione pero’ si e’ guardato bene dall’addurre questo argomento (che avrebbe a un tempo zittito il sottoscritto e fatto guadagnare punti al Nostro). al contrario sostenendo di aver gia’ un olio in cui credeva glieli ha fatti perdere perche’ il tipo di olio in questione e’ inadatto quanto e anche piu’ di quello del c.c.
    Torna? Forse quel che non ti torna e’ che si possa essere amanti piu’ della verita’ che del proprio tornaconto economico immediato?

  33. Non avevo intenzione di intervenire ancora ma Filippo si rivolge a me e tra l’altro a questo punto sono confusa: ma sei andato apposta fino in un ristorante che propone quasi esclusivamente pesce per proporre un olio non
    adatto al pesce?! Sei un tipo un po’ stravagante, però…! ciao 🙂

  34. sottoscrivo quello che dice Antonio: non c’é altro da aggiungere, il meglio ed il peggio da questa discussione é già stato espresso. E dopo certe bestialità e certi interventi a gamba tesa meglio un sano, purificatore, silenzio…

  35. Giusto Antonio,

    PIERANGELINI è il più grande BLUFF d’Italia.
    Finalmente la verità sul re dei corrutori.
    Vogliamo ascoltare l’intervista…

  36. Uppppercarità. Lorenzoooo, i fiori per i fucili li avevi già messi via? Li riprendi un attimo?

  37. Il mio era solo un consiglio, così, per rasserenarci tutti.
    Ragioni a parte solo un tentativo di svelenire il clima, senza entrare nel merito di chi ha ragione, chi torto.
    Togliere il post poteva (parere mio discutibilissimo) dare un segnale positivo, forse, forse no…chissà.
    Fai bene a fare quello che credi, ci mancherebbe. 🙂
    Qualcuno però esagere e adesso offende veramente, con intento di farlo, questo non mi piace. Quel “Corruttori” è proprio fuori luogo. Questo lo cancellerei proprio.

    @Gumbo, i fiori sono appassiti ,siamo in autunno, mica in summer 🙂
    Io torno a Bach, meglio, è troppo per me.Eppoi devo finire la trascrizione della Ciaccona. 🙂
    By by.

    Lorenzo

  38. Potete dire quello che volete. Il succo è uno, Pierangelini è un grandissimo BLUFF e lo scandalo sono le guide corrotte che lo portano ai vertici. Tra le peggiori esperienze metto Pierangelini. Una sola umana, una persona dall’aspetto triste. E’ un personaggio burbero che tratta male i clienti, non ha rispetto di nessuno. Antonio, finalmente hai svelato questa realtà. Ho visto che ognuno fa il proprio intervento filosofico.
    Non può rappresentare il paese una persona che parla e si comporta in modo scorretto. Non vogliamo più vedere i corrotti in circolazione. Siamo stufi. Basta!! A tutto esiste un limite…

  39. Si, si, basta Pierangelini, siamo stufi, prepariamo i gazebo e raccogliamo 5 milioni di firme e lo mandiamo a cucinare sulla luna ,e foorza marziaaa.

  40. monsieur
    sorry i can’t write in italian, but i have to “talk”
    i see monsieur Pierangelini in video cooking, i don’t know nothing about but i think “this is the way to cook” for me it was obvious, real, “simple”, true … and today i read you comment and the eccerpt off the intervention of mister Pierangelini on radio, and i am shock by your lack of respect per someone you just don’t understand, you isolate part of the sentence and change the meaning, showing first you ignorance and second insulting a “cuoco” … i hope everybody reading your article listen to the radio talk of mister Pierangelini, only him can talkfor himself, surely not someone who travesti what he’s got to say, again mister Pierangelini is a “cuoco”, to express fully himself he’s got to “cook”, and of course he doesn’t to eat what he’s cooking, of course he doesn’t have to present what he think is the best plate, everything is possible, he’s the cuoco, nob ody i hope care about your comment that are out of the scope and unfair, i suppose mister Pierangelini ignore such things, he’s right, i should to the same but it’s sunday and i have don’t much to do so i spend few minutes to defend that he’s obvious a simple artisit, mister “pierangelini”, art is not much, since Lascault nothing much happen, simplicity is where we go, we not gonna get free, but we are liberating ourselves more and more and more and more going no where, we are already dead … to understand mister Pierangelini “cook” … and for most of he’s production it is “de la confiture aux cochons” … it’s the way it is, we know it, but again it’s sunday and i don’t much do to … longue vie a monsieur Pierangelini

  41. Signori,

    ho lavorato con Il Venerato Pierangelini per la Rocco Forte Hotels dove lui è consulente.

    Il “maestro” come dicono è una persona maleducata, arrognate, non sa relazionarsi con nessuno ed “uccide” tutto lo spirito di un team. Provengo da compagnie internazionali e nessuno Chef che si rispetti passa dalla sala mangiando con le mani e nessuno si è mai permesso di dire a nessun dipendente di andare a fare il meccanico. Onestamente non so come ha fatto a diventare quello che è copiando e vendendo le ricette spacciate per proprie. L’unico momento in cui l’ho visto professionale è quando c’erano gli ispettori delle guide….allora li era un agnellino gentile e sempre a disposizione decantando storie bellissime. La verità invece è un altra che nessuno lo sopporta ed all’interno della Rocco Forte Hotels dalla sua “gestione” molte strutture hanno la ristorazione in perdita….tanto lui riscuote lo stesso…..

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