Continuo a leggere a destra e a manca fior di analisi sul fatto che l’ebook, signora mia, non crescerebbe mica più come una volta. Poi scopri che tutto questo fior di analisi si basa sempre e solo sui dati di una associazione americana (una delle-), la AAP, che, tra le tante limitazioni, ne ha una: non ha i dati di vendita ebook di Amazon Kindle. Ad un commentatore avveduto basterebbe molto meno di questo per concludere che quei dati non servono letteralmente a niente, ma tant’è.

Io, quanto ai numeri, preferisco far parlare quelli che conosco di prima mano, quelli di Simplicissimus Book Farm, la cui attività principale consiste nel distribuire ebook: aggregare titoli presso editori (STEALTH) e selfpublishers (Narcissus) per distribuirli su tutte le librerie online disponibili, trattenendo una commissione (il 5% sulle vendite generate da STEALTH e il 10% sulle vendite generate da Narcissus).

Alcune avvertenze:

  • I dati che esporrò coprono un arco di tempo che va, in pratica, da quando anche in Italia è nato il mercato degli ebook (fine 2010 – inizio 2011), agli ultimi dati certi disponibili, quelli al 31 marzo scorso, dunque recentissimi.
  • I dati che esporrò riguardano solo il mercato italiano, e non comprendono i numeri che cominciamo a ricavare, da circa sei mesi a questa parte, dagli investimenti fatti sull’estero.
  • I dati che esporrò sono di due tipi:
    1. il numero di titoli distribuiti (quanto è grande e come cresce il catalogo dei titoli italiani distribuiti da Simplicissimus Book Farm). Qui parliamo SOLO di titoli unici e a pagamento (non si contano due volte i titoli in più formati e non si contano quelli gratuiti);
    2. il valore delle transazioni generate da questo catalogo ogni mese (in questo caso ricorrerò, per rispetto della riservatezza dei dati cui sono obbligato nei confronti dei miei soci, ad un numero indice, ponendo uguale a 100 il valore in Euro delle transazioni generate nel Gennaio 2011).

Ma lasciamo che a parlare siano i grafici.

Nel grafico seguente si può osservare la crescita del numero di titoli acquisiti e distribuiti per conto di Editori (Publishers) e Selfpublishers (Narcissus):

grafico_6

Come si può notare, il numero dei titoli da noi distribuiti è passato dai 300 di Gennaio 2011 agli oltre 30mila di Marzo 2014: si è centuplicato in 3 anni e due mesi. Siamo ormai di gran lunga il maggior distributore italiano per numero di titoli distribuiti (oltre il 40% di tutti quelli disponibili in Italia).

Se osserviamo lo stesso dato nella sua distribuzione mensile, scopriamo che siamo diventati 5 volte più bravi a raccogliere nuovi titoli da editori e selfpublishers: 300 nuovi titoli nel mese di Gennaio 2011, 1500 nuovi titoli nel solo mese di Marzo 2014:

grafico_3

Ma quante vendite hanno generato nel tempo questi titoli, mese per mese? Ecco il dato:

grafico_5

Se noi siamo stati bravi a raccogliere titoli da distribuire presso editori e selfpublishers, il mercato è stato ancora più bravo di noi: le vendite mensili di ebook in valore sono aumentate in 3 anni e due mesi di ben 15 volte! Fatti 100 gli euro venduti in un mese nel gennaio 2011, quelli venduti in un mese a marzo 2014 sono diventati 1500.

Forse questi dati, uniti alla considerazione che il mercato italiano del libro vale, tanto per dare un parametro, circa un settimo di quello tedesco, sono sufficienti a spiegare perché abbiamo deciso di investire sull’espansione all’estero dei nostri servizi, assumendo persone (area managers per STEALTH per acquisire editori e community managers per promuovere il selfpublishing di Narcissus.me) di diverse aree linguistiche: a noi sembra che la crescita del mercato ebook non sia poi così male ;)

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[Con questo articolo vorrei avviare una riflessione settimanale, tutti i martedì, in dialogo con gli editori. Chi ha spunti osservazioni critiche o richieste da sottopormi può farlo inviandomi una mail su antonio@simplicissimus.it. Grazie!]

Fausto Lupetti

Fausto Lupetti

Capita raramente di imbattersi in editori consapevoli della reale situazione che l’industria del libro sta attraversando. Fino a due-tre anni fa molti di loro ti rispondevano con una scrollata di spalle “ma quale crisi! Il mercato del libro è anticiclico, quando c’è crisi la gente ha meno soldi e invece di andare in giro si chiude in casa a leggere un libro“. Mah.
Subentrò poi (e non ha ancora finito di far danni) la schiera di editori, ma anche e forse soprattutto di autori, critici e intellettuali, per i quali sì, il libro è in crisi, ma c’è un colpevole: la rete, internet, il digitale, gli ebook. “E cosa vuole, signora mia, con tutta ‘sta roba su internet per forza che nessuno legge più!” Qui quello che saggiamente Fausto Lupetti (di cui tra poco) definisce “la sponda cui approdare” (il digitale), viene addirittura additato come il male da cui fuggire. Ari-mah.

Nulla, nessuno, o pochi, pochissimi che si soffermi a contemplare una situazione ormai chiara con un po’ di lucidità: quella strana situazione per cui il mercato del libro di carta (e non solo in Italia, ma su scala globale, basta col provincialismo vittimista!) non è più sostenibile, “non è economia, ancora con Lupetti, mentre il suo ormai indubitabile approdo, la sua chiave di soluzione, non può ancora compensare le perdite che (per colpevoli ritardi) nel frattempo si vanno facendo pesantissime: “Nel bilancio degli editori e della filiera compresi i distributori e le Librerie la perdita media del 20-25 per cento che non è compensata dalle vendite di eBook.

Potrebbe sembrare un mero sfogo, quello pubblicato da Fausto Lupetti nel blog del suo distributore digitale STEALTH. Ma chi conosce Fausto sa che non è uomo da sterili sfoghi: editore di lungo corso, ha saputo porre al centro del dibattito i temi della comunicazione, pubblicando e facendo conoscere autori come Jean Baudrillard, Alberto Abruzzese, Jacques Séguéla. E lancia oggi un sasso nello stagno dell’industria editoriale libraria:

“Nei fatti cerchiamo di arginare questa situazione con i tagli, ma non è una buona idea. E’ il modello di business che deve cambiare. (…) Per fare innovazione bisogna cambiare, cancellare la memoria dicome si facevano prima le cose e farle in modo completamente diverso, mantenendo i valori del marchio editoriale . (…) Nei fatti nella filiera del libro ognuno cerca di scaricare le sue difficoltà sul vicino. Il libraio rende un libro dopo una settimana, il distributore carica sull’editore gli sconti assurdi, l’editore pubblica libri indecenti, intendo come manufatti.”

Alla diagnosi, impietosa come si conviene al buon medico, fa seguito l’indicazione precisa della via da intraprendere:

“Cambiare modello di business significa immergersi e credere nell’innovazione tecnologica che nel campo della comunicazione offre sempre maggiori opportunità di lavoro e di efficienza, l’economia del pensiero è l’unico settore che cresce. Cogliere l’occasione del digitale che supera ogni barriera distributiva del prodotto libro nel mondo per internazionalizzare la nostra cultura. In Italia abbiamo un patrimonio culturale che non ha nessuno, siamo seduti su una miniera e valorizzarlo nel mondo è una straordinaria occasione che ci offrono le tecnologie digitali.”

C’è però un problema, e su questo la riflessione di Lupetti si chiude, come a invitare a discuterne per trovare una soluzione:

“Il problema è che gli editori non hanno risorse proprie per affrontare un nuovo modello di business del libro, tantomeno la capacità di associarsi e fare sistema, e quindi non possono cogliere l’occasione che offrono la crisi e il digitale.”

E dunque che fare? Io qualche idea ce l’avrei, ma preferisco per ora mettermi in ascolto: sono tutt’orecchie!

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ATe

Col mio solito sprezzo del ridicolo mi accingo a fare il passo cui da anni resisto e che da anni rinvio: mentre Simplicissimus Book Farm si dà da fare, e ci riesce molto bene, nel procurare agli editori digitali i migliori ferri del mestiere per produrre e distribuire ebook in tutto il mondo, il sottoscritto si mette a fare l’editore: non trovo altro e migliore modo di questo per rispondere non più solo a parole ma coi fatti a quanti continuano ad accusarmi di essere contro gli editori, o di predicare bene perché non ne conosco i problemi ecc…

Oggi nasce Antonio Tombolini Editore. E andrà come andrà, nessuno potrà dire che non ci ho messo la faccia.

Ecco come funziona:

  1. Pubblicherò sempre i nuovi libri in formato digitale, ed eventualmente, in alcuni casi, anche in cartaceo, ricorrendo alla stampa digitale.
  2. Il lavoro di selezione dell’editore (cioè io) non sarà fatto sui libri, e neanche sugli autori, ma sui curatori, sui direttori editoriali cui affiderò diverse collane, di vario genere e tematica. Credo che la grandezza dei grandi editori italiani (quelli veri che abbiamo avuto) consistesse non in un particolare fiuto nello scegliere libri o autori, ma nello scegliere i direttori editoriali a cui affidare, con ampia autonomia, la gestione delle collane.
  3. Per questo motivo scrivere a me o inviarmi manoscritti da valutare è esercizio del tutto inutile: non avrò alcuna voce in capitolo sulle scelte di pubblicazione. Un po’ come in una squadra di calcio: io scelgo l’allenatore, a fare la formazione ci pensa lui
  4. Direttori editoriali e autori saranno compensati tutti con royalties molto più consistenti non solo della tradizionale editoria cartacea, ma anche rispetto agli attuali standard sul mercato degli ebook (non 25% del netto ricavo dell’editore, ma 50%). Ma niente anticipi.
  5. Si parte da subito con Vaporteppa, collana steampunk affidata a Marco Carrara aka il Duca, cui farà seguito a fine febbraio Penale.it, collana di studi di diritto penale affidata all’avvocato Daniele Minotti. Ovviamente entrambi amici miei che stimo molto e da molto tempo.
  6. Seguiranno a breve, entro marzo, altre collane, che annuncerò man mano. I piani editoriali e di pubblicazione di ogni collana saranno pubblicati dai rispettivi direttori nei rispettivi siti.
  7. Antonio Tombolini Editore sarà uno dei clienti di Simplicissimus Book Farm: userà i suoi servizi di conversione e produzione (BackTypo), la sua piattaforma di distribuzione (STEALTH), stamperà con BookMaker e cercherà le professionalità che gli servono nel suo marketplace (FootWings). E darà un’occhiata ai selfpublishers di Narcissus.me, visto mai che ne emerga qualche talento.
  8. Antonio Tombolini Editore non godrà di alcun privilegio rispetto a tutti gli altri editori clienti di Simplicissimus, e anzi sarà per Simplicissimus una rottura di scatole infinita: sarò il cliente più implacabile e più esigente, per spingere a migliorare sempre di più quei servizi a vantaggio di tutti

Mi metto a fare l’editore, e di questi tempi. Coraggio, auguratemi buona fortuna! :)

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